Il calcestruzzo ha caratteristiche eccezionali. Lo sappiamo ?

CEMENTO E CALCESTRUZZO PER IL FUTURO DELLE COSTRUZIONI

Milano, 25 luglio 2019: Oggi ho partecipato all'evento organizzato da Federbeton, in collaborazione con Assimpredil Ance, e riguardante di fatto più temi:

  • il rilancio degli investimento per lo sviluppo infrastrutturale come volano di competitività e PIL per il Paese
  • qual'è l'importanza dell'innovazione per dare risposte ad esigenze costruttive sempre più complesse
  • qualle può essere il ruolo di calcestruzzo e cemento

L'evento è stato molto interessante, più di quello che ci si sarebbe aspettato dal titolo e peccato che la data così vicina alle partenze per le ferie estive abbiamo limitato la partecipazione di figure interne ed esterne alla filiera.

Ho trovato molti stimoli, che cercherò di riprendere nei prossimi mesi su Ingenio, e informazioni che dovrebbero fare da base per un rilancio delle costruzioni e degli investimenti in infrastrutture, e in tale ambito a una qualificazione del calcestruzzo.

Qualificazione necessaria, perchè come ha evidenziato nella sua presentazione il prof. Francesco Biasioli, solo in Italia la parola cemento ha una declinazione così negativa, e la colpa è soprattutto interna, in particolare di chi in questi anni ha lasciato .

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Cercherò di seguito di riportare alcune informazioni raccolte durante l'evento, con l'obiettivo di poterne condividere i contenuti con chi non ha potuto partecipare.

Gustavo Piga, Università di Roma Tor Vergata

Il prof. Piga ha parlato del ruolo delle infrastrutture nell'economia del Paese.

Per farlo ha ricordato alcuni passaggi delle politiche economiche e fiscali applicare negli USA, in Europa e in Italia. Proverò a estrarre alcuni concetti che mi sono rimasti impressi.

Nel marzo 2011 è cambiate la costituzione fiscale europea, viene introdotto il Fiscal Compact, con cui viene impedito di fatto ai Paesi aderenti di potere supportare la propria economia privata attraverso una politica di investimenti basati sulla leva fiscale. Da quella data tutti i Paesi che hanno posizione economiche complesse, come l’Italia, vanno in crisi: PIL fermo e disoccupazione in crescita. Nel frattempo la riforma fiscale negli USA avviata da Obama, che va nella direzione opposta, rilancia l’economia americana e abbatte la disoccupazione.

Il Fiscal Compact quindi una delle cause, ma non l'unica.

Il prof. Piga ha evidenziato che quando si applicano politiche di espansione basate sulla leva fiscale è necessario che questi sforzi in termini finanziari non riguardino i trasferimenti, come accaduto in Italia con la manovra del 2018, ma gli investimenti. Obama nel 2011 cercò di ridurre le differenze sociali, ed sostenere i livelli più bassi attraverso gli investimenti. Il nostro governo nel 2018 ha invece cercato di risolvere questo problema tramite operazioni di trasferimento come il reddito di cittadinanza.

E le risorse sono la parte fondamentale per rilanciare i finanziamenti. E’ giusto semplificare le norme per semplificare la realizzazione delle costruzioni pubbliche, ma è anche necessario che poi ci siano le risorse. 

Condivido appieno quanto ha affermato sul tema della semplificazione  il prof. Piga:  è necessaria, perchè il nostro Paese crede troppo, troppo, nella capacità della normativa di essere una risposta.

Si spendono risorse per realizzare sempre più regole, codici, norme, pensando che il risparmio nasca dalla definizione di un labirinto preciso, a percorso obbligato. Invece si dovrebbe investire sul capitale umano.

Questo limite culturale italiano lo ritroviamo anche nell'impostazione del codice degli appalti.

Occorre un codice appalti che riconosca il valore della discrezionalità.

E' necessario per poter valorizzare le competenze e le professionalità.

E' quello che ha fatto la Gran Bretagna, recependo la direttiva Europea suglia appalti: in questo Paese, dove si ha fiducia sulla capacità tecnica della committenza, dell'industria e dei professionisti si è creato un codice semplice, che da molta liberta alle centrali di committenza, ai professionisti, alle imprese. In Italia si è fatto il contrario: mancava la fiducia e quindi si è fatto un codice degli appalti basato sul controllo del controllo. E si è bloccato tutto.

Infine, come conclusione dell'economista, il messaggio è "se l’Italia cominciasse a investire in infrastrutture in linea come quanto accade in Europa questo Paese ripartirebbe."

Tullia Iori, Università di Roma Tor Vergata 

Tullia Iori ha avviato il suo intervento con una carrellata di esempi di architettura in cemento del passato, sottolinenado come per anni la cultura della bellezza abbia alimentato la sviluppo della progettazione delle infrastrutture. Sviluppo, perchè se si parte dalla bellezza, l'innovazione è il secondo passo, necessario, e per  innovare nel progetto, occorre di conseguenza sviluppare le tecnologie, le procedure, le norme, le conoscenze.

La professoressa ha evidenziato la necessità di tornare ad investire sulla cultura della bellezza, a cominciare già dagli studi universitari, di riprendere a raccontare come, attraverso la ricerca della bellezza nelle infrastrutture, l’Italia nel passato abbia non solo inciso sull’architettura in tutto il mondo, ma abbia fatto da stimolo per un cambio dell’approccio alla costruzione, al progetto. Le opere di Morandi nel Sud America furono così sfidanti che portarono a dover costruire in modo diverso. Non tutte le imprese furono pronte, Chi lo fece ebbe poi un ruolo internazionale.

La Prof. Iori ha raccontato come chieda ai propri studenti di “reincarnarsi in Musmeci” per acquisire questa fame di bellezza, di bellezza dell'ingegneria, di bellezza dell'architettura, per poi essere ingegneri del nostro tempo. "Non dobbiamo emulare, o scimmiottare, Nervi e Musmeci, ma partendo dal loro lascito essere “ingegneri” e “architetti” del nostro tempo."

"E il cemento è un materiale perfetto, ed è un materiale italiano."

Ci fa riflettere anche l'ultima considerazione della professoressa Iori: il nostro Paese non ha nessuna risorsa naturale e questo per decenni, per secoli è stata una limitazione della nostra influenza nel mondo : quando si scoprirono le qualità del cemento armato tornammo ad avere un ruolo guida nell’architettura internazionale perchè il nostro Paese ha cemento in abbondanza. E’ la nostra prima, e forse unica, risorsa naturale. Oltre ovviamente alla bellezza del paesaggio e dei lasciti della nostra storia.

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Più tecnica le seconda parte dell'evento.

Francesco Biasioli, Ermco European Ready Mixed Concrete Organisation

Il prof. Biasioli, proprio partendo dagli esempi virtuosi raccontati da Tullia Iori e dal ricordo del grande piano INA CASA, ha evidenziato come il cemento armato sia a tutti gli effetti un materiale unico. Ma allora nasce una domanda:

Perchè un materiale nobile come il cemento viene così denigrato in Italia quando è rispettato e apprezzato in tutto il mondo ?

Tutto nasce - secondo il professore - dal calcestruzzo, o meglio da alcune sue qualità: il fatto che fosse facile da produrre, economico, efficiente al punto da essere prodotto e utilizzato nella errata consapevolezza che fosse talmente "robusto" da sopportare qualsiasi trascuratezza lo ha reso vittima del suo successo.

Negli anni '70 e nel seguito, fino ad oggi, è diventato una commodity, è stato prescritto, prodotto e utilizzato male, e construendo male le opere si sono degradate. Così agli occhi del cittadino è diventato un simbolo del mal costruire. E la mancanza di un'attività di comunicazione dedicata ha fatto sì che il settore non sia oggi considerato ne innovativo ne amico dell’ambiente. 

E di chi è la colpa ? soprattutto interna alla filiera. Un esempio: in Francia ci sono 20 grandi cave che forniscono grandi territori, in Italia abbiamo migliaia di cave che hanno sfruttato il territorio, e alimentato lo svilupparsi di una opinione comune ostile alle costruzioni e al calcestruzzo.

E ora le colpe dei padri ricadono sui figli.

Per Biasioli, come non dargli ragione, lo sto scerivendo da tempo, è il momento di dare una svolta.

La filiera del calcestruzzo deve puntare sull’innovazione.

Una filiera che non comunica la propria innovazione e non coinvolge la filiera stessa nei processi di innovazione perde.

Occorre che il settore smetta di parlare solo di Rck: non esiste un solo calcestruzzo, esistono soluzioni per ogni risultato.

D'altronde, Biasioli ha ricordato, che oggi il ponte più alto del mondo sia in calcestruzzo, la costruzione più alta del mondo sia in calcestruzzo, la galleria stradale e quella ferrroviaira più lunghe del mondo siano in calcestruzzo. 

E un esempio positivo lo abbiamo con Milano: il rilancio internazione della città è nato dagli investimenti in costruzioni e in riqualificazione che di fatto, non solo oggi genera maggiore attratività economica e turistica, ma anche sostiene una crescita delle capacità, delle conoscenze, degli investimenti il cui stimolo porterà MIlano a sviluppare nel futuro le migliori professionalità del Paese..

Per quanto riguarda il Calcestruzzo del futuro, Biasioli ha ricordato che il futuro potrebbe essere già il presente: oggi esistono i calcestruzzi autoriparanti, i calcestruzzi drenanti, i calcestruzzi luminescenti, ... L'innovazione esiste già, però non viene richiesta. E' necessario quindi investire in conoscenza, in particolare di chi prescrive.

Infine il prof. Biasioli ha evidenziato una nuova soluzione riguardante l'uso del calcestruzzo per scopi di risparmio energetico. Il calcestruzzo può essere una soluzione per lo stoccaggio di energia degli edifici. Nella massa del calcestruzzo si fa circolare dell’acqua in dei tubi sia per rinfrescare gli edifici ma anche per lo stoccaggio di temperatura la costruzione è un sistema di accumulo che può essere messo in rete come una griglia. Le nostre case divengono sistemi di accumulo e distribuzione. "Il nuovo stadio di San Siro potrebbe essere la più grande batteria in calcestruzzo della città."

Arianna Minoretti, The Norwegian Public Roads Administration

Ariana Minoretti, ha ricordato essersi laureata in ingegneria civile al Politecnico di Milano e che ora lavora per il ministero dei trasporti norvegese, in cui la progettazione è praticamente tutta interna.

Minoretti ha parlato del ponte “di Archimede”, ovvero un ponte che è immerso in acqua e non sospeso sopra l'acqua, una soluzione che è in fase di valutazione all'interno del progetto della E39, una infrastruttura che attraverserà tutta la Norvegia, da Nord a Sud, attraversando i fiordi e le montagne, intere aree soggette a condizioni ambientali spesso terribili. La scelta di realizzare il Ponte di Archimede per l'attraversamento di alcuni fiordi, nasce dalla esigenza di dover prevedere condizioni molto critiche. L’immersione della struttura permette di ridurre il carico esterno delle strutture, per esempio si pensi al problema delle onde. Una soluzione che sarà possibile realizzare solo grazie all'uso del calcestruzzo. Il calcestruzzo è stato scelto perchè è un materiale estremamente durevole, per la quale si può quindi minimizzare la manutenzione. Una scelta ragionata, perchè la Norvegia ha poi un’esperienza enorme sul calcestruzzo offshore in climi molto severi e aggressivi.

L'ing. Minoretti è entrata con maggiore dettaglio poi sulle qualità del calcestruzzo: temi che la filiera dovrebbe utilizare sempre più spesso. Per esempio, il Calcestruzzo, ha sottolineato la Minoretti, è’ un materiale che rispetto all’acciaio non solo richiede meno energia per la produzione ma che riduce anche l’attività di manutenzione, è quindi un materiale amico per l’ambiente.

Ma quale Il calcestruzzo è previsto per questa struttura ? la Minoretti ha evidenziato che sarà sufficiente utilizzare un calcestruzzo tradizionale, trattato con tecnologie autoriparanti. Solo per le pile dei ponti è previsto l'uso di calcestruzzi ad altre prestazioni.

La Minoretti ha parlato anche delle sfide da affrontare. Una di queste è stata quella della normativa: non esistevano normative nazionali o internazionali su questo tipo di realizzazioni. Usciranno le prime Linee Guida in occasione del Congresso FIB a Madrid, nel mese di settembre (International fib Symposium on Conceptual Design Of Structures).

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Mauro Eugenio Giuliani, Redesco

Devo avvertire il lettore che sono un fan di Mauro Eugenio Giuliani, e quindi quando parlo dei suoi interventi sono sempre di parte. Pubblico sempre con grande piacere i suoi scritti, assisto sempre con grande attenzione alle sue relazioni, perchè da esse traspare una passione per l'ingegneria strutturale che lascia sempre il segno.

Anche in questo caso l'ing. Giuliani ha saputo trasmettere a tutti i partecipanti quali siano quei valori che l'industria del calcestruzzo deve coltivare, sviluppare, per un crescente utilizzo del calcestruzzo armato nelle opere, soprattutto le più avanzate.

Nel raccontare lo sviluppo di alcuni suoi progetti e della loro realizzazione - in particolare lo Storto e il Curvo di Milano - Giuliani ha sottolineato come il calcestruzzo si presti perfettamente alle logiche dell'architettura e ingegneria moderna, che non può puntare sull'industrializzazione, ma su una progettazione creativa di cui la bellezza è uno dei parametri dominanti. E l'opera in calcestruzzo esprime bellezza già nelle fasi del cantiere. Queste opere grazie al calcestruzzo sono intrisicamente belle, ancor prima di essere ricoperte dalle moderne facciate continue (e io aggiungo, spesso anonime).

Ma per poter utiizzare al meglio il calcestruzzo occorre superare il concetto di RcK, come ha già evidenziato il Prof. Biasioli. Occorre concordare in fase di progetto, con l'impresa e il fornitore del calcestruzzo, quali siano le caratteristiche, le prestazioni, l'organizzazione da mettere in atto per arrivare ai risultati attesi. Occorre investire anche in prequalifiche, comprende al meglio quali siano le problematiche da superare.

Per esempio, per gli edifici alti in calcestruzzo il problema principale da affrontare e da risolvere è quello del Creep, ovvero della viscosità strutturale, che peraltro ha comportamenti diversi nei pilastri e nel nucleo centrale. Per la realizzazione dello Storto solo attraverso un approccio olistico che ha coinvolto i diversi attori è stato possibile tenere in considerazione questi problemi, e i monitoraggi successivi dimostrano che lo si è fatto nel modo corretto.

Il calcestruzzo così diventa la soluzione migliore per la realizzazione di edifici alti

Non a caso, ha ricordato, dei recenti grattacieli costruiti a Milano solo uno è a struttura mista, il Diamante, tutti gli altri sono in calcestruzzo armato.

L'Ing. Giuliani è tornato anche su un tema lanciato da Tullia Iori: l’ingegneria umanistica. Per l'ingegnere è fondamentale avere una profonda cultura di ingengeria umanistica. Soprattutto in un Paese in cui - come ha affermato il prof. Piga - non si ha fiducia nella competenza dei professionisti. In Italia - ha sottolineato Giuliani - le NTC sono leggi dello stato, a differenza di molti altri Paesi: la nostra tecnica è frenata dalla mancanza della fiducia nel professionista, e la normativa ha ingessato la creatività tecnica.

Nei grattacieli italiani si arriva a C85 che è il limite italiano previsto dalla norma. In questo modo si è potuto costruire a ritmi di 1 piano alla settimana. E, aggiungo io, nel mondo ormai si sale a resistenze molto maggiori.

Solo se torniamo a mettere al centro il progetto avremo opere più efficienti e belle

Giuliani ci ha quindi dato una news: la torre Generali di Milano, il cosiddetto Storto, ha vinto il premio ACI di quest’anno per i tall building.

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E questo è un tema molto caro anche al Presidente del Consiglio Superiore dei LL.PP: Donato Carlea.

Roberto Callieri, Presidente Federbeton

L'intervento del Presidente di Callieri mi ha molto colpito.

Si leggeva nel suo volto innanzitutto il segno del lutto che ha colpito il mondo del cemento con la scomparsa di Giampiero Pesenti.

Le sue parole sono quindi apparse meno "politiche" di quello che in genere un presidente è abituato a portare in un evento come questo e hanno avuto la capacità - a mio parere - di espimere dei concetti con una incisione personale molto forte. L'informalità ha dato spessore. A cominciare dal richiamo all'unità, all'esigenza per la filliera di lavorare insieme per dare valore a tutte le qualità del cemento e del calcestruzzo richiamate nell'evento odierno.

Credo che oggi - di fronte a una presenza così informale rispetto al passato - sia emerso lo sforzo personale che il presidente Callieri stia mettendo per imprimere un rilancio della filiera del cemento, per la qualificazione delle sue soluzioni, per una corretta valorizzazione dei materiali e prodotti ma anche dell'industria.

Chi oggi era presente non può non essere rimasto colpito da questa forza, non può rimanere immune al suo messaggio.

Regina De Albertis,  Presidente Giovani ANCE

Il presidente dei giovani costruttori ha ricordato come questa necessità di unità debba essere condivisa non solo all'interno delle diverse filiere ma anche a livello generale da tutto il mondo delle costruzioni, che ha ricordato vale l’8% del PIL.

L’investire in costruzioni significa investire in bene sociale. Infrastrutture, case, edifici sono elementi del sociale.

Il settore ha perso in 11 anni 120.000 imprese e 600.000 lavoratori, che sono circa 55 volte i dipendenti di ALITALIA: un dato poco considerato dai governi che si sono succeduti.

E il Presidente ha ricordato che l'Italia perso il 30% degli investimenti in costruzioni, mentre in Europa il calo è stato del 5%.

Questo perche manca una politica lungimirante su questo settore, e non si comprende che un miliardo investito in costruzioni genera un valore di 3,5 miliardi.

Il Presidente ha parlato anche di semplificazione, un passaggio necessario. Siamo un Paese in cui c’è una forte discrepanza tra le risorse stanziate e quelle realmente messe a terra. La burocrazia pesa sui costi delle imprese per oltre il 7%: 11 miliardi spesi ogni anno in burocrazia. L’87% degli sprechi è dovuto a inefficienze della PA. Al momento grazie all'attività ANCE sono state segnalate 630 opere bloccate sul sito Sblocca cantieri, il valore supera i 54 miliardi di euro, di cui 4 miliardi riguardano piccole opere. E il DL sblocca cantieri ha fatto troppo poco.

Infine, Regina De Albertis ha evidenzialo l'importanza del tema della rigenerazione urbana. Abbiamo solo il 3% delle case con meno di 10 anni. Abbiamo 16 milioni di edifici vecchi, che non rispondono alle normative in essere. C'è quindi molto da fare.

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Il comunicato stampa ufficiale dell'evento:

CEMENTO E CALCESTRUZZO: IL FUTURO DELLE COSTRUZIONI È GIÀ QUI

IN ITALIA E NEL MONDO, LE OPERE PIÙ AMBIZIOSE PRENDONO FORMA GRAZIE ALLA DISPONIBILITÀ DI NUOVI MATERIALI, FRUTTO DI RICERCA E INVESTIMENTI

FEDERBETON: POSSIBILE +1% DI PIL ANNUO, CON RILANCIO INVESTIMENTI IN INFRASTRUTTURE

Roma, 25 luglio 2019 – Esigenze economiche e demografiche sollevano con forza, in Italia come nel resto del mondo, la necessità di rilanciare uno sviluppo infrastrutturale ed edilizio capace di coniugare sostenibilità, affidabilità, estetica, innovazione e resilienza. È questo il tema attorno al quale si stanno confrontando imprese, associazioni di settore, istituzioni e università, invitate oggi ad animare il convegno promosso da Federbeton – rappresentativa del comparto italiano del cemento e del calcestruzzo – in collaborazione con Assimpredil.

“Così come accaduto in passato per la realizzazione del patrimonio infrastrutturale ed edilizio che ha accompagnato il nostro Paese nel boom economico degli anni ’50, cemento e calcestruzzo stanno rendendo possibile la costruzione di grandi opere ed edifici sempre più complessi e ambiziosi” – rileva il Presidente di Federbeton Roberto Callieri – “Ancora una volta, la nostra filiera produttiva si dimostra all’altezza delle sfide costruttive del futuro, mettendo a disposizione materiali performanti e innovativi. Le imprese sono fortemente impegnate, oggi come ieri, nella consapevolezza che competitività e incremento del PIL siano obiettivi alla portata dell’Italia, a patto che si torni a investire in infrastrutture e a costruire spazi urbani sostenibili, intelligenti e vivibili”.

“Milano e il suo territorio – ha dichiarato Marco Martini, Componente del Consiglio Generale di Assimpredil Ance, aprendo i lavori del Convegno - grazie al grande interesse dei fondi internazionali e alle prossime Olimpiadi Invernali, stanno vivendo e vivranno un nuovo Rinascimento. La collaborazione e il confronto tra imprese di costruzione e imprese della filiera del cemento e del calcestruzzo è fondamentale per vincere, insieme, le sfide dell’innovazione. Penso al tema delle prestazioni dei materiali, del loro riuso, della sostenibilità degli edifici, della capacità di realizzare opere civili e infrastrutture che siano in grado di generare sicurezza e qualità del territorio, dell’ambiente e, più in generale, della vita delle persone.  Ma penso anche a modelli di mercato più collaborativi che innovino nelle relazioni contrattuali: i pagamenti delle forniture, gli open book, i project partnering e la trasparenza dei rapporti commerciali sono alla base della crescita di tutte le filiere che ruotano intorno al settore delle costruzioni." 

Infrastrutture e PIL – i dati del Centro Studi di Federbeton 

Rielaborazioni proprie di dati Ance, Istat ed Eurostat hanno consentito al Centro Studi di Federbeton di esplicitare il nesso di causalità che lega l’investimento in infrastrutture alla crescita del Prodotto Interno Lordo nazionale: 

  • La spesa corrente assorbe, oggi, il 96% delle uscite dello Stato, mentre gli investimenti fissi lordi sono scesi al 4% circa. Un dato che evidenzia il gap dell’Italia rispetto alla media dei paesi europei, collocata intorno al 6%. 
    • Riportare ai livelli europei gli investimenti in infrastrutture, incrementandoli del 2%, permetterebbe di liberare 16 miliardi di euro, da destinare alle grandi opere;
  • Le reti di trasporto e logistica scontano l’assenza di manutenzione, connessioni e raccordi che favoriscano gli scambi tra piattaforme logistiche, ferrovie, strade e porti;
  • Secondo SACE (Cassa Depositi e Prestiti), il divario infrastrutturale tra l’Italia e gli altri paesi europei ci costa 70 miliardi di euro all’anno;
  • Lo sviluppo infrastrutturale in Italia conta su risorse in parte stanziate e mai utilizzate e in parte solo programmate (su 10 anni): 
    • 10 miliardi € per le infrastrutture (stima Ance);
    • 4,4 miliardi € per la logistica portuale (Piano Nazionale della Portualità);
    • 6,5 miliardi € per la Banda Larga (OpenFibre e CDP).
  • Se l’insieme di queste risorse venisse investito, nell’arco di 10 anni, il ritorno in termini di PIL sarebbe pari a 1 punto di PIL aggiuntivo ogni anno. 
  • Negli Usa il piano di politica economica espansiva ha prodotto crescita e occupazione (+3% di occupati dal 2011). Al contrario, l’Italia ha registrato un rallentamento della crescita e il conseguente aumento del tasso di disoccupazione (+2.5% nello stesso periodo). 

Calcestruzzo e costruzioni da record

I continui investimenti delle aziende in ricerca e innovazione rendono oggi disponibili materiali unici in termini di performance e capacità di resa in contesti ‘ostili’, come gli ambienti marini o i grattacieli. Nel seguito, alcuni esempi rappresentativi del ruolo di cemento e calcestruzzo come alleati delle costruzioni del futuro:

  • I viadotti: 73.000 metri cubi di cemento sono già stati utilizzati per costruire ciascuna delle torri su cui poggerà il ponte Shanghai-Nantong sul fiume Yangtse in Cina. Sarà il ponte a stralli più grande al mondo per traffico su gomma e ferro e l'unico al mondo con campate di oltre mille metri. In tutto il mondo, architetti e ingegneri possono edificare opere da record proprio grazie ai cosiddetti calcestruzzi speciali, non sostituibili con nessun altro materiale;
  • Gli edifici alti: il nuovo skyline di Milano – così come quelli delle più grandi metropoli al mondo – si compone di edifici realizzati in calcestruzzo, che ha progressivamente rimpiazzato ogni altra soluzione. La ragione risiede nell’innovazione del materiale, oggi ancora più versatile e in grado di dare forma alle idee architettoniche più ambiziose, e nell’evoluzione tecnologica che consente oggi di pompare il calcestruzzo fino a 1.000 metri;
  • Gli ambienti marini: i nuovi calcestruzzi sono in grado di assicurare livelli di resistenza e durabilità eccezionali anche in ambienti complessi, come i litorali e i fondali marini. Non a caso, proprio il calcestruzzo è il materiale scelto dall’amministrazione norvegese per la realizzazione di una complessa infrastruttura interamente sottomarina, che permetterà di collegare i fiordi, abbattendo i tempi di percorrenza e le emissioni da fonti fossili dovute al traffico veicolare. Sarà la struttura galleggiante più profonda e più lunga del mondo, con 27 chilometri a 392 metri di profondità. 

Il calcestruzzo è la scelta ideale anche per i ponti prossimi al mare (es. Ponte Hong Kong-Zhuhai-Macao in Cina, il ponte sul mare più lungo del mondo o il nuovo Ponte di Genova le cui pile sono in calcestruzzo) vengono realizzati utilizzando i calcestruzzi speciali, proprio in considerazione della capacità di proteggere le armature dalla corrosione e più in generale della resistenza agli agenti atmosferici.