Progettualità e Committenza Digitale: dall’Integrazione tra gli Attori all’Integrazione tra Cespiti & Servizi

ciribini-oggetto-bim-gemello-digitale-02.jpgLa «centralità del progetto», intesa come elemento primario della creatività nella concezione di un’opera, è spesso rivendicata dalle rappresentanze professionali, come propria caratteristica distintiva.

Per questa ragione, l’integrazione con le altre possibili progettualità, sotto questo profilo, appare promiscua, destinata a indebolire le ragioni originarie del progetto e identitarie dei suoi autori, specie nei confronti di quelle della realizzazione.

Il Design Thinking, considerato in senso allargato, è, tuttavia, determinante per diversi settori dell'industria di prodotto e di servizio, tra cui quello della ricettività, come dimostrano Airbnb, Crowne Plaza, Hyatt Hotels, NH.

In qualche modo, ciò potrebbe far presagire un grande ritorno, anche nel settore della costruzione e dell'immobiliare, della progettualità di committenza che, ovviamente, non è esclusiva, bensì dialogica, nei confronti di quella dei professionisti.

L’approccio che prevede la sequenza della formulazione di esigenze, di requisiti e di prestazioni preliminarmente alla progettazione è, infatti, certamente antico, risalendo al secolo scorso, così come la nozione di metaprogettazione, che, peraltro, poco successo effettivo riscosse in passato, a dispetto della sua relativa popolarità.

Non a caso, per certi aspetti, proprio la determinazione delle esigenze non ha rivestito il ruolo centrale che avrebbe dovuto, come se la sua ingegnerizzazione fosse di difficile attuazione culturale in una ottica industriale di functional deployment del prodotto.

In altre parole, per un committente è spesso stato difficile esprimere le proprie richieste in maniera (computazionalmente, si direbbe oggi) analitica, cosicché gli esiti progettuali forniti fossero agevolmente verificabili.

Alla data odierna, d’altronde, anche i migliori disciplinari di gara contenenti i requisiti nei concorsi di progettazione appaiono poco quantitativi e qualitativamente assai generici, denotando un atteggiamento del committente che preferisce delegare la configurazione dei propri desideri e vincoli ai progettisti, per agire di rimessa, anche in considerazione delle restrizioni poste nei percorsi autorizzativi.

I metodi e le accezioni prima citati erano, nei fatti, correlati, tuttavia, a una funzione di committenza che, nell’ottica dell’industrializzazione edilizia, ragionava per programmi di investimento immobiliare, ad esempio di carattere residenziale o educativo, piuttosto che non solamente per singole commesse, dovendo instaurare un rapporto collaborativo di medio e di lungo periodo colla catena di fornitura.

L’accezione di esigenza allora praticata rispondeva, però, probabilmente a una certa serialità, propria del periodo storico, mentre è indubitabile che quella odierna sia del tutto individualizzata e personalizzata, sempreché la committenza sia in grado di esplicitarla.

Parimenti, la dimensione operativa, di gestione e di esercizio del cespite non figurava certo in primo luogo come determinante in un’epoca nella quale valeva il «tempo zero», la disponibilità in quanto tale, cioè, del manufatto non appena realizzato.

Più recentemente, colla prima versione del progetto preliminare contenuta nella L. 109/1994 e, soprattutto, col documento preliminare alla progettazione citato nel D.P.R. 554/1999 (oggi documento di indirizzo preliminare) si era ripreso, piuttosto malamente, il processo anglosassone di briefing.

Ciò che era mancato nella sua traduzione era, in effetti, il rapporto iterativo e interattivo tra committenti e progettisti, la componente dialogica, vale a dire, che intercorre tra di essi.

Tutto ciò per dire che, colla formalizzazione dei requisiti (non esclusivamente) informativi contemplati dalle norme della serie UNI EN ISO 19650, tramite gli acronimi OIR, AIR, PIR ed EIR, si cerca di riprendere una tradizione che vorrebbe la struttura di committenza esercitare una propria, distinta, progettualità come leva per gestire le successive evoluzioni dovute, più tradizionalmente, ai progettisti e ai costruttori.

Il rilievo che, nel frattempo, hanno assunto i temi del ciclo di vita utile dei cespiti commissionati (dai Criteri Ambientali Minimi a Operations & Maintenance) hanno certamente arricchito tale compito ascrivibile alla committenza, reso ancor più impegnativo nei contratti di partenariato pubblico privato.

Tutto ciò evidenzia, quindi, una diversa interpretazione della «centralità del progetto», anche alla luce della (forse) inedita possibilità di prefigurare non solo soluzioni funzionali, spaziali e tecnologiche, ma anche comportamentali, grazie alla adozione di nuovi saperi e di nuove tecnologie, di immaginare, cioè, «ambienti» ed «ecosistemi» specializzati o misti di vita, di mobilità e di lavoro.

Il che, in altre parole, significa la volontà dei committenti di responsabilizzare i progettisti sulla validazione dei modi di uso del cespite, comporta che, appunto, la previsione, il progetto, sia «integrale», nel senso che, come si vedrà in seguito, esplicita il Centre for Digital Built Britain: "We need to be able to define the outputs and outcomes we want from services that are embedded in, or delivered through, the built environment. In other words, we need to be able to specify the value we want from services."

Occorre, tuttavia, domandarsi se queste ipotesi, che possono essere ulteriormente considerate entro il rilancio della cultura industriale per il settore (per il tramite dei Modern Methods of Construction), possano trovare davvero applicazioni diffuse o meno, se, cioè, da un lato, esista realmente una committenza in grado di esercitare attività così avanzate con un adeguato potere negoziale e, da un altro versante, se le competenze e le tecnologie attuali siano efficaci in tal senso.

È chiaro, infatti, che una committenza di questo genere invertirebbe i termini della questione, anteponendo le priorità relative al ciclo di vita utile al resto, spostando, al contempo, la focalizzazione dal bene tangibile alla fruizione dello stesso, in termini di ambient computing, individualizzando, peraltro, le esigenze che, in passato, erano spesso state normate e normalizzate in altra modalità.

In definitiva, una funzione committente così intesa agirebbe, attraverso processi complessi, sulla catena di fornitura per modificarla alla radice (specie nel caso dei programmi pluriennali che coinvolgono una molteplicità di iniziative), cambiando, al contempo, la natura stessa del prodotto immobiliare, per cui, oltre ai molti aggettivi già impiegati, Google vorrebbe che la home e il built asset fossero ormai helpful & thoughtful.

D’altronde, per via dei Sidewalk Labs, la stessa Alphabet (Google) persegue per il waterfront di Toronto l’idea di creare un sistema (poco aperto) di componenti edilizi e impiantistici pre-progettati e pre-fabbricati, una BIM Library connessa a un impianto di Digital Fabrication, le cui principali combinatorie siano pre-approvate dagli enti competenti: un approccio simmetrico a quello proposto da Katerra.

La soluzione mira, oltre che a ridurre drasticamente i termini temporali di ideazione, di produzione, di assemblaggio, ad abbattere notevolmente i costi unitari, a migliorare considerevolmente l’impronta ambientale.

Tale sistema, basato sul cross laminated timber, dovrebbe, poi, consentire una elevata flessibilità ed evoluzionalità modulare delle unità abitative, seguendo, appunto, le mutevoli esigenze degli occupanti.

Si tratta, come si trova scritto su un contributo recente, però, con la helpfulness, per Google di «dar vita a un ecosistema omnicomprensivo in grado di soddisfare esigenze e bisogni intercettandoli ancor prima che possano essere manifestati»: sono, dunque, insight e prediction che permettono di anticipare, o di evitare, non solo i modi di guasto del bene immobiliare, ma pure le necessità degli utenti.

Analogamente, il concetto dello Space as a Service, ormai comunemente praticato per quanto riguarda il workplace design, testimonia le stesse attitudini, rivolte a una «produttività» dei fruitori, di cui, appunto, si vorrebbe responsabilizzare anche i progettisti.

Per questo motivo, quantunque lo stato della Domanda Pubblica e Privata non appaia così avanzato da suggerire una diffusione rapida e capillare di questa opzione, è palese come sia necessario preparare la committenza a una diversa dialettica con gli altri attori, sia che li si consideri controparti o partner.

Se si prendono per validi gli intenti espressi da Airbnb o da Google nella offerta di nuovi prodotti immobiliari, è evidente che pure la nozione di committente debba essere ripensata, poiché essi mettono in questione l’oggetto stesso della commessa.

È chiaro, comunque, che, anche in attesa di ulteriori avanzamenti sulla identità dei committenti e sulla natura dei prodotti immobiliari, l’adozione stessa dei Modern Methods of Construction, unita alle ipotesi di helpful & thoughtful home ipotizzata da Google, potrebbe dare avvio alla centralità della fruizione del bene immobiliare come legato a dimensioni esperienziali che, peraltro, potrebbero presentare gradi di intrusività.

Il fatto che si possa «consumare» la fruizione del cespite immobiliare, o che i servizi possano essere «enucleati» in esso, è rivelatore.

D’altra parte, la norma individuale ed evolutiva è professata da Google, attraverso Alphabet e Sidewalk Labs in questo modo: to enable a vibrant mix of uses while still protecting quality of life, Sidewalk Labs proposes to require a digital building code system that can measure the impacts associated with a shifting mix of building uses in real time. Designed with inputs from city government, Sidewalk Labs’ proposed building code system would monitor interior spaces in a non-invasive way for noise, air pollution, and other nuisance levels.

Del resto, ciò che sostiene il Centre for Digital Built Britain, accennando al livello di interdipendenza tra cespiti e servizi è: how do we model the asset capital cost against the lifetime value of a better service to decide who pays for what? All of this must be created and managed in an increasingly complex world where more and more things interconnect and depend on one another. Business model research will address the ways in which investments in the design and management of buildings affect the services embedded within them, making them more or less valuable.

Il prodotto immobiliare che, in futuro, sarà commissionabile rientra probabilmente in una prospettiva di integrazione che contiene una potenziale intrusione da capitalismo di sorveglianza (e di anticipazione).

È, in definitiva, interessante osservare come, attraverso i District, Urban, Regional, National Digital Twin, vi sia un atteggiamento convergente tra istituzioni statali, come per il britannico Centre for Digital Built Britain e società tecnologiche, come Google.

Si tratta di una «convergenza geo-spaziale» che appare, naturalmente, come terreno di confronto, poiché la progettualità relativa alle comunità, che passa per il tramite dell’ambiente costruito, è intimamente «politica» e ambisce, attraverso la disponibilità di grandi moli di dati (tenendo in conto la vicenda di Cambridge Analytica e quella degli ascolti degli assistenti vocali di Google), a «comprendere» e a «soddisfare» le aspettative dei cittadini/consumatori (ed elettori).