Le Strategie Industriali e il Dilemma dell'Innovazione

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Vi è, oggi, indubbiamente, una criticità principale che affligge il rilancio del settore della costruzione e dell'immobiliare: essa risiede nello iato che sussiste tra i racconti dell'innovazione, o meglio spesso solo delle sue retoriche, e l'attitudine reale della maggior parte degli operatori del mercato.

D'altra parte, nel momento stesso in cui si ripone l'enfasi sui benefici dell'innovazione ci si premura di occultarne i fattori abilitanti 

contestuali, la cui attuazione incontrerebbe molti ostacoli.

Tale condizione spiega bene le ragioni per cui i temi fondativi della «svolta» siano pervasivi nella letteratura e nella pubblicistica, ma sovente smentiti nella realtà del quotidiano.

È chiaro, anzitutto, che non di rado i temi della circolarità, della digitalizzazione, dell'industrialesimo, della socialità, della sostenibilità siano utilizzati ancora dagli attori come espedienti legittimanti le proprie decisioni e le proprie azioni, senza essere realmente interiorizzati alla stregua di effettvi valori: sotto questo profilo, la narrazione pecca di «insincerità» e sollecita una diversa cultura professionale e imprenditoriale, ma anche committente: dai CAM al BIM.

La questione attinente al divario tra scenari avanzati, ma futuribili, e contesto quotidiano, e realistico, sta, perciò, evidentemente al centro di una seria politica industriale.

Al contempo, tuttavia, sono due i caratteri principali da considerare: l'elevato potenziale sociale del settore, dei suoi «prodotti», e il fatto che esso sia una low margin industry.

È, allora, palese che la discrasia tra le aspettative e gli accadimenti dipenda essenzialmente da un processo di riconfigurazione che abbia obiettivi ben netti: sfruttare il valore sociale del comparto e accrescerne la redditività.

Non è un caso, in effetti, che sui mercati internazionali mobiliari, le maggiori difficoltà che alcune società stanno incontrando per farsi riconoscere, pur appartenendo al nostro settore tradizionale, quali technology company, derivi dall'insufficienza nell'aver effettuato ingenti investimenti in ricerca & sviluppo senza, però, avere conseguito altrettanto elevate marginalità.

Ecco, pertanto, che per favorire questa assimilazione, ben oltre il dichiararsi ConTech o PropTech, occorrerebbe agire, competendovi, direttamente nel campo dei Social Media e dell'as a Service o dell'as an Experience.

Un autorevole esponente di WeWork, ad esempio, ha definito come peculiarità della propria azienda l'essere Google Analytics for Space.

Allorché, quindi, l'ambiente costruito diventa, negli ambienti confinati e negli spazi aperti, il battlefield nei settori ad alto margine, anche se spesso a elevato indebitamento espansivo, è possibile intravedere una diversa prospettiva per il comparto.

Il dilemma, partendo dalle notazioni iniziali, consiste, tuttavia, proprio nella distanza siderale che sussiste tra una simile opzione, che verte su una certa nozione di «immaterialità», e lo stato corrente, in cui la «tangibilità» è, anzi, rivendicata come cifra identitaria.

A questo proposito, Rita Lavikka e altri co-autori, hanno, in un contributo scientifico recente, identificato quattro possibili scenari del cambiamento: closed municipality-driven buildings; collaborating national conglomerates; Internet of buildings; platform giants rule.

Dato che, naturalmente, questi scenari, così come le ipotesi di valorizzazione del settore attraverso la «realtà immateriale», sono piuttosto remoti, per certi versi, e, comunque, iniziano solo ora timidamente a incontrare il favore di una Domanda che deve ancora evolversi generazionalmente, si tratta di immaginare una prospettiva per l'Offerta e di tessere un filo paziente che ricucia le discontinuità tra un passato molto presente e un futuro piuttosto assente.

È opportuno, infatti, evitare di invocare l'innovazione senza tracciare un percorso ragionato e condiviso, senza definire le risorse che istituzionalmente a livello sistemico possano supportarlo, senza fare i conti colla riluttanza, se non giustificabile almeno comprensibile, degli operatori.

Non sarà, del resto, con minacciose invocazioni al «cambiare o perire» che potrà darsi una effettiva evoluzione che, peraltro, dovrebbe far leva sul «valore sociale» caro ai professionisti e sugli high margin cari agli imprenditori.

Serve, dunque, una strategia industriale ambiziosa che faccia perno su obiettivi concreti che possano gratificare soggetti che, paradossalmente, anche in situazioni assai critiche, possono trovare in esse, se non convenienze, almeno consolazioni e giustificazioni.

Ecco, di conseguenza, che sarebbe auspicabile avviare un percorso a più velocità e a più dimensioni, partendo, comunque, dal basso, dal territorio, utilizzando gli exempla come stimolo, non come meta irraggiungibile e, perciò, trascurabile.