Prove su edifici esistenti: più che alla guerra tra chi le esegue, occorre pensare al "progetto" delle indagini

Recentemente INGENIO ha pubblicato una nota, a firma di alcuni Ingegneri ed Architetti liberi professionisti, di forte contestazione del provvedimento, nato con lo Sblocca Cantieri, e relativo alle diagnosi degli edifici esistenti e alla nascita di laboratori specializzati.

Si tratta di un argomento piuttosto caldo e oggetto di forti critiche.

Con lo spirito di chi sugli argomenti vuole aprire una riflessione più ampia, INGENIO ha inviato una serie di interviste ad alcuni esperti tecnici e del mondo professionale e accademico.

Di seguito riportiamo l'intervista al Presidente Inarsind Bari, ing. Rocco Ferrini, libero professionista, consigliere Codis, esperto di prove diagnostiche in ambito strutturale, dove è tecnico certificato livello III.

Andrea Dari


Intervista all'ing. Rocco Ferrini, Presidente Inarsind Bari

1. Con lo Sblocca Cantieri viene istituita la figura del Laboratorio Autorizzato per le prove sugli edifici esistenti. È d’accordo con questa scelta e perchè?

Mi viene da dire: Finalmente un po’ di chiarezza! Da quando la diagnostica è entrata stabilmente negli obblighi normativi con le NTC 2008 e la Circolare applicativa del 2009, spostando il baricentro dai (pochi) soggetti altamente specializzati ma, rivolti ad un mercato di nicchia, verso soggetti legati al business dei controlli, ci si è posti il problema di chi fosse preposto a fare le indagini strutturali. Tutti ne hanno rivendicato la facoltà ed in nome di questo pluralismo e liberalismo commerciale ho visto eseguire troppe volte prove da soggetti privi di titoli di studi pertinenti (intendendo per questi gli studi tecnici) se non addirittura privi di titoli di studio ed al contempo estranei a qualsiasi certificazione delle competenze. Per esser chiari: non di rado ho visto rapporti di prova firmati da un qualsiasi sig. Mario Rossi. La diagnostica strutturale, proprio per la sua rilevanza e influenza sulle successive attività di progettazione non può essere appannaggio di chiunque in essa intraveda esclusivamente un business del momento, dettato dall’evoluzione del quadro normativo. 

E poi, aggiungo, lo Sblocca Cantieri non solo ha messo ordine al far west delle prove, ma consentirà un po’ di ordine anche nell’affido degli appalti pubblici. In pratica dal marzo 2018, con l’entrata in vigore delle NTC18, non sono stati più pubblicati bandi per la diagnostica se non per i laboratori prove sui materiali da costruzione che, a mio avviso, non sono più meritevoli di partecipare alle attività di indagine strutturali rispetto ad una società di ingegneria. 

2. A suo parere le prove sugli edifici esistenti dovrebbero essere eseguite solo dai laboratori suddetti oppure i professionisti iscritti agli ordini dovrebbero poter continuare a poter svolgere le prove in situ? E perchè?

Chi fa prove in via esclusiva sa bene come siano importanti le procedure di prova, le norme di buona tecnica, la certificazione e la sicurezza del personale e la taratura degli strumenti. Insomma, una organizzazione che lavora in regime di qualità che risulta indispensabile quando occorre rapportarsi ad opere (ponti, viadotti, gallerie, strutture in elevazione, etc.) complesse. Diverso il caso se si opera in contesti edilizi. A mio modo di pensare il mercato è, già da tempo, polarizzato in due realtà: la realtà di società di ingegneria, che in virtù dell’organizzazione aziendale possono affrontare cantieri che richiedono il dispiego di strumentazioni e mezzi, oltre che di personale certificato e formato secondo i dettami della sicurezza e la realtà dei diagnosti a supporto dei contesti edilizi anche di tipo peritale. Per questa ragione se il Regolamento attuativo dei nuovi laboratori prendesse atto di questi due ambiti si troverebbe una giusta quadra fra le istanze libero professionali e quelle delle società di ingegneria o studi associati che ad oggi, seppur fortemente specializzate nel settore diagnostico, non possono eseguire nella loro interezza le prove per via delle limitazioni al campionamento introdotte dalle NTC2018.

3. Ampliando il campo, si ha la sensazione che da parte del MIT vi sia l’orientamento a spostare l’esecuzione delle prove in genere al personale dei laboratori (cubetti, carote, ...). Si tratta di una scelta corretta?

Sì l’ho appena accennato. Diciamo che la scossa al movimento l’hanno date le Norme tecniche nella versione 2018 che hanno addotto, nell’ambito dei laboratori prova istituiti negli anni Settanta per i controlli in accettazione sui cantieri di nuove realizzazioni, il campionamento sulle costruzioni esistenti, creando così un paradosso: di colpo le organizzazioni (società di professionisti, società di ingegneria) ed i liberi professionisti hanno perso la possibilità di campionare. L’atto di campionamento è alla base della fase di diagnosi in cantiere. Chi oggi grida, con il DL Sblocca Cantieri, ad uno scippo professionale, dovrebbe in realtà dire che l’istituzione dei nuovi laboratori allarga il numero di soggetti che potranno operare sulle strutture esistenti. Infatti, in questo modo si toglierà la privativa che di fatto hanno assunto i laboratori per i controlli in accettazione. Non da ultimo, mi preme fare una riflessione sul timore con cui viene a volte vista questa nuova forma di laboratorio che a mio avviso ha un potenziale garantista proprio nei tanti professionisti che hanno messo le proprie conoscenze tecniche a servizio della diagnostica. Come libero professionista, io come tanti altri abbiamo dovuto fare i conti con realtà e difficoltà progettuali che hanno visto la naturale risposta nella creazione di studi associati o società di ingegneria. Una evoluzione altrettanto naturale vedo nella creazione di questa nuova struttura che potrà certamente accogliere figure professionali, come la mia, senza rinnegare o prevaricare alcuna titolarità sull’interpretazione dei dati che resta in capo sempre e comunque al tecnico incaricato. Il professionista dovrà e potrà partecipare a tutte le fasi esecutive della campagna diagnostica, come d'altronde avviene già oggi. La differenza, importante, è che in futuro ci si troverà difronte a strutture organizzate e personale formato a svolgere tali prove. 

4. Molte delle prove che si eseguono sui cantieri, soprattutto in fase preliminare, sono prove che servono per indirizzare poi i successivi studi, approfondimenti, valutazioni, e spesso comportano costi molto limitati. Non ritiene che il dover coinvolgere per forza una laboratorio autorizzato non finisca per bloccare sul nascere molte indagini?

Le indagini devono esser viste alla pari dei costi per la sicurezza di un cantiere. Solo una diagnosi accurata porta ad una corretta progettazione e quindi, ad una esecuzione dei lavori priva di “sorprese”. Occorre fare di più: le università dovrebbero formare tecnici abituati a progettare una campagna di indagini. Non le nascondo che ad oggi gran parte della mia attività professionale si incentra nella progettazione delle indagini in quanto capita spesso che alcuni professionisti non abbiano abbastanza padronanza delle tecniche di indagine e quindi, dei benefici che esse portano. Di frequente i colleghi strutturisti chiedono un parere sulle scelte progettuali e da quel confronto non può che nascere qualcosa di costruttivo e di elevato valore tecnico, motivo per cui ribadisco l’importanza che tali strutture facciano capo a tecnici laureati e preparati sulla materia. Più che a farci la guerra su chi deve eseguire le indagini, occorre, tra noi professionisti, abituarci a progettare le indagini. In questo senso i professionisti che padroneggiano strumenti immediati come una termocamera, ad esempio, potranno fare una prediagnosi, indirizzando il lavoro dei Laboratori. Oggi invece accade, paradossalmente, l’esatto contrario. Come sottolineato nella domanda posta, le prove servono ad indirizzare i successivi studi; se lo immagina cosa potrebbe accadere se le stesse fossero eseguite da soggetti non preparati o peggio se le strumentazioni non fossero verificate attraverso tarature periodiche restituendo dei dati falsati e spesso fuorvianti? Come professionista andrei nel panico al sol pensiero di gestire un dato della cui attendibilità non ne ho alcuna contezza. Le strutture Autorizzate dovranno di sicuro rispondere ad elevati requisiti di qualità per garantire l’attendibilità del dato. 

5. Dovrebbe nascere un albo degli esperti su questo tipo di prove come vuole la Prassi UNI, sottoscritta da ACCREDIA? Oppure si dovrebbe creare qualcosa di analogo attraverso strumenti ordinistici?

Sono un tecnico certificato III livello con i precedenti schemi proprietari ISO 9712, cioè gli schemi presi a prestito dagli enti di certificazione dall’ambito industriale. Ben venda quindi la PdR UNI 56/19 a mettere anche qui un po’ di ordine. Finalmente quindi tra la PdR UNI e la riforma dei laboratori gli ingegneri e architetti saranno realmente titolati ad operare nel campo della diagnostica strutturale. L’esperienza e il confronto con alcuni operatori del settore mi ha portato a considerare la certificazione delle competenze, ad oggi volontaria, come la giusta strada da percorrere.