Noi ingegneri, parte integrante del Paese

Infrastrutture, lavoro, semplificazione e contenimento dei costi della macchina dello Stato sono stati gli argomenti clou del Congresso. Come pure il tema del reperimento di cospicue risorse attraverso la cessione e le dismissioni di immobili e partecipazioni considerate non strategiche “in questo modo – ha affermato il Vicepresidente del CNI Fabio Bonfà - potremmo incidere sul costo degli interessi sul debito pubblico. 95 miliardi sono previsti solo nel 2013”. Quelli dei costi eccessivi i rimane infatti uno dei problemi più gravi del Paese “se non risolviamo questo aspetto – prosegue Bonfà – ci saranno sempre meno investitori disposti a dare fiducia al nostro Paese. Noi ingegneri non possiamo certamente essere spettatori inermi della disgregazione del tessuto economico e sociale dell'Italia. Vogliamo invece avanzare proposte concrete, come abbiamo fatto in questo Congresso, e portarle avanti insieme alle Istituzioni per fare quel cambio di passo ormai irrimandabile”.

"Riducendo di 300 miliardi il debito pubblico - prosegue Bonfà - potemmo risparmiare 15 miliardi all'anno che potrebbero essere investiti per lo sviluppo del Paese. La stessa cifra che ci consentirebbe di abolire l'Imu sulla prima casa (4 miliardi) e quelle sulle attivita' produttive, riqualificando le nostre città e lavorando sulla prevenzione. Il 50% del nostro territorio è ad elevato rischio sismico, il 10% rivela criticità idrogeologiche e, soltanto negli ultimi 60 anni, ci sono state 4.000 vittime provocate da calamità naturali".
Così il vicepresidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Fabio Bonfà, alla presenza del ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, in occasione della seconda giornata del 58° Congresso nazionale del Cni a Brescia. "Ci vuole coraggio e determinazione", ha aggiunto il rappresentante degli ingegneri italiani. Per mettere in sicurezza gli edifici nelle zone sismiche italiane, servono 93 miliardi di euro, mentre 40 miliardi sarebbero sufficienti per evitare i dissesti idrogeologici. In totale 130 miliardi che, spalmati in 5 anni, sono 26 all'anno, due in più del gettito Imu. "La macchina dello Stato -ha poi aggiunto Bonfà - costa 810 miliardi. Sarebbe così difficile tagliare il 3% l'anno per reinvestire nei settori? La green economy dove, nei prossimi 5 anni, si stima un aumento di occupazione di 500.000 unità. Pensiamo alla gestione dei rifiuti dove, solo per le sanzioni della Comunità europea, l'Italia paga 250.000 euro di multe al giorno. Quei 100 milioni di euro l'anno possono significare lavoro per 2.000 ricercatori che troverebbero soluzioni innovative". Anche il settore delle costruzioni ha perso mezzo milione di occupati dal 2008 ad oggi. Eppure, l'Italia, dicono gli ingegneri, a causa della inefficienza logistica, perde 30 miliardi di euro l'anno, portando, oltretutto, l'introito da turismo a 32 miliardi l'anno che potrebbero facilmente raddoppiare con migliori porti, aeroporti e collegamenti ad alta velocità.

"Se parliamo di open data - ha spiegato Bonfà - abbiamo tante cose da fare. Si parla di costi della burocrazia intorno ai 60 miliardi l'anno. Se riuscissimo a ridurre del 25% significherebbe un aumento del Pil di un punto e mezzo. Quindi bisogna semplificare e ridurre la burocrazia per creare innovazione, lavoro e opportunità'". Una chiamata all'impegno e alla messa in campo delle tante professionalità e possibilità esprimibili dalla categoria "come abbiamo fatto nell'emergenza de L'Aquila e in Emilia", ha ricordato. "Al quinto anno consecutivo di crisi - ha detto Bonfà - non possiamo essere spettatori inermi della disgregazione del tessuto economico e sociale dell'Italia. Abbiamo competenze in tanti campi, dall'ingegneria civile a quella industriale, dall'informazione alla sicurezza, dall'ambiente all'energia, dalle infrastrutture alla biomedica. Noi abbiamo una visione di futuro, un progetto di Paese e chiediamo alla politica di prendere urgentemente delle decisioni".

 

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