La Fine dell’Età dell’Innocenza per la Digitalizzazione nel Settore


ciribini-oggetto-bim-gemello-digitale-02.jpgSecondo alcuni studiosi i professionisti che intendono usufruire di applicativi di generazione computazionale di rose di opzioni progettuali introducendovi obiettivi, parametri, vincoli e, in un modo o nell’altro, conoscenza, cederebbero, o potrebbero cedere, ai loro produttori/detentori la relativa proprietà intellettuale.

Al contempo, l’accesso a un ambiente di condivisione dei dati di carattere contrattuale, privo di precauzioni affidabili inerenti agli accessi favorirebbe, da parte del suo gestore, o di altri soggetti, attività di business intelligence, vale a dire di sorveglianza sui comportamenti degli attori coinvolti attraverso, appunto, i behavioural data.

E, in ogni modo, sempre più spesso, attraverso gli ambienti di condivisione dei dati, avviene la consegna delle strutture di dati da parte di un contraente al committente senza che il processo remunerativo sia concomitante.

A questo proposito, più generalmente, l’identità e la nazionalità del fornitore di servizi di cloud computing sembra sempre più un fattore sensibile per le società operanti in un mercato o in un altro.

Naturalmente, ciascuna delle precedenti affermazioni meriterebbe una disamina attenta e, in ogni caso, dovrebbe contemplare una pluralità di punti di vista discordanti tra di essi.

Ciò che è certo, tuttavia, è che tali osservazioni indicano come stia iniziando l’età del disincanto, vale a dire della maturità digitale degli operatori e delle organizzazioni che, come i cittadini, iniziano a confrontarsi con la cessione, più o meno a titolo gratuito, di dati e di informazioni.

Il duplice ruolo della digitalizzazione: supporto/sostegno ai processi decisionali, sorveglianza/previsione dei comportamenti

Come già rilevato in altre occasioni da parte dello scrivente, la digitalizzazione si svolge ormai sul piano duplice del supporto/sostegno ai processi decisionali e della sorveglianza/previsione dei comportamenti degli attori implicati.

Il tema vede, perciò, una progressiva traslazione della focalizzazione dai soggetti protagonisti, in apparenza, dei mercati alle entità esterne che, più discretamente, stanno abilitando i nuovi ecosistemi: digitali.

Ciò è inevitabile poiché l’acquisizione di consapevolezza sul valore del dato non riguarda certo più solo il cittadino alle prese con i social media tradizionali, ma chiama in causa i nuovi mezzi sociali costituiti dalle piattaforme «collaborative» che presiedono alla trasformazione e alla gestione delle città e dei territori, degli spazi aperti e di quelli confinati.

Ecco che, allora, le rappresentanze professionali e imprenditoriali impegnate nel promuovere una sensibilizzazione e un acculturamento della base dei rappresentati in merito ai metodi e agli strumenti della digitalizzazione devono improvvisamente fare i conti con le dimensioni giuridiche ed etiche del fenomeno, diffondendole assieme ai processi e ai dispositivi.

Gli atteggiamenti entusiastici, dunque acritici, nei confronti della digitalizzazione, così come quelli indifferenti, rappresentano, perciò, entrambi atteggiamenti problematici.

La collaborazione digitale tra i soggetti in gioco

La categoria di «collaborazione» rimanda, pertanto, a due ambiti differenti: quello della condivisione tra partner o parti contrattuali di dati sensibili che possono divenire elementi competitivi, dall’offerta alla produzione; quello della condivisione con terze parti che possano fungere da collettori o da integratori.

Nel primo caso, si tratta di comprendere la praticabilità della messa in comune di ciò che sinora è considerato fattore competitivo e di definirne i limiti.

Se davvero una parte dei dati, delle informazioni e delle conoscenza fossero divisibili assieme ad altri è chiaro che le logiche del mercato sarebbero modificate significativamente.

Nel secondo caso, si tratta di capire sino a che punto questi soggetti terzi possano esercitare, sul lungo periodo, un ruolo di influenza e di condizionamento.

Qui la questione è offerta da un procedimento di accumulazione di saperi singolari, di comparto, nelle mani di un unico soggetto, tendenzialmente terzo, senza disciplinarne le facoltà di sfruttamento e di condizionamento.

All’immagine, un po’ ingenua e idealistica del fluire libero dei dati comincia, in effetti, a sostituirsi l’icona degli scambi che prevedono accorgimenti.

Per il settore, perciò, la digitalizzazione inizia a risultare un passaggio che richiede consapevolezza accentuata e vigile.

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