Il testo integrale della Relazione di Armando Zambrano al Congresso Nazionale degli Ingegneri

20/09/2019 923

Si è aperto ieri il momento di confronto annuale che raccoglie, quest'anno a Santa Teresa di Gallura, gli ingegneri italiani.

Ad aprire i lavori, il Presidente, Armando Zambrano che come consuetudine ha letto la sua Relazione.

ARMANDO-ZAMBRANO2.jpgMolti gli spunti di riflessione espressi durante l'intervento, primo fra tutti la necessità di superare le diffidenze e pregiudizi tra le varie professioni per costruire un'organizzazione ancora più forte capace di diventare un punto di riferimento, una parte sociale a tutti gli effetti.

Venendo al futuro la relazione pone sul tavolo le IDEE per il DOCUMENTO PROGRAMMATICO che riportiamo citando una parte della relazione stessa del Presidente.

 

"Cari Delegati,

La Relazione che avete letto tocca tanti temi (altri sono riportati appresso) e manifesta ancora una volta (siamo all’8°Congresso che apro in qualità di Presidente) le tante questioni sospese ed irrisolte, nonostante l’impegno che la categoria, o meglio le categorie professionali, hanno profuso.

Ed in molti casi ci siamo arrivati vicini, ma l’incapacità, ormai cronica, di questo Paese, a chiudere partite o questioni aperte è stata evidente anche con il passato quadro politico.

Ma dobbiamo sempre avere fiducia nelle Istituzioni. Ed aiutarle (o spingerle) fortemente nell’essere più efficienti ed attente alle necessità della collettività, ricomprendendo in questo concetto i professionisti, rappresentati dai loro organi istituzionali, che devono formulare proposte chiare, strutturate, studiate, affidabili, serie.

Non a caso, questo Congresso sarà chiamato ad esprimersi sui contenuti e sulle iniziative descritti nella relazione, intesa come documento programmatico, aperto alle vostre integrazioni e proposte.
Pensiamo, così, di alimentare un dibattito a tutto campo, partendo però già da un documento strutturato ed organizzato, superando il concetto un po’ rigido della “mozione”.
Ma c’è un aspetto essenziale che va, a nostro avviso, assolutamente tutelato e ribadito come riferimento essenziale della politica della categoria.

In questi quasi otto anni il Consiglio ha sempre basato la propria politica sulla unità della categoria e sulla sinergia tra iscritti, organi intermedi ed esponenziali.

Pur attraversando momenti difficili e delicati (la riforma dei nostri ordinamenti e le conseguenti decisioni ed attività; ma anche gli avvicendamenti di governo ed istituzionali; i rinnovi dei consigli con l’applicazione del limite dei mandati; gli interventi dell’Anac; etc.) la categoria ha risposto sempre in maniera compatta ed autorevole, pur discutendo nei tantissimi incontri, riunioni, assemblee, e siamo orgogliosi di averla potuto rappresentare in numerose occasioni, non solo istituzionali, portando idee e soluzioni condivise, sempre apprezzate.

Questa “collaborazione” è uno dei principi cardine del nostro programma, che prevede il ruolo centrale dei territori, rappresentati dagli Ordini e dalle Federazioni/Consulte, a loro volta espressione e riferimento degli iscritti.

La loro presenza nei tanti organi che costituiscono la “galassia” CNI, come la definiamo spesso, dai dipartimenti della Fondazione, al comitato di redazione dei nostri giornali, ai gruppi di lavoro interni e della Rete, o in UNI o in altre istituzioni, ha esteso questo senso di comunità e di solidarietà che pensiamo sia uno degli elementi più significativi e di forza.
Ed è una caratteristica da incrementare: ci auguriamo fortemente che questo principio rimanga sempre rispettato, anche da coloro che si candideranno a rappresentare, in un futuro ormai abbastanza vicino, la nostra categoria.

Ma non ci siamo fermati qui.

Un altro punto fondamentale del nostro programma è costruire, con ostinazione e convinzione, una politica comune delle professioni, in particolare quelle ordinistiche.
L’obbiettivo è apparentemente facilmente condivisibile: è noto a tutti che “l’unione fa la forza”…
Ma tante difficoltà si frappongono alla costruzione di una casa comune o ad avviare iniziative unitarie.

In particolare i pregiudizi circa la possibilità di rapporti costruttivi tra categorie che, spesso, hanno impiegato non sempre produttivamente il loro tempo o le loro risorse per contenziosi sulle competenze, o discutendo sulla supremazia culturale (o numerica) di una sulle altre.
Ora, sgombrando il campo dalle questioni delle competenze, per la verità oggi meno importanti rispetto al passato, attesa l’affermazione nei tempi attuali di tante “professioni” che pur interessando i nostri iscritti ordinistici non sono oggetto di “riserve di legge”, nuove professioni che possono essere attivate in maniera autonoma ed indipendente da ciascuna categoria, resta il problema se sia utile (o necessario) creare le condizioni (e le strutture, per essere concreti) per affrontare i temi comuni (che sono tantissimi) ma anche quelli interessanti tutto il mondo sociale, economico e istituzionale del nostro Paese e, in prospettiva, dell’Europa.

Anche questo aspetto (sempre apparentemente condivisibile) presuppone il superamento di alcuni pregiudizi e/o preconcetti che nel passato erano dominanti: è evidente che una “casa comune” e le iniziative condivise non possono rincorrere interessi particolari o svolgere attività di lobby a tutela della singola – o più categorie – se non nella preminente logica di una effettiva tutela delle utilità generali e collettive, nelle quali sono pur ricomprese quelli delle professioni ordinistiche.

Superati questi ostacoli, più che altro interni (ma non per questo meno importanti) i vantaggi di una voce comune nei confronti delle istituzioni e delle altre forze politiche, sociali ed economiche, è stato evidente in questi anni, nei quali il CNI, con la Rete delle Professioni Tecniche e l’Alleanza con il Comitato Unitario Professioni, ma anche con altre organizzazioni e associazioni, ha potuto far valere in tantissime occasioni, istituzionali e non, la voce unitaria delle professioni.

Non è un caso il riconoscimento di “parte sociale”, cui aspiravamo da tempo, in tante occasioni, e la nostra presenza su tavoli importanti, non solo di discussione ma di decisione…

Certo, occorre qui potenziare le strutture, dare ad esse autonomia organizzativa (non politica che resta agli Ordini associati), continuare in una politica di inclusività di tutti i soggetti ordinistici potenzialmente interessati, anche per la necessità di risorse da utilizzare in organismi tecnico-scientifici che supportino adeguatamente ed autorevolmente le nostre proposte, affinché siano sempre oggettive e responsabili. Non a caso abbiamo più volte, ed anche di recente, chiesto la partecipazione e la condivisione di questo progetto alle nostre Casse previdenziali, il cui destino, peraltro, è fortemente legato a quello degli Ordini, sia in termini “istituzionali” che di “sostenibilità”.
Sappiamo bene che basta pochissimo per demolire un lavoro di anni, che ha ottenuto il risultato, già di per sé straordinario, di superare le diffidenze reciproche, basato sul rispetto, sulla discussione e condivisione delle iniziative, sulla solidarietà e l’impegno di ciascuno.

Ma c’è un altro tema che è importante, che è un po’ l’essenza del futuro degli Ordini, intesi come organizzazione interna allo Stato e da esso vigilato, per la tutela adeguata della  nostra committenza, pubblica o privata, costruito su regole e principi etici e di interesse pubblico. E’ un aspetto più volte affrontato e che già vede una importante serie di iniziative.

Parliamo della necessità per gli Ordini di costituirsi, anche con strutture collegate, in centri “erogatori di servizi ed utilità” per i propri iscritti, divenendo così attrattivi per i tanti laureati, specialmente in ambiti non coperti da riserve di legge, per il cui esercizio non è necessaria l’iscrizione all’Albo.

Come ben sappiamo, ed illustrato in precedenza, solo una minoranza dei laureati in Ingegneria (ma questo vale anche per altre professioni) soprattutto nel campo del terzo settore (dell’informazione) che, tra l’altro, è notoriamente in forte espansione, si iscrive al nostro Albo.

Il termine servizi va inteso in modo ampio, affrontando necessità come il supporto alla professione, incentivi all’organizzazione degli studi, programmi informatici, attività di interfaccia con la p.a., formazione obbligatoria e volontaria, abbonamenti, assicurazione, fornitura di documentazione tecnica e scientifica, ricerche, informazione generale (giornali, circolari, …), progetto WorkING, occasioni di lavoro, supporto nella ricerca di finanziamenti, alta formazione, etc.

Sono tantissime attività, non esaustive, che presuppongono organizzazione e risorse.

Il CNI sta elaborando un progetto che vede nella sua Fondazione, riorganizzata, il soggetto che dovrà rispondere, in maniera organica, a tutte le necessità elencate, ma anche a svolgere un’attività di supporto agli iscritti che intenderanno avvalersene.

Anche qui, un’organizzazione comune con gli altri Ordini e Collegi ma soprattutto il contributo delle Casse, come avemmo già a segnalare nella relazione dello scorso congresso, sono elementi determinanti.

Ma il cuore del progetto è la certificazione delle competenze, un tema pur ampiamente apprezzato ma che non vede la sua definitiva consacrazione come una decisiva utilità per i professionisti né, quindi, un’adeguata diffusione.

Ed è un valore aggiunto che potrà dare agli Ordini un ruolo nuovo e fondamentale, offrendo agli iscritti le opportunità di far valere e riconoscere in maniera trasparente le proprie specializzazioni e qualità nel mercato del lavoro sempre più esigente e complesso, ma dove le nuove opportunità e professioni sono in continuo aumento.

Com’è noto, il CNI ha già costituito una propria Agenzia per la certificazione delle competenze (Agenzia CERTing) che ha finalmente ottenuto il riconoscimento da Accredia.
Sono 21 le specializzazioni che potranno essere certificate, con la possibilità di dettagliare ulteriormente gli ambiti di competenza.
Possiamo quindi offrire agli iscritti uno strumento ufficiale a riconoscimento europeo per certificare le proprie competenze.
Strumento che nelle nostre intenzioni potrà essere messo a disposizione anche delle altre professioni dell’area tecnica.
Ecco, questo è un progetto il cui successo dipende solo da noi e dalla nostra volontà di trovarci pronti a rispondere ad esigenze che saranno sempre più importanti se non decisive, per per la sopravvivenza del nostro mondo e dei nostri principi.

Cari Delegati,

riteniamo questi tre temi indispensabili per il futuro percorso che la categoria dovrà affrontare per migliorare se stessa ed il Paese.

Come già indicavamo nella relazione del 63° Congresso, intendiamo comprendere con il termine di “categoria” il mondo dell’Ingegneria tutto, che non è solo quello dei nostri iscritti, ma anche quello dei tantissimi colleghi che, pur non iscritti, ed appartenendo ai settori più diversi del mondo sociale e produttivo, si sentono in qualche modo rappresentati dall’organizzazione ordinistica, sicuramente portatrice, ancora di più adesso, di valori importanti e condivisi - l’etica, la conoscenza e la cultura, non solo professionale, il merito – colleghi ai quali possiamo rivolgerci con idee, proposte ed organizzazione per farli partecipare a tutto tondo al nostro mondo.

Ma potremo raggiungere molto più facilmente risultati importanti insieme ai nostri compagni di viaggio, le altre professioni ed organizzazioni che condividono i nostri programmi ed i nostri principi per procedere, insieme, in un percorso che ci dia attrattività e forza, contribuendo alla crescita ed allo sviluppo del Paese.

Sappiamo bene come le professioni siano cresciute in termini di qualità, capacità politica e maturità: abbiamo fatto nostra la convinzione che solo miglioramenti del mondo sociale ed economico che ci circonda può portare ad analoghi miglioramenti delle nostre condizioni di vita e di lavoro.

Abbiamo bisogno di Voi, delegati e rappresentanti della nostra categoria, e del Vostro impegno per continuare questo progetto, e soprattutto per conservare ed attuare i principi che abbiamo esposto.

Abbiamo bisogno della solidarietà delle altre professioni, ma anche delle Casse di Previdenza e delle altre organizzazioni professionali, molte presenti a questo Congresso, così come del mondo accademico.

Il tema del precedente Congresso era: costruire la classe dirigente. Non era, e non è, presunzione: è una necessità. Dobbiamo lavorare ancora per esserlo in tutto e per tutto.

Impegnandoci non solo nel nostro mondo professionale, ma in tutte le occasioni che possiamo cogliere per dare il nostro qualificato e competente apporto di professionisti, lavoratori e cittadini.

Scriveva Emily Dickinson: “Non conosciamo mai la nostra altezza / finché non siamo chiamati ad alzarci. E se siamo fedeli al nostro compito / arriva al cielo la nostra statura”. C’è una profonda verità in queste parole: spesso non comprendiamo le nostre capacità fino a quando non siamo messi alla prova.

Nonostante gli sforzi compiuti insieme negli ultimi anni, dobbiamo alzarci, guardare “oltre” per capire che abbiamo ulteriori risorse e competenze per migliorare il contesto in cui ci troviamo.

Per questo dobbiamo sempre di più partecipare al mondo che ci circonda, con l’orgoglio di essere, insieme, una “forza sociale” che ha nella competenza, nella qualità e ell’organizzazione, il diritto ed il dovere di esprimere le proprie idee.

Con umiltà ma anche con la consapevolezza delle nostre capacità."

Armando Zambrano, Presidente Consiglio Nazionale degli Ingegneri

>> Si riporta, scaricabile in PDF, il documento integrale distribuito al Congresso.

>> Per conoscere il programma del Congresso consigliamo di leggere l'articolo