Nuova vita ad un campanile fortemente degradato grazie alle innovative tecniche di restauro di Kerakoll

24/09/2019 2153

A Salara, piccolo paese del Rodigino, un intervento con tecnologie innovative sul campanile degradato.

chiesa-san-valentino-torre.jpgSulla via del “sale”, elemento abbondante in natura disciolto in acqua marina, ma prodotto tanto prezioso come l’oro una volta cristallizzato. Tra il 1482 e il 1484 la volontà della Repubblica Serenissima di Venezia di permeare la terra ferma e appropriarsi di tale commercio di appannaggio degli Estensi, sfociò nella Guerra di Ferrara o più comunemente Guerra del Sale. 

Dall’etimologia che proviene ancora più da lontano nel tempo, ecco Salara piccolo paese del Rodigino, ma importante punto nodale di comunicazione e commercio fin dalle sue origini.

Sui passi di una storia gloriosa, ancora oggi l’edificio più significativo di storia e cultura sorge sulla via di transito e penetrazione del paese: la Parrocchiale di San Valentino Martire con annessa torre campanaria. Se l’impianto planimetrico della chiesa, le dimensioni e le forme dei suoi alzati interni e prospettici sono riconducibili all’architettura religiosa ferrarese (il territorio dell’Alto Polesine fino al 1815 era denominato Transpadana Ferrarese e solo da tale data, con il Congresso di Vienna, passò alla Provincia di Rovigo) il campanile si staglia verso il cielo fiero delle sue linee di influenza veneta. Ancora oggi, a ricordo della sua edificazione, una piccola bandiera in rame posta sotto la croce di culmine, riporta la data del 1764. 

Le cause del degrado del campanile

Da tempo gravato da uno stato di degrado generale creatosi per incuria del tempo, la mancanza di manutenzione e l’utilizzo di materiali impropri impiegati in interventi regressi, necessitava di un complesso e radicale intervento di restauro conservativo. Le analisi materiche e del degrado condotte sulle strutture murarie e decorative, hanno prodotto una semiologia degenerativa importante ma con una matrice reversibile.

L’utilizzo sconsiderato di malte a base cementizia alla base del fusto, quale mitigazione all’erosione con polverizzazione ed esfoliazione dei conci in mattoni di laterizio, causata dalla cristallizzazione dei sali idroscopici assorbiti dal terreno, l’incuria del tempo e l’assenza di una manutenzione programmatica, oltre all’impiego in restauri regressi di materiali “poveri” facilmente attaccabili dagli agenti atmosferici e dai fenomeni meccanici ad essi collegati, hanno condotto a una stesura progettuale formulata, con interventi mirati alla risoluzione delle singole problematiche e utilizzo di materiali e metodologie applicative differenti.

La cella campanaria, la lanterna e la cuspide a cipolla, in laterizio intonacato, presentavano una perdita quasi completa della finitura a intonachino, scoprendo e rendendo vulnerabili i conci di laterizio della struttura muraria, delle decorazioni dei marcapiani e delle centinature modanate degli archi. In particolare il prospetto nord-est, presentava una diffusa erosione e polverizzazione sia degli elementi in laterizio, sia della malta di stuccatura e di allettamento, nonché dei quattro pinnacoli in pietra arenaria di apice e chiusura della sommità della cella campanaria, in sovrapposizione con la rastremata lanterna. Nel periodo estivo, la cuspide diventava la meta preferita di una colonia di piccioni, che hanno contribuito con le loro feci sia all’erosione delle finiture, sia al trasporto di innumerevoli sementi che in combinata, negli interspazi orizzontali delle strutture studiati in origine per gli scoli dell’acqua meteorica, hanno fatto proliferare oltre a muschi e licheni, graminacee e piante di fico le cui radici, alla continua ricerca di umidità, si sono spinte all’interno delle murature, provocandone dissesti meccanici di sollevamento e sconnessione dei mattoni.

Il complesso e radicale intervento di restauro conservativo con tecniche Kerakoll

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Si è proceduto perciò al lavaggio e spazzolatura delle porzioni di malta in distacco, salvaguardando e mantenendo quelle zone ancora coese, con una particolare cura alla rimozione capillare delle vecchie stuccature incongrue a malta cementizia. La successiva sostituzione dei mattoni degradati, previo rilievo visivo diretto per il loro contrassegno, la campionatura e la scelta della malta di stuccatura pigmentata, al fine di una sua integrazione il più possibile omogenea con quella originale, sono stati passaggi importanti della D.L. per un rispettoso ripristino formale, visivo ed estetico del paramento murario, eliminandone nel contempo gli elementi di degrado. Più complesso l’intervento per l’eliminazione delle piante di fico, dovendo in pratica smontare l’apparato murario in profondità e lavorando a ritroso, seguendo le radici coriacee per estirpale radicalmente. Contestualmente alle lavorazioni descritte, nei punti dove il rilievo ha messo in evidenza micro fessurazioni, probabilmente a seguito del sisma del 2012 che ha colpito anche il Polesine, si è proceduto a realizzare cuciture armate al fine di ripristinare la continuità strutturale delle murature portanti e degli apparati decorativi in aggetto.

Per quanto riguarda la finitura della cella campanaria e della lanterna, dopo avere prelevato e analizzato alcuni campioni di intonaco esistenti, si è fatto produrre un intonachino colorato in pasta, perfettamente simile all’originale. La stesura con tecnica a sagramatura, realizzata a più mani, ha acconsentito di non riempire o soffocare troppo l’apparato murario, perdendone la leggerezza prodotta dalla tessitura imperfetta dall’apparato murario di mattoni, ma mantenendo nel contempo un effetto invecchiato dell’insieme.

L’uso di lamiere in zinco al titanio, materiale tecnologico ad alta qualità costituito da una lega di zinco-rame-titanio, ha caratterizzato la scelta progettuale per la protezione dalle acque meteoriche della cuspide e di tutte le superfici inclinate dei timpani e piane dei marcapiani. Il suo colore grigio opaco è assimilabile al piombo, materiale storicamente utilizzato a tale fine con il vantaggio che, non ossidando, non rilascia sbavature e impurità antiestetiche sulle sottostanti murature.

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Al fine di migliorare la tenuta strutturale e di assorbimento dell’umidità dell’aria della lanterna, che tradizionalmente caratterizza i territori della Pianura Padana rivieraschi del fiume Po, si è proceduto a realizzare, sulle sue pareti interne costituite da una muratura incompiuta e impropriamente a vista, uno strato di intonaco con una media di 2 centimetri in malta a base di calce idraulica naturale NHL 3.5 previo la spazzolatura dei conci, la pulizia ed eliminazione delle malte di allettamento degradate fornendo la possibilità alla nuova malta di aggrapparsi in modo idoneo ai mattoni.

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A seguito della spicconatura dell’intonaco dello zoccolo di base, come diagnosticato in fase di analisi progettuale, parte della pelle esterna dei mattoni in laterizio è andata perduta in quanto facente corpo unico con la malta cementizia molto aggressiva.

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Si è proceduto quindi alla ricostruzione del paramento murario esterno, tramite un lavoro di cuci-scuci, utilizzando mattoni simili ai presenti per dimensione, finitura e colore. Con tale intervento si sono sostituiti tutti i mattoni rovinati, fin oltre la cornice di imposta del fusto a mattoni a vista, dove i sali sono stati spinti dalla mancanza di traspirabilità delle murature sottostanti gravate dall’intonaco esistente impermeabile.

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Chiesa di San Valentino Martire, Salara (RO)

Studio di progettazione e Direzione Lavori: studio di architettura Massimiliano Furini, Salara (RO).
Impresa di costruzioni: Orizzonte srl, Rovigo (RO).

Malte, intonaci e finiture naturali Kerakoll

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