Innovazione Tecnologica, Organizzativa e Sociale: un commento a seguito dell'evento di ASSIMPREDIL

L’interessante seminario promosso da Lorenzo Bellicini il 18 Settembre 2019 a Milano presso Assimpredil - Industrializzazione, nuovi modi di costruire, organizzare e gestire il cantiere - ha posto alcuni temi all’attenzione del settore particolarmente importanti.

LORENZO-BELLICINI-CRESME.jpgIl primo di questi riguarda le condizioni affinché l’innovazione possa davvero influire in modo significativo sul comparto, che, a detta di molti, dovrebbe dipendere dall’attitudine alla collaborazione e alla integrazione nella filiera e nella catena di fornitura, molto presente nella retorica, assai meno nella prassi.

La tesi del principale esponente del CRESME, evidenziata in più sedi, è che il lungo periodo di recessione strutturale attraversato dagli operatori economici, professionali e imprenditoriali, ne abbia già determinato una riconfigurazione selettiva rimarchevole.

L’interrogativo da porsi è, tuttavia, se tale evoluzione, «spontanea e spintanea», possa essere riassunta attraverso una narrativa identificabile, tanto più che essa è avvenuta in assenza di una politica industriale e che, lacerti di essa contenuti, ad esempio, nel Codice dei Contratti Pubblici, da cui è scaturito il DM 560/2017, non abbiano sinora almeno mutato granché l’attitudine passiva della Domanda Pubblica e, di conseguenza, dell’Offerta Privata (e provata).

Se, dunque, non sono ancora chiari i fattori abilitanti per una, tanto attesa, «svolta nelle costruzioni», è palese, invece, che le categorie della circolarità, della digitalizzazione e della sostenibilità siano sempre meno distinguibili, ma ciò non fa che accrescere il grado di complessità della transizione di cui si sta ragionando.

Il fatto che, poi, tale transizione veda l’industrializzazione quale fattore destinale illustra la necessità di chiarire accuratamente quali siano i termini della quarta rivoluzione industriale, quale sia la sua autentica essenza, a prescindere dal fatto che i processi produttivi (ma, per certi versi, anche ideativi) avvengano fuori opera o in opera.

La sensazione è, infatti, quella che, come già accaduto in passato, dell’industrialesimo e delle sue manifestazioni manifatturiere si colgano i tratti più apparenti, al fine di cercare di emularli, senza considerare che, da un lato, l’iconografia delle fabbriche di edifici poco assomiglia nella sostanza agli impianti manifatturieri più avanzati nelle logiche ... logistiche dell’autonomazione e della sincronizzazione e che del cantiere digitale si mostrano i dispositivi, ma si trascura l’intelligenza invisibile dovuta alle facoltà predittive che a esso si vorrebbero attribuire attraverso meccanismi di sfruttamento della nuova miniera petrolifera costituita dai dati numerici strutturati.

Il tema "Social Housing"

In definitiva, uno dei temi principali che è stato oggetto di descrizione all’interno del seminario, il social housing, ben riflette i contenuti generali dell’evento.

A fronte della scelta necessitata di efficientare il processo, incrementandone la produttività (anche, lo si è detto, profittando della difficile congiuntura del mercato), l’industrializzazione si risolve, anzitutto, nella ottimizzazione delle soluzioni progettuali, pure nell’ottica degli investitori, laddove le tecnologie possono divenire letteralmente pre-testi, talora capaci di trasferire gli esiti della razionalizzazione dal fuori opera all’in opera.

angelo-ciribimi-bim-digitalizzazione.jpgLa dimensione sociale dell’innovazione, che probabilmente accosta idealmente la stagione guzzettiana del modello partenariale lombardo a quella fanfaniana dell’INA CASA (tipicamente romana, ma pur sempre legata, in qualche modo, alla Lombardia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e alle tesi dossettiane), illustra, tuttavia, come la social innovation entri direttamente a far parte del processo innovativo, non solo tecnico, ma, appunto anche sociale.

Il che, però, per un verso richiede allo human housing un investimento economico supplementare di natura tecnologica in quella che Google, ad esempio, definisce helpful home, che, a sua volta, paradossalmente, appare come un investimento sociale correlato al surveillance capitalism.

Ed è qui, nella crasi tra queste dimensioni, che, allorché Uber e WeWork presentano una IPO alla SEC, si capisce che si sta generando un terreno risolutivo di confronto per l’ambiente costruito come nuovo social medium tra coloro che vorrebbero dirsi tech company, ma che non sono riconosciute dai mercati finanziari come tali, e le autentiche società tecnologiche, che si scontrano con la «fisicità» delle relazioni che non passano attraverso l’immaterialità della Rete e dell’Interconnessione.

Entro questo quadro epocale si gioca il destino dei soggetti tradizionali del mercato, committenti, professionisti e imprenditori, stretti tra i possibili grandi programmi di investimento sulla prefabbricazione e i micro-interventi di attori più o meno leciti.

E, soprattutto, costretti a confrontarsi con l’universo dei servizi alla persona, che generano elevate marginalità, senza disporre spesso della opportuna cultura e mentalità.

Come sempre accade, sul nuovo «prodotto» si decide la «identità» dei vecchi attori.