Neom, la smart city dell’Arabia Saudita 33 volte più estesa di New York

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La futura città 4.0 affacciata sul Mar Rosso

New York è già grande, ma fare lo sforzo di immaginare una smart city 33 volte più estesa di questa città degli Stati Uniti sembra davvero impossibile. Eppure, innovative politiche urbane mixate alla tecnologia più avanzata sono state messe a punto per dare forma a un grande investimento da parte del principe Mohammad bin Salman dell’Arabia Saudita: una smart city dal nome Neom, il più costoso e ambizioso progetto nell’intero panorama di ammodernamento saudita.

L’intero intervento occuperà un’area di 26.500 chilometri quadrati nel nord-ovest dell’Arabia Saudita, nella provincia di Tabuk, tra il Mar Rosso e il Golfo di Aqaba.

Luoghi pressoché desertici, dai panorami mozzafiato e scarsamente abitati, che ora aspirano a popolarsi di nuove tecnologie per un costo che è stato quantificato in circa 500 miliardi di dollari.

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News dal Medio Oriente: tensioni diplomatiche internazionali hanno temporaneamente frenato il progetto di Neom

Questo piano è noto dal 2017, quando è stato ufficialmente lanciato dal giovane principe ereditario saudita, ma lo scorso anno ha subito una frenata dopo l’omicidio di un reporter dissidente saudita che ha indirettamente raffreddato le relazioni, anche economiche, tra lo Stato arabo e il mondo democratico occidentale.

A ottobre 2018 anche l’architetto britannico Norman Foster, fondatore di Foster & Partners, si è temporaneamente sospeso dal comitato consultivo del progetto Neom dopo le notizie sull’omicidio di Jamal Khashoggi, giornalista dissidente ucciso il 2 ottobre 2018 all’interno del Consolato saudita di Istanbul. Omicidio di cui l’Onu ha accusato “funzionari sauditi di alto livello", compreso il principe ereditario Mohammad bin Salman.

Sembra però che in queste ultime settimane il progetto Neom abbia ripreso quota e l’obiettivo resta quello di far decollare almeno la prima fase dell’iniziativa entro il 2025.

La mega smart city islamica input di un profondo mutamento culturale e sociale

Alle spalle di questo importante progetto ci sono non solo scelte di carattere urbanistico e logistico, ma anche a sfondo sociale: più libertà per le donne, più libertà per le imprese, più cultura e più turismo insieme alla ridefinizione dello spazio urbano. L’Arabia Saudita, grazie a queste riforme del principe Mohammad bin Salman, continua quindi la sua apertura verso il mondo, di un paese finora considerato un’inespugnabile roccaforte dell’Islam più radicale.

Un processo questo che avviene attraverso scelte mirate di carattere urbano, ma orientate verso un radicale processo di mutazione culturale e sociale, obiettivi raggiungibili con scelte precise e determinate.

Viene da chiedersi perché solo oggi, e la risposta è perché stanno cambiando gli interessi e le prospettive. Magicamente sembrano cadere, infatti, tutte quelle credenze che sembravano inscalfibili legate a credi religiosi estremi e, troppo spesso eccessivi.

È questa la conferma che gli interessi sono il reale motivo dei contrasti fra i Paesi, ma se oggi questo vuol dire che nel 2019, c’è qualcuno che aspira e proporre un islam moderato, aperto al mondo e a tutte le religioni, questo non può che essere una cosa positiva.

Le linee guida del Saudi Arabia Vision 2030

Queste scelte e decisioni sono in linea con il Saudi Arabia Vision 2030, il piano di sviluppo socio-economico approvato dal Consiglio dei Ministri del Regno, il 25 aprile 2016. Saudi Vision 2030 pone l’accento sulle riforme strutturali, le privatizzazioni e lo sviluppo delle piccole e medie imprese, con l'obiettivo di diversificare l'economia, creare nuove opportunità di lavoro e innalzare la qualità della vita nel paese. 

Si articola su tre pilastri:

  • il primo è lo status del Regno come cuore del mondo arabo e islamico;
  • il secondo è la determinazione del Paese a diventare un motore globale di investimento;
  • il terzo è collegato alla posizione strategica dell’Arabia Saudita e all'ambizione di diventare un hub globale tra Asia, Europa e Africa.

Ben 16 sono i settori d’interesse: energia; acqua; mobilità; biotech; cibo; manifattura; media; entertainment, cultura e moda; scienze tecnologiche e digitali; turismo; sport; design e costruzioni; servizi; salute e benessere; educazione; vivibilità.

Dentro al complesso progetto di Neom: trasformazioni culturali e sociali, non più solo petrolio ma innovazione e tecnologia

Sembra assurdo parlare ancora nel 2019 di riforme per le donne, eppure questo ancora avviene, un po’ in tutti i Paesi e in particolare, finalmente, anche in quelli del Medio Oriente. Dentro a questo complesso progetto di città del futuro ci sono in prima linea le libertà femminili, dalla possibilità di guidare a quella di assistere o partecipare a eventi sportivi fino alle facilitazioni per l’apertura d’imprese private e una maggiore elasticità sull’abbigliamento con l’eliminazione dell’obbligo di indossare abiti neri. Grandi passi avanti quindi che guardano a una lenta equiparazione fra i diritti dell’uomo e della donna.

Apertura verso il mondo intesa come interventi mirati alla cultura e ai servizi come ad esempio la riapertura dei cinema avvenuta dopo un divieto in vigore da 35 anni che coinvolgeva tutte le sale del Paese. L’Arabia Saudita sogna di diventare un grande hub turistico e per riuscirci ha introdotto, ad esempio, una serie di facilitazioni nella richiesta dei visti turistici, che fino a qualche mese fa erano riservati solamente ai pellegrini musulmani che si recavano in visita alla Mecca.  L’intento è anche quello di riuscire ad attrarre risorse e talenti dall’estero, motivo per il quale si sta cercando di trasformare gli spazi urbani delle città saudite, per avere realtà cosmopolite e, soprattutto, all’avanguardia sotto il profilo innovativo e tecnologico.

Per decenni l’Arabia Saudita ha basato la sua economia sullo sfruttamento dei giacimenti di petrolio, accumulando ricchezza anche grazie ai buoni rapporti con gli Stati Uniti. Ora il contesto geopolitico è mutato e gli Usa hanno perso influenza e interesse nella regione; Russia e soprattutto Cina aumentano il loro peso politico ed economico e l’Iran allunga così i suoi tentacoli verso il Mediterraneo sfruttando il caos siriano.

I sauditi hanno capito che devono quindi cambiare marcia per restare leader economici della regione, rendendo allo stesso tempo la propria immagine più benevola e soprattutto più moderna. L’innovazione occupa un posto d’onore nel piano programmatico Saudi Arabia Vision 2030 e per questo il settore tecnologico rappresenta un punto fondamentale nel progetto generale di Riad. Alle startup saudite viene concessa sempre maggiore libertà di azione anche attraverso incentivi economici e anche i big del tech globale iniziano a guardare con interesse verso il Golfo. Nelle scorse settimane sono per esempio iniziate le trattative tra Alphabet e Aramco, la maggiore compagnia nazionale (e mondiale) di idrocarburi, per creare un nuovo hub tecnologico sul territorio saudita, probabilmente proprio nei pressi della capitale Riad. Alphabet e Aramco dovrebbero creare una joint venture che porterebbe alla creazione di centri data sparsi nel regno. Anche Amazon sembra interessata a investire nel Paese aprendo tre centri nel Paese.

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Il futuro di Neom fra high-tech e sostenibilità

Fonti rinnovabili, connessioni internet libere e ultra veloci in tutte le zone della città, trasporti che sfrutteranno la tecnologia driverless con mezzi a guida autonoma, questo il futuro a cui aspira Neom: niente traffico, smart mobility, connettività, droni, rispetto dell’ambiente, sicurezza attraverso un sofisticato sistema basato su big data, intelligenza artificiale e riconoscimento facciale e ovviamente attrattività globale, con hub tecnologici e industriali incastonati in una zona franca, ma anche ampio spazio per intrattenimento e vita sociale.

>>> Scopri l'ambizioso progetto di Neom nel video di presentazione