Come gestire il rischio amianto

Che cos'è l'amianto?

amianto-1.jpgCol generico termine "amianto" (o asbesto) ci si riferisce ad un insieme di materiali che fanno parte del gruppo dei silicati, caratterizzati da sottili fibre minerali[1] naturalmente resistenti al calore e agli acidi, con una buona resistenza meccanica a trazione; sono varietà di amianto, per esempio, le serie mineralogiche dei serpentini (es. il crisotilo o amianto bianco) e degli anfiboli[2] (es. l'amosite o amianto bruno, la crocidolite o amianto blu).
Le fibre dell'asbesto sono facilmente filabili ed estremamente flessibili, nonché dotate di ottime proprietà fonoassorbenti e termoisolanti: non meraviglia, quindi, che − a partire dal XVIII secolo − abbiano trovato un largo impiego in molteplici settori applicativi, sia come isolante e coibente, sia come materiale di rinforzo e di supporto per altri manufatti (in miscela con cemento e/o resine), senza dimenticare l'industria della carta, quella dei cosmetici[3] e la produzione bellica a cavallo delle due Guerre Mondiali.

A seconda del tipo di lavorazione subita, l'amianto si può presentare in forma fortemente agglomerata (a "matrice compatta", tipica dei prodotti in cemento-amianto e/o vinil-amianto utilizzati nel settore edile o dal Genio Civile), oppure debolmente agglomerata (a "matrice friabile", come avviene nei materiali termoisolanti e antincendio); più raramente, viene usato allo stato puro (es. corde, tessuti e materiali di riempimento).

Quanto è pericoloso l'amianto?

Le fibre di amianto tendono a sfaldarsi col tempo e l'usura, disperdendosi nell'aria: la maggior parte di esse è respirabile, ossia presenta una lunghezza superiore −  o uguale − a 5 micron e una larghezza inferiore (o uguale) a 3 micron: con queste caratteristiche, le fibre (o polveri) possono essere inalate e penetrare in profondità sino a raggiungere gli alveoli polmonari più lontani.
Non esiste una soglia di rischio al di sotto della quale la concentrazione di fibre risulti innocua: di fatto, la loro permanenza nell'organismo può durare decenni, estendendosi anche al peritoneo e alla pleura, con conseguenti infiammazioni croniche.

Le malattie legate all'amianto

Le malattie più comuni prodotte dall'amianto sono l'asbestosi (insufficienza respiratoria, fibrosi polmonare), varie forme tumorali (es. mesotelioma pleurico, carcinoma broncogeno ecc.), nonché versamenti e ispessimenti pleurici (es. verruche asbestosiche). La maggior parte di queste patologie hanno decorso progressivo, fortemente invalidante, con un bilancio approssimato di circa 107'000 decessi annui in tutta Europa. L'effetto cancerogeno dell'amianto risulta amplificato nei fumatori o, più in generale, in chi è esposto ad altri agenti inquinanti (es. gas di scarico, fumi industriali, ecc.); anche se in forma minore, sono state inoltre riscontrate patologie del tratto intestinale e per la laringe connesse all'esposizione all'asbesto.
In ragione della sua pericolosità, l'amianto è stato classificato come sostanza cancerogena di I Categoria con i codici R 45 T ("Tossico: può provocare il cancro") e R 48/23 ("Tossico: pericolo di gravi danni alla salute in caso di esposizione prolungata per inalazione")[4]; ne consegue che il suo uso e la sua lavorazione siano stati progressivamente banditi in oltre cinquanta nazioni, a partire dagli anni '80 del secolo scorso[5], sebbene esistano ancora contesti e/o particolari ambiti industriali privi di specifici controlli, sia per quel che concerne la produzione sia per l'esportazione di manufatti contenenti asbesto.[6]

Come si riconosce l'amianto?

Data la loro versatilità e lavorabilità, non è facile riconoscere immediatamente manufatti e prodotti contenenti fibre di amianto, specie nel caso di materiali di rivestimento interno e/o coibenti (per loro natura, celati alla vista o comunque coperti, tinteggiati, bitumati ecc.). In caso di dubbio, è opportuno rivolgersi ad un laboratorio specializzato che proceda con un'ispezione metodica, raccolga i debiti campioni e proceda con le analisi del caso, consentendo di valutare la necessità (o meno) di una bonifica.[7]
Storicamente, le ottime caratteristiche tecniche e l'economicità dell'asbesto hanno portato alla creazione di oltre 3'000 tipologie di prodotti derivati, con un'ampia diffusione sia in ambito privato che industriale; la percentuale di amianto contenuta in questi prodotti varia sensibilmente (dal 10 al 98% in peso), rendendo arduo un riscontro certo a colpo d'occhio. Per comprendere l'entità del problema, si consideri che l'amianto è stato usato per realizzare (fra i tanti esempi): 

  • facciate, pensiline, tegole e lastre ondulate di copertura (Eternit);
  • pannelli compressi termoisolanti e termoacustici;
  • tubazioni e cisterne per l'acqua d'irrigazione e/o potabile;
  • malta coibente (bitumata o tinteggiata);
  • canne fumarie, isolamento per caldaie e stufe;
  • pavimenti (anche misto a vinile o PVC);
  • rivestimenti antincendio (anche all'interno di armadi elettrici, canaline ecc.);
  • vernici, mastici e rivestimenti in amianto spruzzato;
  • barriere, porte, sipari e paratie antifiamma;
  • cosmetici (talco, ciprie, fondotinta ecc.);
  • stuoie, guarnizioni, corde e tessuti ignifughi;
  • giochi (sabbia artificiale per bambini, alcuni tipi di pastelli a cera);[8]
  • filtri alimentari (nella produzione di alcolici e superalcolici);
  • fioriere, vasi ed elementi di arredo urbano;
  • elettrodomestici.

Come gestire l'amianto?

amianto-etichetta.jpgA livello legislativo, il nostro Paese ha deciso da decenni di bandire l'asbesto e i suoi utilizzi, ma molto resta da fare per quel che concerne l'individuazione e lo smaltimento dei Materiali Contenenti Amianto (MCA) e dei Rifiuti Contenenti Amianto (RCA), nonché la messa in sicurezza e la bonifica dei siti di estrazione e lavorazione del minerale stesso: a partire dal dopoguerra, infatti, l'Italia ha estratto circa 3'800'000 tonnellate di amianto grezzo [9], cui si aggiungono le 1'900'000 tonnellate d'importazione, in seguito lavorate in diversi stabilimenti industriali disseminati su tutta la penisola, per produrre molteplici tipologie di manufatti.

In termini molto generali, esistono alcuni fattori-chiave da tenere a mente nel corso di una prima valutazione del rischio amianto, ossia:

  • la friabilità del materiale;
  • lo stato della superficie e, in particolare, l'evidenza di affioramenti di fibre;
  • la presenza di sfaldamenti, crepe o rotture;
  • la presenza di materiale friabile o polverulento in corrispondenza di scoli d'acqua, grondaie, cisterne ecc.;
  • la presenza di materiale polverulento conglobato in piccole stalattiti in corrispondenza dei punti di gocciolamento.

Ove il materiale sia deteriorato (es. per invecchiamento o usura) è probabile un rilascio di fibre pericolose per la salute; lo stesso vale in caso di lavorazione meccanica (es. perforazione, smerigliatura, ecc.), lavaggio con idropulitrici ad alta pressione e/o danneggiamento accidentale.

Se si sospetta la presenza di amianto in un edificio e/o in un impianto in cui si stanno eseguendo riparazioni, lavori di ristrutturazione e/o di demolizione, urge una denuncia immediata alle Autorità competenti (ASL-ATS, NOE ecc.): questa responsabilità è condivisa dai proprietari, nel caso di strutture private, nonché dagli amministratori, ma può essere anche attuata da terzi (es. un vicino confinante con la proprietà in oggetto) nell'interesse della salute pubblica. In seguito alla denuncia, le Autorità provvedono ad un primo sopralluogo e procedono con un programma di controllo e di manutenzione gestito e coordinato da un responsabile nominato con lo scopo di prevenire i rischi per la salute nel corso dell'eventuale smaltimento. Tra i compiti del responsabile, c'è quello di certificare dove si trovi l'amianto e, di seguito, valutare e predisporre le debite misure di sicurezza.

Quando i manufatti in amianto risultano integri, la Legge non prevede necessariamente l'obbligo di rimozione, ma impone comunque di monitorarne lo stato di degrado, intervenendo in caso di urgenza; sono quasi sempre attuate, inoltre, procedure di confinamento quali l'installazione di barriere a tenuta di polvere, la verniciatura con specifici smalti, l'incapsulamento e/o la sovracopertura. In tutti gli altri casi, sono d'obbligo la rimozione e la bonifica ad opera di imprese specializzate; le spese relative sono a carico della proprietà, benché esistano incentivi e detrazioni fiscali (dal 50 al 65%, nel 2019).

Bonifica dell'amianto

Anche i lavori che comportano un basso rilascio di fibre devono essere accompagnati da adeguate misure di protezione per evitare il più possibile l'inalazione di polveri di amianto; i rifiuti derivanti dalla rimozione, inoltre, devono essere smaltiti a regola d'arte. Con ciò, appare evidente che l'attività di bonifica non possa mai essere improvvisata.

Si dovrà, quindi, scegliere un'impresa specializzata, in grado di tutelare la salute degli operatori mediante l'uso di attrezzature e DPI specifici di terza categoria, fra cui ricordiamo:

  • filtri facciali monouso FFP3, semi-maschere (con uno o più filtri P3), elettrorespiratori (TMP3, THP3) o e/o maschere piene facciali (a seconda della durata delle operazioni e del livello di rischio complessivo);
  • guanti e tute in tessuto-non-tessuto di III categoria, con cappuccio, cuciture rivestite e bande di copertura autoadesive applicate in corrispondenza del collo e del tronco;
  • stivali in gomma o scarpe alte antinfortunistiche, da indossare al di sotto dei pantaloni della tuta e da sigillare con nastro adesivo.

Quando l'ambiente dove avviene la rimozione non risulta confinato, bisogna garantire ulteriori  misure di sicurezza, quali:

  • il confinamento statico mediante barriere artificiali realizzate con idonei divisori/paratie e segnaletica di emergenza, ad isolare l'ambiente di lavoro dall'esterno;
  • il confinamento dinamico, tramite un sistema di estrazione dell'aria collaudato che metta in depressione il cantiere di bonifica rispetto all'esterno per evitare qualsiasi fuoriuscita di fibre. Gli estrattori devono essere muniti di un filtro HEPA e devono funzionare ininterrottamente (24 ore su 24) garantendo una capacità estrattiva di almeno 4 ricambi d'aria all'ora.

Lo smaltimento dei RCA, infine, segue almeno tre stadi, in appositi sacchi chiusi a collo d'oca e soggetti a una prima pulizia della superficie esterna, cui seguono il lavaggio, il reinsaccaggio in ulteriori contenitori omologati e, infine, il trasporto in discarica: in questa fase, diventa importante l'opportuna caratterizzazione in base alla codifica europea (Codici CER/EER).

LEGGI anche l'articolo "Bonifiche da amianto: come svolgerle in totale sicurezza. Il vademecum dell'Inail"

E per il futuro?

A distanza di oltre venticinque anni dalla sua messa al bando, l'amianto costituisce una fonte di pericolo fortemente diffusa quanto sottovalutata, cui si accompagnano vicende giuridiche assai controverse[10]. In ultima analisi, tutto ciò può indurci ad una debita cautela, ricordandoci come la vera sfida per chi si occupa professionalmente di sicurezza sul lavoro consista nel prevedere come i nuovi materiali e le tecnologie d'avanguardia di oggi potranno, eventualmente, tramutarsi nei focolai di rischio di domani.

Note

[1] Una fibra di amianto è mediamente 1300-1500 volte più sottile di un capello umano.
[2] Gruppo (o supergruppo) di minerali comuni delle rocce magmatiche e metamorfiche.
[3] Per decenni, la polvere di talco è stata prodotta a partire da un minerale che può contenere amianto nella sua forma naturale. Si veda, in merito, la condanna multimilionaria comminata a Johnson & Johnson nel 2016.
[4] "Monographs on the Evaluation of Carcinogenic Risks to Humans. Man-made Mineral Fibres and Radon", IARC: 1988.
[5] In Italia, si fa riferimento alla Legge 27 marzo 1992 , n. 257.
[6] Benché in sensibile calo, il consumo di amianto permane in molte nazioni come − ad esempio − Russia, Cina, Indonesia, Kazakistan, Tailandia, Ucraina, Brasile, India e Sri Lanka.
[7] Con l'emanazione del D.M. 14 maggio 1996 sono stati definiti i requisiti minimi per le attività di campionamento e per ciascuna metodica analitica; successivamente, l'Accordo Stato-Regioni del 7 maggio 2015 ha ulteriormente inquadrato i programmi di qualificazione dei laboratori stessi, il cui elenco nazionale viene aggiornato costantemente.
[8] Secondo uno studio pubblicato sulla rivista "Scandinavian Journal of Work Environment and Health" nel 2016, anche il DAS − la celebre pasta per modellare − fu prodotto con un 30% di fibre di amianto negli anni tra il 1963 e il 1975.
[9] I più grandi giacimenti di amianto in Europa sono ubicati a Balangero (sul Monte San Vittore, in Piemonte) e ad Emarese (Valle D'Aosta). Seguono per importanza le cave in Valmalenco e in Val Lanterna (Sondrio).
[10] È il caso dei processi per "disastro ambientale doloso permanente" avviati dalla Procura di Torino contro la dirigenza della Eternit.