Comparare l’analisi pericolosità alle registrazioni di terremoti occorsi: non uno alla volta, per carità! - A3

In paesi di avanzata cultura sismica, dotati di studi di pericolosità allo stato della migliore pratica corrente, e quindi necessariamente probabilistici, l’occorrenza di un evento dannoso spesso innesca un dibattito, tanto comprensibile quanto delicato, teso alla verifica e/o validazione delle stime di pericolosità fornite dalle mappe ufficiali. Queste valutazioni sono tipicamente basate sulla comparazione degli spettri di risposta derivati dalle registrazioni dell’evento in questione con gli spettri a pericolosità uniforme, o sulla sovrapposizione delle misure d’intensità del moto al suolo con le curve di pericolosità disponibili, per ricavarne il periodo di ritorno atteso. Questa breve nota discute alcune tesi secondo cui questo tipo di valutazioni è da interpretarsi con la dovuta cautela e tenendo conto delle implicazioni che le valutazioni probabilistiche di pericolosità hanno, per non correre il rischio di trarre conclusioni ingannevoli o che si prestino a fraintendimenti riguardo alla razionalità dell’approccio probabilistico alla valutazione della pericolosità sismica.

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