La manutenzione del calcestruzzo: utopia o realtà?

Quando l’erba del nostro giardino è troppo alta, prendiamo il tagliaerba e la tagliamo. Semplice. Questo è un evidente intervento di manutenzione “ordinaria” di un prato.

Viceversa, ri-seminare l’erba ogni tanto, nei punti dove il prato ha sofferto, è un altrettanto evidente intervento di manutenzione, magari da considerarsi “straordinaria” stavolta visto che non è obbligatorio che debba avvenire con una certa frequenza. Semplice anche questo.

È semplice accorgersi dell’esigenza di manutenzione, è semplice capire che tipo di intervento dobbiamo fare ed è anche semplice giudicare se, colui che sarà incaricato dell’intervento, svolgerà bene il proprio compito o no.

La manutenzione è una cosa semplice?

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Nel comune sentire, gli interventi di manutenzione vengono visti proprio così: piccoli interventi che ti devi quasi rassegnare a fare ciclicamente per limitare il rischio di dover fare interventi più grandi e costosi oppure, in alcuni casi, per limitare il rischio di rotture, problemi, incidenti, etc. Questo vuol dire che, quando una persona sente parlare di “manutenzione”, pensa al taglio dell’erba, al controllo annuale della caldaia o al rifacimento del manto stradale. Non pensa al ripristino dei copri-ferri dei pilastri di un condominio o della calotta di una galleria ferroviaria. La gente non pensa ad interventi di quel tipo quando parliamo di “manutenzione” perché li vede come rari, come sporadici. Sicuramente non li classifica fra gli interventi a cadenza regolare come può essere un tagliando di una caldaia per ottenere il bollino annuale.

Questo è anche il motivo per il quale la gente comune, intendendo per “comune” i non-tecnici, giudica pazzesco che ci possa essere un danneggiamento importante, o addirittura un crollo, per l’incuria e la scarsa manutenzione. La manutenzione viene ritenuta, di per sé, una cosa semplice… “…basta volerla fare…”, si pensa. I non-tecnici non si fermano a pensare che, in alcuni casi, l’esigenza di manutenzione non è così evidente come l’erba troppo alta e non sempre tutti gli interventi sono facilmente fattibili.

Ecco, su questo punto dobbiamo fare alcune doverose considerazioni. È ovviamente assurdo morire, o anche solo rischiare di morire, per una struttura abbandonata al lento degrado ma dobbiamo ammettere che siamo tutti un po’ colpevoli visto che tutti noi, nel nostro piccolo, esponiamo noi stessi e i nostri cari a un rischio, speriamo non simile, quando non ci chiediamo se i luoghi dove abitiamo, dove dormiamo, dove lavoriamo siano ancora sicuri.

Quanti di noi si sono fatti fare una verifica sismica della propria casa oppure hanno provato almeno a proporla all’assemblea condominiale?

Pur non essendo probabilmente “tecnici”, siamo comunque proprietari o inquilini e, come tali, sarebbe opportuno che ci interrogassimo se le strutture del nostro condominio stiano bene o no. È ormai evidente per tutti che una struttura eterna non esiste e non può esistere.

Ovviamente è facile per tutti accorgersi che le facciate devono essere restaurate mentre verificare che i pilastri siano a posto è ovviamente una cosa da chiedere ad altri… col rischio che ti rispondano che qualche problema in effetti c’è… e a quel punto? Probabilmente dovresti fare chissà quale intervento… Forse è meglio non sapere, forse è meglio non pensarci. In fondo questo palazzo è in piedi da tanti anni…

Manutenzione opere pubbliche e private: un problema nazionale

La carenza di manutenzione è un problema che non riguarda solo le opere pubbliche e non riguarda neanche solo le opere pubbliche date in gestione a privati. È un problema nazionale.

Quando sento parlare, soprattutto da un anno a questa parte, che un’opera dovrebbe essere stata sottoposta a manutenzione o che un’altra opera vive in stato di evidente sofferenza perché non si decide di sottoporla a manutenzione, tutti questi “evidenti esempi” sono sempre opere pubbliche. Il colpevole è sempre lo Stato oppure una qualche società privata che avrebbe dovuto gestire meglio quell’opera. Eppure il nostro patrimonio privato di opere in calcestruzzo armato, fatto di condomini, palazzi, ville e case comuni, non è certamente stato conservato molto meglio dagli anni ’50 in poi. Nelle assemblee di condominio parliamo più volentieri dell’ennesima tinteggiatura del vano scale piuttosto che del risanamento dei copri-ferri di pilastri e setti del condominio.

Per fortuna il calcestruzzo sopravvive e si conserva generalmente bene e a lungo ma l’errore è probabilmente quello di non porsi neanche la domanda su quale possa essere il suo stato di salute. In fondo, siamo le stesse persone che sono felici e serene se il muratore che passa casualmente da casa nostra ci rassicura dicendoci che quell’ennesima crepa che abbiamo visto formarsi è solo una nuova crepa da assestamento…

Il patrimonio edilizio italiano di costruzioni in calcestruzzo armato, patrimonio appunto sia pubblico che privato, risale in gran parte al periodo che va dagli anni ’50 agli anni ’70-’80. Il livello qualitativo di queste strutture è spesso di scarsa qualità, sia a causa dell’esecuzione vera e propria sia che per i materiali impiegati e le loro modalità di utilizzo. La nostra fortuna, per certi versi, è stata che raramente il diffuso mal costruire ha portato a problemi strutturali clamorosi nell’immediato. L’edificio viene concluso, collaudato, consegnato e, per i primi anni, tutto va bene. Tutto questo è frequente tanto che è molto diffuso sentire nel settore frasi come “… quello che sto facendo sarà anche sbagliato, ma ho sempre fatto così e le mie case non cascano…”.

È vero che gli eventi tragici non sono stati statisticamente molti ma è altrettanto vero che questo mal costruire ci ha portato a una diffusissima scarsa durabilità delle opere italiane in calcestruzzo armato e che l’esigenza di manutenzioni straordinarie su queste opere è oggi diventata molto alta, fino ad essere addirittura urgente in alcuni casi.

Calcestruzzo: la manutenzione prolunga nel tempo lo stato di sicurezza della struttura

Lo scopo degli interventi di manutenzione è quello di prolungare nel tempo lo stato di sicurezza, con abbondanti margini di garanzia, delle opere. Se costruisci in modo adeguato, ovviamente, i coefficienti di sicurezza vengono mantenuti più facilmente, con minori costi e per più tempo.

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Ricordiamoci che dal “mal costruire” non dobbiamo esentare la componente progettuale. Fin dagli anni ’60, nei libri universitari, era presente e studiata la parte relativa alla durabilità di acciaio e calcestruzzo, ma la prima norma tecnica, che prenda seriamente in considerazione la durabilità come elemento influenzante le caratteristiche dei materiali da utilizzare, risale al 2008 (D.M. 14/01/2008). Questo aspetto ha influito notevolmente sulla qualità degli edifici che ci ritroviamo oggi e questo è vero specialmente per il patrimonio edilizio privato dove spesso le caratteristiche prestazionali prescritte sono le minime permesse dalle norme tecniche vigenti.

Ancora nel non lontano 2008, circa la metà del calcestruzzo prescritto, richiesto e utilizzato aveva resistenze inferiori o uguali ai 25 MPa. Per le norme attuali, invece, 30 MPa sono solo la soglia minima di resistenza per iniziare a considerare un calcestruzzo come “durabile”. Se anche fino a dieci anni fa, la metà del calcestruzzo utilizzato non poteva, quindi, essere considerato “durabile” praticamente in nessun contesto ambientale, c’è ovviamente da aspettarsi che il tema della manutenzione del nostro costruito sarà un argomento sempre più dibattuto nel prossimo futuro.

La manutenzione delle opere in calcestruzzo armato è spesso costosa e di difficile esecuzione (specialmente negli ambienti abitati, gli edifici residenziali). Oltre a questo, ricordiamoci che le aggressioni ambientali sul calcestruzzo armato più pericolose sono quelle che non si vedono cioè quelle che riguardano le armature contenute e non il calcestruzzo (come, per esempio, la corrosione da cloruri). Quando il materiale aggredito è il calcestruzzo, il degrado è, almeno, facilmente visibile anche a occhio nudo. Quando il degrado avviene nelle barre interne, solo un controllo specifico e mirato può evidenziarlo.

Calcestruzzi del domani: sempre più performanti e durabili

Sono sicuro che, per il futuro, i modelli di calcolo e le norme del settore porteranno sempre di più verso la richiesta e l’utilizzo di calcestruzzi sempre più performanti e durabili. Sono anche convinto che verranno fuori strumenti e modalità di controllo sempre meno invasive e quindi più economiche e fattibili dal punto di vista pratico. Sarà così sempre più semplice sincerarsi della salute delle nostre strutture.

Il punto del quale non sono convinto, e sul quale spero di venir sorpreso, è che aumentino anche la voglia, l’interesse e la capacità di costruire e controllare meglio il nostro patrimonio edilizio, sia pubblico che privato.

Riprendendo la similitudine iniziale, il primo passo è sicuramente quello di preparare bene il terreno, scegliere l’erba giusta per il nostro prato e rivolgersi ad un giardiniere affidabile.

Unical, proprio per questo motivo, ha negli ultimi anni consolidato notevolmente la propria squadra tecnica a disposizione per ogni cliente o lavoro, grande o piccolo che sia, per individuare insieme il prodotto più adeguato per l’opera. Gli argomenti trattati riguardano classicamente le caratteristiche del calcestruzzo da richiedere ma anche le modalità del suo utilizzo, dal momento del getto fino alla sua protezione nel primo periodo di vita.

I percorsi classici, dal committente al fornitore passando per progettisti e costruttori, che prevedono un meccanismo di ordine di materiale e semplice fornitura del prodotto richiesto, non riescono più ad essere una strada in grado di garantire l’ottenimento di un’opera affidabile e duratura nel tempo.

C’è bisogno del contributo e dell’esperienza di tutte le parti coinvolte, oltre che di un nuovo senso di responsabilità nel portare avanti i nostri lavori, per far compiere al settore una vera svolta radicale all’insegna della qualità e durabilità del nostro costruito.