Quando il progetto è il risultato di collaborazione e non di conflitti tra geologi e ingegneri

Peduto-Francesco-GEOLOGI-2015.jpgNell'articolo pubblicato su Ingenio il giorno 8 ottobre 2019, dal titolo "La distinzione tra indagini geologiche e geotecniche. Il punto di vista degli ingegneri geotecnici", è evidente la confusione strumentale tra i termini Geotecnica e Ingegneria geotecnica, funzionale all’affermazione di una esclusiva di mercato. 

La Geotecnica è la scienza che studia la meccanica delle terre, la meccanica delle rocce e la loro applicazione nelle opere di ingegneria e, piaccia o meno, è materia concorrente tra ingegneri e geologi. L'ingegneria geotecnica è la disciplina che, sulla scorta della geologia e della geotecnica, si occupa delle verifiche strutturali geotecniche degli interventi che interessano il sottosuolo. Chi si occupa di ingegneria geotecnica, dunque, deve sempre interfacciarsi con la progettazione della sovrastruttura e deve misurarsi con le condizioni presenti al contorno. 

Nei corsi di laurea di Scienze della Terra si insegna la geotecnica sin dalla sua lontana istituzione, all’interno degli insegnamenti di geologia tecnica, di geologia applicata o nei corsi di geotecnica. Da questo deriva, nel DPR 328/01, il riconoscimento di competenze in materia geotecnica (e non dell’ingegneria geotecnica) al geologo da parte del legislatore. Non fanno certo testo le solite, ricorrenti voci di certa e ben nota derivazione che sottoscrivono manifesti irricevibili, a cancellare lo stato dell’arte e un Decreto del Presidente della Repubblica.

Quanto al quadro delle competenze attribuito nell’articolo al progettista e alle relative capacità geotecniche di quest’ultimo, escludendo aprioristicamente il geologo-geotecnico, si rasenta il paradosso.

I progettisti, quando forniscono al geologo-geotecnico o all’ingegnere geotecnico una prima traccia della futura progettazione, in base alla quale potranno poi essere programmate le indagini per caratterizzare il volume significativo dell’opera in relazione agli stati limite che dovranno essere considerati, provenendo da differenti percorsi formativi universitari, in molti casi non conoscono sia la geotecnica che l’ingegneria geotecnica.

Per giustificare la separazione tra indagini geologiche e geotecniche (è presumibile che i redattori ignorino scientemente quali siano le indagini cosiddette geologiche, cosa sia il Modello Geologico di Riferimento, cosa sia l’Ambito Geomorfologico Significativo e come entrambi contengano il Modello Geotecnico congruente con il tipo d’opera di progetto e con le esigenze dello strutturista, con il quale il dialogo nella pratica quotidiana con i geologi è continuo e proficuo) si asserisce che queste ultime vengono programmate dal progettista tenendo presente il modello concettuale di calcolo e di verifica dell’opera, copiando pedissequamente quanto infelicemente introdotto nelle NTC 2018, poi solo in parte meglio articolato nella circolare n.7/2019

Nell’articolo di cui si tratta, inoltre, viene fornito un quadro poco condivisibile degli step di progettazione, con lo strutturista che all' "alba" della progettazione, quando conosce solo il sito e il tipo di intervento, sulla traccia della relazione geologica, "filosofeggia" tra metodi e modelli. 

Lo sviluppo del progetto, partendo da una traccia del progettista dell’opera in relazione al progetto architettonico, va prodotto insieme: il geologo, il geologo-geotecnico o l’ingegnere geotecnico e lo strutturista, avendo come base le competenze e non vuote attribuzioni di presunta conoscenza esclusiva derivanti da una norma. 

A questo ci riferiamo noi geologi quando richiamiamo le best practices, che non sono contro la norma e nessuno si sogna di andare contro la norma: paventare, come viene fatto nell’articolo, reati da perseguire o tentativi da parte dei geologi di delegittimare e sminuire le NTC, ha l’unico obiettivo ancora una volta di strumentalizzare la questione per altri fini.

Ovviamente non abbiamo cambiato idea e non basta una sentenza del TAR a farcela cambiare: ritenevamo e continuiamo a ritenere che le NTC 2018 presentano hiatus e criticità varie e sono prive di cultura geologica e, quindi, non sono le migliori norme che si potevano promulgare. Prendiamo atto con rispetto della sentenza del TAR, che ha rigettato il ricorso dei geologi avverso le NTC 2018 ed alla relativa Circolare esplicativa, ma non la condividiamo, motivo per il quale è attualmente in atto nella categoria una approfondita riflessione, ma da qui a far immaginare “destabilizzante ed estremamente pericoloso” ciò che i geologi dicono o fanno è davvero ridicolo.

È ancora una volta strumentale, invece, affermare che le buone pratiche prima richiamate siano nella gran parte dei casi “prive di effettivo riscontro nella corrente pratica professionale”: sfido gli estensori dell’articolo a dimostrarlo, laddove i dati in mio possesso evidenziano che le buone pratiche richiamate sono quelle che si perseguono in oltre il 95% dei casi e che la doppia campagna di indagini esiste solo nella mente diabolica di chi l’ha concepita.

Quanto al fatto, citato nell’articolo, che negli ultimi 20-30 anni l’ingegneria geotecnica ha avuto una evoluzione profondissima, sia sotto il profilo teorico e sperimentale che di calcolo, si ricasca nella abusata confusione tra geotecnica e ingegneria geotecnica. I 30 anni di ricerca valgono per tutti e la sperimentazione viene realizzata anche nelle strutture accademiche di Scienze della Terra. 

In conclusione, ritengo che ci vorrebbe maggior equilibrio nel rappresentare la voce di tantissimi ingegneri con i quali i geologi-geotecnici collaborano con soddisfazione reciproca, poiché ciascuno produce ciò che “sa fare”. Gli estremismi, da qualsiasi lato provengano, sono altamente improduttivi e alla fine si risolvono in una sgradevole caduta di stile che non è certo apprezzata dalla società per la quale tutti prestiamo la nostra opera e le nostre competenze.

Francesco Peduto
Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi