Riqualificazione case popolari: necessario un Piano per l'Abitare

In Italia 8 famiglie su 10 vivono in case di proprietà, mentre il 3,7% vive in alloggi popolari

In Italia, quasi otto famiglie su dieci (il 79,9%) risiedono in un’abitazione di proprietà, il 16,4% dei nuclei famigliari pagano un affitto a canone di mercato, mentre il 3,7% vive in case popolari. In totale, gli alloggi di edilizia residenziale pubblica sono 954.161, pari al 18% degli affitti totali. Nel Sud e nelle Isole questa percentuale passa al 23%, ovvero quasi un affitto su quattro è in una casa popolare. Ma l’attuale struttura del patrimonio residenziale pubblico non è sufficiente, servirebbero almeno altri 300.000 alloggi per soddisfare tutte le richieste. 

Negli ultimi anni il Governo ha investito per le politiche abitative lo 0,01% del Pil, passando dagli oltre 422 milioni di euro del 2014 ai 136 milioni di oggi (il 68 per cento in meno). Oltre a un calo delle risorse statali, si aggiunge che il 7%, ossia 55.489 alloggi gestiti dall'Istituto autonomo per le case popolari (Ex Iacp), sono sfitti e di questi uno su cinque non è assegnabile perché inadeguato.

Sono alcuni dei numeri emersi dall'analisi presentata da Federcasa, in occasione del convegno promosso insieme a Federcostruzioni, durante la prima edizione di SAIE Bari, la fiera biennale delle tecnologie per l’edilizia e l’ambiente costruito 4.0, a cui ha partecipato anche Antonio Decaro, presidente dell'Associazione nazionale comuni italiani (Anci) e sindaco del Comune di Bari. 

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Un Piano per l’abitare, non per la casa

Per Antonio Decaro è necessario non parlare più di politiche della casa ma di politiche dell'abitare. 

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«Un tempo si facevano questi piani ma riguardavano il tema della casa, non dell'abitare, per cui oggi ci troviamo con periferie staccate dalla città, che hanno portato a enormi problemi sociali - ha dichiarato il presidente di Anci Antonio Decaro - oggi dobbiamo intervenire con lavori di rigenerazione, di ricucitura, che non è solo urbanistica ma anche di carattere sociale».

Per il presidente di ANCI inoltre, si devono creare delle norme che facilitino le relazioni tra pubblico e privato. «Attraverso questa collaborazione sarà possibile facilitare il riuso di edifici abbandonati che oggi causano distacco e isolamento» e ha ricordato come grazie al piano casa nazionale oggi si possano anche abbattere. 

Questo ovviamente richiede il bisogno di fare sistema. «Per quanto riguarda i rapporti con i costruttori edili ho la sensazione di avere a che fare con persone che hanno a cuore il futuro della città e non la speculazione» ha concluso il sindaco Decaro. 

La VIDEO INTERVISTA con il commento di Antonio Decaro

Federica Brancaccio, Presidente di Federcostruzioni, ha recepito le parole del presidente ANCI e ha lanciato la proposta di creare un tavolo di lavoro per la predisposizione di un piano per l’abitare da presentare al governo, che identifichi un nuovo modello di collaborazione pubblico-privato che ottimizzi l'uso delle risorse e gli strumenti esistenti, che tenga conto delle nuove dinamiche sociali, che punti a migliorare la sicurezza del patrimonio immobiliare e riduca i consumi energetici. E all’interno di questo piano è fondamentale il ruolo dell’edilizia residenziale pubblica.

«Una vera riqualificazione urbana sociale e culturale dovrebbe partire dalla casa e nello specifico dall’edilizia residenziale pubblica -  ha detto Federica Brancaccio, presidente di Federcostruzioni - un’operazione che dovrebbe fungere da traino ed essere un esempio per diffondere buone pratiche di efficientamento energetico e miglioramento sismico egli edifici».

La VIDEO INTERVISTA a Federica Brancaccio

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La necessità di riqualificare il patrimonio abitativo italiano tra edilizia pubblica e privata

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Flavio Monosilio, a capo della Direzione Affari economici e Centro Studi dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance), ha ricordato che è dall’edilizia che deve arrivare il contributo maggiore per raggiungere gli obiettivi del Piano nazionale per l’energia e il clima (PNEC): entro il 2030 bisognerà raggiungere in termini di riduzione dei consumi il 43% dell’energia primaria e il 39,7% dell’energia finale. Un traguardo ambizioso per cui «è necessario potenziare l’efficacia degli interventi di riqualificazione energetica del parco immobiliare, sia pubblico che privato» ha affermato il direttore Monosilio.

Un passaggio necessario perchè il patrimonio abitativo italiano conta 12,2 milioni di edifici ed è tra i più vecchi d‘Europa: il 74,1%, infatti, è stato costruito prima del 1981. Questo «pesa» sul fabbisogno termico medio degli edifici abitativi, che è di circa quattro volte superiore alla media rispetto a quelli costruiti secondo le recenti normative sull’efficienza energetica. Mentre sul fronte della sicurezza sismica, gli edifici abitativi che ricadono nelle zone a più alto rischio (1,2,3) sono 9,3 milioni (il 76 per cento del totale), interessano il 70% dei Comuni e coinvolgono l’80% della popolazione.

Tutti i dati e i numeri sul patrimonio abitativo italiano nella VIDEO INTERVISTA a Flavio Monosilio

Problemi di vetustà, inefficienza e insicurezza che ovviamente toccano anche le case delle fasce più deboli della popolazione: secondo gli ultimi dati forniti da Federcasa, l’edilizia residenziale pubblica (Erp) oggi riguarda 2,2 milioni di abitanti, di cui l’88,3% degli inquilini sono italiani. 

Domanda alloggi superiore all’offerta: fabbisogno minimo di altri 300.000 alloggi

«In Italia servono più case popolari e una nuova idea di edilizia residenziale pubblica – ha affermato l'ingegnere Luca Talluri, presidente di Federcasa – al tempo stesso occorre investire risorse importanti sul piano periferie, per consentire una riqualificazione vera delle aree ad alta densità abitativa, in termine di vita di quartiere e di qualità dell’abitare, elementi che contraddistinguono la nostra quotidianità. Federcasa e gli Enti associati sanno bene che la risposta a un disagio abitativo crescente ha inizio nella rigenerazione urbana delle periferie, attraverso la costruzione di nuove abitazioni e talvolta con la demolizione e la ricostruzione degli edifici esistenti. L’appuntamento di oggi conferma la centralità delle case popolari, vere e proprie infrastrutture sociali e ci indica la direzione da seguire: incrementare certamente il numero degli alloggi, ponendo contestualmente grande attenzione alle mutate esigenze sociali”. Nel dettaglio, secondo Federcasa, servirebbero almeno altri 300.000 alloggi.

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Sperimentazioni sui territori per un rilancio della edilizia residenziale pubblica (ERP)

Donato Pascarella, presidente di Arca Capitanata, l'Agenzia regionale per la casa e l’abitare (già Iacp di Foggia), ha parlato delle attività svolte a Foggia, finalizzate soprattutto alla condivisione dei servizi per un rafforzo sociale della collettività, attraverso l’uso di una piattaforma web. «Questo fa parte di un percorso nazionale lanciato da Federcasa perché occorre puntare su strumenti che supportino le politiche sociali - ha detto - servono ovviamente risorse, oggi non sufficienti, per un rilancio dell’attività pubblica, il cui obiettivo non sia una semplice attività immobilitare ma una ricostruzione sociale delle periferie».

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David Lebro, Presidente dell'Agenzia campana per l'edilizia popolare (Acer), ha presentato il progetto pilota volto a individuare dei modelli - anche normativi e di finanza agevolata - per rimodernare il patrimonio immobiliare popolare. Nel dettaglio, la Regione Campania sta ridefinendo le politiche riguardanti l'edilizia residenziale pubblica: dall'accorpamento dei cinque Istituti autonomi case popolari (Iacp) nell'Acer, alla definizione dei nuovi limiti di costo per gli interventi sugli alloggi Erp, fino alla ricognizione e riattribuzione delle risorse finanziarie volte al recupero di tale patrimonio edilizio. Ma ciò che è più importante si è deciso di avviare un vasto intervento di riqualificazione degli edifici Acer sfruttando le opportunità offerte dal legislatore con i cosiddetti Eco e Sisma bonus. In tal senso è stata già adottata la delibera GR n°385 del 6/8/2019 con la quale si avvia il progetto relativo ad un condominio di otto appartamenti gestito da Acer e situato nel Comune di Airola in provincia di Benevento. «Utilizzeremo un finanziamento di un milione e 600 mila euro per l'abbattimento e la ricostruzione del fabbricato - ha spiegato Lebro - insieme alla Regione, stiamo mettendo a punto dei protocolli con Federcasa, Federcostruzioni e gli Ordini professionali con l'obiettivo di portare avanti un bando sperimentale che possa essere applicato nel resto d'Italia».

I dettagli del progetto nella VIDEO INTERVISTA a David Lebro

Non solo case, ripensare le città

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L'architetto e urbanista Francesco Karrer ha evidenziato come sia necessario spostare l’attenzione e il paradigma dell'urbanistica: non più la Casa per la Città, ma la Città per le Case. Occorre una nuova urbanistica, più sociale e con una prospettiva più ampia.

«Oggi parliamo di rigenerazione e riammaliamento, parole che servono a dire che dobbiamo fare città laddove manca e quindi la politica dev'essere per l'abitare - ha commentato l'urbanista - del resto già i maestri dell'architettura parlavano del prolungamento dell'abitazione verso la città e dobbiamo dire che oggi è la città che deve andare verso l'abitazione. Tuttavia non si può pensare che sia solo la tecnologia che fa smart la città, ma è la society che la rende smart e bisogna lavorare molto su questo aspetto». 

La VIDEO INTERVISTA con il commento dell'architetto Karrer

Sul tema della digitalizzazione ha centrato il suo intervento Massimo Deldossi, vice presidente Federcostruzioni, Coordinatore WG Piattaforme Digitali. Deldossi ha sottolineato che mai come ora stanno cambiando le esigenze della società e quindi le condizioni del costruire. «In Italia ci siamo accorti troppo tardi di questo cambiamento, che si può affrontare solo facendo rete». Occorre quindi accogliere la sfida della digitalizzazione: «ancora non abbiamo capito come cambieranno i processi, forse non c’è lo chiediamo abbastanza. Perché la digitalizzazione non è solo BIM».

Infine, Deldossi ha ricordato come sia necessario arrivare ad attuare tecnologie per mettere in sicurezza gli edifici dall’esterno, senza fare uscire le persone dalle case.

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Ha concluso l’evento Giuseppe Fragasso, Presidente ANCE di Bari e BAT. Fragasso ha evidenziato la necessità di intervenire in modo forte sulle città per migliorarne la sostenibilità ambientale e sociale, sottolineando come oggi ci siano molte soluzioni tecnologiche, ma al contempo servano anche strumenti normativi. Per esempio occorre ridurre l'impermeabilizzazione del suolo e questo lo si può fare per esempio sostituendo la viabilità con calcestruzzo drenante, aumentando la densità demografica, creando sistemi di connessione sociale, ma al tempo stesso poi bisogna che le norme consentano queste operazioni, per esempio connettendo la ricostruzione non in sagoma. 

Per Fragasso occorre ricordare che «il termine rammendo non riguarda solo la ricucitura delle distanze ma anche la costruzione di nuovi territori» e quindi questo fa comprendere che ci sono edifici degli anni Sessanta che non possono più essere risistemati, ma vanno demoliti. «In tal senso si può osservare l'esperienza francese delle case parassita, ossia dei container realizzati sul territorio per mantenere le connessioni anche in caso di demolizione ricostruzione».

E sul problema della burocrazia amministrativa Fragasso ha ricordato un caso di successo, ma emblematico: «l’investimento immobiliare di Porta Nuova di Milano, che oggi tutti apprezzano, ha avuto una gestazione politica di 20 anni, ovvero il passaggio attraverso 4 diversi sindaci. Troppo».

La VIDEO INTERVISTA con le considerazioni di Giuseppe Fragasso