Aperture esterne all'edificio: nè manutenzione, nè restauro, nè risanamento! E' ristrutturazione pesante

Cassazione: la modifica delle aperture effettuata sulla parete esterna di un edificio è qualificato come ristrutturazione edilizia pesante per la quale è richiesto il previo rilascio del permesso di costruire

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Cos'è un'apertura esterna in una parete di un edificio? Per la Cassazione, non può essere manutenzione straordinaria, né restauro o risanamento conservativo. Si tratta di ristrutturazione edilizia pesante per la quale è richiesto il previo rilascio del permesso di costruire.

La sentenza 44503/2019 dello scorso 31 ottobre si riferisce ad una controversia su una decisione della Corte di Appello, di condanna per violazione dell'art. 44, comma 1, lett. c) dpr 380/2001 e dell'art. 181 d.lgs. 42/2004 per aver realizzato opere senza permesso di costruire e senza autorizzazione paesaggistica in zona sottoposta a vincolo paesaggistico ambientale ed archeologico.

Ristrutturazione edilizia pesante: senza permesso è abuso

Il permesso di costruire ex art.10 dpr 380/2001 per la ristrutturazione edilizia "pesante" è previsto - precisano gli ermellini - anche quando le opere portino ad un organismo edilizio in parte diverso da quello precedente perché comportante la modifica dei prospetti.

Si tratta di un'interpretazione consolidata: l'apertura di "pareti finestrate" sulla facciata di un edificio, senza il preventivo rilascio del permesso di costruire, integra il reato previsto dall'art. 44 del dpr 380/2001, poiché si tratta di un intervento edilizio comportante una modifica dei prospetti non qualificabile come ristrutturazione edilizia "minore", e per il quale, quindi, non è sufficiente la mera denuncia di inizio attività (Sez. 3, n. 30575 del 20/05/2014, Limongi, Rv. 259905; Sez. 3, n. 38338 del 21/05/2013, Cataldo, Rv. 256381; Sez. 3, n. 834 del 04/12/2008, dep. 2009, Rv. 242160).

In zona vincolata serve anche l'autorizzazione paesaggistica

Ma non finisce qui: considerato il pacifico vincolo paesaggistico, l'intervento richiedeva anche il previo rilascio della relativa autorizzazione.

La Cassazione osserva infatti che l'illecito di cui all'art. 181 d.lgs. 42/2004, trattandosi di reato di pericolo, non richiede ai fini della sua configurabilità un effettivo pregiudizio per l'ambiente, essendo sufficiente l'esecuzione, in assenza di preventiva autorizzazione, di interventi che siano astrattamente idonei ad arrecare nocumento al bene giuridico tutelato (Sez. 3, n. 11048 del 18/02/2015, Murgia, Rv. 263289; Sez. 3, n. 6299 del 15/01/2013, Simeon e a., Rv. 254493), tali certamente essendo gli interventi che incidano sull'aspetto esteriore degli edifici (Sez. 3, del 21/06/2011, Fanciulli, Rv. 251244).

La qualificazione dell'intervento quale ristrutturazione edilizia, infine, non solo esclude l'applicabilità dell'art. 149 d.lgs. 42/2004, che la ricorrente invoca con evidente riferimento alla lett. a), ma proprio tale disposizione - nel prevedere che non è richiesta l'autorizzazione paesaggistica per gli «interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria, di consolidamento statico e di restauro conversativo che non alterino lo stato dei luoghi e l'aspetto esteriore degli edifici» - conferma l'assoggettabilità al procedimento di valutazione della compatibilità paesaggistica di qualsiasi opera che appunto incida sull'estetica dei fabbricati.

LA SENTENZA INTEGRALE E' DISPONIBILE IN FORMATO PDF