Bonus Facciate: misura utile per l'edilizia o spreco di risorse pubbliche?

14/02/2020 6280

Il Bonus facciate è tra le principali novità fiscali legate alla casa contenute nella Legge di Bilancio 2020 che, insieme al DL Fiscale, fa parte della Manovra Finanziaria. 

Il provvedimento, che dal 2020 e per un anno, consente il 90 per cento di detrazione dall'Irpef delle spese sostenute per interventi di recupero e restauro delle facciate degli edifici, rientra tra quelle misure che hanno fatto e continuano a far discutere la platea di addetti ai lavori e non solo. 

Proprio per questo, Ingenio continua a pubblicare commenti, pareri e considerazioni sul nuovo beneficio fiscale che ha suscitato perplessità.

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Bonus Facciate: il documento di approfondimento tecnico di ANIT

L'Associazione Nazionale per l'isolamento Termico e acustico (ANIT) ha pubblicato un documento di approfondimento tecnico sul nuovo provvedimento Bonus Facciate.

Il documento presenta una lettura ragionata dei commi dal 219 al 224 dell'articolo uno contenuto nella Legge di Bilancio 2020 e inerenti il nuovo Bonus per la casa.

Tutti i dettagli nell'approfondimento sul Bonus Facciata.

Legge di Bilancio 2020 e Bonus Facciate: è un passo avanti per la lotta ai cambiamenti climatici? 

Renovate Italy torna sul tema del Bonus Facciate.

Questa volta a parlare è Stefano Cera, che in qualità di portavoce dell'Associazione che promuove attività e progetti per la riqualificazione energetica del patrimonio italiano, spiega il perché la nuova detrazione per la casa «non è uno strumento utile nella lotta ai cambiamenti climatici».

Come evidenzia il documento, lo scorso dicembre il Governo ha approvato «la prima legge di Bilancio degli anni '20, il decennio cruciale per vincere la lotta contro i cambiamenti climatici. Diversamente dagli anni scorsi, nei quali si è assistito perlopiù a una proroga degli incentivi in corso, questa volta ci sono state novità, ma non necessariamente sono positive».

Bonus Facciate: i limiti della detrazione

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«Ogni anno, in occasione della preparazione della Legge di Bilancio, si assiste a una intensa attività, da parte degli stakeholder, per cercare di ottenere l’approvazione di determinati commi e/o articoli.

Anche Renovate Italy, negli anni, ha proposto misure e correttivi. Tra tutti ricordiamo l’introduzione di un incentivo specifico per gli interventi di coibentazione più estesi, con un meccanismo che superasse la criticità dell’incapienza fiscale (azione che si è concretizzata con l’approvazione del cosiddetto “Ecobonus Condomini” nelle Legge di Bilancio per l’anno 2017).

Nelle ultime settimane del 2019 ci siamo nuovamente impegnati, questa volta per correggere il cosiddetto “Bonus Facciate”.

Il “Bonus Facciate” è stato presentato come un incentivo per migliorare la bellezza delle città italiane. Si tratta di una detrazione fiscale pari al 90% dei costi sostenuti per gli interventi sulle facciate degli edifici residenziali. Non vi è alcun requisito tecnico per potere richiedere tale incentivo, che non ha nemmeno un massimale di spesa (o di detrazione concessa).

Il “Bonus Facciate”, che è previsto per il solo 2020, è incardinato come caso particolare di “Bonus Casa”, pertanto si applica solo agli edifici residenziali e non beneficia della cessione del credito. Ciò significa che la detrazione fiscale genera un credito esigibile fintantoché il contribuente ha la necessaria capienza fiscale.

Chi non ha una elevata capienza fiscale (perchè usufruisce di altre detrazioni e/o perché non paga una elevata imposta sui redditi - IRPEF) non recupererà, nel corso degli anni, il 90% delle spese sostenute, ma una percentuale minore.

In particolare, il verificarsi di questa possibilità aumenta a seconda di:

  • aumento del costo di intervento (più spendo, più elevata è la detrazione in termini assoluti e pertanto più difficile sarà disporre della necessaria capienza fiscale);
  • minor reddito del cittadino (chi paga meno IRPEF ha minore capienza fiscale).

Con queste premesse, dovrebbe essere chiaro a chiunque che il “Bonus Facciate” è un incentivo pensato per:

  • gli interventi meno costosi tra quelli che riguardano la facciata (pertanto, quelli di pulitura e/o tinteggiatura);
  • i ceti più abbienti (coloro con reddito più elevato).

Il difetto del nuovo Bonus per la casa

In un precedente articolo, avevamo già segnalato che un simile incentivo potrebbe avere, tra gli effetti collaterali, un impatto negativo sul mercato delle ristrutturazioni profonde.

Per rispondere alle preoccupazioni nostre e di molti altri, il “Bonus Facciate” è stato modificato, non come da noi auspicato ma prevedendo esplicitamente che l’incentivo spetti anche agli interventi di coibentazione della parte opaca della facciata.

Questa presunta miglioria è del tutto inefficace, poiché non corregge il difetto di tale strumento: incentivare in egual misura interventi che ottengono risultati molto differenti.

Un intervento di tinteggiatura e/o di pulitura di una facciata apporta un evidente beneficio estetico.

Un intervento di coibentazione di una facciata, apporta il medesimo beneficio estetico e in aggiunta:

  • una diminuzione del consumo di energia dell’edificio (con conseguente diminuzione dell’emissione di inquinanti, sia climalteranti, sia locali);
  • un miglioramento del comfort indoor dell’edificio;
  • una serie di ulteriori benefici, per i cittadini (singolarmente e collettivamente) e per gli Stati, che discendono dai due sopra elencati.

Queste evidenze sono note da anni, tant’è che ogni Governo italiano a partire dal 2007 ha cercato di indirizzare i cittadini, introducendo incentivi specifici (Ecobonus prima ed Ecobonus Condomini successivamente) che hanno previsto condizioni incentivanti via via più generose, aventi lo scopo di orientare il mercato a realizzare proprio interventi di coibentazione delle facciate (e non altri, che avrebbero conseguito un minor risparmio energetico).

Il “Bonus Facciate” percorre invece la strada opposta poiché prevede incentivi ancor più generosi, completamente slegati dal risparmio energetico conseguito. Si presenta pertanto come incentivo alternativo all’Ecobonus (in qualunque sua forma, inclusa l’abbinata col Sismabonus).

Qualcuno potrebbe obiettare che l’incentivo del “Bonus Facciate” può essere chiesto anche da chi coibenta la facciata del proprio edificio.

Questo non sposta minimamente il problema: chiaramente ci sarà qualcuno che, proprio grazie al “Bonus Facciate”, deciderà di coibentare il prospetto del proprio edificio, ma il problema sono gli involucri edilizi che, grazie al “Bonus Facciate”, non verranno coibentati ma semplicemente puliti e/o tinteggiati.

A questo punto qualcuno potrebbe rispondere che le facciate che ora verranno pulite/ tinteggiate verranno coibentate nei prossimi anni.

Purtroppo l’intervento sulla facciata è una di quelle manutenzioni che, mediamente, vengono realizzate ogni 30 o 40 anni.

È dunque una finestra unica di opportunità che, con buone probabilità, blocca ulteriori interventi sulla medesima facciata per i decenni a venire. Di conseguenza, se si migliora una facciata per inseguire l’incentivo più generoso senza occuparsi del risparmio energetico, ci sono buone probabilità che l’involucro edilizio (e con esso l’immobile) rimarrà energivoro ed inquinante fino alla metà del presente secolo.

Bonus facciate, l'incentivo che ostacola la lotta ai cambiamenti climatici?

Stante quanto sopra, è evidente che il “Bonus Facciate” sia un errore, soprattutto nell’attuale momento storico nel quale una grande parte dell’opinione pubblica riconosce l’importanza e l’urgenza di vincere la lotta ai cambiamenti climatici.

Anche l’Italia, a parole, è impegnata in tale lotta; ad esempio dovrebbe, nonostante il “Bonus Facciate”, de-carbonizzare il proprio stock edilizio entro il 2050.

Eppure si vocifera di un Green Deal italiano che impegnerà, su un periodo di 15 anni, qualche decina di miliardi di Euro al fine di stimolare “economia circolare, decarbonizzazione, riduzione delle emissioni, risparmio energetico, sostenibilità ambientale e «programmi di investimento per progetti di carattere innovativo”.

Chiaramente queste dichiarazioni stridono con la realtà, dove il “Bonus Facciate” ha già iniziato a esercitare i suoi effetti negativi.

La "corsa" al nuovo Bonus: sola pulitura e tinteggiatura delle facciate

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Dai dati in nostro possesso è infatti partita la corsa a richiedere interventi di pulitura/ tinteggiatura delle facciate. D’altronde chi ha proposto il “Bonus Facciate” si aspetta che nel 2020 smuova interventi pari a 4 miliardi di Euro, mentre gli interventi di coibentazionedelle pareti opache, a valere sull’ecobonus, ammontano a circa 1 miliardo di Euro/anno.

Ecco perché il “Bonus Facciate” è l’incentivo perfetto per ostacolare la lotta ai cambiamenti climatici. Prima del suo avvento si erano ottenuti risultati positivi, sebbene su componenti edilizie non in grado di fornire elevati risparmi energetici.

Questi possono essere ottenuti solo con la coibentazione della parte opaca (facciata e copertura), come mostrano i rapporti ENEA sulle detrazioni fiscali (ad esempio si consideri il rapporto 2019).

Il “Bonus Facciate” è perfetto nel sostenere i cambiamenti climatici, perché stimola una operazione sbagliata proprio dove servirebbe un intervento opposto: coibentazione al posto di una semplice tinteggiatura/pulitura.

Paradossalmente, l’inazione avrebbe effetti meno devastanti perché se non realizzo oggi quello che dovrei fare, posso comunque realizzarlo domani. Ma se oggi realizzo quello che non devo, ho perso una occasione (la cosiddetta “finestra di opportunità”) e nel futuro prossimo sarà decisamente improbabile intervenire nuovamente per correggere gli errori (la mancata coibentazione) commessi oggi.

Legge di Bilancio 2020: le conclusioni

Chiudiamo con un’ulteriore amara considerazione sulla legge di Bilancio 2020.

Quando fu annunciato il “Bonus Facciate”, diversi stakeholder si mobilitarono e Renovate Italy ne coordinò una buona parte, per provare a migliorarlo; questa azione, come abbiamo visto, non ha però sortito effetti positivi.

Contemporaneamente, altri stakeholder, ritenendosi danneggiati dallo “sconto in fattura”, legittimamente hanno chiesto di modificarlo e il legislatore li ha, almeno in parte, accontentati.

In sintesi, il legislatore si è mostrato attento a motivazioni riguardanti gli aspetti meramente economici (chi avrebbe guadagnato grazie allo sconto in fattura) ma completamente sordo a motivazioni più avvedute, di carattere ambientale e sociale, che riguardano tutti, operatori economici e cittadini, abbienti o meno, e che sono uno degli impegni cruciali per i prossimi anni.

Non è un bel biglietto da visita per il decennio che si annuncia decisivo per la lotta ai cambiamenti climatici e che avrebbe bisogno di legislatori lungimiranti e coraggiosi».


Bonus facciate, Anit: In Italia meglio l'estetica della sostenibilità ambientale

All'indomani dell'approvazione da parte del Senato della nuova Legge di Bilancio (che ora passa all'esame della Camera per il via libera definitivo), arriva il commento dell'Associazione Nazionale per l'Isolamento Termico e acustico (Anit).

«Premesso che ogni provvedimento che in qualche modo possa sollevare un settore in crisi o migliorare i nostri edifici è sicuramente un ottimo obiettivo da perseguire, crediamo ci siano delle priorità - scrive in una nota l'associazione - non solo per una politica nazionale, ma anche perché abbiamo degli obblighi nei confronti dell’Europa e del mondo.

I cambiamenti climatici sono una realtà che abbiamo davanti tutti i giorni, la necessità di ridurre le emissioni inquinanti e di conseguenza i consumi energetici dei nostri edifici, che sono responsabili di circa il 40% del totale dell’energia consumata, non può essere messa allo stesso livello rispetto all’abbellimento e all’estetica - prosegue la nota - lo stesso discorso si potrebbe fare per la sicurezza».

Per questo motivo non riteniamo coerente dare lo stesso incentivo a lavori di semplice tinteggiatura/pulitura e a interventi di riqualificazione energetica o antisismica.

Bonus facciate: il problema dell'art.25 nella legge di Bilancio 

«Il problema principale dell’art. 25 nella legge di Bilancio 2020 (Bonus facciate) è proprio l’opportunità di incentivare interventi meramente estetici su edifici che avrebbero necessità innanzitutto di riqualificazione energetica e messa in sicurezza.

Questa possibilità, data sulle zone urbanistiche A e B, significa “abbellire” quasi il 60% della città di Milano riducendo drasticamente la possibilità di interventi di efficientamento energetico. La limitazione a determinati immobili non può dipendere dalle zone urbanistiche ma dovrebbe dipendere dalla tipologia di edificio. Ci sono immobili in cui non è possibile realizzare interventi di isolamento o non è sostenibile, come gli edifici storici e tutelati.

Garantire la possibilità di detrazione per interventi su questi edifici, a prescindere dall’efficientamento energetico, riteniamo tutti sia un’ottima opportunità, ma questo non può valere per tutti gli immobili nelle zone A e B delle nostre città, che comprendono fabbricati di varia epoca e non necessariamente con caratteristiche artistiche di rilevanza.

Di fronte a una scelta tra due tipologie di intervento con pari opportunità, cittadini e famiglie non opteranno per il più complesso intervento di efficienza energetica, ma per un più semplice intervento meramente estetico. Già oggi, malgrado gli obblighi di legge, ci sono ancora tanti interventi in facciata in cui non vengono rispettate le prescrizioni di Legge e di conseguenza non si isola termicamente.

Incentivare la delibera di lavori puramente estetici significa perdere una ottima occasione per una riqualificazione energetica su strutture su cui non verranno eseguiti altri interventi per moltissimi anni.

Ciò significa che questi edifici non contribuiranno alla lotta ai cambiamenti climatici, sebbene tutti i piani nazionali (es. il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima al 2030 e la Strategia di riduzione a lungo termine delle emissioni di CO2) affermino il contrario.

La lotta ai cambiamenti climatici è urgente e deve essere affrontata con strumenti efficaci, in mancanza dei quali diventa solo uno slogan senza fondamenti tecnici a sostegno dell’economia verde.

Ci auguriamo che il Governo comprenda queste criticità e possa rivedere con un documento legislativo di attuazione limiti e esclusioni per l’accesso al bonus facciate nell’ottica di una migliore visione di sostenibilità energetica tenendo conto anche degli obiettivi ambientali a cui dobbiamo rispondere.

AIPE - Associazione Italiana Polistirene Espanso, ANIT - Associazione Nazionale per l’isolamento Termico e acustico, ANPE - Associazione Nazionale Poliuretano Espanso rigido, CONSORZIO CORTEXA, COORDINAMENTO FREE - Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica, FIVRA - Fabbriche Isolanti Vetro e Roccia Associate, KYOTOCLUB, LEGAMBIENTE, RENOVATE ITALY e RETE IRENE si rendono disponibili a una collaborazione per l’elaborazione di un documento condiviso da tutti gli interessati e gli esperti sul tema della sostenibilità ambientale in edilizia. 


Bonus facciate, le considerazioni del CNI

L'iter parlamentare per l'approvazione della legge di Bilancio 2020 si concluderà il prossimo 31 dicembre e diversi sono i correttivi contenuti negli emendamenti che riguardano il nuovo sconto fiscale. 

Nelle scorse settimane, Ingenio ha interpellato anche il presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, Armando Zambrano, che ha giudicato i Bonus sulla casa «sempre positivi», sottolineando però la possibilità di renderli migliori.

«Credo che ci siano casi relativi a fabbricati particolari dove è necessario e opportuno intervenire soltanto sulle facciate rinviando a un momento successivo i lavori per migliorare l'efficienza energetica dell'edificio - ha detto il presidente Zambrano - tuttavia ritengo sia veramente utile mettere a punto un regolamento che metta assieme il Bonus facciate e l'Ecobonus e cerchi, quanto più possibile, di applicarli contemporaneamente».

«Anche perché ci sono tanti regolamenti comunali dove i lavori sulle facciate, qualora interessino una superficie più ampia di quella prevista dal regolamento, comunque impegnano a intervenire anche sul risparmio energetico» ha osservato Zambrano.

«Penso che il Bonus facciate debba essere integrato con quello sulla riqualificazione energetica - ha concluso - affinché diventi un unico provvedimento che disciplini le diverse casistiche. Sarebbe coerente con le scelte che il Paese ha fatto, ossia di andare verso un’economia green».


Bonus facciate, il commento di CORTEXA

I dubbi sono molti.

Consorzio Cortexa, che riunisce le più importanti aziende italiane specializzate nel settore dell’Isolamento Termico a Cappotto, ritiene che «il provvedimento relativo al Bonus facciate citato nel documento programmatico di bilancio 2020, in un quadro di poca chiarezza e senza specificare gli ambiti di applicazione e i requisiti degli interventi, possa svantaggiare i lavori volti a migliorare l’efficienza energetica degli edifici, vedi Eco Bonus, e privilegiare esclusivamente quelli di carattere estetico».

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Nella nota, il Consorzio precisa che «per riuscire nell’intento di attuare una politica ambientale ed energetica efficace, non togliendo slancio ad un settore, quello dell’edilizia, che a fatica sta risollevandosi, riteniamo che un ruolo di fondamentale importanza sia quello legato a provvedimenti ed incentivi attuati in Italia».

Tuttavia la convinzione è che «l’applicazione del Bonus facciate, senza distinzione di intervento, potrebbe creare considerevoli criticità che andrebbero a detrimento di quanto di buono fatto sino ad oggi e anche degli interessi della comunità».

La nota riporta alcune considerazioni pratiche:

«Gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici potrebbero rivelarsi meno attrattivi e convenienti dal punto di vista economico rispetto a interventi di semplice finitura estetica della facciata»

«Allo stesso modo, progetti di riqualificazione non ancora iniziati ma deliberati, potrebbero essere posticipati per usufruire dei migliori coefficienti di detrazione e dei requisiti meno stringenti - prosegue la nota - così non si otterrebbe alcun vantaggio energetico ed ambientale, con il rischio di bloccare il mercato edilizio e la possibilità per il paese di adottare una vera politica “green” in ambito edile».

«In aggiunta, quando un condominio interviene sull’involucro esterno prevede un investimento importante, una buona parte del quale riguarda i ponteggi»

«Quindi, deliberare e incentivare lavori di mero carattere estetico con costi elevatissimi, su strutture su cui presumibilmente non verranno eseguiti altri interventi per i prossimi 20 anni, significa perdere una ottima occasione per una riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare».

Cortexa puntualizza poi che «non è contraria alle misure di riqualificazione estetica, ma che gli interventi andrebbero sostenuti con approcci differenziati e premianti per chi investe anche in efficienza energetica».

Bonus per la ristrutturazione delle facciate: le richieste di CORTEXA

Il consorzio ritiene che il testo della Manovra possa essere perfezionato.

«Per questa ragione ci siamo mossi nei confronti di vari Ministeri tramite l’invio di una lettera che esplicita le nostre richieste a riguardo» fanno sapere.

In sintesi, si richiede che:

  • si descrivano correttamente gli ambiti di intervento e di applicazione con riferimento alle definizioni previste nel DM 26 giugno 2015 e s.m.; 
  • gli interventi ammessi al Bonus facciate che prevedono anche un miglioramento dell’efficienza energetica dovranno, nei propri ambiti di applicazione, rispettare i limiti di legge previsti dal DM 26 giugno 2015;
  • gli interventi ammessi al Bonus facciate che prevedono un miglioramento dell’efficienza energetica dovranno godere di detrazioni fiscali nella misura del 90%; 
  • far sì che gli interventi di finitura e le opere accessorie ammessi al Bonus facciate possano accedere alle detrazioni del 65%;
  • far sì che i benefici del Bonus facciate diventino un elemento strutturale e non limitato ad un solo anno;
  • rendere obbligatoria la comunicazione all’ENEA come previsto per tutti gli interventi di risparmio energetico.

Il parere di AiCARR sul Bonus facciate 

Mentre in Senato prosegue il confronto sugli emendamenti al disegno di legge di Bilancio per il 2020, Ingenio ha interpellato anche l'Associazione Italiana Condizionamento dell'Aria Riscaldamento e Refrigerazione (AiCARR).

L'organizzazione, che ha precisato di essere «sempre favorevole a tutte le iniziative che possano favorire l’efficienza energetica e la sicurezza», tuttavia ha evidenziato «il rischio che il Bonus Facciate sia utilizzato in maniera impropria per fare manutenzione ordinaria, senza effettuare gli interventi per l’efficienza energetica, che dovrebbe invece essere un obiettivo primario per il Paese».

«È vero che molte facciate hanno bisogno di essere recuperate - prosegue la nota dell'Associazione presieduta dalla professoressa Francesca Romana d'Ambrosio - basti pensare alle conseguenze sulla sicurezza dei cittadini di situazioni quali il degrado degli intonaci e l’ossidazione dei ferri dei balconi, ma ci si chiede che senso abbiano questi interventi se non effettuati in sinergia con quelli di efficientamento energetico e a cosa servano misure che vanno a sovrapporsi in maniera alquanto impropria a quelle già esistenti».

«Chiaramente, resta il problema del decoro delle facciate degli edifici storici, spesso minato nelle parti basse da problemi di umidità ascendente che richiedono non un semplice ripristino, ma interventi mirati e generalmente costosi - prosegue la nota - questi edifici non sempre possono essere oggetto di interventi di riqualificazione energetica in facciata, ma appartengono a una tipologia ben individuabile».

«Non vanno poi dimenticati gli interventi per la sicurezza sismica, che rappresenta un altro obiettivo primario e che potrebbe essere penalizzato dalla nuova misura introdotta. Da tempo AiCARR insiste sul concetto che fare efficienza energetica significa recuperare e conservare il patrimonio edilizio:

 «Le operazioni di facciata, ed è questo il caso di dirlo, non servono a molto»

Bonus facciate: le proposte di AiCARR 

Per l'Associazione «sarebbe opportuno definire un piano che finalmente chiarisca qual è, per ciascuna Regione, la percentuale di edifici esistenti da riqualificare energeticamente, così da avere una mappatura dei finanziamenti necessari»

«Per il resto, è indubbio che la misura del Bonus Facciate vada modificata»

«Una possibilità è quella di inserire un vincolo sui valori di trasmittanza dell’involucro previsti dal Decreto Requisiti minimi, il che consentirebbe di migliorare la qualità energetica degli edifici.

Un’altra possibilità è quella di riferire la misura solo agli edifici storici, così da garantirne appunto il decoro, purché si dimostri che non è possibile effettuare contemporaneamente interventi di miglioramento energetico.

Infine, una proposta decisamente drastica è quella di cancellare questa misura e aumentare i finanziamenti all’Ecobonus, per evitare che le due misure si cannibalizzino a vicenda».

«La cosa fondamentale - conclude la nota - è tenere ben presente l’obiettivo finale, che è quello del risparmio energetico».


La posizione del CNAPPC sul Bonus Facciate

Per il Consiglio nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC) il nuovo sconto fiscale contenuto nella bozza della legge di Bilancio, «è una misura che rientra nell'ambito delle manutenzioni ordinarie», ma in realtà, come evidenziato da Franco Frison consigliere nazionale del CNAPPC e assessore all'Urbanistica del Comune di Belluno, il patrimonio residenziale del Paese avrebbe bisogno di provvedimenti di «manutenzione straordinaria».

Il Bonus? È un intervento «di facciata» non guarda alla sostanza

Interpellato da Ingenio, per l'architetto Frison, il Bonus facciate rappresenta «sicuramente una misura interessante per il cittadino, ma guarda solo al bello dell'immobile e non alla sostanza».

«È come se si decidesse di cambiare la carrozzeria di una vecchia automobile, ma conservando il motore giunto a fine vita - ha commentato Frison - che senso avrebbe avere un auto esteticamente perfetta ma con la quale rischio di restare a piedi?».

«Nessuno obietta sull'utilità di queste misure per rilanciare l'economia, ma sono di breve, brevissimo orizzonte»

«Invece bisognerebbe guardare a un orizzonte più lungo, con interventi strutturali, utilizzando le risorse per programmi ordinari. Occorre pensare a un piano per le città e i territori che preveda di allocare risorse economiche ogni anno, in questo modo si potrebbe rilanciare il settore delle costruzioni e si potrebbe incentivare la diffusione di una cultura della conoscenza degli immobili in cui si vive».

Il consigliere Frison ha evidenziato che non tutti i cittadini conoscono il fabbricato in cui vivono o lavorano.

«Il primo passo è far sì che aumenti questa consapevolezza - ha concluso - un cittadino che è a conoscenza dello stato in cui versa la propria casa dal punto di vista energetico, sismico, strutturale, sarà in grado di scegliere con più contezza come utilizzare le risorse per migliorarlo».


L'opinione di Legambiente, Renovate Italy, Kyoto Club, GBC Italia e ANIT

Il super bonus è finito anche nel mirino di cinque associazioni.

«Il bonus facciate affosserà gli investimenti di efficienza energetica e prevenzione sismica»

È l'allarme lanciato da Legambiente, Renovate Italy, Kyoto Club, Green Building Council Italia (Gbc) e l'Associazione Nazionale Isolamento Termico e Acustico (Anit) che, in una nota congiunta, hanno chiesto al Parlamento di modificare la norma che potrebbe partire dal prossimo primo gennaio.

«Il bonus facciate? Sarebbe il benvenuto per le nostre città, se non fosse in aperta rotta di collisione con l’ecobonus per le ristrutturazioni energetiche e sismiche del patrimonio edilizio - si legge nella nota - un aiuto fiscale che ne ammazza un altro non si è mai visto, specialmente se, come in questo caso, “a perdere”, perché meno sostenuti, sarebbero gli investimenti più necessari per la sicurezza sismica e la riduzione dei consumi energetici».

«La ragione è semplice da comprendere - prosegue il testo - da un lato c'è una detrazione del 90% a chi effettua qualsivoglia intervento di riqualificazione finalizzata all’abbellimento delle facciate, dall’altra un ecobonus che, per l’involucro edilizio (e quindi, di nuovo, soprattutto le facciate), concede una detrazione tra il 70 e il 75% (incrementabile all’80% se accompagnato da interventi per la sicurezza sismica), in funzione del livello di efficienza energetica raggiunta. In mezzo ci sono i proprietari e i condomini che decidono che è ora di dare una rinfrescata alla facciata rabberciata del loro edificio e, legittimamente dal loro punto di vista, contano di spendere il meno possibile e di sfruttare le migliori opportunità che il mercato offre in quel momento».

«L’intervento sulla facciata è una di quelle manutenzioni importanti che, mediamente, un condominio affronta ogni 30 o 40 anni»

«Il momento fatidico è dunque una “finestra di opportunità” in cui quello che si realizza ha buone probabilità di non venir più toccato per i decenni a venire - proseguono le cinque associazioni, impegnate sul fronte del risparmio energetico - se si migliora una facciata per prendere la detrazione più alta senza occuparsi degli aspetti di sicurezza sismica e di risparmio energetico, ci sono buone probabilità che, a meno di terremoti, sui muri di quell’edificio non si farà più nulla per i prossimi anni: e ci sarà così una casa con una facciata abbellita, ma che sprecherà energia e, di conseguenza, inquinerà l’aria per riscaldare le abitazioni, da oggi fino ad oltre la metà del nostro secolo.

Così com’è il provvedimento è sbagliato, danneggia gli investimenti delle imprese, dà un messaggio sbagliato ai cittadini ed entra in conflitto con le misure per ridurre l’inquinamento urbano e le emissioni di gas serra: l’isolamento delle facciate è l’intervento più efficace per ridurre i consumi energetici legati alla climatizzazione degli edifici».

Le organizzazioni hanno scritto al Presidente del Consiglio chiedendo una correzione di rotta, ricordando che isolando l’involucro degli edifici è possibile abbattere fino a due terzi delle spese energetiche e delle connesse emissioni.

condomini-2.jpgIn sintesi, nel documento stilato dalle associazioni, si chiede che l’articolo della finanziaria sul bonus facciate sia modificato, prevedendo che per tutti gli interventi, ad esclusione ovviamente degli immobili vincolati come beni culturali, sia introdotto un obbligo di rispetto dei requisiti di coibentazione richiesti per l’Ecobonus. 

«Si può, e si deve, cogliere l’opportunità del rinnovo facciate per ottenere benefici in termini di efficienza energetica degli edifici - aggiungono - il risultato sarà identico, in termini estetici, ma nel frattempo si sarà fatto anche qualcosa di davvero importante, sia per il benessere abitativo e la sicurezza di chi, in quegli edifici, ci vive, sia per accelerare sul raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni atmosferiche, di cui il settore civile è la fonte principale».

«Purtroppo sulla sfida della messa in efficienza energetica degli edifici siamo in tremendo ritardo - conlcudono - è urgente abbattere le emissioni che alzano la febbre del pianeta e ammorbano l’aria delle nostre città: occorre una convergenza di sforzi, l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è un provvedimento che coniuga una riduzione di entrate fiscali con la creazione di un ostacolo in più».


I suggerimenti di ANIT per un «Ecobonus potenziato»

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Nel dettaglio, l'Associazione Nazionale per l'Isolamento Termico e acustico (Anit), in una nota ha osservato che «i progetti di riqualificazione energetica non ancora iniziati, ma deliberati, potrebbero essere bloccati con la prospettiva di poter usufruire nel 2020 di migliori coefficienti di detrazione e minori requisiti, senza alcun vantaggio energetico ambientale e con conseguente rischio di bloccare il mercato edilizio».

L'Associazione che rappresenta i professionisti e le aziende che si occupano di risparmio energetico e acustica in edilizia, ha richiesto per tale provvedimento:

  • che gli interventi ammessi al Bonus facciate siano quelli che prevedono anche un miglioramento dell’efficienza energetica e che dovranno, nei propri ambiti di applicazione, rispettare i limiti di legge previsti per l’Eco Bonus
  • che possano accedere al Bonus facciate anche interventi di finitura MA solo nel caso degli edifici di valore storico artistico e sotto la tutela dei beni culturali che oggi vengono esclusi dall’applicazione del DM 26 giugno 2015 e s.m.
  • che nei soli primi due casi citati rientrino negli interventi incentivabili anche quelli di manutenzione ordinaria e le opere accessorie a completamento dell’opera
  • che sia resa obbligatoria la comunicazione all’ENEA come previsto per tutti gli interventi di efficientamento al fine di quantificare il risparmio conseguito

Per Anit, in questo modo, il Bonus Facciate «diventerebbe una sorta di Ecobonus potenziato, valido solo per l’anno 2020. Ciò creerebbe un forte impulso alla riqualificazione (sia estetica, sia energetica) delle facciate e risulterebbe in linea con la Strategia Energetica Nazionale necessaria per il raggiungimento degli obiettivi previsti dall’Europa e inseriti nelle Direttive Europee.