Geotecnica vs Ingegneria Geotecnica, c'è differenza?

Nell'ultimo mese, in seguito alla pubblicazione di un articolo a firma di Gianvito Graziano avente come titolo: “La pianificazione delle indagini geologiche e geotecniche, tra le buone pratiche e la norma”, Ingenio ha ricevuto alcuni commenti e riflessioni (vedi l'articolo di un gruppo di geotecnici, vedi l'articolo di Francesco Peduto, Presidente CNG) in merito all'annosa querelle tra le competenze delle figure del geologo e dell'ingegnere geotecnico, sulla distinzione tra indagini geologiche e geotecniche e sui contenuti della relazione geotecnica, anche alla luce dell'attuale normativa tecnica (NTC 2018 e Circolare n.7/2019). 

La nota che riportiamo di seguito non entra nel merito della vicenda ma prendendo spunto da alcuni contenuti presenti in un articolo, si propone di portare qualche chiarimento in merito all'esistenza o meno di una distinzione tra Geotecnica e Ingegneria Geotecnica. Di seguito il documento in forma di lettera arrivato all'Editore di Ingenio, Andrea Dari, e a firma del professore Stefano Aversa, Ordinario di Geotecnica dell'Università di Napoli Parthenope nonchè Presidente del GNIG – Gruppo Nazionale di Ingegneria Geotecnica.


Carissimo Andrea,

ti chiedo un po’ di spazio per una riflessione su un articolo pubblicato sul numero del 21/10/2019 di Ingenio.

aversa-stefano.jpgTe lo chiedo nel ruolo - che rivesto da poco più di un anno - di Presidente del GNIG (Gruppo Nazionale di Ingegneria Geotecnica), associazione nazionale che raggruppa la quasi totalità dei professori e ricercatori universitari del Settore Scientifico Disciplinare ICAR/07-Geotecnica. È opportuno precisare che tale Gruppo non si interessa minimamente di aspetti professionali, ma solo di questioni universitarie (didattica e ricerca nel settore della Geotecnica). Proprio per questo motivo, non entrerò nel merito delle questioni relative alle competenze professionali, che, peraltro e giustamente, non vengono trattate neanche nelle NTC 2018, e neanche della vexata quaestio delle indagini geologiche e geotecniche, ma mi soffermerò solo su alcune questioni disciplinari, nel campo della Geotecnica, su cui il GNIG dovrebbe essere il riferimento più rappresentativo in Italia. 

Nessuna distinzione tra Geotecnica e Ingegneria Geotecnica

Nell’articolo citato viene operata una distinzione formale e sostanziale tra Geotecnica e Ingegneria Geotecnica. Tale divisione non appare condivisibile. Per giustificare questa mia affermazione conviene innanzitutto inquadrare la Geotecnica nel più ampio quadro della formazione e della ricerca universitarie, che suddivide il “sapere” all’interno di Settori Scientifico-Disciplinari (indicati nel seguito come SSD) omogenei. Tra i 367 SSD esistenti in Italia uno, individuato con la sigla ICAR/07-Geotecnica, è dedicato appunto alla Geotecnica e fa parte dell’ampia Area 08 (o ICAR), che raccoglie le discipline dell’Ingegneria Civile e dell’Architettura.

La Geotecnica è quindi disciplina dell’Ingegneria Civile, collegata a quelle ad essa vicine della Scienza delle Costruzioni (ICAR/08) e della Tecnica delle Costruzioni (ICAR/09), nonché all’Idraulica e alle Costruzioni Idrauliche (ICAR/01 e ICAR/02), alle Costruzioni di Strade, Ferrovie ed Aeroporti (ICAR/04) e all’Ingegneria Sanitaria-Ambientale (ICAR/03).

La Geotecnica comprende sia la meccanica delle terre e delle rocce, sia lo studio dell’interazione delle opere (fondazioni, opere di sostegno, scavi, ecc.) con il terreno, l’analisi del comportamento delle costruzioni di terra (rilevati, dighe, argini), la verifica di stabilità dei pendii naturali, oltre che la definizione degli eventuali interventi di stabilizzazione dei pendii e di quelli necessari per il miglioramento delle proprietà dei terreni e per la bonifica dei siti inquinati. 

Questa precisazione sull’unitarietà della disciplina non ha solo valenza formale, ma anche sostanziale. Non è infatti possibile separare una parte di caratterizzazione geotecnica, che il citato articolo attribuisce alla “Geotecnica”, e una di interazione delle opere con il terreno, che lo stesso articolo ritiene faccia parte della “Ingegneria Geotecnica”. La complessità del comportamento meccanico dei terreni e la necessità di utilizzare modellazioni meccaniche inevitabilmente semplificate, che fanno riferimento a idonei modelli costitutivi, non permettono di definire i parametri meccanici dei terreni se non in relazione ai problemi che si affrontano e ai modelli che si impiegano, nell’ambito dei cosiddetti modelli geotecnici di sottosuolo. Esiste quindi un’unitarietà tra le verifiche agli stati limite ultimi e di esercizio (statici e sismici), la scelta dei legami costitutivi dei terreni e dei modelli analitici o numerici per l’esecuzione dei calcoli, la definizione dei modelli geotecnici di sottosuolo e la programmazione delle indagini. 

Inoltre, la Geotecnica è una disciplina che fa uso degli strumenti classici della meccanica dei solidi e dei fluidi. Non è un caso che i corsi di base della disciplina esaltino proprio questo aspetto, prendendo spesso il nome di “Meccanica delle Terre” e di “Meccanica delle Rocce”, che – tra l’altro – richiedono generalmente come propedeuticità proprio la conoscenza della meccanica dei solidi e dei fluidi. 

Il fatto che vi siano diversi Corsi di Studio di Scienze della Terra nei quali sono previsti corsi del SSD ICAR/07 – Geotecnica non può che essere apprezzato; d’altronde, nella quasi totalità dei corsi di Ingegneria Civile e Ambientale è previsto almeno un insegnamento di Area disciplinare 04 (o GEO) Scienze della Terra, spesso nel settore della Geologia Applicata (GEO/05), allo scopo di fornire all’ingegnere quegli elementi essenziali della disciplina che gli permettano di dialogare costruttivamente con i geologi.

A conclusione di questa breve nota, che ha solo lo scopo di evitare fraintendimenti in ambito disciplinare, vorrei terminare con un auspicio personale che disattende il proposito iniziale di non entrare nel merito della vicenda. Il mio parere è che – nella progettazione – si debba dare più importanza agli studi geologici e a quelli geotecnici, oltre che alle relative indagini. Le NTC evidenziano correttamente il ruolo di questi studi, ma la prassi progettuale non ne ha ancora recepito l’importanza, se non ex-post in presenza di disastri, trascurando anche il fatto che a fronte di studi geologici e geotecnici più accurati, basati su indagini adeguate, si possono ottenere non solo opere più sicure, ma anche risparmi nel costo delle stesse.

Stefano Aversa
Ordinario di Geotecnica
Università di Napoli Parthenope
Presidente del GNIG – Gruppo Nazionale di Ingegneria Geotecnica