Più spazio agli ingegneri, meno alla rete delle professioni: lettera al CNI una maggiore identità professionale

Più ingegneria e meno spazio alla Rete delle Professioni: il Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Viterbo Nicola Marcucci scrive una lettera aperta alla categoria sulla necessità di non diluire il ruolo degli ingegneri all'interno delle esigenze di tutte le professioni.

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RUOLO E FUNZIONI DEGLI INGEGNERI NELL’ATTUALE MONDO DEL LAVORO.

RIFLESSIONI E SPUNTI SUL VALORE DEGLI ORDINI NELL’EVOLUZIONE DEL MONDO DEL LAVORO.

All’interno della naturale evoluzione del mondo del lavoro, quale può essere il ruolo, funzioni e compiti degli Ordini Professionali?

Una domanda che spesso mi torna in mente, come credo anche ad altri colleghi Presidenti, che come me, hanno intrapreso questa esperienza di governo.

Recentemente mi è capitato di leggere l’articolo redatto dal Presidente di Alessandria, l'ing. Monica Boccaccio, «L'Ordine professionale come il "Castello" di Kafka"». Letto con attenzione non si può che condividerne i contenuti offrendo spunti per riflessioni sul ruolo degli ordini professionali in Italia.  Ruolo sostanzialmente immutato nel corso dei decenni. Ordine quale elemento di tutela della professione.

L’introduzione dell’obbligo formativo e la contestuale burocratizzazione degli Ordini, quali enti pubblici non economici (equiparati normativamente agli enti territoriali di secondo livello – tranne che per la legge elettorale), hanno portato alla necessità di far fronte ad obblighi, che nella quasi totalità dei casi, data la minima dimensione degli stessi ordini, appare come eccessivamente gravosa, con la necessità di attuare una gerarchizzazione degli stessi che, fino a poco tempo fa, non se ne riscontrava traccia. In barba a quelle che sono le caratteristiche preminenti delle stesse strutture organizzative degli ordini medesimi.

La formazione, pur impegnando risorse, costituisce un elemento di possibile accrescimento professionale come anche un possibile incontro tra mondo delle imprese, università e professionisti. Il limite di questa ultima è rappresentato dal fatto che si rivolge essenzialmente ad una parte degli iscritti agli ordini, non coinvolgendo una gran parte dei colleghi che non svolgono la libera professione di ingegnere libero professionista. Dipendenti pubblici e privati non seguono tale obbligo e continuano a mantenersi distanti dagli stessi ordini.

Come anche il mercato del lavoro appare sempre più distante da quanto rappresentato dagli stessi ordini. Un mercato che richiede sempre più specializzazione e che al tempo stesso richiede mobilità, duttilità, capacità di adeguarsi in termini estremamente rapidi a mutevoli cambiamenti di orizzonti.

Elemento che appare in netto contrasto e del tutto antitetico alla realtà attuale di governo delle professioni.

La burocrazia non può permeare realtà che dovrebbero avere la capacità di evolversi in autonomia.

Al giorno d'oggi appare distante il concetto di prestigio che un ordine dovrebbe avere quale ente pubblico. Le organizzazioni di categoria non ritengo che abbiano un valore inferiore al mondo rappresentato dagli ordini. Mantenere il ruolo pubblico degli ordini non significa schiacciarlo alla sulla linea della immutabilità, quest’ultimo vizio tipicamente nazionale.

Spesso negli incontri assembleari si sente parlare di rappresentatività degli ordini ed attrattività. Ma quale attrattività può esercitare la burocrazia, quale attrattività può esercitare un mondo di fatto immutabile incapace di evolversi contestualmente alla mutabilità del mondo del lavoro.

Quale può diventare l'attrattiva degli ordini di fronte alla durevole crisi del settore civile, della mancanza di attrattività nei confronti degli altri settori, della distanza rispetto al settore produttivo nazionale ed internazionale.

Settore produttivo che al contrario è fortemente marcato dalla pervasività ed incisività del ruolo dell'ingegnere.

Il ruolo e la funzione dell'ingegnere appare troppo importante all'interno dello scacchiere economico e produttivo, oltre al consueto mercato professionale per non cogliere l'occasione di una necessaria rivoluzione da parte degli ordini. Rivoluzione che deve necessariamente accompagnarsi alla capacità di identificazione degli ordini come categoria professionale, come punto di incontro e di ritrovo di un intero settore produttivo nazionale.

La denatalità, la mancanza cronica di laureati, l'immobilismo denotato da un paese malato di burocrazia e dove tutto viene visto nell'ottica della generalizzata presunta mancanza di onestà dei professionisti di certo non aiuta il mondo dell'ingegneria. Basta vedere gli effetti di una deregulation nel mondo del lavoro professionale (legge Bersani). Concetto caro ai liberisti puri ma incapace di evidenziare le differenze e le peculiarità delle professioni a più alta specializzazione. La liberalizzazione senza regole comporta effetti deleteri nel mondo del lavoro. In ogni campo.

Come non aiuta il mondo dell'ingegneria la eccessiva fratellanza con altre professioni distanti anni luce per competenza e per capacità operative dal nostro mondo.

RTP: non può portare vantaggi al mondo dell'ingegneria 

Un punto di incontro può essere la RTP in cui si analizzano le problematiche comuni ma non ritengo che tale tavolo (distante a sua volta anni luce dagli ordini territoriali) possa essere un elemento che possa. Appare fuorviante limitare a tale tavolo la rappresentatività di un mondo e di un modello organizzativo che è appunto l'ingegneria.

Siamo noi il modello e noi dobbiamo essere il punto di riferimento per le altre professioni. Diluire la nostra competenza a favore di soggetti assolutamente non in grado di competere a pari merito su un libero mercato, costituisce il primo elemento di debolezza della nostra professione.

La necessità di delineare compiti e funzioni delle categorie professionali diventa anche volano al contino miglioramento del settore professionale, spingendo altre categorie professionali verso il nostro mondo. Andare verso un nuovo modello liberale con la capacità di riconoscere i ruoli e le funzioni di ogni professione diventa un modello imperativo a cui tendere.

Non è livellando verso il basso che si ritiene che si possa accrescere ruolo e funzioni nonché peso del mondo ingegneristico.

La capacità di avere le dovute influenza al pari di altre categorie professionali di alto livello, la capacità di delineare il proprio futuro, la volontà di raggiungere un obbiettivo ci garantisce sicuramente la capacità di raggiungere sempre livelli di più alta professionalità e competenza, che necessariamente determinano un distacco, una separazione quasi fisica, rispetto ad altre professioni e quindi competenze.

Siamo alla vigilia di importanti sviluppi del mondo del lavoro e delle rispettive organizzazioni. Se non siamo noi in grado di essere artefici del nostro futuro come possiamo pensare che realtà profondamente diverse ed assolutamente incapaci di percepire le nostre potenzialità possano garantire il nostro naturale sviluppo, meglio dire evoluzione.

Noi dobbiamo garantirci il posto all'interno del settore economico e produttivo, e soprattutto garantire la professionalità che il nostro mondo mette a disposizione dello stesso.

Appare quindi necessario aprire un dibattito urgente e concreto sul nostro futuro e sulle capacità di evoluzione che gli ordini devono necessariamente intraprendere autonomamente e soprattutto essere in grado di gestirlo e di indirizzarlo verso gli obbiettivi che ci attendono.

Un mondo professionale che non appare in grado di guardare al futuro ed alla globalizzazione è destinato a morire e soprattutto ad emarginare il ruolo fondamentale che gli ingegneri rivestono oramai nel mondo oltre al sistema paese. Guardiamo al futuro e soprattutto cerchiamo di cambiare dalle radici la nostra rappresentatività avendo anche il coraggio di cambiare l'attuale modello organizzativo, frutto di un mondo e di un pensiero totalmente estraneo al mondo attuale.

Perseverare non potrà che portare all'abolizione degli ordini e se non gestito da subito il nuovo modello organizzativo di categoria e rappresentanza non potrà che perdere la capacità di tutela che oggi risulta estremamente limitata e debole, con continue prevaricazioni a favore, spesso, di più basse professionalità.

Il limite deve essere puntato sempre in alto e sempre al miglioramento degli obbiettivi e risultati.

Non si può quindi che condividere un nuovo MANIFESTO, un nuovo modo di pensare alla professione ed al mondo dell'ingegneria che contempli anche il superamento degli ordini come elemento unico di garanzia delle professioni verso un modello dinamico di tutela della professione e della professionalità dell’ingegneria.

Ingegneria come modello e come base di una struttura organizzativa in grado di rappresentare tutti i livelli che ci contraddistinguono, evitando in modo assoluto la convergenza verso un unico ordine rappresentativo di tutti i professionisti e di tutte le professionalità.

Il Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Viterbo

Ing. Nicola Marcucci

 

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