Nuovo restyling per Palazzo Argonauta a firma di Agenzia di Architettura

13/01/2020 1046

Voluto da Valle Giulia Real Estate, proprietaria dell’edificio, il restyling architetturale è firmato dallo studio Agenzia di Architettura di Isabelle Magda Rizk con la collaborazione della Cool Projects, società specializzata in Projects Management e Building Automation per quanto riguarda il progetto di reingegnerizzazione degli impianti.

Palazzo Argonauta prima dell'intervento di restyling

Palazzo Argonauta prima dell'intervento di restyling

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Palazzo Argonauta dopo dell'intervento di restyling

Palazzo Argonauta si rifà il lifting

Il Centro Direzionale Argonauta, così denominato per la sua capacità di ospitare realtà produttive pubbliche e private e di accogliere giornalmente una media di 4.000 persone con picchi fino a 7.000 presenze nelle giornate di massima affluenza, si sta rifacendo il lifting.
Entro l’anno termineranno i lavori che garantiranno una nuova intrigante immagine a uno degli edifici più grandi di Roma visto che con i suoi 70mila m² e 275mila m³ viene subito dopo il Palazzo della Farnesina (120mila m² e 720mila m³).

Render del progetto di restyling dell'edificio

Render del progetto di restyling dell'edificio

Il progetto di restyling e di reingegnerizzazione di Palazzo Argonauta è stato voluto dalla società Valle Giulia Real Estate che ha affidato i lavori allo studio Agenzia di Architettura, che ha anche diretto i lavori, e per quanto riguarda gli impianti alla Cool Projects, società di ingegneria specializzata in Projects Management e in Building Automation.

I lavori di rigenerazione dell’edificio si sono presentati fin da subito molto sfidanti per architetti e ingegneri che hanno dovuto “fare i conti” sia con le dimensioni dello stabile e per le sue peculiarità architettoniche sia perché i lavori sono stati effettuati con tutti gli “abitanti” del palazzo quotidianamente operativi.

Nato negli Anni ’70 su progetto dell’Ing. Renato Armellini, palazzo Argonauta ha una collocazione strategica trovandosi nel cuore di Roma a dieci minuti di auto dal centro e immediatamente a ridosso dell’autostrada che porta all’aeroporto di Fiumicino e delle stazioni ferroviaria e di metropolitana. In un quartiere che di giorno è ricco di attività e di uffici e di sera diventa uno dei centri più frequentati della movida romana.

Gli aspetti di riqualificazione energetica dell’edificio

L’aspetto di cui architetti, ingegneri e i progettisti di Genera per gli aspetti del fotovoltaico, vanno maggiormente fieri è la riqualificazione sul piano energetico dell’edificio anche e, soprattutto, per l’inserimento di un impianto di pannelli solari, su tutto il fronte Sud, senza che questo sia impattante dal punto di vista architettonico.

La facciata, infatti, ospita da 657 moduli di silicio policristallino delle dimensioni di cm 100 x 150, per uno sviluppo complessivo di quasi 1.000 mq esteso su di un fronte di circa 110 metri per un’altezza di poco inferiore a 40 metri, in grado di generare quasi 150 kWp, con tutta la sua rete di cablaggio. La sfida maggiore è stata quella di rendere questo mega impianto quasi invisibile giocando sulla “mistificazione” della realtà: trasmettere cioè l’illusione che i pannelli fotovoltaici siano le finestre, mentre gli elementi brise-soleil siano percepiti al contrario come elementi di marcapiano. Un edificio letto al negativo, i vuoti al posto dei pieni e viceversa. 

Ogni dettaglio tecnico e architettonico nella composizione di queste facciate è stato pensato in questa direzione.

Si è voluto anche andare oltre realizzando anche sulla facciata Ovest, quella che guarda via Ostiense, un analogo sistema, con pannelli di vetro smaltato blu dello stesso colore e dimensioni di quelli fotovoltaici e ancorati con gli stessi supporti. Questo perché su via degli Argonauti sta sorgendo la nuova sede dell’Università di Roma Tre, su progetto di Mario Cucinella, che presumibilmente oscurerà una parte della facciata Sud di Palazzo Argonauta. A conclusione del nuovo ateneo si opererà uno scambio dei pannelli “al buio” con quelli del fronte Ovest su via Ostiense senza comprometterne le caratteristiche architettoniche né di produzione di energia rinnovabile. Questa soluzione ha influenzato lo sviluppo del progetto su tutti i prospetti, nei quali i pannelli di vetro smaltato blu sono diventati una delle caratteristiche salienti. 

A questo impianto è stato aggiunto una struttura fotovoltaica sulle pensiline di kWp distribuito su una superficie di 2.176,70 mq, per una produzione annua di 484.472 kWh.

I due impianti insieme possono generare 622.092 kWh annui, interamente a servizio del “condominio”. Il risparmio in termini di CO2 è stimato in circa 170 tonnellate per anno.

Palazzo Argonauta dispone, in tal modo, del più grande impianto fotovoltaico su facciata nell’area metropolitana di Roma, e uno dei più grandi del genere, se non il più grande, in Italia. Si consideri che l’impianto in facciata considerato attualmente il più grande al mondo si trova a Copenaghen e sviluppa circa 300Mw annui.

Il lavoro di architetti e ingegneri non si è, naturalmente, esaurito qui. Tutte le facciate esterne sono state ridisegnate procedendo all’integrazione delle superfetazioni originarie (elementi aggettanti, senza alcuna apparente regola) all’architettura generale del complesso; a ricucire lo skyline, per alleggerire l’immagine dell’intero sistema, collegando in quota tre diversi volumi mediante elementi orizzontali che ne consentissero la continuità morfologica, pur rimarcandone le differenze. Tutto ciò per rendere contemporaneo un edificio imponente e molto marcato dal punto di vista architettonico gestendo interventi complessi (sia sul piano formale che tecnico e gestionale) su di una struttura preesistente e davvero problematica, anche in conseguenza di interventi successivi molto invasivi, specie sul piano strutturale.

Le prerogative del palazzo

Il progetto originale dell’edificio prevedeva, infatti, una grande piastra di 3 livelli fuori terra, con innestati sopra 3 parallelepipedi in elevazione, orientati da Est a Ovest. In un secondo momento i tre corpi di fabbrica furono collegati tra di loro, generando un enorme volume compatto sui fronti principali, più frammentato sul retro, con chiostrine interne tra un collegamento e l’altro.
Il prospetto principale su via Ostiense ne ricordava l’impostazione originaria in quanto i fronti degli edifici primigeni erano più alti dei corpi di fabbrica di collegamento, determinando un prospetto con uno skyline merlato, mentre la piastra di attacco a terra era riconoscibile perché aggettante rispetto all’edificio soprastante.

Le tre torri erano ulteriormente accentuate da elementi verticali composti da pannelli prefabbricati di cemento di sezione concava e da un sistema di pannelli di coronamento di vetroresina, che esaltava l’effetto di merlatura dei tre volumi principali.
Sino al 2000 i marcapiano dei corpi di fabbrica intermedi erano rivestiti da pannelli di vetro smaltato di colore giallo; queste fasce orizzontali si sviluppavano anche sul corpo avanzato per i primi due livelli sul fronte di via Ostiense, rimembranza della piastra originaria del progetto.

Il restyling esterno

La necessità di intervenire dall’esterno senza compromettere le attività all’interno, ha indotto i progettisti a ipotizzare un sistema di trama e ordito, ovvero un sistema composto da lamelle verticali di alluminio, sulle quali montare le facciate in tutti i loro componenti: dai pannelli fotovoltaici ai carter di rivestimento dei pannelli di cemento, dagli impianti elettrici alle pale frangisole. In questo modo le lame verticali diventano il fil rouge del progetto, sul quale comporre tutti gli altri elementi, consentendo quindi di poterlo sviluppare in corso d’opera in funzione delle varie problematiche, in particolar modo tecniche, che via via si sarebbero palesate.

Facciata ovest dopo il restyling

Un sistema esterno sul quale montare tutti gli altri elementi della facciata avrebbe inoltre consentito di svincolarsi dai limiti fisici e architettonici del preesistente, dalle problematiche geometrico-costruttive degli sfalsamenti e degli allineamenti, a quelle degli ancoraggi, a quelle di tenuta agli agenti atmosferici.

I costoloni verticali che marcavano il confine tra un blocco e l’altro, sono stati mantenuti soprattutto perché troppo complicato e oneroso rimuoverli. A quel punto da un “problema” ne è stata colta un’opportunità trasformando tali lesene in passaggi verticali per le tubazioni degli impianti di climatizzazione. Il progetto ha poi previsto la carterizzazione dei costoloni con lamiere di alluminio a cui sono stati aggiunti segmenti di brise-soleil, per una ricucitura orizzontale che ne stemperasse lo iato verticale.

Questi elementi si sono rivelati fondamentali anche perché tra i vari blocchi vi era uno scarto di altezza di molti centimetri e il rendere continuo il coronamento dell’edificio avrebbe evidenziato le differenze tra i due lati opposti (superiori ai 40 cm). Decidere di estendere i costoloni sino alla quota superiore, privilegiandone la continuità verticale su quella orizzontale degli elementi di coronamento, ha consentito di rendere non percepibile tale differenza, e al contempo di rendere più evidente come l’intero complesso fosse composto non più da tre blocchi connessi tra di loro, ma da cinque blocchi, con quelli intermedi di carattere diverso. In questo modo si è mantenuta una continuità storica, ma reso l’intero organismo più omogeneo e coerente. 

Il coronamento originale del palazzo era stato realizzato da pannelli di vetroresina su montanti di alluminio estruso. Il progetto di restyling ha recuperato i montanti di alluminio, ma i pannelli di vetro resina sono stati sostituiti con pannelli di PTFE, una membrana di ultima generazione, molto leggera e traforata per opporre minor resistenza al vento, e particolarmente resistente agli agenti fisici, meccanici e chimici. Per esaltare lo stacco tra un pannello e l’altro, in continuità con il concetto originario di realizzare un coronamento composto da singoli elementi ben distinti tra loro, questi pannelli di PTFE sono stati previsti leggermente inclinati per creare una linea d’ombra per enfatizzare l’alternarsi della sequenza di elementi e al contempo dare più slancio all’intero sistema.

I bow-window sono concepiti come tasselli di vetro incastonati nella facciata; per questa ragione sono stati liberati da qualsiasi sovrastruttura, realizzati vetri a tutta altezza su di un sistema a courtain-wall. Al fine di rendere gli elementi perfettamente integrati anche da un punto di vista ravvicinato è stato pensato di rivestire l’intradosso dei solai in aggetto con dei pannelli di alluminio a doghe, che sembrano riflettere le trame orizzontali delle pale brise-soleil.

Bow window di palazzo Argonauta

La riqualificazione interna

Il progetto di riqualificazione è esteso agli interni, in particolare al piano terra per il riassetto del sistema distributivo e l’orientamento per accedere ai vari corpi di fabbrica.

L’edificio è molto complesso e, nel corso dei decenni, ha subito vari interventi sporadici ed estemporanei senza alcuna logica di lungo respiro, e senza alcun tipo di coordinamento. Questo ha determinato notevoli problemi, molti dei quali si sono rivelati solo in corso d’opera, quando ormai le aree erano state compartimentate, gli accessi modificati, alcune parti già demolite, e la necessità di chiudere in tempi rapidi (dato il disagio causato agli utenti), una priorità di fondamentale importanza. Per questa ragione si è deciso di adattare lo sviluppo dei progetti alle condizioni imposte dal contesto, cercando di interpretarlo nel miglior modo possibile, al contempo mantenendo un linguaggio espressivo omogeneo, risolto assumendo la massima coerenza possibile nell’approccio alle soluzioni architettoniche.

Gli accessi, il sistema distributivo e la segnaletica

Gli accessi avvengono dai 4 punti cardinali: Ovest (Corpo B, da via Ostiense, l’accesso principale), Nord (Corpo A, verso il parcheggio interno e in direzione degli ex Mercati Generali), Est (Corpo D, verso il parcheggio interno e in direzione della Garbatella), Sud (Corpo C, da via degli Argonauti, in direzione della Basilica di S.Paolo).
Originariamente gli assi di percorrenza si incontravano al centro (nella zona definita: il Transetto), ma sia verso Est (verso il Corpo D) che verso Sud (via degli Argonauti) i corridoi non avevano sbocco diretto verso l’esterno. Inoltre le scale erano tutte chiuse in arrivo a terra, per esigenze di compartimentazione antincendio.
La conseguenza era che chiunque si addentrasse nell’edificio aveva seri problemi a orientarsi, sia in accesso che in uscita.
Un’azione obbligata quindi è stata da un lato quella di aprire gli assi principali di distribuzione nelle due direzioni Nord-Sud ed Est-Ovest.

Altro parametro determinante era lo studio di una segnaletica che fosse efficace nell’aiutare gli utenti a orientarsi all’interno dei numerosi corpi scale e dei tanti uffici dislocati al suo interno. La questione della segnaletica ha assunto un ruolo talmente importante e incisivo, da diventare elemento caratterizzante l’architettura e la luce degli spazi interni. A volte, anche come elemento dissuasore per i sotto scala.

Render dell'atrio C

Render dell'atrio C

I vincoli strutturali e impiantistici

È stato deciso di dare risalto alla struttura dell’edificio, in particolare ai pilastri, estraendoli dalle murature e finte nicchie all’interno delle quali erano stati sepolti dai vari interventi che si sono susseguiti. In alcuni punti è stato addirittura deciso di allargare i corridoi per farli emergere e mettere in risalto; tutti i pilastri inoltre sono stati evidenziati di giallo, dello stesso tono di colore dei pannelli di rivestimento delle facciate degli anni ’80, a memoria delle trasformazioni avvenute nel corso del tempo.

Altro aspetto che ha determinato lo svolgersi del progetto sono gli impianti e le strutture nelle condizioni in cui sono state trovate una volta aperti i controsoffitti: si è cercato di bonificare e di razionalizzare dove possibile, ma in ogni caso i vincoli determinati dal passaggio delle tubazioni di scarico, o di adduzione, le travi, le scale e le varie interferenze hanno costituito seri ostacoli allo sviluppo di un progetto organico.

Emblematico è il caso dell’atrio A.

Una volta smontati i controsoffitti sono state trovate intere colonne di scarico dei piani superiori che in arrivo all’intradosso del solaio deviavano per parecchi metri in linea orizzontale in pendenza per scendere al livello sottostante in punti a volte molto distanti tra loro. Questi tratti orizzontali dovevano inoltre tener conto anche delle travi e delle interferenze con altri tipi di impianti. Anche travi rampanti di c.a. delle scale erano stati tagliati per consentire il passaggio delle tubazioni. Non essendo possibile abbassare il piano dei controsoffitti a una quota tale da inglobare quanto sopra, per via dei limiti di altezza minima imposti dalle normative, si è deciso semplicemente di placcare ogni elemento in modo autonomo, staccando le varie forme con strisce di luce, alle quali è stata affidata l’illuminazione degli ambienti.

Controsoffitto dell'atrio prima dell'intervento

Controsoffitto dell'atrio prima dell'intervento

rRender del controsoffitto dell'atrio previsto

Render del controsoffitto dell'atrio previsto dal progetto

Altro punto emblematico: il transetto

In quell’incrocio è presente un locale contatori elettrici molto invasivo; lo spostamento si è rivelato molto complesso e oneroso, e inoltre avrebbe determinato un disservizio in termini di sospensione della erogazione di energia elettrica a tutti i Conduttori del Corpo B, creando notevoli disagi.
Non potendolo spostare, l’unica soluzione possibile restava di renderlo invisibile: è bastato rivestirlo di lastre di acciaio a specchio riflettente e mettere i triangoli di segnaletica sugli spigoli.

Per prevenire un potenziale senso di angoscia a chi si inoltra nel Transetto - punto di incrocio di corridoi che si addentrano nelle viscere dell’edificio per molte decine di metri - è stato pensato di rendere l’area come se non fosse il nucleo più interno, bensì un punto di apertura verso l’esterno e trasmettere una piacevole sensazione di respiro. Per tale ragione è stato previsto l’inserimento di tagli luminosi al soffitto, aumentandone sia l’intensità che la temperatura di colore, per cui per contrasto chiunque si avvicini verso il Transetto ottiene l’illusione che in quel punto vi sia una apertura verso l’alto, salvo poi percepirne lo squarcio nel momento in cui vi giunge.

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