Calcestruzzo: c'è un problema di regole, c'è un problema di strategie

Sul calcestruzzo esiste un problema di regole. Le Linee Guida per la certificazione degli FRC non sono applicabili, la UNI EN 206 è universalmente poco conosciuta, la certificazione FPC degli impianti è inutile, il personale nei posti chiave è senza qualifica. Ecco alcuni commenti e proposte.

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Calcestruzzo. C’è un problema di regole, ma anche di strategia

A 9 mesi dalla pubblicazione delle Linee Guida sugli FRC del Consiglio Superiore dei LL.PP. non si è ancora certificato alcun impianto di betonaggio.

Perchè ? per vari motivi. Ma soprattutto perchè il documento ha un errore tecnico e procedurale insuperabile: prevede che si certifichi una ricetta alla volta, e che la ricetta qualificata non sia più modificata. Chi l’ha scritta non ha tenuto conto che un cemento che proviene dalla stessa cementeria, così come un aggregato che proviene dalla stessa cava, cambia nel tempo e questo richiede un aggiornamento costante delle ricette. Ho voluto fare l'esempio di materiali che non cambiano partenza di fornitura per portare all'estremo l'esempio, ma in genere cambiano anche queste fonti.

Non solo, d’estate e d’inverno le condizioni al contorno incidono sulle prestazioni del calcestruzzo: in estate c’è un problema di mantenimento della lavorabilità, in inverno di raggiungimento delle prestazioni minime prima che diventi troppo freddo. Sono problemi facilmente risolvibile con la chimica dell'edilizia, ma comportano l'aggiornamento della ricetta. E non esiste impianto che chiuda un mese, al cambio di stagione, per attendere la qualifica della ricetta aggiornata.

Nel settore sono le aziende migliori ad aggiornare costantemente le ricette alla variazione della qualità delle materie prime e delle condizioni al contorno, e lo fanno attraverso un controllo continuo che si basa su valutazioni statistiche delle prestazioni ottenute per famiglie omogenee di calcestruzzi diversi. Lo stesso "Listino" è ormai "smart", non più diviso in singole ricette.

Chi ha scritto la norma avrebbe dovuto tenerne conto, sia del tema dell’aggiornamento delle ricette, sia della qualifica per famiglie.

E oggi esiste già un sistema ufficiale che controlla e certifica che il produttore progetti/controlli/qualifichi la produzione costantemente: è quello del FPC. E il riferimento per la certificazione è una Linea Guida del Consiglio Superiore dei LLPP. E gli organismi che certificano sono controllati dal Servizio Tecnico Centrale del Consiglio Superiore dei LLPP.

Sarebbe stato quindi sufficiente - se non ovvio - fare riferimento alla certificazione FPC per il rilascio del CVT, senza introdurre requisiti impraticabili e inutili. Sarebbe stato sufficiente prevedere che l’ente Certificatore verificasse che il produttore di calcestruzzo ha in atto un sistema procedurizzato di progettazione dei mix design, di qualifica, di controllo delle ricette e gestione delle Non Conformità, delle famiglie dei calcestruzzi fibrorinforzati per arrivare al rilascio del CVT, invece di obbligare il produttore a fare prove iniziali costose in un laboratorio autorizzato/ufficiale, su un materiale che dopo un mese in genere è già cambiato.

Sto dicendo una stupidagine ? no, perchè il risultato è sotto gli occhi di tutti. Zero CVT rilasciati o in fase di prossimo rilascio a breve.

Si tratta di un problema enorme per il settore, bloccando una soluzione che negli Stati Uniti è stata invece valorizzata al punto da essere uno dei riferimenti per contrastare la diffusione di acciaio e legno nelle costruzioni.

Negli Stati Uniti il calcestruzzo FRC è strategico, in Italia ?

Due sono le cose che mi sorprendano.

La prima è che nella predisposizione delle Linee Guida non si sia invitato il settore produttivo. Le figure tecniche coinvolte hanno la massima preparazione sui modelli di calcolo, sugli aspetti strutturali. La nostra scuola è tra le migliori del mondo sul tema degli FRC. L'errore non riguarda infatti questi aspetti, anzi, come sempre, sono all'avanguardia, riguarda la messa in pratica, argomenti che riguardano la parte produttiva del settore.

La seconda è stata la poca attenzione dedicata all’argomento. Si, è vero, le associazioni ci stanno lavorando, ma non con quella pressione e attenzione che si dovrebbe dedicare a problemi così importanti.

Ma riflettendoci la cosa non mi sorprende. D’altronde il settore del calcestruzzo non ha poi mai creduto fino in fondo in questa importantissima soluzione.

Le norme fino ad ora pubblicate su questo argomento a livello nazionale o sono nate solo dalla volontà di alcuni esperti universitari, vedi le Istruzioni CNR DT 204, o per interesse di una categoria di applicatori, vedi le istruzioni CNR 211. E la stessa categoria aveva messo a punto un documento tecnico di supporto diversi anni fa. Il settore del calcestruzzo preconfezionato e prefabbricato non hanno mai spinto veramente per arrivare a un riconoscimento normativo di questa soluzione.

Eppure, senza un linea guida del Consiglio Superiore, nel sistema normativo che vige in Italia e che è governato dalle Norme Tecniche delle Costruzioni, utilizzare un prodotto innovativo è praticamente impossibile (se si vuole rispettare la legge). Occorre infatti fare approvare ogni progetto in cui la tecnologia è utilizzata dal Consiglio Superiore dei LLPP. Le Linee Guida quindi sono un documento necessario, e ci sarebbe atteso che fosse stata l’industria del calcestruzzo - preconfezionato e prefabbricato - a richiedere per prima la produzione.

Negli Stati Uniti ci sono documenti PCA di supporto, modelli di calcolo, software ... da noi ancora troppo poco.

Perchè gli FRC sono importanti

I calcestruzzi fibrorinforzati sono importantissimi per il settore del calcestruzzo, perchè consentono di risolvere alcuni problemi connessi all’uso del calcestruzzo ai fini strutturali.

Il calcestruzzo armato richiede infatti l’uso di ... armature (lo dice la paorla stessa). Ma l’armatura va progettata, va lavorata, va posta in opera, va legata. Questo comporta costi di materiale, costi di messa in opera e … manodopera qualificata.

Sono 39 anni che opero nel settore del calcestruzzo e sono 39 anni che sento parlare del problema del copriferro, sempre troppo sottile, del problema delle staffe, che se ne mettono sempre meno di quelle che sono previste … ma sono tutti problemi connessi alla qualità della manodopera che predispone il getto. Manodopera sempre meno preparata e controllata.

Ecco perchè negli Stati Uniti si continua a spingere per l’uso di SCC con FIBRE: perchè si risolvono due problemi, quello della posa in opera del calcestruzzo e quello della posa in opera delle armature. Peraltro l’uso delle fibre consente di realizzare strutture sottili - i prefabbricatori lo sanno bene - e quindi di competere nei rapporti peso/prestazioni con altri materiali concorrenti.

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A concrete vision - il racconto del Prof. Liberato Ferrara su Calcestruzzo e Innovazione negli Stati Uniti

Il calcestruzzo fibrorinforzato è quindi una grande occasione per l’industria del calcestruzzo italiano per riconquistare fette di mercato. Se è SCC ancora di più. Se è autoriparante ancora di più. Ma occorre crederci, avviare strategie dedicate di informazione, formazione, diffusione. Peraltro partiamo da livelli d’uso molto bassi, basta confrontare i nostri dati con quelli della Francia, e quindi le possibilità di crescita sono enormi.

Qualcuno potrebbe obiettare: ma rappresenta una quota bassa di mercato ... non ce lo chiede nessuno ... ma d'altronde proviamo a pensare quanta attenzione si sia dedicato - anche in termini di budget di investimento tecnico e commerciale - a questo materiale. Molto poco. Ecco perchè in Italia si usano ancora così poco.

I calcestruzzi fibrorinforzati - e le malte fibrorinforzate - solo la più importante soluzione commerciale innovvativa per il settore.

E basta varcare il confine con la Svizzera per rendersi conto quanto siano importanti anche i Calcestruzzi Fibrorinforzati ad alte e altissime prestazioni. 

La Linea Guida sul calcestruzzo Fibrorinforzato va cambiata

Ecco perchè occorre agire velocemente sulle Linee Guida del CONSUP. Per renderle applicabili e tecnicamente coerenti con quanto accade con la realtà.

Occorre un allineamento del CVT con l’inglobamento nel l’FPC, ovvero passare da un modello in cui il Consiglio Superiore certifica un calcestruzzo (come prevede l’attuale documento) a un modello in cui si certifica il sistema di controllo e produzione. Sarà l’organismo di certificazione riconosciuto dal Ministero a controllare e certificare l’avvenuta applicazione del sistema di qualifica e controllo.

E questa sarà anche l’occasione per cambiare l’attuale modello di certificazione degli FPC: criteri di qualifica degli organismi di controllo più severi, quindi meno organismi, ma ispettori più specializzati.

Questo porterà sicuramente a un taglio di almeno un 20/25% di impianti di produzione del calcestruzzo, che ancora oggi non hanno un sistema di automazione, non applicano procedure di controllo statistico, non tarano le sonde, non hanno alcuna attenzione tecnica, ma sono bravissimi su due aspetti: lo sconto e il parlare di qualità (parlare, parlare, parlare ... e lamentarsi degli altri, che hanno sempre la colpa).

Meno impianti, più produzione pro-capite, più risorse per gli investimenti.

Non solo FRC e FPC: rivedere la normazione del calcestruzzo ?

Mi piacerebbe poter fare una verifica per misurare i grado di conoscenza della UNI EN 206 dei produttori di calcestruzzo e dei professionisti.

Molto è migliorato rispetto al passato, quando si parlava esclusivamente di calcestruzzo a dosaggio. Oggi molto calcestruzzo viene prescritto indicando la prestazione meccanica a compressione, la classe di consistenza e di durabilità, ma sono ancora pochi gli impianti in cui sono realizzati con continuità controlli delle prestazioni per famiglie di calcestruzzo. 

In genere un impianto ha cinque figure chiave: l’impiantista, il commerciale, il trasportatore, il pompista e … il tecnico.

Il tecnico è sempre meno presente e se guardiamo il numero di impianti medio per tecnico abbiamo toccato valori quasi disastrosi.

Quando nel 2004 mi presentai in Betonval per certificare - come aiuto ispettore (il capo era l’ing. GIovanni Calda) - gli impianti c’era un tecnico per impianto, massimo per due. Oggi quale percentuale.?

Ma le altre quattro figure, che invece sono sempre presenti negli organigrammi, che tipo di qualifica hanno ?  Quanti commerciali sanno spiegare cosa sia una resistenza caratteristica ? vengono mai fatte prove e test sul grado di preparazione tecnica di queste figure ? Quanti impiantisti sanno quali siano i vincoli che la UNI EN 206 impone sulla produzione ? E poiché in generale in Italia il calcestruzzo si mescola con l‘autobetoniera di un padroncino esterno, quanti di questi hanno un minimo di preparazione sul calcestruzzo ? E quante di queste autobetoniere sono controllate nel tempo (le alette di mescolazione si consumano, e quando sono consumate costa meno fare girare la botte …).

A mio parere occorrerebbe quindi una regolamentazione sui ruoli, arrivando al concetto di patentino di abilitazione. 

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In Brianza è nata l’Accademia del Calcestruzzo. Ideata dalla Fondazione dell'Istituto Italiano per il Calcestruzzo (IIC), l’offerta formativa è ampia e va dal corso base di tecnologo del calcestruzzo a quelli avanzati per la formazione di tecnici certificatori passando per i responsabili della qualità, i gestori degli impianti di betonaggio e i tecnici commerciali.

Il calcestruzzo è un materiale straordinario

Sì, il calcestruzzo è un materiale straordinario.

Anche perchè è l’unico materiale che può essere utilizzato dalla testa ai piedi per la costruzione di qualsiasi edificio. Con il calcestruzzo si possono costruire strade, si possono costruire ponti e viadotti, si possono costruire dighe, si possono costruire edifici che sfiorano ormai il Kilometro di altezza, si possono costruire condotte per l’acqua, si possono costruire addirittura navi.

Ma il calcestruzzo è anche innovazione, e allora occorre che il settore creda in questa innovazione sostenendola sia nel mercato che nella sua regolamentazione.

E per farlo occorrono risorse, ma le risorse ci sono solo se il mercato riconosce la qualità. E in questo Paese ciò purtroppo spesso non accade. Perchè in questo Paese si dedica più attenzione a punire chi lavora per la qualità che chi opera a dispetto di qualsiasi regola e qualità.

Mai sentito parlare di una multa dell'antitrust a un produttore che produceva calcestruzzo in dumping senza avere tecnici, senza tarare le sonde, senza controllare la produzione, senza avere un'automazione ... MAI.

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