Pendolaria 2019: Le soluzioni di Legambiente per il rilancio del trasporto urbano e ferroviario

04/02/2020 1301

Legambiente ha presentato Pendolaria, il rapporto annuale sul trasporto ferroviario in Italia: cresce la mobilità su ferro con 5,7 milioni di pendolari che ogni giorno viaggiano su metro e treni regionali. È boom dell’alta velocità, ma è emergenza Sud, infatti circolano meno treni che nel 2010. L'Associazione chiede al Governo «un progetto per fare della mobilità al Sud e nelle aree urbane la priorità del Green Deal europeo».

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Legambiente ha presentato il rapporto che ogni anno fa il punto sul trasporto ferroviario in Italia: cosa si muove e che cosa no sulla rete, in termini di soldi, convogli e persone.

«Sono le grandi città e il Sud le due emergenze del nostro Paese nel trasporto ferroviario - ha dichiarato il vice presidente di Legambiente Edoardo Zanchini - la nuova Commissione europea guidata da Ursula Von der Leyen si è impegnata per politiche e obiettivi più ambiziosi e per un piano di investimenti da mille miliardi di euro per raggiungere i target fissati con l’Accordo di Parigi sul Clima e fermare la crescita della temperatura del Pianeta. Il cambiamento della mobilità è imprescindibile per conseguire gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 fissati dall’Unione europea al 2030 e al 2050 in cui si dovrà aver raggiunto la totale decarbonizzazione».

Trasporto ferroviario, 10 anni di AV: + 517% di passeggeri

Il 2019 è stato un anno particolare per il trasporto ferroviario italiano: ha celebrato i dieci anni dall’entrata in funzione delle linee ad alta velocità e ha visto concretizzarsi diversi cambiamenti tanto sulle linee nazionali, con la concorrenza tra treni veloci, quanto nelle Regioni, che hanno ormai tutte un contratto di servizio con gli operatori del servizio ferroviario.

I numeri sono in aumento sia per i treni a lunga percorrenza, sia per i treni regionali e le linee metropolitane.

In Italia, sono cinque milioni e 699mila le persone che prendono quotidianamente i treni regionali e le linee metropolitane.

In 10 anni l’alta velocità ha visto raddoppiare la flotta dei treni AV: erano 74 nel 2008 e 144 nel 2019. I passeggeri trasportati sui treni AV di Trenitalia sono passati dai 6,5 milioni del 2008 a 40 milioni nel 2018, con un aumento del 517%.

Crescono il trasporto ferroviario regionale, metro e tram 

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Nel 2018, rispetto all’anno precedente, circa 45mila persone in più hanno preso i treni regionali (+1,6%). 

Nel dettaglio, i passeggeri che usufruiscono del servizio ferroviario regionale sono 2milioni e 919mila, aumentati dell'8,2% rispetto al 2010. 

Due milioni e 78mila persone al giorno prendono, invece, le metropolitane presenti in 7 città italiane (Milano, Roma, Napoli, Torino, Genova, Brescia e Catania), con un aumento complessivo di quasi 65mila passeggeri tra il 2018 e il 2017, dovuto in particolare alle linee di Milano, Catania e Brescia, dove si registra un'aumento costante.

Le situazioni positive sono tante e Legambiente racconta nel rapporto 57 buone pratiche.

L'arrivo di nuovi treni: cala l'età media dei convogli

Tra le buone notizie per i pendolari, c’è l’arrivo di nuovi treni.

Da Ragusa ad Aosta, sono 2.894 i treni in servizio nelle regioni ogni giorno e, sopratutto al Nord e Centro Italia, l’età media dei convogli sta calando attestandosi a 15,4 anni.

Grazie agli investimenti decisi nella XVII legislatura, nel quadriennio 2017-2020 entreranno in circolazione 210 nuovi treni.

Per quanto riguarda gli Intercity, si stanno investendo 300 milioni tra revamping e la riconversione dell’intera flotta.

Trasporti e infrastrutture: il ritardo delle aree urbane

Nelle aree urbane spicca il maggior ritardo infrastrutturale italiano rispetto ai Paesi europei.

La dotazione di linee metropolitane si ferma a 247,2 chilometri (in 7 città in cui vivono circa 15 milioni di persone), lontano dai valori del Regno Unito (oltre 672 km), della Germania (649,8) e della Spagna (609,7).

Il totale di chilometri di metropolitane italiane è inferiore o paragonabile a quello di singole città europee come Madrid (291,3 km), Londra (464,2 km) o Parigi (221,5 km).

Solo in Italia il dibattito politico sui trasporti e le infrastrutture ignora completamente le aree urbane; è qui che bisognerebbe concentrare gli investimenti, ma non avviene.

I dati Istat raccontano che il 42% della popolazione nazionale (25,8 milioni di persone) vive nelle 16 principali aree metropolitane e conurbazioni italiane, dove si registra la quota prevalente degli spostamenti e dove il tasso di auto di proprietà è tra i più alti al mondo: 70,7 veicoli ogni 100 abitanti.

Il divario infrastrutturale tra Nord e Sud Italia

Drammatica è la situazione al Sud, dove i treni hanno un'età media di 19,3 anni rispetto ai 12,5 anni al Nord e, negli ultimi dieci anni, sono stati addirittura ridotti gli intercity e i regionali in circolazione. Inoltre viaggiano su linee in larga parte a binario unico e non elettrificate.

In tutta la Sicilia sono 486 le corse al giorno dei treni regionali contro le 2.560 della Lombardia: quasi 5,3 volte tanto (a fronte di una popolazione di 5 milioni di persone in Sicilia e 10 milioni in Lombardia).

Le corse giornaliere in Provincia di Bolzano sono 266, quasi quante quelle offerte in Sardegna (297) dove però la popolazione è oltre il triplo. In Calabria sono 341 le corse giornaliere, meno delle 355 effettuate in Liguria dove popolazione ed estensione sono inferiori.

Innumerevoli gli esempi di un’assenza totale di regia e controllo lungo alcune direttrici importanti:

  • Cosenza-Crotone: manca collegamento diretto e servono quasi tre ore di tempo per percorrere 115 km;
  • Ragusa-Palermo: tre collegamenti al giorno, tutti con un cambio, per arrivare a destinazione in 4 ore e mezza;
  • Siracusa-Trapani: (266 km in linea d’aria) solo tre possibilità, la più rapida in 11 ore e 21 minuti, con tre cambi;
  • Potenza-Matera: Trenitalia non prevede più collegamenti e con le Ferrovie Appulo Lucane servono 3 ore e 20 minuti;
  • Taranto-Lecce: esiste un Intercity Notte che transita in orari di pendolarismo, ma solamente da Taranto verso Lecce.

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«Questo quadro evidenzia le sfide dei trasporti in Italia - ha aggiunto Edoardo Zanchini – che oggi riguardano in particolare le aree urbane e il Mezzogiorno. Nel 2019 non è stato inaugurato neanche un chilometro di linee metro, quando il ritardo è drammatico e solo investendo in una cura del ferro sarà possibile cambiare la situazione di inquinamento e traffico che attanaglia le nostre città. Al Sud muoversi in treno tra le città è praticamente impossibile, perché i collegamenti sono meno che nel 2010 a seguito dei tagli e i treni sono più vecchi e lenti che nel resto d’Italia».

«Serve un piano per il Sud fatto di treni nuovi da mettere su linee da elettrificare e potenziare ed è urgente cambiare le priorità infrastrutturali del Paese spostandole nelle aree urbane».

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Le opere incompiute e che servirebbero

Nella cartina sono state inserite le opere prioritarie per rilanciare il trasporto ferroviario del Paese (descritte più ampiamente nel secondo capitolo del Rapporto).

Il problema però sono i finanziamenti: mentre per le autostrade e per le grandi opere sono previsti 22 miliardi (incluse le realizzazioni di terze e quarte corsie), per realizzare quelle davvero utili e urgenti le risorse non ci sono.

Le risorse statali per il servizio ferroviario regionale hanno visto una diminuzione tra il 2009 ed il 2019 del 21,5%, mentre i passeggeri crescevano di oltre l’8 per cento.

Per fare un esempio, a Roma è da 30 anni che si aspetta il completamento dell'anello ferroviario e ancora non è completo il progetto e non ci sono le risorse per aprire i cantieri per il collegamento che porterebbe beneficio a centinaia di migliaia di persone ogni giorno.

Senza questi interventi per chi vive in Lombardia o in Sicilia, a Genova o Catania, continueranno inquinamento e traffico, visto che molti di questi progetti non sono prioritari e mancano le risorse per gli interventi.

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Le priorità di Legambiente per il rilancio del trasporto ferroviario

  • Più treni sulla rete ferroviaria: un treno ogni 8-15 minuti sui regionali nelle linee più frequentate e un treno ogni 3-4 minuti sulle metro e poi sui tram e le altre linee regionali;
  • Priorità agli investimenti infrastrutturali nelle città: costruire 200 chilometri di metro, 250 di tram, 300 di linee suburbane;
  • Un piano per muoversi al Sud in treno: almeno un treno ogni ora e nuovo materiale rotabile.

Per rilanciare il trasporto ferroviario servono:

  • Almeno 500 milioni di euro all’anno da destinare al fondo per il TPL e il trasporto ferroviario regionale;
  • Garantire che almeno 2 miliardi di euro all’anno dei fondi introdotti nelle ultime Leggi di Bilancio per gli investimenti dello Stato siano indirizzati a un programma di nuove linee di tram e metropolitane nelle città;
  • Aggiungere agli investimenti previsti almeno 600 milioni di euro all’anno per continuare nel rinnovo del parco circolante e per le Frecce da introdurre nelle linee al sud.

Dove recuperare le risorse?

Si possono recuperare dai sussidi all’autotrasporto, dagli introiti delle autostrade, dalla cancellazione di investimenti sbagliati (come quelli per nuove autostrade al nord). E in questa direzione dovrebbe andare anche la revisione delle priorità infrastrutturali dei prossimi anni di Anas e delle concessionarie autostradali, per indirizzare la spesa verso la manutenzione e gli investimenti davvero necessari, dai bilanci delle Regioni che devono far crescere la spesa nel bilancio per portarla al 5% in modo da prevedere obiettivi più ambiziosi nei Contratti di servizio.


Pendolaria 2019: il rapporto completo con tutti i numeri legati al trasporto ferroviario in Italia.