BIM & PA: una Relazione Complessa

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Information Management nelle amministrazioni pubbliche: quali strategie per una corretta introduzione?

La tematica, definita dal DM 560/2017, inerente all’Information Management - sarebbe, infatti, utile privilegiare, infatti, questa locuzione a quella, riduttiva, di Information Modeling - dovrebbe, infine, essere ulteriormente recepita all’interno del nuovo regolamento generale di attuazione del Codice dei Contratti Pubblici, per quanto attiene alla Domanda Pubblica.

È, tuttavia, chiaro che gli obblighi legislativi, pur costituendo un importante stimolo, se male interpretati dai destinatari, rischiano di far percepire un fenomeno epocale come una fastidiosa superfetazione.

Per tale motivo, il rafforzamento delle prescrizioni cogenti necessita di essere accompagnato da una azione avveduta di rappresentazione del tema alle amministrazioni pubbliche.

Di là, in effetti, degli esiti articolati degli utili Osservatorî sulla diffusione del «BIM» nelle procedure di affidamento dei contratti pubblici, curati dalle rappresentanze, ciò che emerge con chiarezza a proposito di «BIM & PA» è che l’approccio comunemente adottato non solo tenda a sottovalutare la dimensione metodologica a favore di quella strumentale, ma che, soprattutto, proponga alle amministrazioni pubbliche la digitalizzazione, sotto questo profilo, nella veste di una sovrastruttura.

Del resto, sarebbe stato sufficiente prendersi la briga di leggere la relazione di accompagnamento al DM 560/2017 per comprendere quanto ciò non dovesse accadere, in virtù del fatto che i contenuti del decreto ministeriale avessero intenti, più o meno espliciti, di politica industriale, legati alla efficienza della spesa pubblica e all’utilità sociale dei cespiti immobiliari e infrastrutturali, disponibili e indisponibili, delle amministrazioni pubbliche o, comunque, di interesse collettivo.

Il seminario in argomento che la Comunità Montana di Valle Sabbia e Secoval hanno organizzato, tenutosi il 13 Febbraio 2020, a Brescia, col patrocinio del Comune di Brescia, assieme alla School of Management and Advanced Education (SMAE) dell’Università degli Studi di Brescia con l’apporto degli esponenti del Centre for Construction Law and Management (CCLM), costituito dallo stesso ateneo bresciano con il Politecnico di Milano e con l’Università Statale di Milano, ha definitivamente chiarito come l’introduzione dell’Information Management nelle amministrazioni pubbliche, sotto la duplice veste dei contratti pubblici e dell’edilizia privata, richieda una visione sistemica che risalga alle strategie generali di digitalizzazione attualmente presenti nel Codice dell’Amministrazione Digitale e nel Piano Triennale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione.

A questa istanza si deve associare la natura economica e sociale, caratteristica delle priorità espresse dalle Nazioni Unite e dalla Unione Europea, che costituisce, per certi versi, l’essenza ultima dell’agire da parte delle istituzioni pubbliche.

Partire da questa visuale consente, quindi, di focalizzare l’attenzione sulla cultura digitale nella amministrazione pubblica e sui processi gestionali che essa mobilita e abilita.

D’altronde, contratti pubblici ed edilizia privata trovano un punto di sintesi ideale nella dimensione geo-spaziale, quella che, per slogan, definiremmo «GIS & BIM», ma che, in realtà, si sostanzia nella gestione urbana e territoriale, dalla rigenerazione delle «periferie» ai distretti innovativi, dal PAES al Partenariato Pubblico Privato.

Per queste ragioni, affrontare le tematiche degli ambienti di condivisione dei dati e del capitolato informativo, della gestione dei programmi pluriennali e dei singoli endo-procedimenti, vuol dire investire del tema una amministrazione pubblica, non semplicemente una stazione appaltante o una amministrazione concedente, significa guardare a una Domanda Pubblica, così come a un Ente Competente, capace di definire modelli di dati e di configurare strutture di dati, quadri esigenziali e vincoli regolamentari, in termini analitici, numerici e computazionali, in grado tanto di sollecitare e di stimolare i migliori offerenti nelle procedure competitive quanto di supportare i cittadini e gli investitori che intendano promuovere interventi sul territorio di competenza.

Si tratta, perciò, di ragionare sul piano delle politiche di attrazione delle agglomerazioni urbane e dei territori con un taglio di medio-lungo periodo, sotto il profilo strategico, ben oltre i termini di legge.

Si tenga, peraltro, conto che attualmente, con riferimento prevalente alla progettazione, non ancora a direzione dei lavori/coordinamento per la sicurezza/manutenzione e gestione, le migliori esperienze in materia, nonostante le apparenze, restano per lo più confinate entro l’ambito geometrico-dimensionale, palesando una ridotta capacità di utilizzo del dato, strutturato o meno, ben lungi dalla sfera numerico-computazionale più propria.

Di conseguenza, se le strutture tecniche e gli sportelli unici costituiscono i principali attori dei procedimenti relativi, sono tutte le unità organizzative dell’amministrazione di appartenenza, assieme ai soggetti pubblici esterni (ivi inclusi le centrali uniche di committenza e le entità coinvolte nelle conferenze di servizi) a dover essere rese partecipi della adozione dei metodi e degli strumenti dell’Information Management.

A prescindere dal fatto che l’introduzione della digitalizzazione, sotto questo profilo verticale, possa dare una occasione, per così dire, orizzontale, di re-ingegnerizzazione di alcuni processi e di alcuni assetti da parte della dirigenza apicale, a fronte di un vissuto quotidiano affetto da carenze nella dotazione organica e nel ricambio generazionale, è assolutamente necessario assicurare una interiorizzazione della transizione digitale, di fuori da logiche di cogenza che siano utilizzate strumentalmente da alcuni soggetti esterni per proporre, appunto, soluzioni sovrastrutturali.

Nel momento in cui le attività legate all’istruttoria, sia nei contratti pubblici sia nell’edilizia privata, presuppongono una profonda riqualificazione delle capacità digitali di coloro che operano nelle amministrazioni pubbliche, le attività inerenti all’accertamento si estendono a ogni fase dei procedimenti (dalla progettazione alla manutenzione, dal rilascio del parere all’agibilità).

In definitiva, la partita riguarda la gestione patrimoniale, immobiliare e infrastrutturale, connessa alla proprietà pubblica, ma anche a quella privata, allorché gli approcci integrati alla pianificazione urbanistica e territoriale implicano le nozioni di «collaborazione» e di «cooperazione» e il ricorso all’«accordo», senza dimenticare che il valore dei beni costruiti dipende sempre maggiormente dalla loro influenza sul benessere e sulla produttività dei loro utenti.

Sempre più spesso, infatti, la «rigenerazione» dei cespiti tangibili non può prescindere dalle componenti economiche e sociali, qualunque sia il grado di ricchezza dei fruitori.

Di fatto, una cultura autenticamente digitale rende la predisposizione di un capitolato informativo e di un documento di indirizzo preliminare, non solo per la fase a evidenza pubblica, così come la determinazione dei vincoli regolamentari corrispondenti ai processi autorizzativi, atto cruciale dell’azione del soggetto pubblico che, entro l’ecosistema digitale prossimo all’ambiente di condivisione dei dati, attiene in primo luogo all’esecuzione del contratto pubblico o al procedimento amministrativo relativo ai titoli abilitativi ma, non di meno principalmente, tale cultura, colle relative prassi, investe, in ultima analisi, l’essenza stessa dell’amministrazione pubblica, a cominciare dai processi decisionali iniziali vertenti sugli investimenti, in conto capitale e per la spesa correte, per garantire continuità di flussi e di coerenze, con riflessi non secondari anche sui tempi di attraversamento amministrativo.

Esiste palesemente una bella differenza, dunque, agli occhi dei soggetti eletti e della componente amministrativa delle amministrazioni tra il recepire nel loro corpo «martoriato» una ennesima sovrastruttura proposta dall’accanimento legislativo in materia di riforma della PA e offrire loro la possibilità di espletare al meglio le proprie funzioni, con i correlati dividendi politici, economici e sociali.

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