L’amianto è ancora un problema globale

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C'è ancora un mercato dell'amianto a livello mondiale

Il New York Times del 19 aprile 2019 riportava “In Asbest, Russia, Making Asbestos Great Again...”. Così James Hill intitolava ironicamente un suo articolo che analizzava la minaccia rappresentata da una potenziale rinascita dell’importanza dell’amianto. Infatti, intervistato per l’articolo, Vladimir V. Kochelayev, il presidente dell’azienda russa Uralasbest, cioè di uno dei pochi produttori rimasti al mondo di amianto, aveva appena dichiarato “Trump è dalla nostra parte”, citando alcuni report americani attraverso cui si evidenziava chiaramente come l'amministrazione Trump stesse facilitando la riduzione delle restrizioni sull'uso di amianto.

Storicamente, gli Stati Uniti hanno smesso di estrarre amianto nel 2002, ma questo materiale si riversa ancora oggi sul mercato mondiale provenendo anche da una enorme miniera posta in Russia sui Monti Urali, appunto nei pressi della città di Asbest.

La situazione in Russia

Dopo anni di calo della produzione, la società Uralasbest, nel 2018, ha infatti aumentato la sua produzione di amianto sino a 315.000 tonnellate, di cui almeno l’80% è inviato all'estero, con una parte ancora venduta agli USA, risvegliando un mercato che era in forte contrazione soprattutto a causa dei pesanti danni alla salute pubblica che l’amianto stesso ha causato in passato e purtroppo sta ancora causando.

Rimanendo con un occhio puntato sugli USA, si rileva che sono state 750 le tonnellate di amianto importate nel 2018, poca cosa rispetto alle 803.000 tonnellate consumate negli Stati Uniti nel 1973, prima che per un'ondata di riscontri di danni sulla salute pubblica e di processi per risarcimento rendessero l'amianto sinonimo di morte e rovina finanziaria, riducendone sensibilmente importazione ed utilizzo.

Ad oggi, l’amianto mantiene comunque ancora un interesse industriale, nonostante che, secondo un rapporto del 2014 dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, uccida più di 107.000 persone in tutto il mondo ogni anno.

Ci troviamo quindi in alcuni ambiti nazionali di fronte ad un entusiasmo di ritorno nei confronti dell’amianto, che però si spererebbe non possa avere ad esempio un reale sostegno tra la popolazione di Asbest. Ma in concreto in quella città della Russia le cose non sono proprio così. Infatti, pur di stimolarne l’uso e quindi anche l’estrazione e lavorazione, anche i medici locali si sono dichiarati interamente a favore dei programmi di incentivazione del suo uso.
Ne costituisce l’esempio un certo dr. Bragin, il medico capo ad Asbest del complesso ospedaliero della città, che ha dichiarato come “non corrispondente alla realtà” uno studio scientifico del 2016 che ha mostrato elevati tassi di cancro ai polmoni nel paese. Lo studio effettuava un esame comparativo dei tassi di morte in Asbest e nella regione circostante di Sverdlovsk, rilevando che “i tassi di mortalità per i tumori del polmone, stomaco e colon erano statisticamente significativamente più elevati in Asbest city.”
Bisogna però tenere presente che in Russia l’incidenza di mesotelioma non viene registrata separatamente dai tumori del polmone, e quindi non li si differenzia dai piu’ comuni tumori polmonari da fumo, permettendo così di aggirare agevolmente il problema, semplicemente ignorandolo.

Se quindi in Russia si nega il problema, e colà i medici hanno le loro colpe, gli USA non sono tanto da meno.

La situazione negli USA

Infatti il 18/08/2018, sempre il NY Times riportava che in e-mail interne la E.P.A. (l’agenzia governativa di protezione ambientale americana) aveva criticato le normative legali emesse dal governo Trump che liberalizzava nuovamente l’amianto, evidenziandone quindi le problematiche che ne deriveranno in loro conseguenza futura.
L’EPA ha cercato di introdurre nuove regole per modificare l’uso dell’amianto, senza però riuscirvi, per cui consegue che attualmente si registrano pesanti contrasti all’interno dell’amministrazione americana tra gli enti preposti alla salute pubblica e le politiche direttamente emanate dal presidenzialismo del momento.

Ma complessivamente da dove arriva il rischio?

Facciamo un po’ di storia dell’amianto, e partendo dalla sua natura chimico fisica, ricordiamo che i minerali asbestiformi sono caratterizzati da fasci multifilamentosi con fibre relativamente lunghe e terminazioni disgregate, e che la loro separabilità in singole fibre ne caratterizza la pericolosità.

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Parlando ad esempio dell’asbesto, constatiamo che è molto diffuso in natura, è presente in tutti i continenti, in forma di contaminante di molti tipi di rocce e che mediamente nelle aree estrattive raggiunge il 5-6%.

Le sue caratteristiche e i motivi della sua grande diffusione

Le caratteristiche fisiche sono ben note e si riassumono nella resistenza alla trazione, alla frizione, nella flessibilità, stabilità al calore, capacità di isolamento termico, elettrico, acustico, indegradabilità termica, chimica e biologica; da questo se ne comprende la grande diffusione che ha avuto negli anni, prima che se ne evidenziasse la grave pericolosità per la salute pubblica.

I primi usi industriali risalgono ormai al 1880 e fino al 1930 si stimavano estratte 5 milioni di tonnellate. Il picco massimo di utilizzo risale gli Anni ’70, con una produzione massima annuale registrata nel 1975, pari a 5.09 mil. ton.
Nell’anno 1975 la maggior parte del materiale estratto risultava utilizzato per prodotti cementizi, per un valore del 66% del totale impiegato.
Da tali quantità derivava conseguentemente un carico di circa 5 kg pro-capite per i paesi industrializzati (Europa, Canada, Australia).
Per l’amianto sono classificati almeno 3000 utilizzi industriali, anche se nel corso degli anni si è però assistiti ad una diminuzione progressiva non solo dei quantitativi, ma anche delle tipologie d’utilizzo.
Nel 2006 in Russia l’uso approssimativo era dell’ordine di 925.000 ton (= 45-50% del prodotto) e nel 2007, nel mondo si stimava un quantitativo di utilizzo pari a 2,2 mil ton.

Dove si estrae attualmente e in quali paesi viene utilizzato ancora

L’asbesto viene estratto e lavorato in molti altri paesi, quali ad esempio Cina, Canada, Zimbabwe, Brasile, Kazakhstan, mentre i massimi utilizzatori risultano Cina, India, Kazakhstan, Ukraina.

In Europa abolito dal 2005, ma allora quali sono i rischi?

Avvicinandoci alle nostre aree, in Europa ne è stato abolito l’uso nel 2005 (inclusa l’Europa dell’Est), in Italia dal 1992.

Ma allora attualmente qual è la matrice del rischio e da dove deriva?

Purtroppo la contaminazione può presentarsi con differenti modalità, a partire da quella aerea, essenzialmente antropogenica, poi da quella del suolo e delle acque (legalmente vietate), anch’esse antropogeniche, ed anche da quella diffusamente ambientale (nel 1999, oltre 6 mil ton vennero rilasciate industrialmente).

Da questi fatti complessivi derivano i rischi per la salute, correlati alle tipologie di esposizione che sono numerose, a partire da quella per inalazione (concentrazioni base 10ppm, ma fino a 1000 volte di più se si è vicino a fabbriche di amianto o ad ambiti estrattivi), per citare poi l’ingestione attraverso acque contaminate, la via cutanea, e ancora attraverso abiti contaminati o l’esposizione a polveri (le fibre fini penetrano maggiormente nei polmoni, ed una delle cause piu’ frequenti sono i residui edilizi non trattati).
Estremamente importanti sono quindi le tipologie di esposizione lavorative. Negli anni ’90, sono stati calcolati circa 700.000 esposti in USA e 1,2 milioni in Europa.
Oggi pero’ sempre piu’ spesso si tratta di esposti per lavori di manutenzione (censiti 61.000 esposti in Germania nel 2004). In Europa è ammessa (anno 2003) una esposizione per 8h max 1 fibra/mL.

Ma l’esposizione professionale non è l’unica, e forse non tutti conoscono altre forme di esposizione, come quella umana cosmetica. Questa avviene attraverso l’accesso delle fibre alle cavità peritoneale o pleurica tramite aspersione perineale (talchi), inalazione aerea, o per via alimentare (anche in passato i chewing gum!). Si pensi che fino al 1973 erano venduti in USA prodotti di talco contenenti crisotilo, tremolite, antofillite.

Pare quindi evidente che per la salute pubblica, questi prodotti pongano con tutta la loro diffusione in molte forme, una forte relazione tra amianto e malattie oncologiche.

Qual è la correlazione scientificamente dimostrata tra amianto e cancro?

Già nel 1977 la IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro - OMS) aveva documentato ufficialmente la correlazione dell’esposizione lavorativa e residenziale all’asbesto con tumori del polmone, mesoteliomi pleuro-peritoneali, tumori della laringe.

Le variabilità statistiche riscontrate nei vari studi derivano dalla diversa durata dell’esposizione, dalla tipologia di esposizione (lavorativa, ambientale…), dalla durata del follow up post esposizione e dalla valutazione della latenza (usualmente dell’ordine di 20 anni e oltre), oltre alla tipologia di asbesto, alle misurazioni interne alla sede lavorativa o di terze parti e dalla correttezza stessa della diagnosi (es. mesotelioma).
Storicamente le prime notizie di correlazione per esposizione lavorativa datano dal 1935, ma il primo vero studio è dell’anno 1955 (rapporto 11 vs 0,8 casi attesi, su base nazionale in Gran Bretagna).

Ci sono poi ulteriori raccolte di dati, che successivamente sono sempre stati confermati, anche se vi sono ampie discussioni sulla tipologia di asbesto e sul carico di esposizione (es. il crisotilo sarebbe meno persistente).

Il primo rapporto di associazione (Wagner) è del 1960, in riferimento a dati reperiti su miniere del Sud Africa. In esso vennero riportati 33 casi, di cui 22 in minatori di crocidolite.

Da allora vennero svolti molti altri lavori scientifici, con esiti e controversie sull’attività ed importanza dei vari tipi di fibre; nel 1997 si concluse che le differenze di incidenza risultano correlate alla modalità, tempi, misurazione, lunghezza delle fibre (tipo di impiego) e coesposizioni (olii e mescolanze), più che da reali differenze di attività delle varie fibre.

Sulle tipologie espositive, va anche rilevato che la pericolosità delle fibre deriva dalla dimensione e che le più pericolose sono:

  • >piu’ lunghe di 10 micronmetri
  • >piu’ strette di 0,25 micronmt

Un esempio di questa considerazione è la comprovata associazione in donne del tumore del polmone con polveri di asbesto contaminante il terreno (in zone Industriali) ed anche con detersivi contenenti tremolite (da cui si risale alle tipologie di esposizione sopra esposte).

Ed ora arriviamo a noi, in Italia, nel Piemonte, dove è presente la miniera di Balangero che viene citata testualmente nello IARC – WHO report: “Excess mesothelioma mortality (standardized incidence ratio 4.0, 95% c.i. 1,5-8,7) was reported in miners and millers in Balangero, Italy….”.
Si evidenzia quindi un livello di mortalità per mesotelioma correlato all’amianto con tasso di incidenza standardizzato pari a 4.0 volte il normale atteso per i minatori che hanno lavorato nella miniera di Balangero: si tratta di un valore di correlazione tra causa ed effetto molto elevato.
Altrove invece si sono dimostrati ulteriori pericoli da esposizione anche di tipo ambientale, non lavorativo (ad es. in case verniciate con prodotti contenenti asbesto: ciò in Turchia), e per conviventi di lavoratori (vestiti contaminati da fibre).

La IARC conclude quindi che c’è sufficiente e chiara evidenza nei dati per dichiarare che tutte le forme di asbesto sono cancerogene per l’uomo. L’ asbesto causa tumori del mesotelio, polmone, laringe, ovaio, faringe, stomaco e colo retto.

La variabilità rilevata in Italia è legata a variabilità geografica sostanzialmente correlata alla modalità con cui avviene l’esposizione.

L'incidenza sul territorio nazionale

Sul nostro territorio nazionale l’incidenza mostra, per entrambi i sessi dei valori più elevati al nord (5,2 e 1,7 per 100.000), cui segue il sud (3,5 e 0,8 per 100.000) e poi centro Italia (3,5 e 0,5 per 100.000) (fonte Report AIOM 2018).
In Italia disponiamo anche del Registro Nazionale Mesoteliomi dell’INAIL, nel quale si effettua sorveglianza epidemiologica dei casi di Mesotelioma maligno per identificare le modalità di esposizione all’amianto.

Da questo deriviamo alcuni dati :

registrati 27.356 casi, sino al 2015, di cui:

  • 90% pleurici, 1769 peritoneali (6,5%), 58 al pericardio, 79 alla tunica vaginale del testicolo
  • SOLO IL 2% ha meno di 45 anni
  • età media alla diagnosi: 70 aa
  • PLEURICI: 70% U, 27,4% F
  • ma nelle femmine, pericardio e peritoneo salgono al 32 e 41%
  • tasso standardizzato: CASI/100.000 ab = 3.5 Maschi, 0.87 Femmine
  • ESPOSIZIONE ad amianto NOTA in 21.387 casi (78%): di cui 70% professionale, 4.9% familiare, 4.4% ambientale, 1.5% svago; 20% ignota, ne consegue chiaramente che l’amianto è coinvolto nel 80.1% dei casi.

Derivano anche valori sulle tipologie di attività colpite:

  • EDILIZIA 15%
  • METALMECCANICA 8.6%
  • METALLURGIA 4%
  • PRODOTTI METALLICI 5.7%
  • NAVALI 6.1%
  • INDUSTRIA CEMENTO 3.1%

Con distribuzione territoriale - Fonte INAIL, rapporto anno 2018

In conseguenza di questi pericoli pubblici sanitari quale normativa abbiamo oggi in Italia sull’amianto?

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Si ringrazia il Gruppo di Lavoro Sicurezza del CNI per la gentile collaborazione

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