Lavoro agile dei dipendenti PA: e noi liberi professionisti con chi ci interfacciamo ?

LETTERA APERTA AL PRESIDENTE CONTE

L’INGEGNERE LIBERO PROFESSIONISTA ITALIANO DURANTE LA PANDEMIA DEL 2020 

Siamo confusi ed esterrefatti dall’approssimazione e dalla improvvisazione del Governo e del suo Presidente che, evidentemente, non si rende conto di quello che scrive nei vari DPCM.

Almeno per le parti di questi decreti che sono relative ai provvedimenti sulle “attività professionali”, provo a leggerli, munita di tanta buona volontà, facendo finta che essi abbiano un senso, proprio per non togliere al Presidente Conte l’illusione che siano adeguati ed applicabili. Ma, dopo questo esercizio, fatto solo perché sono una brava e ben educata cittadina, dimentico tutto, disillusa ancora una volta e ritorno a pensare ai nuovi problemi che queste ultime settimane mi stanno offrendo, come se, per la mia attività professionale, non bastassero quelli normali che avevo già, anche questi creati dal nostro Stato e dalla sua burocrazia di stampo borbonico.

Il DPCM 22 Marzo 2020 all’art. 1 recita: “Le attività professionali non sono sospese e restano ferme le previsioni di cui all'articolo 1, punto 7 del DPCM 11 Marzo 2020. Per le pubbliche amministrazioni resta fermo quanto previsto dall'articolo 87 del decreto-legge 17 marzo 2020 n. 18”. Rileggo quindi l'articolo 1, punto 7 del DPCM 11 Marzo 2020 e l'articolo 87 del decreto-legge 17 marzo 2020 n. 18. Il mio Studio Professionale, immediatamente si attiva per il “lavoro agile”: lo organizziamo, affrontando naturalmente spese extra, non previste. In cinque stiamo lavorando da casa. Ci ha confortato sapere che “il lavoro agile è la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nelle pubbliche amministrazioni” ('art. 87 D.L. 17 marzo 2020 n. 18).

Ma come viene svolto il lavoro agile dei dipendenti degli uffici tecnici della PA ?

Bene, Presidente Conte. Adesso deve spiegarci bene che cosa intende per “lavoro agile” della pubblica amministrazione e che cosa intende la Sua pubblica amministrazione per “lavoro agile”.

Un Ingegnere libero professionista come me, per la gran parte del suo lavoro, dipende dal lavoro della pubblica amministrazione.

Penso, per esempio, all’attività istruttoria, di validazione o di definizione delle nostre istanze e dei nostri progetti (uffici tecnici comunali, uffici tecnici provinciali, uffici del genio civile, soprintendenze, vigili del fuoco, uffici catastali, ecc. ecc.).

Con il “lavoro agile” pare che siano spariti quasi tutti i pubblici dipendenti, già “merce rara” in tempi di pace: una comoda quarantena per tutti, regolarmente retribuita? Non troviamo una pubblica amministrazione che abbia emanato regole/disposizioni per l’utenza tecnica sulla gestione del “lavoro agile” dei propri dipendenti e funzionari; come e quando conferire con loro; essere ricevuti virtualmente, chiedere e ricevere spiegazioni, rilascio di permessi ed autorizzazioni, certificazioni e documenti.

Tutto finito. Invero, pare che anche molti dei nostri clienti si siano messi in “quarantena finanziaria”, visto che non riceviamo più gli attesi pagamenti delle nostre ultime prestazioni professionali.

Presidente Conte, che significa per noi ingegneri liberi professionisti “lavoro agile”?

Che significa per Lei “non sono sospese le attività professionali? Vorrà forse dire che, in questo periodo, dobbiamo continuare a sostenere i nostri studi professionali ed i nostri collaboratori, le nostre famiglie, i nostri impegni economici e le relative scadenze, le nostre responsabilità ed i nostri rischi professionali nelle attività in corso, senza poter sperare di ricevere, dalla pubblica amministrazione, i servizi tecnici di supporto per legge allo svolgimento del nostro “servizio” professionale e senza la garanzia del relativo compenso?

No, Presidente Conte. Con un bel DPCM sospenda anche le nostre attività professionali e provveda alla tutela economica anche delle nostre professioni, al pari della tutela che sta garantendo ai pubblici e privati dipendenti.

Infine, un cenno di disappunto (ma questi sono affari di famiglia, sic) anche per l’atteggiamento del nostro Consiglio Nazionale e dalla nostra Inarcassa, entrambi per noi molto costosi e sempre afoni, in momenti cruciali, nello scenario tecnico e politico del Paese, Faccia qualcosa, per favore, Presidente Conte. Chiuda anche i nostri studi professionali oppure, in virtù degli amplissimi poteri a Lei conferiti di recente, faccia funzionare come si deve la pubblica amministrazione, almeno in questo periodo di emergenza.

La ringrazio per l’attenzione. Barletta,

Ing. Rossella Palermo Consigliere Ordine degli Ingegneri della Provincia di Barletta Andria Trani


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