Ipotesi Emergenziali e Post-Emergenziali tra Salute Pubblica e Cespiti Cognitivi

Nel momento stesso in cui ci si sta attivando, nell'ambito della ricerca, ovunque, anche presso l'Università degli Studi di Brescia, nei confronti dell'approccio improntato a Test, Trace and Treat, in merito alla situazione emergenziale, attingendo a tutte le possibili competenze scientifiche delle Aree Mediche e Ingegneristiche, è forse possibile già svolgere embrionali riflessioni sulla salute pubblica del futuro tra soluzioni logisticamente accentrate e decentrate relative all'assistenza e alla cura socio-sanitaria, sulla quale occorre, ovviamente, rinviare agli esperti disciplinari.

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«Edificio cognitivo» può essere di supporto alla salute pubblica?

Lo stesso eLux Lab dell'Università degli Studi di Brescia, in collaborazione con il Policlinico Sant'Orsola Malpighi di Bologna e con la RUB di Bochum, ha, peraltro, nel recente passato, svolto ricerche e sperimentazioni sulle analisi e sulle simulazioni in ambienti immersivi dei flussi, delle interazioni relazionali, delle percezioni soggettive e dei comportamenti, individuali e collettivi, degli utenti degli spazi dei presidî ospedalieri in vista di conferire agli stessi maggiore flessibilità e operatività.
 
Considerando, tuttavia, la cosa da un altro punto di vista, a proposito dell'attuale epidemia causata dal virus Covid-19, l'eventualità di porre in essere il tracciamento almeno di alcune categorie di cittadini investiti dalla patologia e dei loro contatti sociali recenti, evoca, in prospettiva, la tematica inerente alle capacità «cognitive» derivanti dall'interazione tra gli utenti e i beni mobili e immobili interconnessi, evitando toni orwelliani e minacce da capitalismo della sorveglianza.
 
In altri termini, come risulta dalle sperimentazioni, tra l'altro, in corso presso eLux Lab dell'Università degli Studi di Brescia, in merito al cosiddetto «edificio cognitivo», nella prospettiva post-emergenziale di rafforzamento delle politiche e delle strategie di sanità pubblica, sussiste, in effetti, la possibilità di mettere in tempo (quasi) reale a sistema le informazioni riguardanti la geo-localizzazione dei cittadini e i loro flussi «comportamentali» (cittadini intesi quali fruitori, occupanti e utenti), il loro stato di salute (nel rispetto della GDPR), rilevabile anche attraverso dispositivi indossabili da incrociare colla cartella clinica e con quella sanitaria digitalizzate, la sentiment analysis derivante sia dai dati che essi immettono nei social network sia da quelli che spontaneamente forniscono grazie ad apposite app, l'«intelligenza relazionale» (possibilmente distribuita) nei confronti degli utenti di cui possono essere dotati beni mobili (ad esempio, apparati elettromedicali da dislocare puntualmente o arredi che riconoscano le esigenze dell'utente o paziente in maniera personalizzata), edifici (in termini, anzitutto, di capacità evolutiva di trasformazione degli spazi e delle soluzioni distributive), infrastrutture di mobilità e reti di connessione e di alimentazione.
 
Si tratterebbe, in altre parole, di creare un continuum tra il mondo della realtà immateriale delle piattaforme digitali e quello reale delle entità tangibili, evitando, al contempo, di entrare nella sfera della sorveglianza, assai sensibile dal punto di vista dei valori imprescindibili di una società democratica.
 
Un simile sistema potrebbe, geo-spazialmente, creare le condizioni per definire una logistica per la sanità pubblica adattiva che sia funzionale non solo alle situazioni eccezionali di crisi, ma, pure, in primissimo luogo, alle condizioni operative «normali» del futuro.
 
È fondamentale, dunque, che sia avviata, nel prossimo futuro, una campagna di investimenti sugli edifici cognitivi, non solo evidentemente riferita al presidio ospedaliero, edifici cognitivi da intendere quale infrastruttura primaria di supporto alla salute pubblica che dia adito all'erogazione di servizi innovativi.