Il calcestruzzo al tempo del Coronavirus: è il momento di investire in conoscenza

A parte alcuni lavori pubblici, i cantieri edili sono chiusi e, di conseguenza, molti impianti di betonaggio sono fermi, e la filiera collegata.

Cosa fare in questi periodi ? sicuramente approfittare del fermo produzione per fare la manutenzione degli impianti e macchine, attività che la crisi degli ultimi 12 anni aveva molto rallentato. Ma si può anche utilizzare questo tempo per investire sul futuro della propria azienda, a partire da uno sforzo per fare crescere la cultura di tutti coloro che operano all’interno delle aziende del settore.

Calcestruzzo: un materiale robusto, ma con le sue peculiarità 

Il calcestruzzo è un materiale preziosissimo per la realizzazione delle costruzioni, lo sappiamo, non a caso è quello più utilizzato. Ma nelle sue forme tradizionali ha alcune problematiche che ne ostacolano a volte l’uso sulla base di una valutazione costi/benefici. 

Per esempio il calcestruzzo per poter svolgere le sue funzioni strutturali deve essere armato, e questo comporta non solo l’acquisto da parte dell’imprese dei ferri ma anche la lavorazione degli stessi secondo i disegni del progettista, la loro posa in opera … e quest’ultima attività richiede operai specializzati, sempre più difficili da trovare. La posa del calcestruzzo richiede poi la presenza di sistemi di getto, e poi di costipazione, e anche in questo caso l’attività di figure specializzate. Nel tempo poi questo materiale – se non correttamente prescritto, prodotto, gettato e maturato – tende a degradarsi, con la necessità quindi di dover intervenire con attività di manutenzione ordinaria, e non di rado straordinaria.

I problemi del calcestruzzo sono tutti risolvibili

Quello che però stupisce è che a fronte di questi elementi di debolezza già ampiamente conosciuti vi siano soluzioni che permetterebbero di risolverli ma che sono raramente adottate. L’innovazione tecnologica infatti ha da tempo fornito delle soluzioni che permettono di superare le diverse problematiche connesse all’impego del calcestruzzo, anche da diverso tempo.

Il problema è che raramente sono impiegate. A sentire le figure del settore la colpa è dei professionisti, che non le hanno ancora comprese e adottate. Ma a mio parere la ragione sta più all’interno del settore. Vorrei spiegarne il perché con alcuni esempi.

I calcestruzzi fibrorinforzati

L’impiego di calcestruzzi fibrorinforzati consentirebbe di ridurre, e in molti casi eliminare, l’uso di armature tradizionali, eliminando in questo modo il problema dei costi aggiuntivi di lavorazione e posa in opera delle armature. Non solo, questi materiali infatti potrebbero consentire di ridurre le sezioni di manufatti in cui il rapporto peso/prestazione è quanto mai importante e quindi di poter competere con materiali alternativi. Negli USA è una strategia già adottata dal settore.

Eppure la vendita di calcestruzzi fibrorinforzati in Italia ha una percentuale molto bassa, a confronto con altri paesi industrializzati. 

La causa non sta nei progettisti, o meglio, non nasce da loro, ma nella mancata capacità del settore del calcestruzzo di fare conoscere e utilizzare questa soluzione tecnica. Al di là della limitatissima – quasi assente – azione di formazione nei confronti dei professionisti, e della poca attenzione dedicata alla pubblicazione di contenuti tecnici, vademecum, case history sull’argomento quello che a mio parere pesa è soprattutto il basso livello di conoscenza media del settore su questo prodotto. Quanti tecnici-commerciali conoscono la prestazione “tenacità” del calcestruzzo ? quanti saprebbero dare un valore medio di modulo elastico di un Rck 30 ? quanti saprebbero supportare il cliente nella corretta scelta di un calcestruzzo FRC così come invece sono in grado di farlo per un calcestruzzo tradizionale ? quasi nessuno. E' quindi un materiale proposto e promosso pochissimo, e di conseguenza poco utilizzato.

Come fanno a crederci i professionisti se non siamo noi per primi a crederci ?

I calcestruzzi autoriparanti

Uno dei problemi principali del calcestruzzo sono le fessure che si creano nel tempo sulla superficie del materiale. Fessure che poi consentono l’ingresso di CO2 e umidità, in alcuni casi di cloruri, in alcuni casi di acqua e poi di gelo, tutte situazioni che poi portano alla creazione di ruggine delle armature, all’espulsione del copriferro e altri problemi ancora.

Eppure la soluzione, anzi le soluzioni sono disponibili.

Per esempio la presenza nel mercato di prodotti a base di sali cristallizzanti che, in caso di ingresso di acqua, portano alla formazione di gel che “riparano” la crepa e quindi la superficie del calcestruzzo. Stiamo parlando di prodotti che si aggiungono al calcestruzzo in fase produttiva, che non peggiorano le caratteristiche tradizionali del calcestruzzo, e potrebbero consentire all’opera di avere un “comportamento autoriparante”, al punto di poter parlare di "calcestruzzi che non temono il passaggio del tempo". Una sorta di garanzia talmente importante che potrebbe rivoluzionare il mercato del calcestruzzo, che diventerebbe una soluzione a bassissimi costi di manutenzione, e quindi dovrebbe essere valorizzato in ogni mix design prodotto, in ogni calcestruzzo venduto.

A mio parere il primo impianto che è in grado di dichiarare che produce solo calcestruzzo autoriparante avrebbe da un punto di ivsta di brand reputation un valore sul mercato enorme.

Eppure, malgrado queste tecnologie siano presenti da diverso tempo, la maggior parte del calcestruzzo viene prodotto e commercializzato senza questa soluzione. Il motivo, come per gli FRC, è la filiera per prima a non crederci. Pochissime le aziende a proporre calcestruzzi autoriparanti nel proprio listino, a promuoverne l’uso. E pochissimi i commerciali a conoscere con sufficiente preparazione la tecnologia del calcestruzzo, ad avere quelle informazioni di base sufficienti per parlare con il cliente di ritiro, di formazione delle fessure … e di soluzioni.

Calcestruzzi ad alte prestazioni e ad alta impermeabilità

Anche in questo caso stiamo parlando di possibile presente, non di futuro.

Sono disponibili sul mercato soluzioni che, per esempio con l’uso di additivi speciali a base di Silica Fume, consentirebbero di ottenere calcestruzzi ad altissime prestazioni e con un elevato grado di impermeabilità e resistenza agli agenti aggressivi. Soluzioni che potrebbero tranquillamente essere adottate in ogni ciclo di produzione. C'è già chi da tempo parla di calcestruzzi eterni, perchè se un calcestruzzo è impermeabile e non reagisce agli agenti aggressivi sicuramente ha una durabilità enormemente più elevata di un calcestruzzo tradizionale.

Ma anche in questo caso stiamo parlando di un possibile presente, non di un presente reale. Perchè sono pochi i produttori di calcestruzzo che hanno valorizzato questa possibilità. Perchè questo comporterebbe non solo di avere in produzione questi calcestruzzi ad alte prestazioni, ma avere anche la determinazione di cambiare la vendita del calcestruzzo passando da un concetto di calcestruzzo a resistenza a compressione garantita (con qualche spolverata di classe di esposizione e di lavorabilità) a un prodotto caratterizzato in modo diverso.

E anche in questo caso, è la preparazione delle figure dell’azienda l’ostacolo spesso più grande. 

Calcestruzzo autoposante e autocompattante - Self Compacting Concrete

Molte delle problematiche collegate al getto e alla compattazione potrebbero essere risolte con l’uso dei cosiddetti SCC. In tutte le applicazioni possibili, o quasi. Penso ai pali di fondazione, penso alle platee piccole o ampia che siano. Penso ai pilastri e alle travi fortemente armati. Penso agli elementi prefabbricati ...

Eppure questo prodotto, portato sul mercato ormai da oltre vent’anni continua ad essere considerato troppo spesso un prodotto speciale, anche se le tecnologie sono ormai consolidate. Perché accade ? perché viene troppo poco richiesto o perché viene troppo poco offerto ?

Anche in questo caso la mia impressione è che il problema principale sia interno.

Rete commerciale o rete tecnico commerciale ?

Il passaggio dalla vendita di prodotti tradizionali a prodotti evoluti porterebbe a un enorme vantaggio per la filiera.

Dopo 12 anni dall’inizio della crisi è ormai chiaro che i volumi difficilmente potranno tornare ad essere quelli del 2006 (sopra gli 80 milioni di metri cubi) e resteranno vicini a quelli odierni (sotto i 30 milioni di metri cubi). Oltre a una riorganizzazione industriale del settore con una riduzione degli impianti di produzione la soluzione quindi non potrà che arrivare dalla vendita di prodotti a maggiore valore aggiunto, ma questo richiede che sia fatto crescere il livello tecnico culturale di chi si affaccia sul mercato: commerciali e impiantisti. Senza questa crescita ogni investimento fatto per aumentare la conoscenza tecnica del calcestruzzo da parte dei professionisti risulterà quasi inutile.

E l’interfaccia che sta dalla parte dell’offerta che ha la possibilità, nel mondo delle costruzioni, di fare crescere anche la domanda.

Si deve quindi velocemente passare da un settore in cui operano le reti commerciali a uno in cui operano le reti tecnico-commerciali.

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Utilizzare questo momento di pausa produttiva per la formazione.

Utilizziamo questo momento di pausa forzata per fare formazione, per far crescere la conoscenza tecnica di tutti i nostri addetti, per conoscere le nuove soluzioni, ridefinire le politiche di vendita. Oggi molti dei fornitori della filiera si sono organizzati per fare formazione e informazione sul web. Ci sono i video del Prof. Collepardi sul sito della ENCO. Ci sono gli articoli pubblicati dalla nostra piattaforma. Ci sono i libri che abbiamo comprato o ci hanno regalato in questi anni a prendere polvere sulle librerie. Utilizziamo questa “occasione forzata” per presentarci più forti a quando si potrà tornare a operare, in un Paese purtroppo devastato da questa terribile emergenza. 

 


Utilizzare questo momento per migliorare gli impianti e l'organizzazione

Non ne ho parlato, per non allungare troppo l'articolo, ma questa è l'occasione anche per aggiornare gli impianti. Oggi ci sono sistemi digitali che possono permettere di migliorare il controllo delle prestazioni del calcestruzzo, identificare i cubetti, misurare con maggiore precisione l'umidità degli inerti, gestire in modo più performante la produzione, il trasporto e la consegna ... insomma trasformare completamente il processo per renderlo più efficiente e affidabile

Professori e fornitori di tecnologie facciano la loro parte

E in questo obiettivo è fondamentale che i professori che fanno ricerca in questo settore e le società che forniscono tecnologie a questo settore facciano la loro parte, producendo articoli e materiali video di supporto a questa crescita. A tutti livelli, con contenuti complessi per i più preparati e più semplici per la base. Con il portale "INGENIO C.A." e la nostrra rivista "IN CONCRETO" saremo a disposizione per diffonderli a ogni livello.

E con "INGENIO C.A." porteremo questi argomenti al SAIE, nel mese di ottobre, per dare spazio a chi vuole spiegare, e a chi vuole imparare.