Occorre un modello per la gestione delle emergenze

In questi giorni di emergenza sanitaria, economica e sociale stavo pensando al modello. Pensavo a quale potesse essere il modello che sovrintende alle decisioni del Governo.

Quel modello che in qualche modo dovrebbe fare da linea guida per chi deve prendere delle decisioni importanti e che influenzeranno la vita di milioni di persone.

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È stato predisposto un modello di gestione dell’emergenza COVID-19?

All’inizio di tutto questo delirio immagino che qualcuno abbia pensato di creare un modello, quel modello digitale, che in qualche modo possa dare indicazioni su cosa accade quando una decisione viene presa.

Su questa testata abbiamo più volte parlato del Digital Twin (Gemello Digitale) dell’edilizia per eccellenza, il BIM, ma oggi abbiamo bisogno di un modello, se vogliamo anche molto più complesso. Siamo in una situazione in cui ogni decisione presa impatta in modo molto forte su tutta la popolazione, sul contesto produttivo, sul contesto economico … e quindi qualcuno deve essere in grado di capire a cosa porta il fare o il non fare una particolare azione.

In questi giorni abbiamo visto il susseguirsi di decreti e ordinanze in cui si ordinava di chiudere le scuole, si chiedeva alle persone di rimanere a casa e di non andare a lavorare, di produrre solo alcuni beni mentre per altri veniva deciso che dovessero essere prodotti solo in futuro.

Ma dov’è il modello che dà a tutti noi, o quantomeno a chi prende determinate decisioni e si assume determinate responsabilità, il polso di quello che porta una decisione?

Oggi l’evoluzione dell’informatica consente di sviluppare algoritmi predittivi

L’informatica ormai ha raggiunto livelli tali da poter gestire sistemi di variabili molto complesse, l’analisi multicriteriale è anch’essa ormai a livelli tali che può essere utilizzata per capire il Cascade Effect di ogni singola decisione, il Machine Learning è anche in grado di apprendere mentre qualcuno esegue ma, dico ma, bisogna “essere collegati”. 

Ma la domanda rimane sempre la stessa: dov’è il modello e perché questo modello non viene reso noto o almeno non vengono resi noti i break point del modello stesso?

Quel modello che ci dice che quando si raggiunge una determinata soglia si fa una determinata azione. A 10 contagi si fa A, a 100 si fa B, a 1.000 si fa C e così via dicendo.

Può essere molto utile che tutti conoscano i break point e si predispongano per tempo a eseguire le azioni che il modello stesso ci dirà di eseguire.

Molti lo chiamano piano, altri lo chiamano procedura, altri ancora la chiamano metodologia, protocollo e cosí via. Tutte cose che dovrebbero indicare quando e come fare determinate azioni.

Ma a questo punto non so se questo modello esiste. 

Se esiste non ho idea del motivo per cui sia, forse, rimasto chiuso in qualche cassetto e non sia stato reso disponibile a tutti coloro che poi debbono attuarlo.

Un modello per gestire anche il post-crisi da coronavirus

Ma occorre andare oltre il modello che sovrintende la gestione dell’emergenza e la gestione della pandemia che ha letteralmente stravolto la vita di ognuno di noi.

È necessario pensare anche a un altro modello. 

Il modello che dovremo utilizzare quando torneremo al lavoro, quando riprenderemo a produrre, quando dovremmo ricostruire una Nazione letteralmente soggiogata da un periodo di guerra contro un soggetto quasi invisibile.

Oggi purtroppo la quasi totalità delle “menti pensanti” del nostro Paese sono a casa, costrette a guardare la televisione, perse nel fare statistiche improbabili dato che possono solo utilizzare i numeri, del tutto poco precisi, sul contagio (non hanno il modello appunto). 

Credo che si possano utilizzare quelle stesse menti in un modo migliore. 

Utilizzando gli strumenti di meeting e condivisione digitale, un gruppo selezionato di persone, esperto ognuno in settori che prima o poi dovremmo far ripartire, credo possa in un qualche modo cercare di creare un modello che possa essere utile per la ripresa dopo la pandemia.

Una grande mole di denaro per gestire il crollo del PIL

È stato stimato un deficit fra i 100 e i 200 miliardi di euro, soltanto in Italia, una mole enorme di denaro che dovrà essere messa in circolo per far rialzare un’economia, in questo momento in ginocchio. 

Come faremo a impiegare al meglio una simile mole di soldi se in passato non siamo riusciti a gestire un decimo di questa quantità di denaro? E come potremo farlo considerando che non siamo riusciti quando tutti erano al lavoro e tutto stava funzionando?

Un modello che garantisca a tutti un livello di efficienza e soprattutto di efficacia che ci meritiamo.

Un modello che faccia sì che il risultato valga almeno tanto quanto il debito che stiamo accendendo per ottenerlo. 

Un modello che dica ai nostri figli «abbiamo speso bene i soldi che voi dovrete ripagare con il vostro lavoro».

Quali le priorità da affrontare e con quali strumenti  

Le priorità, la qualità, la tempestività, il coinvolgimento della classe lavorativa, la garanzia che il mondo corrotto e malavitoso sia lasciato fuori e soprattutto l’opportunità di rilanciare un Paese verso un cammino innovativo, efficiente e giusto sono le prerogative che in questo momento debbono sovraintendere al disegno di quello che sarà la Bibbia da seguire per tutti quanti.

La politica, quella vera, deve fare delle scelte e quelle scelte devono essere oculate e portare a delle soluzioni efficienti ed efficaci. 

Scegliere senza avere opzioni non è politica ma è un’imposizione che qualche tecnico lascia sul tavolo senza dare opportunità di scegliere.

Immagino che la redazione del modello sia governata da una politica che dia chiarezza e che possa essere da tutti condivisa o comunque conosciuta.

I big data, la statistica, la Sentiment Analysis, la tecnologia, le menti, la genialità tipica italiana e il cuore di un popolo che ha saputo in passato più volte rialzarsi devono, e dico devono, essere gli elementi fondamentali per la creazione di un modello che dica alla politica cosa accade ogni volta che una scelta viene presa.

Poi sarà la politica a decidere cosa fare e a riprendersi il ruolo che un tempo serviva per gestire al meglio la RES PUBLICA.

Un modello per migliorare la macchina pubblica

Spero che questo modello possa servire a far si che in futuro, nell’amministrazione, ci sia un alto grado di efficienza e che la meritocrazia pervada ogni singolo angolo della vita pubblica.

Qualche tempo fa ragionavamo in ambito accademico del fatto che possono essere facilmente rilevati tre indicatori nella pubblica amministrazione che sono nell’ordine velocità, quantità e qualità

Tutti possono essere valutati utilizzando questi tre indicatori: un autista guida un’auto a una certa velocità, fa un numero definito di viaggi ogni giorno, guida in modo da consumare tot litri di carburante e tratta la sua vettura in relazione a quante volte va in riparazione.

La stessa cosa si può fare per un’infermiera, per un impiegato dell’anagrafe, per un funzionario del catasto e per un qualsiasi dipendente pubblico (per la verità le stesse cose si fanno anche per i dipendenti di società private).

Immagino che questo modello possa tener conto dei tre indicatori e generare così una sorta di ascesa meritocratica di ogni singolo dipendente della pubblica amministrazione. Lo stesso criterio deve essere utilizzato per decidere le sorti dei dirigenti che non dovranno essere confermati nel loro ruolo se avranno indicatori mediocri o sotto media o che non garantiscono il miglioramento dei propri sottoposti.

Immagino ancora che se ciò accadesse in futuro, lavorare nella pubblica amministrazione sarebbe sinonimo di alti livelli professionali e qualitativi.

Lavorare nella pubblica amministrazione deve essere motivo di vanto e non di frustrazione, in modo tale che, così come già spesso accade nel mondo anglosassone, i dipendenti della pubblica amministrazione italiana possano dire con orgoglio «Io lavoro per il Governo italiano».


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