Tutto ciò che serve. I nemici invisibili.

Whatever it takes

<Tutto ciò che serve, ad ogni costo> è, ormai per tutti Noi, la stringata dichiarazione di Mario Draghi che nel luglio del 2012 calmò il mercato finanziario - il nemico invisibile senza faccia e senza volto, il drago infuocato dalla bocca vorace ed insaziabile – che, all’apice della crisi finanziaria scoppiata nel 2008 (per cause e fiamme proprie dello stesso sistema finanziario) ci aggrediva. 

E così salvò l’euro dalla galoppante speculazione che aveva colpito la nostra moneta.

Una speculazione mai doma, quella finanziaria che, nell’indifferenza di molti, ha causato sofferenze e morti in Europa, in modo particolare in Grecia colpita in quegli anni dal piano di austerità imposto dalla cura della Troika (FMI BCE UE), cura che con aggio ed interessi spropositati rispetto all’effettivo rischio (data la garanzia del sistema euro), ha drenato a quel Paese le risorse che potevano, e dovevano, essere indirizzate al bene comune - in primo luogo alla salute dei più deboli - risorse che invece sono servite per arginare le bolle create dalle speculazioni sui derivati nelle banche tedesche, olandesi e francesi. 

Ma è sempre così nell’imperfetto sistema delle relazioni economico-sociali che si sono create da quando si è scelto di affidare al mercato, senza faccia e senza volto, il compito di trovare un equilibrio fra finanza, economia e i bisogni delle persone. 

Una situazione che Giulio Tremonti, Ministro della economia in quegli anni, in un’intervista al Sole 24 Ore in questi giorni  ricorda parlando della “follia che è stata alla base della globalizzazione originata da un forsennato Free Trade al servizio del divino mercato, al posto di un più saggio Fair Trade fatto di regole per l’economia globale”.


Giulio Tremonti <La BCE compra solo tempo> di Giovanni Trovati – Sole 24 Ore del 22 marzo 2020

Da allora ad oggi sono passati molti anni, “un decennio perduto“ dice sempre Giulio Tremonti, in cui la finanza ha “oppiato la politica con, una prima mai vista, rotazione dell’asse del potere dalla politica alle banche centrali e da questi al mercato finanziario monetario, questo a sua volta tanto grande da subire le leggi imposte dai robot e dagli algoritmi”. 

Tutto ciò ha portato in una trappola sequenziale in cui “la moneta, nata come segno sovrano, è diventata sovrano di se stessa ed oggi avvera la profezia scritta nella montagna incantata: l’anima dello Stato è il denaro, ma solo fino a che non hai raggiunto la completa demonizzazione della vita”. 

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Sembra che ci siamo arrivati alla demonizzazione della vita con tutte le città che sembrano ormai Lazzaretti.

Cercheremo le cause che hanno generato, scatenato il coronavirus. Ma, è certo per convinzione dei più, che al suo sviluppo ed alla sua diffusione, abbia contribuito l’onnipotenza dell’antropocene combinata con l’assoluta mancanza di regole per il governo dei mercati (il fallimento dei ripetuti accordi sul clima ne sono solo un parziale esempio). Regole indispensabili per controllare, arginare i “rischi sociali ed ambientali“ verso cui il Free Trade, da sempre, prova fastidio e ripulsione in quanto limitative della rimuneratività degli investimenti che “le leggi imposte dai robot e dagli algoritmi” hanno posto come condizione dominante ed imprescindibile alla nostra vita. 

Un disinteresse, una indifferenza che, nonostante le dichiarazioni e gli impegni del Business Roundtable e del Forum di Davos dello scorso 2019, se si osserva l’andamento degli indici delle borse e la speculazione sulla moneta, non cala, non recede, non indietreggia ed impone uno “spread” che raddoppia il costo delle spese degli Stati per gli approntamenti medico-sanitari e dell’welfare: “Ma anche non manca che a qualcuno venga l’idea di fare qualcosa non tanto buona, approfittare del momento e approfittare per se stesso, per il proprio guadagno”   - Papa Francesco -.


“Ma anche non manca che a qualcuno venga l’idea di fare qualcosa non tanto buona, approfittare del momento e approfittare per se stesso, per il proprio guadagno, Preghiamo oggi perché il signore ci dia a tuttti una coscienza retta, una coscienza trasparente, che possa farsi vedere da Dio senza vergognarsi” Papa Francesco - Omelia S.Marta 4 aprile. 

Un approccio abituale se consideriamo che la spesa media per interessi sul debito del nostro Paese negli ultimi 10 anni  - il decennio perduto del Free Trade senza regole - ha pesato mediamente per 70 - 80 miliardi di euro ogni anno. Oneri che hanno assorbito tutto l’avanzo primario del nostro bilancio ( 30- 40 miliardi annui) ed aggravato il  debito che da 1.600 miliardi è lievitato a 2.400, a solo vantaggio del mercato finanziario, non di certo del benessere delle persone . Aumento del debito che, secondo gli analisti e le agenzie private di rating - sodali del nemico invisibile - giustificherebbe il differente spread per finanziare il debito delle spese per l’emergenza in Germania e in Italia.


Dal 1992, Trattato di Mastrich ad oggi, tranne che nel 2009 e 2010 (- 11.333 e -1.059 miliardi) il bilancio dello Stato Italiano ha presentato un saldo primario attivo e ciononostante il debito è lievitato da 850 miliardi a 2.316 (Scenari economici.it).

Una situazione che, nel linguaggio popolare, si dice <gatto che si morde la coda>, ma che, nella realtà, diviene una spirale che ha creato e crea diseguaglianze tra i popoli a vantaggio di chi, a suo tempo, ha approfittato degli aiuti degli altri per saldare i debiti di guerra e le spese della riunificazione, ha sviluppato incongruenti regimi fiscali per attrarre le multinazionali , ha sfruttato il dumping sociale delle nazioni satellite dove ha delocalizzato parte della propria produzione.


<Lettera ai tedeschi>  Calenda, Bonaccini, Toti, Brugnaro, Bucci, Mancinelli, Merola, Sala, Del Bono; Giordani, Gori, talia (Sindaci e Governatori) - Corriere della Sera - <L’Olanda è il Paese che attraverso un regime fiscale agevolato sta sottraendo da anni risorse fiscali da tutti i grandi Paesi europei. A farne le spese sono i nostri sistemi di welfare e dunque i cittadini più deboli. Una mancanza di etica e solidarietà (…) Il debito della Germania dopo il 1945 era di 29,7 miliardi di marchi. La Germania non avrebbe mai potuto pagare. Nel 1953 a Londra ventuno Paesi (tra cui Francia Italia e Spagna e Belgio) consentirono alla Germania di dimezzare il debito e di dilazionare i pagamenti. Di quella decisione siamo ancora oggi convinti ed orgogliosi>. 

E così si è fatto spalle grosse per contrattare con il potere finanziario.


The missing profits of nations <i profitti perduti delle nazioni> pubblicato dal National bureu of economic reserch di Cambrige MA: l’Italia perde  ogni anno circa 20 miliardi di imponibile sui profitti realizzati da multinazionali italiane con sede in paradisi fiscali, di cui 17 in Paesi europei. Amsterdam è la preferita- Ferruccio de Bortoli – Corriere della Sera del 29 marzo – La fiducia è molto preziosa non dobbiamo perderla. 

Una situazione che oggi di fronte ad una crisi letale non solo per il nostro Paese, ha indotto il Presidente Mattarella ad ammonire che “sono indispensabili iniziative comuni superando vecchi schemi ormai fuori dalla realtà. Mi auguro che tutti comprendano appieno, prima che sia troppo tardi, la gravità della minaccia per l’Europa. La solidarietà non è soltanto richiesta dai valori dell’Unione ma è anche nel comune interesse”.


Presidente Sergio Mattarella: messaggio ai cittadini italiani del 28 marzo 2020 

Vecchi schemi che sono superati anche nella concezione di Mario Draghi che ha suggerito “un significativo aumento del debito pubblico, prima che sia troppo tardi

 

Non è facile comprendere le ragioni, non è facile comprendere i meccanismi che regolano i mercati finanziari. Di certo c’è qualcosa che ha reso e rende gli Stati a cui è affidata la sorte dei singoli Paesi e del mondo, più deboli rispetto al mercato a cui invece pochi capitalisti (non più di 50 si dice) affidano la sorte della loro moneta. 

Sino ad oggi, favoriti da errori tecnici, superficialità, connivenze, discontinuità nella guida politica, assuefazione ai poteri forti, hanno vinto loro. Nessuno di noi, soprattutto oggi che ne abbiamo un drammatico bisogno, ne comprende le ragioni. 

La risposta secondo l’ex Ministro della Economia e Finanze, oggi come allora, dipende sempre dalla politica:“ Non bisogna costruire un meccanismo finanziario oscuro illeggibile come pure è stato pensato qualche anno fa, perché lo strumento deve essere capito dalla gente al bar e non solo nelle sale cambi”… “Stiamo entrando in una terra incognita popolata da maginottisti ortodossi, generali che credono ancora nella trincea ed ignorano la forza del motore a scoppio, affiancati da sciamani e guaritori che non tengono conto del rischio che si vada verso un mondo diverso in cui si segmenta ancor di più l’economia mondiale ed in più il rischio che si segmentino nel loro interno anche le nostre società, finché non sarà scoperto il vaccino, vita a distanza, effetti economici della crisi sanitaria, malattie, depressioni, conflitti sociali, attività criminali

Anche per modificare questo stato di cose, per arginare rischi che non sono solo nostri ma di tutti, sono indirizzate le parole del Presidente Mattarella.

 

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<Tutto ciò che serve, ad ogni costo> è lo spirito che promana dalle azioni di tutti coloro che in questo momento di drammatica difficoltà, si sono messi al nostro servizio per garantire le cure, l’assistenza, i prodotti, il conforto. 

Tutto ciò che in questo momento serve per non stare male, spesso per non morire. 

Dai medici negli ospedali e nei presidi ambulatoriali, agli infermieri, agli assistenti e collaboratori delle case di cura, ai farmacisti, ai sacerdoti che ci offrono la loro preghiera ed il loro conforto, agli addetti alla protezione civile ed alla gestione dell’ordine pubblico, ai commessi dei negozi e dei supermercati, agli addetti alle pulizie ed alla raccolta dei rifiuti, alle badanti, tutte persone che lavorano per rendere meno gravosa la nostra vita, per renderla possibile. (“Persone comuni solitamente dimenticate che non compaiono nei titoli dei giornali né nell’ultimo show ma stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia” (Francesco preghiera nel sagrato di San Pietro)

I nuovi angeli, persone con una faccia ed un volto - di cui la mascherina nasconde i tratti ma non l’anima - dediti a <tutto ciò che serve, ad ogni costo>, senza chiedere un prezzo, senza chiedere nulla, spesso pagando il loro impegno con il prezzo della loro vita ed accontentandosi del poco che una società stupida e disattenta, riserva a loro. Medici in pensione che rientrano nei ranghi, medici neolaureati che vengono immessi nel sistema senza il burocratico, e a questo punto inutile, Esame di Stato (se si può fare oggi, c’è da chiedersi perché, come per tanti permessi, licenze, autorizzazioni, non si è fatto sino ad ora).


Galli della Loggia –Corriere della Sera del 28 marzo “I tempi con cui si adotta una decisione non sono un opzional: sono per una parte decisiva l’efficacia stessa di quella decisione. Oggi lo sappiamo, ne abbiamo ogni giorno una prova e forse non abbiamo più voglia di sopportarlo. Così come abbiamo più o meno direttamente la prova di quanto servano quasi sempre a nulla le centinaia di permessi, certificati, autorizzazioni che ogni cittadino italiano è tenuto a presentare per fare ed ottenere qualunque cosa. Avremo bisogno assolutamente di aria nuova in futuro”  

Lo Stato che, dopo aver tutto liberalizzato e privatizzato, rincorre, anche se con fatica, le speculazioni di chi, per denaro o per far quadrare i conti - perché nella economia di mercato è la <moneta> che conta, anche per lo Stato, - cerca di vendere ad un maggior prezzo (od ad un pagamento sicuro) i suoi prodotti e, incurante delle esigenze del proprio Paese, pensa di esportarli all’estero, dove sono pagati meglio e prima. 

È il mercato bellezza, “un luogo appartato in cui gli uomini possono ingannarsi l’un l’altro” ha insegnato Diogene il Cinico, già molti anni prima di Cristo.

Ma oggi non vale. Siamo più che in una economia di guerra, “una tragedia di proporzioni bibliche” l’ha definita Mario Draghi sul Financial Times, un flagello invisibile della natura che si ribella all’uomo per il cui contenimento valgono solo i doveri e i limiti alle libertà, non i diritti. Ma allora dobbiamo chiederci per quale motivo nella lotta alla Pandemia, i doveri, i limiti alle libertà, <tutto ciò che serve ad ogni costo>, sia solo per le “persone comuni solitamente dimenticate”. Perché nelle  attenzioni dello Stato per il contrasto alla speculazione e la tutela del <bene comune>, non c’è il campo della finanza, con la borsa che va su e giù, con i vili speculatori – senza faccia e senza volto - che con gli algoritmi ed i robot vendono quello che non hanno e comperano senza avere soldi. 

Un comportamento ignobile, anche per gli stessi operatori del mercato della finanza, come attestano le dichiarazioni di un ex Presidente della Borsa di Milano, Ettore Fumagalli: “occorre ricondurre tutti gli scambi al contante controllando che chi deve vendere abbia i titoli in portafoglio e chi voglia comprare abbia i soldi per farlo”.

Perché nessuno vede e nessuno provvede? 

Perché siamo sotto ordinati alla “moneta sovrana di se stessa” che ha reso  “il denaro anima dello Stato”. Perché abbiamo atteso tanto sino alla “demonizzazione della vita”, ai Lazzaretti nelle nostre città.

Una situazione che coinvolge anche i Fondi Sovrani ed i Fondi Pensione, cioè i soldi di tutti noi cittadini, lavoratori del mondo. Fondi che, pur sottraendosi spesso alle sirene dell’investimento in borsa, sono protagonisti nella sottoscrizione dei Titoli di Stato con la ricerca dei migliori rendimenti che lo <spread di una fiducia manomessa dalla speculazione> può garantire, a prescindere dalle ragioni della spesa per cui si accede al prestito, anche quando questa serve per salvare la vita alle persone. 

Ma “la persona è irriducibile alla logica di mercato” predicava il laico Stefano Rodotà, esimio costituzionalista, candidato alla Presidenza della Repubblica e cultore dei diritti civili delle persone.

<La Repubblica è  fondata sul lavoro e la sovranità appartiene al popolo. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana>, sono i principi cardine dei primi tre articoli della nostra Costituzione pensata e scritta subito dopo la grande tragedia della seconda guerra mondiale che ha causato più di 8 milioni di morti. 

Dovremmo ricordarcene soprattutto oggi di fronte ai morti causati da una <tragedia di proporzioni bibliche> le cui cause, non è escluso, siano riconducibili anche allo stesso <nemico invisibile> che oggi specula sui nostri drammi. 

Dovremmo ricordarlo anche perché l’ultima grande crisi, quella del 2008, è stata causata dallo stesso nemico invisibile e si è risolta con un armistizio in cui le persone hanno perso lavoro, abitazione, salute, dignità – tutti diritti Costituzionali - a vantaggio di una finanza senza faccia e senza volto, a cui lo Stato si è dovuto sottomettere trasferendo risorse di tutti per salvare <chi non poteva fallire>. Ma quante PMI, quanti professionisti, quanti commercianti, quante persone falliranno dopo questa <guerra>? Come li tratterà uno Stato che non ha ancora saputo mettere mano ad una legge fallimentare che crea solo stigma, dolore, morte, a tutela di interessi di pochi poteri forti e di tanta burocrazia?

Un nemico invisibile che, a quanto pare, non demorde e, con le sue subdole emanazioni, cerca alleati, anche tra di noi cittadini e, per giustificare il suo potere, confonde le acque, mistifica un diritto costituzionale  e, facendo finta di fare il nostro interesse, sovrappone gli investimenti a rischio al risparmio e, cinicamente, persegue solo il suo interesse, quello dei suoi manager e quello dei suoi azionisti.


Art 47 Costituzione:< La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà della abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice ed al diretto ed indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese>.

 

Lavoro e persone meritano <tutto ciò che serve ad ogni costo>. 

La finanza, il mercato senza faccia, senza volto, non può speculare sul nostro lavoro e sulla nostra vita, non può fare soldi con i soldi nascondendosi dietro l’angolo e allungando la mano da usuraio per incassare il prezzo della nostra debolezza, delle nostre necessità. 

Non lo può soprattutto fare nella indifferenza, spesso con l’avvallo, della Legge.

Lavoro e persone da tutelare dalla Politica, dalle Istituzioni, dalla Legge, dallo Stato che devono tenere a freno -“disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito” - gli appetiti di chi vuole fare di tutto un mercato senza regole e con immani profitti per pochi: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da arrecare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata posa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”  recita l’art 41 Costituzione

Il Lavoro, secondo l’art 4 della Costituzione , è un diritto ed un dovere. Lavoro per le persone a cui va garantita sicurezza, salute e giusta retribuzione , non essendoci ragione di alcuna concorrenza che giustifichi la loro lesione.


Art. 4 Costituzione <La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie  possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società>.

Art 36 Costituzione: <Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé ed alla famiglia una esistenza libera e dignitosa…>

Quando tutto si svuota e  ogni cosa si ferma, il lavoro è la sola fonte di alimentazione della vita che continua e dunque diviene l’ultimo e unico valore della società malata e imprigionata. Nell’emergenza, improvvisamente il lavoro recupera un valore in sé e non solo della merce che produce. Abbiamo bisogno di qualcuno che lavori per consentirci di difendere la nostra salute. Ma chi difende la salute di chi lavora? Ecco la questione di questi giorni”  ha scritto Ezio Mauro sulla Repubblica del 24 marzo. 

E la cosa più importante è questa: l’Italia fu ricostruita con il lavoro. Lavoro prestato a volte in condizioni durissime: ciminiere in città, reparti verniciatura, acciaierie e raffinerie in riva la mare; errori da non ripetere. Ma lavoro, non reddito di cittadinanza per tutti. Un conto è dare oggi soldi in mano a chi non può fare la spesa; questo è giusto. Un altro conto è pensare che il futuro appartenga ai sussidi, a una garanzia universale finanziata dai surplus della rete o dalla benevolenza della Bce" ha scritto Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera del 29 marzo. 

 

Oggi molti di noi non lavorano.  Oggi tutti abbiamo bisogno di chi lavora per noi, del lavoro degli altri, del lavoro di chi per noi muore lavorando. Ricordiamolo quando tutto sarà finito: “il sudario non ha tasche, alla fine il denaro non possiamo portarlo con noi” ci ha insegnato papa Francesco. Ricordiamolo nessun uomo della finanza è morto per noi, anzi.

Non accontentiamoci delle solite notizie sull’andamento degli indici di borsa. Conta di più, deve contare di più, la vita e il lavoro delle persone. Non c’è vita senza lavoro, senza un lavoro dignitoso e una “retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto”.

Dobbiamo saperlo tutti, oggi e domani quando saremo chiamati a ricostruire ciò che il coronavirus, il flagello di questi giorni, ha distrutto.

Ricordiamo gli anni sabbatici, la legge di Mosè, il Giubileo, la restituzione della terra, la remissione dei debiti, la liberazione degli schiavi e dei prigionieri, il riposo della terra e la misericordia divina.

Ad ogni epoca la sua soluzione. Ma se vorremo ascoltare lo Yovel, lo squillo della tromba della libertà, ricordiamo cosa insegna la Bibbia “Non seminerete, non raccoglierete, non vendemmierete, non poterete nell’anno sabbatico di libertà in cui alla terra sarà consentito riposare”

Una terra vituperata, offesa da un capitalismo che, come aveva preconizzato Joseph Shumpeter, era destinato a non sopravvivere vittima delle sue stesse contraddizioni poiché nella sua strada genera grosse concentrazioni monopolistiche e ineguaglianze così profonde da risultare alla lunga insopportabili. 

Ricordiamolo, ciò che ci ha salvato negli ultimi 20 anni non è stata la finanza speculativa, ma la rete di sicurezza del welfare che ha attenuato l’impatto delle crisi e la formazione che ha ricollocato le persone espulse dal posto di lavoro dalle tecnologie.

Ricordiamolo quando riesamineremo la storia delle diseguaglianze di questi anni, ciò che l’ha fatta esplodere in modo esponenziale, sono state le differenze retributive di una ristretta elite di banchieri e manager rispetto al resto della società. 

Ricordiamolo, l’economia è vita, ma può uccidere, se mette se stessa prima delle persone.

Ricordiamolo, la finanza è uno strumento al servizio della economia, una parte del lavoro di tutti, non il suo despota, il suo dittatore: non può essere il <serpente antico> dell’Apocalisse che seduce, morde, avvelena ed uccide le persone. Per questo servono regole per la circolazione, la destinazione, la reddittività del denaro. 

Ricordiamolo, l’educazione finanziaria ci insegna che risparmio ed investimento finanziario a rischio sono due cose diverse. Torniamo alle origini della Legge Bancaria, scoperchiamo i danni causati dalla abrogazione della Glass Steagall Act . Non diamo i nostri risparmi alla speculazione, mettiamoli nelle mani di chi li tutela nel rispetto dell’art 47 della Costituzione. 


La Glass Steagall Act fu la risposta del Presidente F.D Roosevelt nel 1933 alla crisi finanziaria del 1929. Con la Glass Steagall fu imposta la divisione delle banche tra banche commerciali e banche d’affari, tra le banche la cui attività era dedicata alle famiglie ed alle imprese e le banche che operano in borsa  con investimenti a rischio. Nel 1999 fu abrogata come ultimo atto della sua presidenza da Bill Clinton  che promulgò la Gramm-Leach-Bliley che abbatté il muro tra le due attività consentendo la costituzione di gruppo bancari universali che poterono svolgere contemporaneamente tutte le attività. In Italia la nuova Legge bancaria del 1993 anticipò la Glass Steagall Act per il mercato italiano. 

Ricordiamolo quando disegneremo il nuovo modello di Stato, la burocrazia deve essere un servizio, non un potere, uno stimolo, non un vincolo, non può essere un formalismo armato contro la libertà delle persone.

Ricordiamolo i beni comuni vanno salvaguardati. Salute, sicurezza, istruzione, cultura, mobilità, ambiente e tutti i servizi essenziali, se privatizzati possono creare oligopoli, sacche esclusive di interesse; devono quindi essere adeguatamente regolamentati e monitorati a tutela dell’interesse pubblico ed il benessere delle persone. Per questo servono standard di prestazione condivisi e limiti consoni alla reddittività.

Ricordiamolo quando disegneremo lo Sviluppo Sostenibile: se vogliamo perseguire i 17 goals della Agenda ONU 2030, la finanza sostenibile deve fare ciò che serve alla vita delle persone, non al capitale; le citta sostenibili non devono stravolgere il nostro modello abitativo, devono essere pensate e costruite intorno ai bisogni delle persone (abitazione, mobilità, cultura, istruzione, benessere), non come megalopoli che hanno occhio solo per la rendita degli investimenti finanziari; l’intelligenza artificiale deve rendere facile la vita delle persone, deve ridurre i lavori gravosi e ripetitivi, non deve essere un automatismo governato da pochi che limita l’esercizio del libero arbitrio dei tanti.

Ricordiamolo, i nostri prodotti sono i migliori del mondo, per la qualità, la bellezza, la garanzia dei diritti e della dignità delle persone (art 4 e 36 della Costituzione), per l’attenzione e la tutela dell’ambiente (art 9 della Costituzione). Chiediamo etichette chiare, informazioni trasparenti e non ingannevoli, <votiamo con il portafoglio> compriamo italiano.

Ricordiamolo, ciò che ha indebolito la nostra capacità competitiva ed innovativa è stato <l’Offshoring>, il trasferimento di parte dei processi produttivi in Paesi con minor costo del lavoro, minori diritti delle persone e indifferenza di tutela ambientali. La rottura della catena del valore ed una insufficiente valorizzazione delle nostre specificità (l’artigianalità e la cura del nostro modo di operare) hanno indebolito la capacità innovativa e la competitività complessiva del nostro Paese. Politiche di sostegno del <Reshoring> e la valorizzazione degli strumenti che qualifichino in modo puntuale il made in Italy, sono indispensabili nella nuova politica industriale

Ricordiamolo, la comunicazione è fondamentale “perché la gente non si trovi isolata, per l’educazione dei bambini, per l’informazione, per sopportare questo tempo di chiusura" (Papa Francesco – Omelia Santa Marta - 1 aprile).  Una informazione corretta, non di parte, una informazione critica, non con pregiudizi e preconcetti, una informazione che eviti il sensazionalismo, che non cavalchi la paura delle persone, che sia “uomo della tradizione e della novità, un uomo libero. Libero. Mai soggetto ad ideologie”.

Ricordiamolo la Responsabilità Sociale non esaurisce la sua funzione con la presentazione del Bilancio Sociale; non è solo comunicazione, è solidarietà, apertura, è integrazione e supporto al contesto sociale, è rispetto dei fornitori e dei loro dipendenti, è attenzione per i clienti ed i loro bisogni, è cautela per l’impatto ambientale dei processi produttivi.

 

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La storia insegna che le grandi crisi ribaltano le vecchie priorità dei bisogni. 

Tutte le civiltà lo hanno sempre saputo, il capitalismo lo ha dimenticato. 

Un virus, divenuto un <male comune>, ci ha ricordato cosa sia un <bene comune>, quale sia il valore delle relazioni umane. 

Un nemico invisibile che ci ha invitato a riflettere su un altro nemico invisibile, un serpente subdolo che ci aveva irretito, assorbito, assuefatto. 

La finanza non sempre è alleata alla <economia che dà vita>; alcune volte, se non governata, la induce a cambiare il percorso, ad accelerare senza misura, a correre in modo sfrenato.

Scrive Luigino Bruni ricordando il principio fondamentale della convivenza umana che la Dottrina Sociale della Chiesa chiama <principio di precauzione>: “una comunità non dovrebbe attendere che arrivi il cigno nero per attrezzarsi e far fronte al caso eccezionale ma devastante. Una comunità saggia e non guidata dalla moneta investe in tempi ordinari per premunirsi per il tempo eccezionale. Chi può lo fa tutti i giorni con le assicurazioni individuali e aziendali. Non lo facciamo per la società nel suo insieme che si ritrova scoperta su questioni decisive” 

Ricordiamolo, chi può lo fa per se stesso (molti Italiani lo hanno fatto in coerenza con l’art 47 della Costituzione, investendo il risparmio nella proprietà della abitazione, oggi l’unico rifugio sicuro).

Lo Stato lo deve poterlo fare nell’interesse di tutti ottimizzando l’uso delle risorse. 

Ma dove è necessario è opportuno lo facciano tutti coloro che hanno la responsabilità di altre persone. Un fondo di garanzia vincolato alle emergenze potrebbe servire allo scopo. 

 

Ricordiamo gli insegnamenti di Gian Battista Vico, i corsi e ricorsi della Scienza Nova.

L’età degli dei, l’età degli eroi, l’età degli uomini si susseguono ciclicamente con <generazione e degenerazione> (estrattive e generative di valore le definisce oggi la scienza economica) in cui il “relativismo etico fa preferire all’uomo il proprio tornaconto rispetto al bene comune, con il rischio di caduta in uno stato bestiale”. 

Non diverso è l’insegnamento della Bibbia (Genesi 41) con le sette vacche grasse e le sette vacche magre, i sette anni di abbondanza ed i sette anni di carestia, con la differenza che la Bibbia, rispetto a Vico, individua la soluzione: provvedere negli anni di abbondanza per gli anni di carestia.


Genesi 41 – 47; 48; 49 -. <Durante i sette anni di abbondanza la terra produsse a profusione; Egli raccolse tutti i viveri nei quali vi era stata abbondanza nel paese d’Egitto e ripose i viveri nelle città, cioè in ogni città ripose i viveri della campagna circostante; Giuseppe ammassò il grano come sabbia del mare, in grandissima quantità così che non se ne fece più il computo, perché era incalcolabile> - 53; 54 - < Poi finirono i sette anni di abbondanza del paese d’Egitto;  e cominciarono i sette anni di carestia, come aveva detto Giuseppe. Ci fu carestia in tutti i paesi, ma in tutto l’Egitto c’era il pane> 

<L’anima dello Stato non può essere il denaro> la sua funzione, il suo scopo, la sua priorità non può essere drenare e spendere risorse e poi, ex post, rincorrere la quadratura dei conti. La sua missione deve essere la soddisfazione dei bisogni delle persone “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla Legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” (art 3 della Costituzione). 

 

Questo è Sviluppo Sostenibile, “uno sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere le possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri”. Una strada tracciata dall’ONU con la Commissione Bruntdland, una la strada da percorrere per gli obiettivi della Agenda 2030.

Non possiamo lasciare tutto sulle spalle degli eroi che vengono chiamati ad intervenire per aggiustare i nostri errori, per assistere chi dai nostri errori ha pregiudizio anche per la vita.

<Tutto ciò che serve ad ogni costo> deve essere fatto utilizzando le risorse che il lavoro delle persone produce in primis per assicurare una “retribuzione … sufficiente ad assicurare a sé ed alla propria famiglia una esistenza libera e dignitosa”, avendo cura che tutto non abbia un solo indirizzo, quello di chi aborre ogni senso etico e preferisce il proprio tornaconto rispetto al bene comune.

 

Whatever it takes è tutto ciò che serve ad ogni costo per contenere il rischio e contrastare l’apparizione improvvisa di nemici invisibili che rendano la vita delle persone rischiosa, problematica, frustrante; che rendano difficile la vita nostra e delle generazioni che verranno dopo di noi. 

Sostenibilità è tutto ciò che è buono per l’uomo in quanto uomo, ciò che rende la vita degna di essere vissuta.

La "brutta sensazione di vedere tutto incerto e tutto vacillante può essere motivo di angoscia. Però quelli che stiamo vivendo sono giorni della grande libertà, quella che si trova davanti al bivio, là dove si decide della vita e della morte: la grande libertà è intelligente, consapevole: avverte il peso decisivo della scelta: la grande libertà pur abitando il chiaro scuro, il grigio del quotidiano, la confusione delle chiacchiere, è la piazza dove si entra gratis e ciascuno dice la sua gratis e senza impegno, prende in mano la vita e ne decide il senso” Arcivescovo di Milano Mario Delpini.

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