Abolizione della sezione B: lettera di obiezione di un ingegnere

In seguito alla stesura del documento finale con le proposte per una riforma del percorso formativo e dei requisiti di ammissione all'esame di Stato per l’abilitazione all'esercizio della professione di ingegnere, INGENIO ha intervistato l'ingegnere Mimmo Perrini, coordinatore del Gruppo di lavoro sulla formazione universitaria del Consiglio nazionale degli Ingegneri per avere qualche dettaglio in più. A seguito dell'intervista è giunta in redazione una lettera di risposta, a firma dell'Ing. Nicola Plasmati, di cui diamo notizia di seguito.

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Preg.mo Direttore,

le scrivo in replica all’articolo pubblicato sul vostro noto portale, riguardante la proposta dell’Ing. Domenico Perrini facente parte del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, ovvero sulla abolizione della sezione B dell’albo degli ingegneri, al fine di fare chiarezza esclusivamente dal punto di vista giuridico applicativo.

Sin dalla sua effettiva nascita, la sezione B dell’albo degli ingegneri è sempre stata mal digerita dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri che già anni a dietro ne chiese la sua soppressione venendo per questo condannato dal CONSIGLIO DI STATO con sentenza n.1473/2009 e con relativa ammenda pari a 26.000,00 euro.

Questione chiusa.

Non solo. Il CONSIGLIO DI STATO nella sentenza n.1473/2009 a pag.18 e 19 spiega inoltre al C.N.I. che l'aggettivo IUNIOR sebbene non abolito non ha alcuna rilevanza specificarlo, divenendo in tal modo discrezionale e non obbligatorio.

Preciso poi che termine laurea breve non esiste. Ai sensi della legge vigente MIUR270/2004 la laurea cosiddetta di primo livello è chiamata LAUREA senza nomignoli aggiuntivi. Laurea a cui compete il titolo di Dottore. Niente breve, niente iunior, Dottore e basta.

Inoltre la laurea triennale in qualsiasi indirizzo essa sia, lettere, psicologia, ingegneria, chimica etc...non potrà mai essere abolita in virtù del fatto che l'Italia nel 1999 ha siglato un accordo di uniformità ai titoli di studio europei adeguandosi poi nel 2001 alla formula nota del 3+2. Impossibile uscirne fuori.

L'Italia fa parte dell'Europa e deve uniformarsi anche nel rispetto dei comuni percorsi universitari.

Esiste poi il Quadro Europeo delle Qualifiche in cui la laurea triennale anche quella in ingegneria ne fa legittimamente parte. La proposta del CNI sarà presa in esame dal parlamento solo quando l'Italia uscirà dall'unione europea.

Le stesse università non hanno fatto alcuna nota in merito alla proposta ultima del CNI, anzi sul web sono numerosissime quelle università che sponsorizzano la laurea triennale in ingegneria con la quale si può continuare ad accedere alla sezione B dell'albo degli ingegneri e soprattutto specie nel nord Italia sono parecchie quelle aziende che cercano tale figura professionale.

In ultimo mi preme precisare che nel corso degli anni, la legislazione italiana ha fatto molta chiarezza sulle competenze autonome degli ingegneri con laurea cosiddetta triennale, attraverso l’emanazione del D.M. 16 MARZO 2007 - lauree triennali da pag.43 e successive oltre che la stessa unione europea nel 2008 attraverso la redazione del Quadro Europeo delle Qualifiche estendendo le competenze dei laureati triennali, livello 6, ad opere complesse con metodo innovativo superando in tal mondo le opere semplici con metodo standardizzato previste nel d.p.r.328/2001 capo IX.

In conclusione gli ingegneri con laurea triennale sono legittimamente iscritti ed anche per il futuro alla sezione B dell’albo degli ingegneri, in cui le quote pagate all’ordine e ad Inarcassa sono le medesime di quelle pagate dagli iscritti alla sezione A così come univico è il codice ATECO per gli studi di ingegneria il cui titolare è iscritto indistintamente alla sezione A o B dell’albo.

Anche l’Agenzia delle Entrare non fa alcuna distinzione tra liberi professionisti iscritti alla sezione A o sezione B dell’albo.

Auspico che il Consiglio Nazionale degli Ingegneri accetti la figura dell’ingegnere laureato di primo livello così come da anni è accaduto e senza polemiche in tutti gli altri stati dell’Unione Europea a cui l’Italia si è adeguata nel lontano 1999 attraverso il ‘processo di Bologna’. Indietro non si può tornare.

Un cordiale saluto.

Dott. Ing. Nicola Plasmati

Ordine degli ingegneri della provincia di Matera - sezione B settore a)