L'edificio connesso e l'importanza di una visione strategica

Quando si parla di casa intelligente e di edificio connesso, si ha l'impressione che tutto sia definito e ineluttabile, che qualche supremo architetto abbia già definito il progetto di massima e che  la storia si limiti a seguire un percorso già tracciato. Basta attendere, e le cose magicamente si risolveranno da sole.

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Smart Building: non si può prescindere dal progetto di sistema e da una visione architetturale

Qualche persona dabbene, non si capisce se per interesse proprio o per pura sciocchezza, si spinge a dire che lo smart building non serve, e che eventuali necessità potranno essere soddisfatte dall'aggiunta di dispositivi intelligenti a posteriori. A complicare le cose, ci si mettono comunque in tanti.

In primis le aziende Over The Top e quelle di telecomunicazioni, che sono ovviamente interessate all'after-market e non al progetto. Compera il kit della casa intelligente, installa qualche dispositivo plug-in nelle prese, e la soluzione ha la pretesa di confrontarsi con un'installazione professionale infrastrutturale.

In secundis, a generare confusione intervengono i lavori normativi, che normalmente affrontano il tema della connessione non con una visione architetturale “alta” e strategica, ma con l'aggiunta della connessione alle famiglie di prodotti, creando l'illusione che con un'evoluzione bottom-up le funzioni si incastrino da sole. E' vero il contrario, si generano standard e protocolli differenti per ogni specifica funzione, creando una babele di linguaggi incoerenti, che necessitano montagne di dispositivi di interfaccia e di traduttori. Questo è stato il caso, ad esempio, delle smart grid: ottima la telelettura, ma la connessione coi sistemi di comfort e di gestione locale dell'energia quando arriva? Bisogna attendere che qualcuno sviluppi organi intermedi.

Infine classe politica e media eufemisticamente poco informati, pronti a utilizzare, a scopo di visibilità, termini di cui non capiscono le implicazioni ma che fanno tendenza. Penso che voi tutti proviate il mio stesso fastidio quando sentite qualche esponente della casta politica o giornalistica, specialmente quelli “più giovani” o “modernisti” citare Internet Of Things, Intelligenza Artificiale, Blockchains, come un mantra, tutti insieme, nello stesso calderone mediatico. Non solo così si ha la certezza che non ne capiscono nulla, ma che non gliene importi nulla di capirci qualcosa.

La realtà ovviamente è ben diversa, ed è più in linea con l'usuale buon senso che, prima dei calcoli, deve contraddistinguere il nostro mestiere di ingegneri. Il fatto è che non si può prescindere dal progetto di sistema e da una visione architetturale, sia locale che estesa, per far funzionare gli edifici e il mercato. La connessione locale, l'edge computing, la connessione remota, fanno parte intrinseca dell'infrastruttura e delle funzioni implementate. Un edificio moderno, di alta classe energetica, sicuro e di alto comfort, non può fare a meno dei sistemi di controllo, ed essi non possono rinunciare alla connessione a internet per la gestione remota, la diagnostica, lo scambio dati.

Se la parte pubblica volesse fare qualcosa di veramente utile per il Paese e per il nostro sistema economico, dovrebbe rendersene conto e agire di conseguenza, premiando non solo la crescita di valore dell'edificio, ma anche valorizzando la crescita professionale della filiera implicata. Infine, sarebbe fra gli scopi istituzionali della classe dirigente nazionale la creazione di una infrastruttura pubblica non solo di connessione ma anche di scambio dati, a promozione dell'attività economica e come presupposto per l'offerta di nuovi servizi. Dobbiamo uscire dalla logica per cui la crescita di valore può essere fatta solo consumando di più. E' provato che l'organizzazione funzionale costituisce un incremento di valore meno materiale ma indubbiamente reale, addirittura di molto superiore alla pura trasformazione. Ma su questo tema torneremo prossimamente.