Il DESIGN è MORTO. Viva il DESIGN!

«Cos’è il design oggi? Esiste ancora o si è talmente esteso nelle sue pratiche da aver perso ogni identità fino a identificarsi con un concetto un po’ generico di progetto tout court». Apre cosi il saggio "Il design oggi di Vanni Pasca", storico del design. E continua Pasca: «Le sue espressioni si sono modificate, riformulate, ampliate. E, dunque, non è possibile rispondere con una risposta univoca, ci si trova di fronte a una serie di manifestazioni che non consente riduzioni, tuttavia una mappatura risulta impossibile. Alcuni temi /tendenze appaiono però evidenti». 

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Design Art

Una casa d’aste londinese, Philips De Pury &Co. Nel 2005 ha battuto il prototipo di un tavolo disegnato da Zaha Hadid per 279.000 dollari. E Larry Gagosian, il noto mercante d’arte per la sua galleria di New York nel 2007 ha commissionato a Marc Newson una serie di oggetti con prezzi variabili dai 100.000 ai 400.000 dollari. Sul mercato si presentano, quindi, oggetti di design come una nuova merce estetica valutata con cifre tipiche del mercato dell’arte. E’ la Design Art. Tra i designer più quotati Marc Newson, Zaha Hadid e Ron Arad, Marel Wanders, Ross Lovegrove, Tom Dixon, Jasper Morrison, Tord Boontjie.

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Poltrona di Proust, Alessandro Mendini ph.credit - Carlo Lavatori

 

E’ un fenomeno che appartiene al mondo del furniture design, ma non solo.

In architettura si è affermata la progettazione delle archistar: architettura degli effetti speciali. E, dunque, arredi e architetture firmate, stimoli visuali che cercano l’impatto comunicativo proponendo l’insolito, l’anomalo, l’eccedente, che si propongono come icone di una nuova spettacolarizzazione del quotidiano. Diversi maestri italiani da Ettore Sottsass ad Alessandro Mendini a Gaetano Pesce hanno fatto da apripista di questa tendenza che avvalora i prototipi e le piccole serie di design come opere d’arte e li veicola nei relativi circuiti, fiere e gallerie. Una strada che vale per pochi.  

 

Social design ed eco design 

“Per convesso - scrive Vanni Pasca nel suo saggio Il design del futuro - si va diffondendo una nuova espressione, social design, nell’ambito della quale vengono accomunate varie direzioni di ricerca.

La mostra Design for the other 90% (con riferimento al pensiero del designer Victor Papanek, e in particolare al suo libro Design for the real word: human ecology and social change, del 1972) allestita nel 2007 al Cooper-Hewitt National Design Museum di New York, ha presentato, tra gli altri, una serie di progetti ideati per affrontare, con soluzioni semplici ed economiche, i drammatici problemi che investono molte aree del pianeta…”.

 

 

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Carlton, E. Sottsass

 

Secondo il sociologo Harvey Molotch, per gran parte degli oggetti, la soluzione è quella di costruirli in modo da distruggere meno natura, in circostanze socialmente accettabili e con una obsolescenza ecocompatibile. E, per Victor Margolin, professore di storia del design all’Università dell’Illinois “possiamo considerare social design quello che contribuisce al bene sociale …

Così uno degli obiettivi del social design è di raggiungere coloro che attualmente non beneficiano del design. Un altro è di produrre beni e servizi che evitino gli effetti negativi di gran parte di ciò che attualmente produciamo“.  Continua Pasca: “…. Esiste una ulteriore vocazione: si tratta dell’ecodesign o design per la sostenibilità ambientale. Una tendenza che risponde all’esigenza di recuperare senso alla progettazione con una scelta di impegno etico in direzione della nuova sensibilità ai problemi ambientali, sempre più diffusa”.

 


Dove va il progetto o anche cosa significa progettare oggi? 

“In definitiva sembra che l’interrogativo sia: dove va il progetto o anche cosa significa progettare oggi? Il contesto di riferimento, lo scenario globale è complesso. Oggi il termine postmodern, almeno nel design, è scomparso. Si parla, invece, ancora molto di postmodernità anche se si cerca di definirla, per quanto possibile, in modi meno ambigui, non sempre con successo. Si pensi a modernità liquida (Z. Bauman), seconda modernità (M. Castells), modernità riflessiva (U. Beck, A. Giddens, S. Lash)…”. (Vanni Pasca)

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Autoproduzione

Ovvero… un nuovo modo di concepire il mondo del design industriale che ricerchi metodi di progettazione alternativi al modello tradizionale di produzione, andando anche oltre il consolidato sistema finanziario delle banche e la classica strategia di mercato attraverso l’e-commerce. L’autoproduzione ripropone il rapporto designer-artigiano, perpetrato per secoli, che l’industria ha superato, sotto una nuova luce, un ritorno ad una produzione sempre differente da bottega a bottega, prodotti di nicchia, a tiratura limitata.

Il mercato produttivo e creativo del design autoprodotto aggiunge, così, una polarità nel mercato, nella produzione, nella progettazione e nella comunicazione ….

 

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Poppins, Alessandra Baldaresch

 

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Produzione Privata, Michele De Lucchi

 

E, infine la rete: la possibilità del designer di portare in rete i propri prodotti e di lavorare su una dimensione virale e orizzontale della comunicazione del proprio lavoro fa saltare molti dei confini tradizionali. L’autoproduzione non sostituirà la produzione e i prodotti industriali, ma può certamente rappresentare una strada possibile per altre forme di lavoro, progettazione, produzione e consumo.

In Italia, già nel 1990 l’esperienza di Michele De Lucchi con la sua ‘Produzione privata’ aveva rivelato la voglia del design d’autore di avere un proprio spazio autonomo, al di là dell’industria tradizionale. Diversi, oggi, i designer italiani che hanno fondato una o più micro-aziende: da Giulio Iacchetti con InternoItaliano a Biscaro+Zaven+Zorzenoni con Something Good fino ad Alessandra Baldareschi con Grandmother Tips.

 

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Vasi, Gaetano Pesce

 


Design del 21° secolo

"Il Design del 21° secolo -a partire da quello di oggi- segna soprattutto un ritorno all’artigianato. Un Neo-Artigianato evoluto che non utilizza più solo le mani e gli strumenti manuali, ma evolve grazie alle nuove tecnologie creando un oggetto industriale dalle infinite possibilità. (XXI Triennale – 21st Century – Design after design)"

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Design per una nuova economia della saggezza

“Nel xx secolo fare design ha voluto dire progettare per conto delle persone, oggi non può che significare progettare con le persone. A imporre un cambiamento sono le discontinuità fra XX e XXI secolo. Lo scenario contemporaneo è caratterizzato da incertezza, crisi dei modelli finanziari, nuovi conflitti sociali, guerre, problemi ambientali. Insomma: un alto livello di complessità. Ecco perché occorre progettare insieme, mettere insieme chi è capace di fare analisi con chi è capace di creare.

Le soluzioni non si trovano più nella creatività individuale, ma nascono da processi condivisi. Il designer diventa mediatore sociale. Il design è un linguaggio universale, perché le cose che facciamo insieme generano il senso del mondo in cui viviamo e che condividiamo”. Così dichiara Luigi Ferrara direttore della School of Design del George Brown College di Toronto intervenuto lo scorso giugno presso il Museo della Scienza e della tecnica di Milano all’interno del ciclo di incontri Meet the Media Guru durante la XXI Triennale. Ma per Ferrara il design non può limitarsi a fornire simboli.

 

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Solar bottle, Alberto Meda

 

Esso è chiamato a offrire soluzioni: “Dobbiamo progettare gli effetti. Non i prodotti, non gli ambienti, non i servizi, ma gli effetti”. Si chiama solution design e ha una valenza squisitamente politica. Perché gli effetti di quello che facciamo non sono mai neutrali. “Oggi - osserva Ferrara - possiamo decidere se progettare gli effetti della divisione sociale e dell’esclusione, oppure gli effetti della cooperazione e dell’inclusione”.

 

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Grow 2, Edera fotovoltaica

 

Il design, insomma, deve essere al servizio di una nuova economia della saggezza (wisdom economy). Vuol dire, in pratica, considerare la conoscenza condivisa come l’elemento chiave di un sistema di relazioni fra gli esseri umani che sia equo, sostenibile e in grado di produrre felicità.

Ma, attenzione: la conoscenza diventa saggezza solo se è condivisa su larga scala.

La knowledge economy - oggi lo sappiamo - non è sufficiente, perché si fonda su nuove concentrazioni, iniquità e forme di sfruttamento degli individui. 

 

Trasformazione digitale

Oggi il design si confronta con sfide che ne trasformano il significato in profondità. Sfide che hanno in gran parte a che fare con i paradigmi della rete e del software. Il lavoro del designer si svolge sempre più spesso all’interno di network di attori eterogenei, nei quali si collabora sfruttando il valore aggiunto del digitale: annullamento delle distanze, visualizzazione rapida delle idee, interdisciplinarietà.  

Chi è il designer oggi? Secondo Luigi Ferrara, la complessità del nostro mondo associata alla rivoluzione digitale richiede figure multidisciplinari con background eterogenei capaci di collaborare con le varie componenti della società. 

 

Per saperne di più

  • V. Pasca, Il design nel futuro
  • A. Branzi, Introduzione al design italiano. Una modernità incompleta
  • M. Cardillo, M. Ferrara, Materiali intelligenti, sensibili, interattivi
  • F. Carmagnola, Design. La fabbrica del desiderio
  • Il design italiano oltre le crisi. Autarchia, austerità, autoproduzione. VII edizione del Triennale Design Museum (4 aprile 2014 – 22 febbraio 2015)
  • D. Norman, La caffettiera del masochista 
  • C. Alessi, Dopo gli anni Zero. Il nuovo design italiano
  • I. Vianello (a cura di), Design Researc, Atlante italiano di autoproduzione

 


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Gli altri contributi di Culture Club Nr. 1 

Focus 2 - Il desiderio e l'attesa - Intervista al designer Giulio Iacchetti

“...progetto e precarietà̀, tutto e nulla, opulenza e senso della misura. e poi... design democratico. E il racconto che nel tempo ogni oggetto regala a chi sa ascoltare. Di questo e altro abbiamo parlato con Giulio Iacchetti, poliedrico designer, insignito di due compassi d’oro, fondatore del brand internoitaliano”.

Focus 3 - Riflessioni in stile libero

“Dal senso del progetto al prodotto per tutti. Dalla progettazione sostenibile all’autoproduzione. Quali le nuove frontiere del design? Ce ne parlano: Matteo Ragni (I), Francesco Lucchese (I), Piet Billekens (NL), Andreas Seegatz (D), Silvana Angeletti e Daniele Ruzza (I), Davide Oppizzi (CH), Marco Paolelli e Sandro Meneghello (I), Alberto Novara e Ambrogio Matteo Nespoli (I)”. 

Focus 4 - Face to face

“Design, una definizione... Design democratico, design esclusivo e il progetto d’arredo tra creatività̀ e budget ridotti. E ancora, cosa rende un oggetto ‘giusto’? Faccia a faccia tra gli architetti Elena Elli e Patricia Denise Viviani.” 


Per scaricare gratuitamente il fascicolo completo: LINK 

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