Coronavirus e occupazione: ecco perché l’ingegnere dell'ICT sarà sempre più “strategico”

Il post pandemia muterà la domanda e l’offerta dei posti di lavoro?

Se secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro tanti settori saranno più a rischio, come a esempio la ricettività turistica, la vendita al dettaglio o la ristorazione, ce ne sono altrettanti che saranno più strategici.

Secondo gli esperti, le offerte di lavoro più diffuse nell’immediato futuro riguarderanno l’assistenza sanitaria, l’e-commerce, la grande distribuzione e i servizi legati alla tecnologia dell’informazione.

Mai come in questi ultimi mesi infatti è diventato evidente il ruolo imprescindibile delle soluzioni tecnologiche e dell’Information & Communication Technology (ICT) sia nell’ambito sanitario con la telemedicina sia in quello lavorativo che scolastico o della Pubblica Amministrazione.

 

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Post Covid-19: il ruolo dell’ingegnere esperto in ICT nelle scelte strategiche del Paese

L’emergenza da coronavirus ci ha costretto a toccare con mano ciò che era evidente da tempo: non possiamo fare a meno delle infrastrutture e dei servizi messi a disposizione dalle tecnologie digitali che però necessitano di regole, normative, procedure chiare, ma soprattutto personale qualificato che sappia progettarle, realizzarle e collaudarle.

Le infrastrutture informatiche, infatti, rappresentano un asset strategico per il Paese, necessario per garantire la sicurezza, i servizi, l’istruzione e il lavoro. 

«È fondamentale che le fasi di progettazione, direzione lavori e collaudo dei sistemi ICT nei settori strategici quali sanità, trasporti, energia, telecomunicazioni e finanza, vengano svolte da professionisti con competenze certificate - afferma Mario Ascari, coordinatore del C3I, il Comitato Italiano Ingegneria dell’Informazione - in particolare dagli Ingegneri dell’Informazione, specialisti della materia, al fine di evitare carenze dal punto di vista dell’efficienza, dell’efficacia e affidabilità dei sistemi in questione». 

Digitalizzazione, software, internet, sicurezza informatica, robotica, telecomunicazioni, sono i principali settori dell’ingegneria dell’informazione e oggi più che mai la sicurezza delle persone e delle cose dipende dalla gestione delle informazioni e delle infrastrutture ICT. 

Prendere un treno, entrare in un ospedale, completare pratiche online, lavorare da remoto o banalmente avvalersi dell’e-commerce, significa usufruire di sistemi digitali che devono assicurare elevati livelli di sicurezza, riservatezza, affidabilità e prestazioni.

Ne deriva che affidarsi a mani esperte, competenti ma soprattutto certificate, è non solo indispensabile, ma fondamentale.


Ing. Ascari, è importante rivolgersi a un professionista? Qual è il valore aggiunto?

«Un ingegnere certificato, se anche iscritto all’Ordine, non solo possiede le competenze e le esperienze in termini accademici ma basa la sua professione su solidi principi deontologici, perché non dimentichiamo che nei sistemi ICT, specialmente nella Pubblica Amministrazione, viaggiano anche dati estremamente sensibili e delicati, quindi è fondamentale curare con attenzione ogni singolo dettaglio. Il professionista non solo rispetta le norme del settore, di sicurezza e best practice, ma soprattutto mette in pratica quei sani principi che una volta venivano definiti del “buon padre di famiglia” che oggi invece in una fornitura banale di un bene non sempre vengono garantiti».

Può farci un esempio?

«Pensiamo a un ospedale che deve realizzare una rete di comunicazione interna a un reparto. Richiederà una fornitura di un sistema di rete di interconnessione e ogni fornitore proporrà la propria tecnologia, apparati di rete, attrezzature e sistemi di comunicazione in base al modello a disposizione in catalogo, ma così viene a mancare la fase progettuale in cui si stabilisce cosa, come e con quali garanzie deve essere fatto l’intervento dal punto di vista tecnico. Inoltre viene a mancare anche la visione d’insieme del progettista che sa come integrare il nuovo con i sistemi esistenti. La semplice fornitura, non contempla tutti questi aspetti. L’assenza di un progetto quindi penalizza tutte le garanzie intrinseche del bene e dell’opera che verrà realizzata».

CERTing, l’Agenzia Nazionale per la certificazione delle competenze degli ingegneri prevede, nel repertorio delle qualificazioni professionali, anche quella di ingegnere esperto in informazione. Un ingegnere dell’ICT certificato CERTing è sinonimo di ulteriore affidabilità? 

«L’iscrizione all’Ordine è già una garanzia, chiaramente un professionista anche certificato da riprova di essere esperto in quella specifica materia, perché non dimentichiamo che il settore dell’ICT richiede competenze molto specifiche ed estremamente verticali. Se una Pubblica Amministrazione o un’azienda privata devono realizzare un sistema di protezione dati o un sistema di archiviazione, hanno bisogno di competenze completamente diverse, rispetto, a esempio, a un’azienda che deve realizzare un’infrastruttura di rete».

Si può affermare che l’ingegnere dell’informazione sia una delle professioni che acquisteranno sempre più importanza nel prossimo futuro? 

«Senza dubbio, le potenzialità sono smisurate e quello che abbiamo vissuto in questi mesi ha evidenziato quanto queste tecnologie siano strategiche, credo sia ormai chiaro che chi non è in grado di dominare tali sistemi sarà fondamentalmente escluso dai contesti sociali più elementari come a esempio l’istruzione. Il sistema Paese deve investire in queste tecnologie con lungimiranza e attraverso progetti uniformi, altrimenti si rischia di avere tante “Torri di Babele” in cui ogni PA, ente, istituzione o azienda, si sarà mossa in maniera autonoma e non in modo sinergico e integrato. Per questo serve un approccio progettuale, estremamente strategico, lungimirante e pluriennale. Il primo passaggio è individuare le categorie di tecnici a cui affidare tale compito, per avere quella garanzia di successo che non può essere lasciata al caso».