Edilizia: 9 proposte per il rilancio dell'economia del settore

11/05/2020 1873

Parole d’ordine: “digitalizzare, sburocratizzare, collaborare”, intese come unica strada percorribile per il rilancio dell’economia dell’edilizia, anche sulla base della lezione impartita dall’emergenza sanitaria.

professione-ingegnere-architetto-geometra-libero-professionista-700.jpg

Collaborazione tra Istituzioni centrali e territoriali per il rilancio dell'Edilizia: Architetti di Roma inviano una lettera alle Istituzioni

È questo, in estrema sintesi, il cuore della lettera inviata dall’Ordine degli Architetti di Roma e provincia, in accordo con la Federazione degli Ordini degli Architetti del Lazio, indirizzata ai Ministri Paola De Micheli, Paola Pisano, Dario Franceschini, al Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, al Sindaco di Roma Capitale Virginia Raggi, oltre a vari Sindaci e assessori del Lazio. 

Ritenendo ormai indispensabile una maggiore collaborazione tra Istituzioni centrali e territoriali, filo rosso che lega i contenuti della lettera degli architetti romani, le 9 proposte per superare il gap delle amministrazioni in materia di digitalizzazione e semplificazione normativa sono di seguito sintetizzate.

9 proposte per superare il gap della PA in materia di digitalizzazione e di semplificazione normativa

  1. Piattaforma unica per l’edilizia, con la creazione di un vero Sportello Unico per l’Edilizia Telematico dove far confluire tutti gli Enti che esprimono pareri e autorizzazioni nell’ambito dei diversi procedimenti edilizi; 
  2. Protocollo informatico ed eliminazione del protocollo cartaceo, con la creazione di un archivio informatico della PA accessibile e consultabile dal cittadino; 
  3. Appuntamenti telematici per le istruttorie tecniche
  4. Definizione dei criteri per i controlli a campione sui procedimenti edilizi, dotando i Comuni di risorse economiche ed umane per gli ulteriori procedimenti; 
  5. Accesso immediato e semplificato alla normativa di riferimento, alle delibere (comunali e regionali) e alle circolari di settore, con la creazione di un archivio dei casi tipo e dei relativi processi istruttori, anche con l’ausilio degli Ordini e Collegi Professionali;
  6. Creazione di sistemi informativi certificati digitali GIS, della cartografa esistente su tutto il territorio comunale, contenente i dati urbanistici e quelli afferenti i vincoli di varia natura;
  7. Digitalizzazione e dematerializzazione degli archivi dei progetti contenenti i titoli abilitativi delle preesistenze degli immobili, accessibili on-line da parte dell’utenza, possibilmente georeferenziati;
  8. Revisione dei cosiddetti “programmi integrati o complessi” attraverso la creazione di una cabina di regia Comune/Regione, finalizzata anche alla pianificazione e programmazione del territorio mediante la redazione di Programmi Urbani e Ambiti di rigenerazione;
  9. Mappatura satellitare continua del territorio comunale/regionale e creazione di un modello tridimensionale con procedura BIM per il controllo delle nuove costruzioni  e delle infrastrutture con accesso libero.

Gli effetti economici del ritardo nella digitalizzazione e nella sburocratizzazione della PA: ecco alcuni dati

Del resto, anche i numeri parlano chiaro: il ritardo nella digitalizzazione e nella sburocratizzazione della PA, secondo quanto riportato dalla CGIA di Mestre del 18 aprile scorso, ogni anno grava sulle imprese italiane per circa 57.2 miliardi di euro. “Un costo che risiede soprattutto nel coacervo di leggi che soffocano il Paese (circa 160.000 tra decreti, decreti attuativi, circolari, ecc. contro le circa 5.500 della Germania e le 7.000 del Regno unito), la mancata abrogazione delle leggi concorrenti e più datate e il ricorso massivo a Decreti legge e con aggravio delle spese per le imprese, maggior numero di contenziosi, sottrazione di tempo alla ricerca e lo sviluppo, perdita di competitività, indebolimento dello strato produttivo (imprese, professionisti e indotto correlato), fuga degli investitori, sacche di corruzione e illegalità”.

Un ritardo che incide in maniera significativa anche in termini economici, con ripercussioni su professionisti e amministrazioni. Un esempio? “Se confrontiamo il dato di Milano con quello di Roma, il termine è sconfortante” scrivono gli architetti: “la Capitale ha incassato attraverso gli oneri di urbanizzazione circa 37 milioni di euro nel 2017, 31 milioni di euro nel 2018 e 38 milioni di euro nel 2019. La misura è tangibile: Milano con un’estensione di soli 182 chilometri quadrati (Roma ne misura 1.287) e con una popolazione di circa 1,3 milioni di residenti (Roma ne conta quasi 3) pianifica interventi di trasformazione del territorio tra pubblico e privato che producono introiti derivanti da permessi di costruzione quasi tre volte quelli di Roma”.

IN ALLEGATO LA LETTERA INVIATA ALLE ISTITUZIONI