Finzi: “Certicazioni CERTing siano obbligatorie per legge come già avviene in Germania»

«Alcune Nazioni sfruttano queste specializzazioni e riservano incarichi e funzioni solo a ingegneri certificati. Penso alla Germania dove i collaudatori devono possedere una certificazione ad hoc. In Italia invece la legge prevede che qualsiasi ingegnere con dieci anni d’esperienza possa fare un collaudo. Occorre cambiare l’impianto normativo». 

L'ingegnere Bruno Finzi, presidente dell'Ordine degli Ingegneri di Milano e certificato CERTing Livello Advanced, spiega perché le certificazioni sono e saranno sempre più importanti per il settore, confrontando anche l'Italia con gli altri Paesi.

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L'ingegnere certificato? Sarà sempre più richiesto

Ing. Finzi, attualmente presiede l'Ordine degli Ingegneri di Milano, è membro di numerose società e associazioni e nel corso della sua carriera professionale ha avuto modo di lavorare a importanti progetti in Italia e non solo, nelle vesti di direttore tecnico, revisore del progetto, collaudatore. Perché ha scelto di richiedere la certificazione CERTing?

«Il settore delle specializzazioni e delle certificazioni è in continua evoluzione, pensiamo a quelle ISO, standard di riferimento internazionale per la gestione della Qualità, che hanno avuto un impatto importante sull’ingegneria dell’ultimo ventennio. La certificazione di ingegnere esperto rilasciata da CERTing inoltre consente di individuare la specializzazione di ogni singolo professionista iscritto all’Albo. Prendiamo il caso dell’Ingegneria civile-edile che racchiude più di una branca: ottenere la certificazione di determinate competenze consente, dal mio punto di vista, di essere ricercato e selezionato per lavori e prestazioni anche nel campo delle amministrazioni pubbliche e non solo nel settore privato che già presta attenzione al profilo e al portfolio del professionista. Qualora la PA si trovi a dover assegnare incarichi specialistici, deve poter attingere da un elenco di professionisti selezionati le cui competenze devono essere ben delineate, definite e riconosciute; pensiamo al vastissimo settore dell’ingegneria civile, e quanto la certificazione possa aiutare per avere la garanzia che quell'ingegnere possieda determinate specifiche competenze e sia quindi in grado di svolgere la prestazione richiesta». 

L’ingegnere strutturista possiede nozioni che gli consentono di affrontare ogni fase di vita delle opere: concept, progettazione,  costruzione, ristrutturazione, manutenzione e dismissione finale. Ritiene che un ingegnere certificato in strutture da parte di CERTing possa dare garanzie in più al cliente in fatto di competenze e capacità?

«La certificazione verrà sempre di più richiesta. Pensiamo al tema delle assicurazioni delle opere. Oggi i grandi gruppi immobiliari che investono in un’opera necessitano di garanzie sulla sua durata garantita nel tempo. In questa ottica, il poter essere certi che chi ha progettato, ha diretto i lavori o collaudato le strutture di tale investimento sia un ingegnere certificato, potrebbe diventare un obbligo in futuro. Oggi è solo un’indicazione, un qualcosa in più per gli investitori o per le amministrazioni pubbliche. Nel Codice Appalti a esempio, è già codificato che le imprese debbano essere certificate per poter fare certi tipi di offerte o partecipare a gare d’appalto. Nell’ingegneria questo ancora non avviene, ma rappresenterebbe una possibilità per la comunità di scegliere i professionisti che hanno una preparazione specifica nel settore che si vuole garantire».   

Fuori dagli obblighi dei codici e delle leggi, davvero ancora nessuno la richiede?

«All’Ordine degli Ingegneri di Milano talvolta capita che le amministrazioni pubbliche, sia Comuni sia Province, richiedano dei nominativi per fare delle gare e assegnare prestazioni. Per una nostra organizzazione interna, nella scelta dei nominativi hanno una corsia preferenziale coloro che hanno conseguito una certificazione CERTing».

Ritiene che la certificazione possa contribuire concretamente a qualificarsi sul mercato del lavoro?

«Penso di sì, ma non dipende solo da noi. Dichiarare e certificare una propria specializzazione è un valido supporto per la committenza pubblica e privata che deve operare una scelta. Occorre però che anche il mondo legislativo che norma la filiera dell’assegnazione degli incarichi professionali e degli appalti, individui questa possibilità e la sfrutti».

Secondo la sua esperienza, la certificazione è più apprezzata all'estero?

«Sì, ci sono Nazioni che sfruttano queste specializzazioni e riservano incarichi e funzioni solo a ingegneri certificati. Penso alla Germania dove i collaudatori devono possedere una certificazione ad hoc. In Italia invece la legge prevede che qualsiasi ingegnere con 10 anni d’esperienza possa fare un collaudo. Se i collaudatori delle strutture fossero scelti fra gli ingegneri certificati nel campo strutturale, la comunità ne potrebbe trarre giovamento. Occorre quindi cambiare l’impianto normativo. Da parte nostra, abbiamo iniziato a istituire degli elenchi a disposizione della comunità che deve però usufruirne».

Pensa di rinnovare la certificazione in futuro?

«Sì, ormai sono al secondo rinnovo e prevedo di continuare anche perché credo che acquisirà sempre più valore in futuro».

Guardando all’attualità, insieme ad altri tre professionisti è stato impegnato nelle fasi di collaudo dell'ospedale allestito nei padiglioni della Fiera al Portello a Milano per far fronte all'emergenza da coronavirus, in che cosa è consisto il suo ruolo?

«L’ospedale in Fiera è stata un’opera velocissima, realizzata in tempi rapidi con 300 operai a lavoro su tre turni. Infrastrutture Lombarde contattò l’Ordine degli Ingegneri di Milano e subito selezionammo una quaterna di collaudatori che potessero contribuire alla realizzazione dell’ospedale. Erano i momenti in cui non si sapeva ancora quale sarebbe stato il limite massimo della curva del contagio. Gli ospedali erano sovraffollati e si pensava di dover avere strutture dedicate alla terapia intensiva. Per questo è stato creato l’ospedale in uno spazio offerto dall’ente Fiera, riconvertito in tempi celerissimi. Io mi sono occupato del collaudo delle parti civili e strutturali, per esempio controllando i basamenti esterni per i serbatoi dell’ossigeno che servono ad alimentare i respiratori. In realtà questi 200 posti letto di terapia intensiva, per fortuna, non sono stati riempiti e i pazienti sono stati molti meno».

Che ne sarà dell'ospedale nei prossimi mesi?

«Attualmente è una struttura temporanea visto che il collaudo di tutto l’ospedale ha la durata semestrale. Per esempio, sull’impianto di riscaldamento invernale non è stato fatto un collaudo e stando agli accordi, si dovrà provvedere a rinnovarlo. La previsione del ritorno di picchi d’infezioni c’era sia per il mese di giugno sia per quello di ottobre e quindi sicuramente sino al prossimo inverno l’ospedale resterà in funzione. Dopodiché a seconda di come si vorrà organizzare la sanità milanese e lombarda, bisognerà capire se rendere la struttura definitiva oppure riconvertirla in qualcosa di diverso».