Dai «Modelli» alle «Piattaforme»

Nell’immaginario collettivo il cosiddetto «Modello Genova» ha rapidamente sostituito, sia pure con riferimento ad ambiti eterogenei, il ben noto «Modello Milano». Qualunque sia il giudizio che di esso se ne possa dare, certo è che si stia determinando l’effetto paradossale che lo schema regolamentare concernente il codice dei contratti pubblici, non appena apparso, abbia immediatamente goduto di una percezione pregiudizialmente negativa, essendo così accomunato alla precedente impostazione, basata sulla soft law, che avrebbe dovuto sostituire.

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A prescindere dalle condizioni attraverso cui sarà eventualmente necessario servire il debito o, comunque, gestire le provviste necessarie a rafforzare le infrastrutture pubbliche e l’edilizia privata, condizioni su cui gravano certamente alcune incognite, a livello nazionale e sovranazionale, sarebbe forse opportuno, per l’ennesima volta, sforzarsi di riflettere sulle caratteristiche che, a livello globale, stanno connotando il mercato della costruzione e dell’immobiliare.

(Ri-)qualificare la Domanda Pubblica

A fianco della incertezza relativa alla irreversibilità di talune tendenze (inerenti, ad esempio, all’uso dello spazio aperto e dello spazio confinato), sarebbe necessario interrogarsi sul fatto che, benché eventualmente col ricorso a regole semplificate e ridotte, i connotati della Domanda e dell’Offerta che si profilano sui mercati internazionali non potranno che ridisegnarne la fisionomia.

Per questa ragione, l’identità degli operatori e la natura dei prodotti che offriranno (e che stanno, in certi casi, già offrendo) sarà assai influente, proprio in virtù di quei «valori culturali e tecnologici dell’ambiente costruito» da tutti continuamente menzionati, ambientali e sociali, riconfigurando interamente, oserei dire radicalmente, le filiere e le catene di fornitura.

Per questo motivo, sarebbe urgente comprendere come davvero, dopo decenni di tentativi non perfettamente riusciti, (ri-)qualificare la Domanda Pubblica nei suoi tratti strutturali, non essendo certo sufficiente rimuovere alcuni paletti di carattere giuridico-amministrativo per ridonarvi efficienza ed efficacia.

Alla stessa stregua, non è possibile ritenere che la digitalizzazione, in maniera amichevole, consenta di rafforzare la presenza e il posizionamento di tutti gli operatori economici dell’Offerta, a prescindere dal valore che essi sapranno generare, dato che ormai, sul piano della competizione leale e del corretto funzionamento delle transazioni, non vi saranno più margini per giustificare l’inefficienza.

Platformization: una prospettiva di cultura industriale

È palese, pertanto, che occorra con solerzia elaborare una strategia industriale che possa orientare gli investimenti pubblici e privati che si intendono mettere in moto.

Senza questa intelligenza di sistema, infatti, nel migliore dei casi, le azioni poste in essere rischiano di mettere a disposizione del Paese cespiti immobili e servizi dinamici inadeguati alla trasformazione in atto.

La, pur generica, nozione di piattaforma, declinabile sotto diversi punti di vista, evidenzia, tuttavia, una prospettiva di cultura industriale che meriterebbe di essere maggiormente indagata, in presenza, peraltro, nei settori manifatturieri di riferimento, di esponenti datoriali e sindacali di grande lungimiranza che intravedono prospettive di cultura e di sviluppo industriale di vasta portata strategica.

Sarebbe fondamentale, quindi, che le rappresentanze della Domanda e dell’Offerta, oltre a ridiscutere le regole di ingaggio, elaborassero una vision e una policy condivisa di analogo respiro per accrescere la reputazione e l’attrattività del settore che non solo ha valenze intersettoriali, ma che, soprattutto, attualmente sarebbe in grado di giungere al centro del vissuto delle persone come i principali protagonisti di altri settori economici stanno facendo attraverso la platformization.

Al contempo, se così non fosse, bisognerebbe avere la consapevolezza che gli ingenti investimenti in piattaforme promossi dalle maggiori Technology Company, si stanno sempre più intensamente avviando pure nella direzione del settore della costruzione e dell’immobiliare, rischiando di condizionarlo fortemente se esso non ne terrà tempestivamente debito conto.