Progettare la riapertura dei luoghi soggetti ad assembramento: valutare il rischio contagio COVID-19

Quali soluzioni già individuate per il “new normal”? Quali strumenti per pianificare e simulare scenari tra capacità e rischio?

Siamo entrati nella Fase 2 nel percorso di ritorno ad una normalità tanto attesa dop questa pandemia. La voglia di ricominciare è sempre più forte e così la ricerca dei modi migliori per farlo.

Il distanziamento è una delle misure più virtuose, secondo i protocolli, per ridurre il rischio di contagio quando le persone in attività torneranno ad aumentare. Quindi, essendo imperativo il rimettersi in movimento, è necessario adottare misure tra le più disparate, dagli ascensori a capienza limitata, agli uffici con scrivanie distanziate, alle strade pedonalizzate, ai boulevard con restrizioni al traffico automobilistico. La ricerca di nuovi modi di convivere, distanziati, spingerà a progettare e realizzare in fretta nuove soluzioni in ogni comparto, soluzioni che stanno rapidamente emergendo e che vogliamo descrivere in questo articolo.
In ogni comparto si stanno studiando delle best practices: dagli uffici pubblici, ai teatri e cinema, alle Fiere, agli stadi e palasport, ai centri commerciali, ai musei, ai parchi tematici, agli spazi urbani cittadini. Si tratta di linee guida, proposte, white papers sulle quali non avremo molto tempo per ragionare perché la ripresa galopperà senza lasciarci il tempo di riflettere troppo: il tema è quello di creare sistemi dove sia possibile mantenere le persone distanziate adeguatamente, valutando il rischio quando ciò non sia sempre possibile, ricercando le soluzioni che rendano l’esercizio del social distancing compatibile con la possibilità di svolgere i servizi che gli individui stessi si aspettano.

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Esaminando le migliori pratiche, in questo articolo, in via di estensione, cercheremo di individuare quali risposte si stanno dando a una serie di domande.

Come riorganizzare la logistica degli uffici per rientrare dal WFH (l’acronimo, molto in voga nei Paesi anglosassoni, del Working From Home)?
Come gestire i turni scalando gli orari di ingresso ed uscita dal lavoro?
Come aumentare i marciapiedi valutando l’efficacia funzionale di ogni centimetro rubato alla strada?

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Come gestire code e attese a tornelli, gates, thermoscanners, biglietterie, nei luoghi ad accesso controllato? Parliamo di Metro, Stazioni, Musei, Teatri, Cinema e molto altro.
Come affrontare la riduzione di capacità di strutture business oriented quali Mall, Centri Commerciali, Fiere, Centri Congressi, bilanciando un minore afflusso con una aumentata redditività per singolo visitatore?
Come gestire l’intero percorso dal parcheggio all’imbarco negli aeroporti?

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Per farlo esamineremo come si stanno sviluppando Linee guida, White Papers, progetti concreti applicativi e soluzioni. Si intravvedono due strade complementari. 

Una prima strada è di tipo prescrittivo, costituita da accorgimenti, escamotages, idee ragionevoli per mantenere le social distances (il “6feet”, altro termine in voga) negli svariati contesti applicativi, senza avere una misura concreta di quanto le misure siano efficaci o quali effetti abbiano sulla capacità, efficienza e costi dei servizi offerti rispetto alla situazione pre-pandemica.

Una seconda strada è quella di progettare con strumenti già da tempo a disposizione per simulare, sulla base di una pianta dell’ambiente e dei flussi previsti, o delle capacità autorizzate, il movimento degli individui che popolano le strutture in esame, prevedendo colli di bottiglia, conflitti tra flussi, soluzioni efficaci, il tutto in una ottica di comparazione di diversi scenari e layout.

Valutare il movimento delle persone in situazione post pandemica

Per iniziare possiamo vedere esaminare una simulazione di comportamento degli individui (crowd simulation) in situazione post-pandemica. Si tratta di simulazioni effettuabili rapidamente senza troppe difficoltà da tecnici addestrati che utilizzino strumenti di simulazione software adatti a simulare specificatamente il comportamento delle persone in esercizio, ovvero non in esodo per eventi catastrofali (incendio, terremoto, attentati). Come spiega efficacemente il Prof. Ruggiero Lovreglio, Università Massey, Nuova Zelanda, in un webinar recentissimo prodotto dalla piattaforma streaming FEA-Play, dovremo studiare attentamente i comportamenti post-pandemici degli individui per ricavarne regole di comportamento da inserire nei modelli di social forces, alla base di queste simulazioni. 

Tuttavia molto si può già fare se il software ha già implementato regole di social distances.

Questa simulazione ci permette di visualizzare, comparando due scenari, il movimento degli individui all’ingresso di un centro espositivo, valutando le situazioni di inadeguata social distance (in questo caso fissata in 2 metri, ma modificabile), la durata di ciascuna eccessiva prossimità tra due individui e le posizioni relative tra le persone, tutti fattori che concorrono a un rischio di esposizione. Tra i parametri della simulazione vi è anche l’attitudine di una parte della popolazione a “dimenticare” le regole di social distancing simulando così anche eventuali comportamenti fuori regola.

Il colore blu indica individui (che nei software di crowd simulation vengono chiamati “agents”) distanziati, mentre il rosso indica individui eccessivamente vicini.

La comparazione tra differenti scenari di layout permette di valutare l’efficacia delle scelte e vedremo in seguito quanto si sta pensando sia in termini di layout sia quali aspettative si affiancano a quella, sempre prioritaria, di minimizzazione del rischio.

Per la simulazione sono bastati pochi elementi: la pianta dell’edificio, anche a più piani collegati tra loro, i flussi in ingresso e/o le capacità stimate dei vari ambienti. Avere una documentazione BIM, meglio se in formato IFC, agevola ed accorcia i tempi di setup del modello. 

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Una ricerca conclusa pochi giorni fa e già pubblicate su un scientific journals, inizia già a trattare i dati di queste simulazioni in modo da valutare un indice di rischio, si tratta del recentissimo, ma già molto popolare, articolo di Lovreglio e Ronchi che hanno definito un nuovo modello matematico EXPOSED (si vedano le note a fine Articolo) a questo scopo. Nel già citato webinar, il Prof. Lovreglio sostiene che saranno necessari studi sul comportamento delle folle in condizioni post pandemiche, che ad oggi non esistono e che è necessario osservare in fretta, prima che tali comportamenti si dissolvano con il rientro alla normalità.

Consiglio inoltre la visione del Webinar di FEA-Play sulle problematiche di movimento delle folle in ospedali e scuole con ospite il Prof. Camillo Ciribini. Il Prof. Ciribini è uno degli accademici italiani che sta lavorando di più a simulazioni numeriche in ambiti come questi.

Soluzioni negli Uffici

Un recente articolo del Guardian riporta le opinioni di alcuni architetti internazionali circa il “new normal” negli uffici, domandandosi addirittura se il WFH richiederà un riadattamento delle case per ospitare il lavoro d’ufficio, se gli open spaces tanto diffusi dovranno essere rinnegati, o se il tanto amato passatempo inglese del queuing, le file così ordinate ovunque, non sarà più lo stesso di prima.

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Darren Comber (DRU, la britannica ed iconica Design Research Unit) dice “Non sto per suggerire di tornare agli uffici cubicolo degli anni ’50, tuttavia la densità degli uffici cambierà drasticamente. Assisteremo ad una fuga dai layout degli open plan, cosi come una miglior cura nella ventilazione e finestre più apribili. Forse una critica anche ai sigillati spazi in Classe A."

Arjun Kaiker (ZHA, la Compagnia fondata da Zaha Hadid) dice “penso che vedremo corridoi più ampi, maggiori partizioni tra i dipartimenti, molte più scale nei nuovi progetti. I tavoli per uffici, che si erano via via ridotti da 1.8 m a 1.6 m fino agli attuali 1.4 m, avranno una inversione di tendenza. La legislazione introdurrà, in UK, un’area minima per persona, vincolante, così come una occupazione massima degli ascensori e lobby più larghe per minimizzare il sovraffollamento."

social-distancing-6.JPG Photograph: MIR ©Zaha Hadid Architects

Interessante sotto questo aspetto il nuovo headquarter di Bee’ah negli Emirati Arabi, progettato da ZHA attorno a “contactless pathway”, dove gli impiegati eviteranno contatti con le superfici per “navigare” attraverso il building. Un interessante video presenta bene questo nuovo edificio. 

Gli ascensori saranno chiamati con lo smartphone e le porte saranno aperte automaticamente da sensori di movimento accoppiati a sistemi di riconoscimento facciale. Kaiker spiega: “Abbiamo studiato l’eliminazione di ogni contatto diretto dalla strada fino alla propria postazione di lavoro in ufficio, oltre a un controllo via smartphone di finestre, illuminazione, ventilazione e persino il caffè. Dato che l’80% delle infezioni si trasmette attraverso il contatto di superfici contaminate, il futuro sarà hands-free”.

La tecnologia aiuterà gli uffici sia in termini di strumenti operativi che in termini di pianificazione, sostiene Fast Company, rivista californiana da sempre legata alla Silicon Valley: ridisegnare spazi, uffici, aree aperte, cucine, sale conferenza, lobby, reception e toilette al fine di promuovere il physical distancing, disporre barriere come ad esempio schermi tra le postazioni di lavoro e una guida al movimento e traffico delle persone, considerando beacons e sistemi di visioning per monitorare e gestire i comportamenti delle persone, poiché è chiaro che persone impegnate nel proprio lavoro potrebbero distrarsi dall’esigenza del social distancing. I software di crowd simulation possono aiutare a prevedere e simulare tali comportamenti per scegliere soluzioni più efficaci senza dispendiosi “trial & errors”.

Tra i white Papers più operativi vi è quello di Cushmann&Wakefield, Società multinazionale di Real Estate d’Impresa, la quale ha predisposto il proprio vademecum “6 Feet Office”, riassumibile in sei passaggi:

  1. 6 Feet Quick Scan: una succinta ma comprensiva analisi dell’attuale ambiente di lavoro relativamente alla sicurezza al virus e ogni ulteriore opportunità di miglioramento.
  2. 6 Feet Rules: Un semplice set di regole, chiari patti realmente applicabili ed infine regole di Condotta affinchè ciascuno abbia a mente il concetto di “safety first”.
  3. 6 Feet Routing: Percorsi in ciascun ufficio, evidenziati da segnaletica al fine di rendere il flusso del traffic delle persone completamente sicuro.
  4. 6 Feet Workstation: Postazioni di lavoro adattate e completamente autosufficienti nelle quali il lavoratore possa operare in sicurezza.
  5. 6 Feet Facility: Un impiegato esperto in grado di dare suggerimenti e di assicurare in modo moltio operativo il funzionamento ottimale ed un ambiente di lavoro sicuro.
  6. 6 Feet Certificate: Un certificate che affermi che sono state intraprese misure ate ad implementare un ambiente di lavoro virus-safe.

Per le schematizzazioni proposte (alcune riportate qui in figura), il Vademecum di Cushmann&Wakefield vale la pena di essere consultato. 

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© Cushmann&Wakefield

Anche il World Economic Forum si sta interessando al lavoro post-pandemico negli uffici, che sintetizza in un decalogo.

  1. Distanza dei due metri per le postazioni di lavoro.
  2. Soluzioni semplici anti contagio: ad esempio tovagliette usa e getta per la scrivania che evitano l’onere della sanitarizzazione della postazione a fine giornata.
  3. Uffici partizionati, stop agli open space.
  4. Maggior utilizzo di segnaletica orizzontale e verticale negli uffici come “standing spots”, tracciamento di corsie, tracciati che trasformano gli spazi ampi in stile campo da squash, circolazione in senso orario stile rotatorie per evitare incroci frontali tra individui.
  5. Tecnologia sul campo. Sistemi contactless di apertura porte e ascensori, collegamento di smartphones a beacons in grado di segnalare ai possessori dei cellulari quando le distanze sono inadeguate per il six feet.
  6. Rebuild: soluzione forse drastica di ricostruzione di edifici per uffici in modo più appropriato al new normal.
  7. Ventilazione. Il WE Forum ipotizza una tendenza di tenere aperte finestre e, laddove sia impossibile, un boom di nuovi sistemi Office Climate Control System, che in Cina ha significato un ritorno in massa dei lavoratori agli uffici.
  8. Co-working spaces. Al di la dell’indubbio successo di questa modalità, ci si pone il dubbio se le aziende permetteranno che i propri dipendenti stiano in spazi condivisi con persone dedite ad altri business.
  9. Saluti. Cambierà il modo di salutare. In Cina si sta promuovendo il gesto di stringere le proprie mani in forma di saluto all’altro. Emirati e Qatar hanno vietato saluti naso contro naso e la Francia i saluti con baci.
  10. Lavoro da casa. Trasformeremo ogni casa in ufficio? Si rende necessario risolvere il problema di una scarsa produttività e di difficoltà di comunicazione in spazi domestici condivisi da parenti e bambini. Per non parlare del digital divide di scarse connessioni internet, sebbene si registri un alto gradimento dei pregi di lavorare da casa quali il non avere obblighi di dress code e di non fare i pendolari.

Designtech, una “Design Force” italiana, costituita da grandi nomi del settore AEC tra i quali Lombardini 22, Binini Partners, Pinifarina, Progetto CMR, Piuarch, PPAN, e altri, ha appena rilasciato il White Paper “DesignTech for future”, che affronta i temi di design e tecnologia per il mondo post pandemia, un documento sul quale torneremo anche per altri settori.
Il documento segnala che le tecnologie touchless al centro dell’attenzione (sensoristica, automazione, comandi vocali). Sensori di prossimità wearable potrebbero svilupparsi come accessori individuali di controllo della distanza tra persone. 

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Sul fronte della domanda, l’incremento di home working può diminuire la necessità di spazio mentre i protocolli di sicurezza possono aumentare gli standard mq/persona riducendo l’offerta.

Si dovrà considerare una nuova prossemica relazionale specifica: le distanze intime o personali (<0,5-1,2m), sociali (1,2-3m), pubbliche (>3m) subiranno alterazioni in base a background culturali, carattere delle persone, task e modelli di business.

Una rivalutazione di prodotti immobiliari localizzati in zone extra urbane è possibile, invertendo trend recenti di attrazione verso il centro città, così come la nascita di nuovi modelli insediativi, “campus” ibridi bio-resilienti con scambi reciproci, ma controllati.

Infine, la flessibilità modulare: l’incertezza economica potrà accelerare politiche aziendali di occupancy modulare, flessibile, “istantanea” dello spazio. Questo è un tema attuale anche per gli ospedali, lo vedremo in seguito.

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TClarke, colosso inglese delle Costruzioni e del Facility Management ha recentemente inserito nel proprio ufficio di Londra, a Moorgate, alcune soluzioni semplici interessanti. L’intero edificio opera a “senso unico” con una scala per la salita e una per la discesa. Fin dalla lobby, un sistema di nastrature divide il pavimento in quadrati per il mantenimento del 6 feet, mentre nei corridoi è tracciato un walkway grid per il distanziamento. Laddove sia necessario incrociarsi in un corridoio, sono stati posizionati dei segnali a terra per l’attesa di cortesia a lato, come si usa fare nelle single track roads delle Higlands scozzesi. Agli accessi delle aree gli scanner per impronta digitale sono stati sostituiti dai vecchi lettori di carte magnetiche. Le postazioni di lavoro sono occupate fianco a fianco, con 2,30 m di interspazio, mentre sono eliminati i posti fronte a fronte. Davanti alle apparecchiature (fotocopiatrici, macchine caffè) è applicata la regola “one person zone”, ricordata da apposito segnale a terra. Le sale riunioni sono state ridotte di capacità, con appositi divieti incollati ai tavoli, mentre alcune sale sono state riconvertite in “hot desk space” per l’occupazione di posti di lavoro temporanei. Molti altri piccoli interventi sono segnalati in questo interessante video.

Una riflessione interessante è quella di Fast Company, celebre rivista della Silicon Valley, la quale, oltre a segnalare nuovamente l’esigenza di un ridisegno degli uffici, degli Open Space, delle cucine, stanze per conferenza, lobby e aree Reception e bagni con l’obiettivo di ottenere il physical distancing, segnala l’esigenza di prevedere e gestire il “traffico” delle persone con sistemi informatici.

Non si tratta di indicazioni futuristiche poiché è possibile già adesso creare simulazioni del movimento delle persone in ambienti di lavoro, considerando i tempi spesi alle workstation, le soste nelle “one person zone”, gli incroci nei corridoi, i flussi alle lobby e alle reception, l’occupazione di scale e di corridoi, fino ad arrivare agli ascensori limitando il numero massimo di persone trasportabili. 

Simulazioni del movimento delle persone in ambienti di lavoro

Queste simulazioni possono essere eseguite su piante CAD o su articolati modelli BIM, anche su più piani. Il comportamento sociale dei 2 metri può essere imposto a parte degli “agenti” simulati, mentre una quota di agenti può avere comportamenti più distratti (dove i 2 metri possono non essere rispettati), per effettuare simulazioni più realistiche.

Oasys Mass Motion è un software già collaudato per simulare e studiare progetti di edifici per uffici in tutto il mondo, tuttavia oggi è pronto anche per simulazioni di social distancing così da comprendere quali sono le scelte più efficaci e sicure e quale sarà la riduzione di capacità attesa. Tutti elementi fondamentali per pianificare il ritorno al “new normal”.

Processo di ottimizzazione e controllo di possibili soluzioni scelte per gli uffici

In queste immagini un tipico processo di ottimizzazione e controllo delle soluzioni scelte per gli uffici, ma analogamente potrà essere fatto in altri contesti, di cui parleremo negli sviluppi prossimi di questo articolo.

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Simulazione di Edificio per uffici: situazione occupazione posti pre-COVID.

In rosso le zone in cui è maggiore il tempo di permanenza tra agenti distanti meno di 2 metri tra loro

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Simulazione di Edificio per uffici: primo scenario di riduzione occupazione posti

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Simulazione di Edificio per uffici: secondo scenario di riduzione occupazione posti

Nelle Parti successive di questo articolo tratteremo le esperienze di Musei, Teatri, Centri commerciali e Retail, Stazioni, Metropolitane, spazi urbani di città, Stazioni di Rifornimento, Aeroporti, Fiere. 

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Maggiori info sulle funzioni di social distancing simulation di Mass Motio

Note e riferimenti:

 

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