Ricostruzione Sisma, Ordinanza 100, Asseverazione dei professionisti: le buone intenzioni non bastano

Lo scorso 9 maggio 2020 il Commissario alla Ricostruzione dei territori colpiti dal sisma 2016 ha emanato quattro nuove ordinanze, tra cui la n.100 "Attuazione della semplificazione ed accelerazione della ricostruzione privata, definizione dei limiti di importo e delle modalità procedimentali per la presentazione delle domande di contributo, anche aisensi dell’articolo 12-bis del decreto legge n.189 del 2016, convertito con modificazioni dalla legge n. 229 del 2016" dove si definiscono le varie responsabilità degli ingegneri che di fatto assumono la qualità di «persone esercenti un servizio di pubblica necessità». Di seguito alcune riflessioni dell'ing. Stefano Babini, Presidente dell'Ordine degli Ingegneri della provincia di Ascoli Piceno.

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Prima di parlare dell'Ordinanza 100 è opportuna una brevissima riflessione sulla società e sul ruolo che rivestono in essa gli Ingegneri.

Viviamo in un momento in cui sono indispensabili competenza, professionalità e riconoscimento del merito, per dare alle persone quella sicurezza e quella fiducia negli altri che si sono perse nel tempo.

Occorre ricreare le basi di un vivere civile fondato su questi valori, e non su norme che aggiungono problemi alla mancanza di soluzioni.

Improvvisazione e buona volontà, senza un indirizzo analitico del pensiero finalizzato all’obiettivo, che è proprio degli Ingegneri, possono solo aumentare la confusione.

Ordinanza 100: le norme, da sole, non bastano se poi sono difficili da applicare

L’Ordinanza 100 è un testo fatto con le migliori intenzioni nel tentativo di avviare la ricostruzione a quasi quattro anni del sisma del 2016, ma le norme da sole non bastano se poi si dimostreranno di difficile applicazione.

Gli Ordini degli Ingegneri del cratere, le Federazioni, il Gruppo Ricostruzione Centro Italia, da addetti ai lavori quali sono, hanno profuso tutto l’impegno possibile per dare un contributo positivo alla nuova norma, riuscendoci solo in parte.

Quello che dispiace è che le indicazioni fornite, in questa come in precedenti occasioni, sono state considerate come annotazioni a margine di un testo già scritto, e recepite parzialmente solo se compatibili con esso.

In tal modo le norme, pensate da persone esperte, ma che tuttavia non possono conoscere tutto quello che serve al territorio con la visione di chi ci vive e ci opera, arrivano sempre ad un passo dal traguardo, ma non riescono quasi mai a tagliarlo. 

In un’Italia in cui si auspicano sia l’adozione del “modello Genova” che il mantenimento del Codice degli appalti, integrato da un miglioramento dell’efficienza della P.A., che efficiente non potrà essere mai senza revisione e riduzione delle regole, dei ricorsi e dei controlli, ancora si pensa che un’Ordinanza possa essere efficace prescindendo dalla volontà positiva di recepirla e di attuarla.

Il principio ispiratore dell’Ordinanza è che se ci vuole troppo tempo per approvare un progetto, si può superare il problema facendolo autocertificare dal tecnico che lo produce, rendendolo immediatamente appaltabile.

Tra le varie storture di questo paese vi è quella di pensare che la firma di un professionista su un elaborato non valga gran che, e che sia necessaria una asseverazione per avvalorarla, come se si stesse trattando di smascherare studenti inesperti che provano a superare un esame.

Se ci fosse stato il dovuto rispetto per il ruolo dei colleghi e dei loro progetti, con tempi certi per l’approvazione, non ci sarebbe stata la necessità della nuova norma.

Le responsabilità degli ingegneri definite dall'Ordinanza 100

L’Ordinanza 100 attribuisce ai professionisti la responsabilità di certificare la conformità edilizia ed urbanistica dell’intervento, l’importo e la congruità del contributo concedibile, la coerenza di quanto realizzato con gli elaborati tecnici, l’utilizzabilità dell’edificio alla data del sisma, ma si vede subito che molto dovrà essere svolto in collaborazione con i comuni, con altri soggetti pubblici che gestiscono vincoli territoriali, a meno di non ricorrere alla conferenza dei servizi, e quindi l’accelerazione delle procedure tanto auspicata non potrà essere realmente risolutiva.

Nell’impostare la norma non si è tenuto conto delle realtà locali

Vi sono comuni che hanno perso l’archivio, e con buona parte dei fabbricati distrutti si dovrebbe certificare la legittimità delle costruzioni utilizzando vecchie fotografie, o le informazioni ed i carteggi eventualmente disponibili presso altri enti.

Da un lato sembra quindi che vi sia una reale semplificazione: “ … che ci vuole a raccogliere un po’ di informazioni ed a certificare ? …”, ma dall’altro, visto che il sistema normativo e vincolistico italiano è molto complesso, il rischio di trovarsi in difficoltà anche operando nel miglior modo possibile è reale, specie se si considera l’eccesso di zelo che ha caratterizzato fino ad oggi l’approvazione dei progetti, che mal depone a favore di un cambio di atteggiamento per i controlli in cantiere, per i quali sarebbe necessaria una buona dose di pragmatismo, tenendo conto della necessità di recuperate il tempo perduto nella ricostruzione.

Molti colleghi, sommersi dalle carte, dagli adempimenti e dalle responsabilità, ma naturalmente mai retribuiti per il maggior lavoro, temono che in cantiere, nel corso dei controlli, si manifesteranno atteggiamenti tipici della “caccia all’errore”, con contestazioni, revoche parziali dei contributi ed accollo delle spese a carico dei proprietari degli immobili.

Poi non dimentichiamo la partita degli abusi, sono in genere piccole cose, ma molto diffuse.

Anche in questo caso l’autocertificazione presenta qualche rischio, basti pensare ad esempio che nonostante l’incremento della tolleranza delle misure dal 2 al 5% per limitare gli abusi, e che quindi un qualcosa in tolleranza è da intendersi regolare, più di un comune sostiene che il rientrare nel 5% permette soltanto di avviare il procedimento per la sanatoria delle opere.

E’ solo uno dei casi che si possono fare, ma come sarà possibile autocertificare in sicurezza a fronte di norme che vengono interpretate anche nel caso in cui sono chiare ?

Molti colleghi manifestano preoccupazione per il rapporto con gli USR in fase di controllo, anche se una buona cooperazione preventiva, che pure è stata annunciata, potrà ridurre i rischi, sia pure a scapito della rapidità del procedimento, in quanto vi sarebbe comunque un confronto preliminare.

I vertici USR hanno riferito pubblicamente che un funzionario evade 6 procedimenti all’anno, perché sono necessarie integrazioni, sia richieste ufficialmente che volontarie, come se fosse scontato che un progetto non può essere completo per definizione.

Ci sarebbe tanto da osservare sull’oggetto delle integrazioni, che riguardano anche documentazione in possesso degli uffici, o questioni tecniche di scarso rilievo, od ancora di estremo dettaglio che per assurdo richiederebbero di verificare il rispetto degli algoritmi normativi da parte dei software di calcolo.

Per concludere, dando atto che il principale problema resta sempre quello di una ricostruzione che pare aver sacrificato le esigenze delle popolazioni colpite a quelle della burocrazia, si ribadisce che i colleghi tecnici, non solo del nostro Ordine, temono particolarmente il meccanismo dell’autocertificazione introdotto dall’Ordinanza 100, poiché a fronte di notevoli assunzioni di responsabilità, in molti casi atti di fede, non è possibile avere certezze sulle modalità che gli USR adotteranno per i controlli in cantiere, e che presumibilmente seguiranno criteri di rigidità assimilabili a quelli oggi in uso per l’istruttoria dei progetti.

Ma non si intende polemizzare, il sistema non è perfetto, i funzionari non sono tantissimi, e molti sono alla prima esperienza di lavoro senza essersi confrontati con la realtà dei cantieri e sono soggetti a loro volta a controlli stringenti in caso di errore.

Quindi in buona sostanza progetti complessi per cui servono mediamente sessanta elaborati, confronti preventivi con gli USR per limitare le contestazioni in cantiere, assunzione di rischi nell’autocertificare situazioni che richiedono l’intervento dei comuni e di altri enti, che a loro volta impiegheranno tempo nel fornire le informazioni richieste, porteranno ad un miglioramento della situazione attuale, ma non certo, almeno in una prima fase, alla soluzione di tutti i problemi.

Ma la questione vera è che sospetto e caccia alle streghe fanno ancora da padrone in un paese che, pur essendo ridotto allo stremo delle forze, non è più capace di fare nulla per paura che qualcuno possa infrangere le regole. 

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