Smart City: dove eravamo rimasti?

A fine 2019, il 42% dei Comuni aveva avviato almeno un progetto Smart.

Nascevano collaborazioni fra pubblico e privato, ma la creazione di un ecosistema integrato era ancora lontana.

Cosa significa parlare oggi di Smart City?

Sicuramente vuol dire città più sicure e sostenibili, dove l'Internet of Things giocherà un ruolo sempre più cruciale.

Pensiamo alla telemedicina, alla video sorveglianza fino ad arrivare al monitoraggio delle infrastrutture con, ad esempio, sensori in fibra ottica passiva come quelli progettati da Fastweb.

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Le Smart City prima della pandemia

Prima che il mondo si fermasse a causa della pandemia, le Smart City attiravano sempre più interesse.

A dirlo erano anche gli ultimi dati dell'Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano: il 42% dei Comuni italiani con più di 15.000 abitanti, a fine 2019, aveva avviato almeno un progetto di Smart City, con una crescita del 6 per cento rispetto al triennio 2016-2018. 

Le iniziative "smart" erano più mature, ma come evidenziato da Giulio Salvadori, direttore dell'Osservatorio durante la presentazione dell'ultima ricerca dedicata all'IoT «erano portate avanti in modo indipendente, a compartimenti stagni e non sinergiche».

La strada per realizzare un ecosistema integrato capace di coinvolgere più progetti, però, è ancora lunga.

Il 54% dei Comuni porta avanti iniziative in modo indipendente e non coordinato, mentre sono ancora poche le città (il 20% di quelle che hanno avviato progetti) che riescono a gestirle all’interno di una chiara strategia Smart City, che coinvolga oltre alla municipalità anche altri attori. 

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Smart City: le iniziative più diffuse prima del Covid 

Negli ultimi anni i progetti hanno riguardato:

  • per il 60% la sicurezza e il controllo del territorio;
  • per il 58% l'illuminazione pubblica intelligente;
  • per il 48% la raccolta dei rifiuti. 

Sebbene l'ambito della security resti tra le priorità, i Comuni per il futuro puntano sempre più a iniziative smart legate al tema della mobilità intelligente e della sostenibilità ambientale con l'obiettivo di ridurre le emissioni di CO2.

I driver delle città intelligenti nell'era Covid

Efficienza energetica, sostenibilità ambientale, trasformazione digitale e smart mobility resteranno temi cruciali su cui focalizzare ancora più attenzione.

Prendiamo, a esempio, la sfida legata alla gestione dei rifiuti.

Il ritorno all'utilizzo di confezioni monouso, il crescente uso di dispositivi di protezione come guanti e mascherine, l'impiego massiccio di prodotti igienizzanti, imporrà più attenzione sul fronte dello smaltimento e del riciclo. 

E proprio perché la sostenibilità ambientale è uno dei principali driver che guiderà i progetti smart per le città, l’Osservatorio del Politecnico di Milano ha provato a sviluppare un modello legato alla stima dei benefici abilitati dalle tecnologie IoT per la Smart City nel contesto della raccolta rifiuti.

Ipotizzando un Comune di 100mila abitanti, grazie all'uso di due applicazioni, una per il monitoraggio dei cestini intelligenti e l'altra legata alla tariffazione puntuale, è possibile ridurre la percentuale dei rifiuti indifferenziati, diminuire i costi per la raccolta di oltre 200mila euro ed eliminare diverse tonnellate di CO2.

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La Circular Smart City

Non basterà più parlare di Smart City: le città saranno resilienti, rigenerative e inclusive così come previsto dagli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’agenda Onu 2030. 

Per Matteo Saraceni, responsabile dell'Ufficio Ingegneria e Innovazione di Hera Luce infatti, occorre parlare di Circular Smart City.

«Sul fronte della mobilità abbiamo sviluppato sistemi semaforici sempre più intelligenti capaci di integrare e prevedere i flussi di veicoli e persone - ha spiegato durante l'evento - Hera poi ha messo a punto un piano per l’installazione di 300 colonnine di ricarica per veicoli elettrici entro il 2022 e la promozione di bio combustibile ricavato dalla raccolta differenziata». 

In tema di servizi ambientali «abbiamo sviluppato una piattaforma che permette di organizzare la raccolta dei rifiuti e la pulizia delle città ottimizzando i viaggi grazie ai sensori distribuiti - ha aggiunto - inoltre un sistema di riconoscimento immagini sugli automezzi identifica la qualità di conferimento della raccolta porta a porta».

Ma affinché ci sia vera innovazione questi strumenti devono essere diffusi.

«Il pieno potenziale della Smart City è stato limitato finora da una concezione a silos senza alcuna condivisione e scambio dei dati» ha concluso Saraceni.

Il ruolo dell'IoT: dalla telemedicina al monitoraggio delle infrastrutture 

L'emergenza ha evidenziato quanto siano importanti le nuove tecnologie e l'IoT, soprattutto in settori come quello legato alla sicurezza e alla telemedicina. 

Secondo Marco Raimondi, marketing manager di Fastweb ci sono diversi ambiti ambiti su cui focalizzare i progetti di Smart City.

«Fastweb si sta concentrando molto su soluzioni di Smart Security per rendere la videosorveglianza intelligente e in grado di fornire dati utili a supporto delle PA - ha commentato in occasione dell'evento online “Internet of Things: l’innovazione parte da qui” organizzato dall'Osservatorio - in questo modo è possibile rilevare potenziali pericoli come l’uomo a terra nel cantiere o folle per esempio nei locali, ma anche identificare parcheggi liberi per le auto».

L'azienda di telecomunicazioni sta inoltre lavorando a soluzioni legate al mondo della sanità che «permettono la deospedalizzazione di alcuni pazienti garantendo il monitoraggio dei parametri essenziali da remoto e offrendo la possibilità di un video consulto tra paziente e medico»

Ma le potenzialità dell'IoT vanno ben oltre. Pensiamo al grande tema del monitoraggio delle infrastrutture, la spina dorsale dell’economia di un Paese.

Anche in questo caso l'Internet delle cose si rivela fondamentale.

«Il principale trend che osserviamo è il monitoraggio delle infrastrutture tramite le piattaforme di IoT - ha osservato Raimondi - la soluzione che stiamo mettendo a punto prevede sensori in fibra ottica passiva che sono molto semplici da installare ma anche efficienti perché non necessitano di alimentazione, inoltre sono meno sensibili ai fenomeni dell’usura con vantaggi anche in termini di sostenibilità».

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AINOP e Linee Guida: il ruolo dei dati per la sicurezza di ponti e viadotti

Le Linee Guida sul monitoraggio dei ponti pubblicate dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, raccomandano agli enti gestori l’adozione progressiva di modelli informativi dell’infrastruttura.

Come spiegato da Mario Nobile, Direttore Generale per i Sistemi Informativi e Statistici del MIT, tutte le anagrafiche, i dati dimensionali e tipologici delle opere, abbinati a un sistema di monitoraggio strumentale, consentiranno di attivare servizi a valore aggiunto e applicazioni più proattive.

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