Povertà energetica: un problema trascurato e ancora troppo diffuso. Cosa si può fare?

La povertà energetica è un tema che viene spesso trascurato e di cui troppo poco spesso si parla. Una problematica complessa, legata a diversi fattori e temi che influiscono il cambiamento climatico e la povertà. Il presente articolo vuole approfondire questo fenomeno contemporaneo, individuando le vittime, gli studi svolti e le possibili soluzioni. 

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La povertà energetica è un concetto molto più esteso di quello che si può immaginare per questo è difficile dare una definizione ma, in maniera sintetica e generica, si fa riferimento alla incapacità di famiglie o di un individuo di pagare i servizi energetici primari come il riscaldamento, il raffreddamento, l’illuminazione, la mobilità e la corrente elettrica.  Servizi che sono necessari per avere un tenore di vita dignitoso ma che non è possibile garantire a causa di una combinazione di fattori, producendo così effetti diretti sulla salute di circa 54 milioni di europei, quasi l’11% della popolazione.

Da un’analisi superficiale si potrebbe dire che si tratta di un problema di natura economica ma la povertà energetica influenza la qualità della vita e la salute di quelle persone che sono costrette a scegliere se continuare a riscaldarsi o ad avere un piatto sulla tavola, favorendo il fenomeno di emarginazione sociale.  

Ma se il piano europeo è quello di attuare il passaggio dall'utilizzo di fonti energetiche non rinnovabili a fonti rinnovabili, non è possibile lasciare indietro nessuno in questa fase di transizione. Nonostante gli obiettivi siano molto promettenti, la realtà è decisamente un’altra. Il fenomeno di emarginazione sembra essere inevitabile visto che si tratta di adottare soluzioni (isolamento a cappotto, serramenti performanti, pompe di calore, fotovoltaico, sistemi di ventilazione meccanica) costose e non accessibili a tutti.

Tutto ciò va contro gli ideali dello sviluppo sostenibile i quali stabiliscono che ogni individuo ha diritto ad usufruire di energia e che sia accessibile dal punto di vista economico senza dover ricorre a delle rinunce.

Il Piano Europeo per combattere la povertà energetica

La povertà energetica è un problema che preoccupa molti tra i quali enti che hanno scelto di intervenire per poter tutelare le vittime del sistema e, attraverso lo studio dei fattori comuni, proporre nuove soluzioni che possano ostacolare la diffusione del fenomeno. 

Gli studi svolti

Nel dicembre del 2016, nasce l’Osservatorio europeo per la povertà energetica (EPOV) un progetto durato circa 40 mesi, per merito della Commissione Europea, la cui missione è stata quella di far conoscere la problematica, sensibilizzare la popolazione e raggiungere delle soluzioni giuste per combatterlo. 

L'Osservatorio mira in particolare a rendere disponibili i dati, fornire una risorsa facile da usare e a libero accesso, che promuoverà l'impegno pubblico e il processo decisionale informato da parte dei decisori locali, nazionali e dell'UE. Inoltre, l’EPOV ha come obiettivo quello di consentire il collegamento in rete e facilitare la condivisione delle conoscenze e la coproduzione tra gli Stati membri e le parti interessate; diffondere le informazioni e organizzare attività di sensibilizzazione; fornire assistenza tecnica, sulla base di un approccio olistico per comprendere e affrontare la povertà energetica nell'Unione europea. Per il raggiungimento di questi obiettivi, l'Osservatorio ha reso disponibili delle  risorse utili come indicatori e dati, un archivio di prove, materiale di formazione, elenco dei membri e un forum di discussione.

Quali sono i soggetti coinvolti 

Nel 2017, la SEN (Strategia Energetica Nazionale) e in seguito il PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima) hanno stabilito che una famiglia, si considerano in povertà energetica se possiede: 

  • un’incidenza significativa della spesa energetica sul reddito famigliare;
  • un ammontare della spesa complessiva che, dedotte le spese energetiche, risulti inferiore alla soglia di povertà Istat;
  • un valore nullo per l’acquisto di prodotti energetici per il riscaldamento per quelle famiglie che hanno una spesa complessiva inferiore alla media.

Grazie agli studi svolti e alle considerazioni fatte, è stato possibile individuare che il fenomeno è maggiormente diffuso al Sud e nelle isole, e nei piccoli centri rispetto alle grandi città.

Individuazione degli indicatori

Come è stato già definito nelle righe precedenti, la povertà energetica non è un concetto facile da definire poiché è influenzato da fattori diversi che l’Osservatorio indentifica come “indicatori”. Secondo la Commissione europea, la povertà energetica è misurabile grazie ad una serie di indicatori, che possono essere visualizzati e utilizzati in combinazione poiché ogni indicatore coincide con un fenomeno diverso. Quindi, gli indicatori si identificano in:

- Primari
sono basati su esperienze autosufficienti di accesso limitato ai servizi energetici calcolati utilizzando i dati sul reddito delle famiglie e/o sulla spesa energetica e sono:

  • Arretrati su bollette
  • Basso dispendio energetico assoluto 
  • Incapacità di mantenere la casa adeguatamente calda
  • Elevata percentuale di dispendio energetico nel reddito 

-Secondari
sono indicatori che includono, ad esempio, i prezzi dell'energia e i dati relativi alle abitazioni e sono:

  • Prezzi dell'olio combustibile
  • Prezzi del carbone
  • Prezzi del teleriscaldamento
  • Prezzi della biomassa
  • Prezzi dell'elettricità domestica
  • Prezzi del gas per uso domestico

Grazie a questi indicatori è facile capire che la povertà energetica è strettamente connessa a fattori come: il reddito, la spesa energetica e la sua rilevanza rispetto al reddito, il raggiungimento delle condizioni di comfort. In poche parole, gli utenti non riescono a pagare le bollette in tempo a causa delle loro difficoltà finanziare e del loro elevato costo. Si tenga conto che, negli ultimi dodici anni, i prezzi dell'elettricità ad uso domestico hanno avuto un aumento costante, da 0,18 EUR a KWh (valore registrato nel 2007) a 0,21 EUR KWh (valore registrato nel secondo semestre del 2018) (valori Eurostat), ma con differenze considerevoli tra gli Stati membri.

Soluzioni individuate da enti competenti

La Commissione Europea, dopo aver analizzato il problema, le cause e le vittime del sistema, ha confermato che i governi nazionali sono gli unici a dover adottare delle misure per identificare i consumatori vulnerabili e tutelarli. Sebbene sia un problema ampiamente diffuso, sono pochi i paesi che hanno una legislazione pertinente e specifica. La Commissione, inoltre, ha definito che insieme ad un intervento finanziario è necessario adottare delle misure per adeguare gli edifici dal punto di vista energetico. L’obiettivo è quello di tutelare la popolazione a basso reddito e di sensibilizzarla ad un miglioramento qualitativo, incoraggiarle a riqualificare le loro abitazioni grazie a degli incentivi.

Anche il Comitato europeo delle Regioni, combatte la povertà energetica. L’organo consultivo dell'UE composto da rappresentanti eletti a livello locale e regionale provenienti da tutti i 27 Stati membri, i quali possono scambiarsi pareri sulle norme dell'UE che incidono direttamente sulle regioni e sulle città. Grazie al CdR, le città e le regioni hanno la possibilità di esprimere formalmente la loro opinione nel processo legislativo dell’Unione europea, il CdR si assicura che la posizione e le esigenze degli enti regionali e locali siano rispettate. 

Il Comitato, con la “Governance multilivello e cooperazione intersettoriale per la lotta contro la povertà energetica” ha presentato una serie di proposte come lo sviluppo e un riadattamento della  definizione europea di povertà energetica, un nuovo piano di investimenti mirati nell'efficienza energetica, una revisione del mercato unico, competitivo ed efficiente per poter garantire prezzi più bassi per l'energia a chi non ha disponibilità economiche. 

Il caso italiano

Prima del Decreto Rilancio, gli incentivi come ecobonus e conto termico, non sembravano risolvere totalmente la questione poiché il proprietario era tenuto a dover avere una quota iniziale che solitamente le famiglie a basso reddito non dispongono, e nel caso in cui il proprietario può permettersi una spesa simile, sceglie di intervenire sulla sua abitazione e non sulla seconda casa che affitta. È anche vero che sono stati emessi i meccanismi di cessione del credito e sconto in fattura, ma anche queste sono oggetto di limiti e criticità. 

Ma, come sappiamo, il panorama normativo e gli incentivi fiscali sono stati oggetto di modifiche grazie al Decreto Rilancio, il quale consente di poter usufruire di un’aliquota del 110% solo se vengono rispettati i requisiti tecnici e ambientali minimi, non oggetto di questo articolo. Inoltre, in Italia, le famiglie con ISEE non superiore ad una soglia possono richiedere il “bonus sociale” che consiste in uno sconto sulle bollette, diverso per zona climatica e per numerosità del nucleo famigliare, da richiedere al proprio comune di residenza. 

Nonostante gli incentivi che gli Stati mettono a disposizione, il reale problema non viene risolto alla fonte e per poterlo fare è necessario un’azione drastica che stravolga il tradizionale sistema economico e finanziario. Ovviamente il discorso è improntato sull’efficienza energetica, ma può facilmente essere adattato anche in altri ambiti come l’adeguamento sismico o il miglioramento di tutte le infrastrutture.

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