Il nuovo ponte di Genova infrastruttura in calcestruzzo sostenibile

Grazie al calcestruzzo CSC, certificato da ICMQ, materiali controllati e rispettosi dell’ambiente.

Un ponte costruito in tre mesi: il tracciato del nuovo ponte sul fiume Polcevera a Genova si è concluso con la posa della diciannovesima campata d'acciaio. É lungo 1.067 metri e alto 40 il viadotto progettato da Renzo Piano e realizzato dalla società consortile Pergenova. Ha una struttura complessa formata da una trave continua da 1.067 metri, con 14 campate in acciaio da 50 metri e 3 da 100 metri. 

L’infrastruttura ha un’anima sostenibile: oltre a prevedere un impianto di pannelli fotovoltaici, che produrranno l’energia necessaria per il funzionamento dei suoi sistemi (illuminazione, sensoristica, impianti) sia di notte che durante il giorno, utilizza un tipo di calcestruzzo sostenibile con certificazione CSC.

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I 67.000 m³ di calcestruzzo utilizzato, infatti, sono stati forniti dall’’impianto Calcestruzzi di Genova Chiaravagna.

Il sito produttivo ligure, che fornisce l’importante cantiere del nuovo ponte di Genova, ha infatti ottenuto la certificazione internazionale CSC – “Responsible sourcing certificate for concrete and its supply chain" rilasciata da ICMQ - unico Organismo di certificazione italiano riconosciuto - in conformità allo schema predisposto dal Concrete Sustainability Council, associazione fra i cui membri fondatori figurano importanti realtà industriali del settore del calcestruzzo dall’Europa, dagli Usa, dall’America Latina e dall’Asia, così come le principali associazioni europee di riferimento per la filiera, tra cui Ermco e Cembureau. Per l’Italia, Federbeton svolge il ruolo di Regional System Operator (Rso), con il compito di diffondere lo schema, adattarlo alla realtà italiana e supportare le aziende.

“Come ICMQ – dichiara il presidente Lorenzo Orsenigo - siamo particolarmente contenti che l’impianto Calcestruzzi SpA di Genova Chiaravagna abbia ottenuto la certificazione con il Rating Silver. Per più di un motivo.  Il primo riguarda l’ambito della fornitura, il nuovo ponte di Genova, un’opera allo stesso tempo di grande rilevanza socio – economica e per il suo valore simbolico. Tutta l’operazione progettuale e realizzativa sta a dimostrare un cambiamento di approccio rispetto ad opere che per dimensione e per impatto non possono che diventare oggetto di un’attenzione particolare rispetto alle nuove esigenze di trasparenza e di sostenibilità. Il secondo motivo riguarda il comparto del “Concrete”, fortemente colpito dalla crisi economica e oggi alla ricerca di una nuova stagione che si sta sempre più caratterizzando nel segno dell’etica e dell’attenzione all’ambiente. Calcestruzzi, con la certificazione CSC, sposa questi nuovi obiettivi dimostrandovi massima attenzione e garantendo committenze e utenti sulle caratteristiche di un prodotto fondamentale per la sicurezza e la durabilità di un’opera come un ponte di queste dimensioni e valore. “

Per Giuseppe Marchese, CEO and General Manager di Calcestruzzi S.p.A.: “la certificazione CSC rappresenta un ulteriore passo avanti in un percorso che trae origine dai principi di HeidelbergCement Group riportati nel Sustainability Commitments 2030, e costituisce un pilastro della nostra strategia aziendale di Sostenibilità. Questa certificazione segue di solo un mese quella conseguita per lo stabilimento Italcementi di Calusco d’Adda e quella di un altro impianto di calcestruzzo a Peschiera Borromeo (MI). È una vision globale di tutta la filiera di attività di produzione di cemento e calcestruzzo che ha permesso di valorizzare le aree di forza dei processi aziendali e di intervenire sulle aree di miglioramento. Mi sembra importante evidenziare che, in questo specifico caso, stiamo parlando di una filiera - quella che va dalla cementeria di Calusco fino all’impianto di Genova Chiaravagna – impegnata nella fornitura al cantiere del nuovo Ponte di Genova”. 

 


Calcestruzzi: l'impianto del Ponte di Genova ottiene la prestigiosa certificazione CSC

Il Concrete Sustainability Council (un'organizzazione indipendente che opera in diversi Paesi) ha definito un severo schema di certificazione di gestione responsabile per l'industria del del cemento e del calcestruzzo con l'obiettivo di dimostrare il livello di sostenibilità ambientale, economica e sociale di un'organizzazione e di certificarne la capacità di fornire prodotti con un impatto limitato (rispetto a prodotti simili) sull'ambiente.

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Come funziona la certificazione CSC

Come per altri schemi di sostenibilità, i criteri del Responsible Sourcing Certificate (CSC) prevedono alcuni prerequisiti limitati che non forniscono un punteggio, ma il cui rispetto è obbligatorio, e altri requisiti utili al calcolo del rating finale. Questi sono suddivisi in quattro macro-aree: management, environment, social, economical. Ciascuna area contiene una serie di requisiti specifici, che valutano una molteplicità di aspetti. Lo schema guarda sia al processo di produzione del calcestruzzo da parte del produttore che richiede la certificazione, sia alla catena di fornitura del cemento e degli aggregati.

I punteggi della filiera delle due materie prime si sommano in modo pesato (15 per cento per gli aggregati, 25 per cento per il cemento) a quello della produzione del calcestruzzo (60 per cento), per definire il punteggio complessivo finale e conseguentemente la classe di rating raggiunta. Questa prevede quattro classi (bronzo, argento, oro, platino) che identificano un livello di sostenibilità crescente.

La certificazione sulla base dello schema CSC ha l’obiettivo di restituire il livello di sostenibilità del processo realizzativo del calcestruzzo prodotto in uno specifico plant, valutato sulla base di criteri che guardano ai tre principi base della sostenibilità: ambientale, sociale ed economica. La valutazione abbraccia l’intero processo: dall’approvvigionamento dei materiali, al trasporto al riciclo delle materie prime. Il tutto nel segno della massima trasparenza per garantire prodotti performanti nonché filiere sicure, responsabili e sostenibili.