Busato (AICARR): «Puntiamo a tecnologie d'impiantistica e soluzioni per la ventilazione che siano Covid-ready»

La pandemia da Covid-19 ha aumentato la sensibilità verso il tema della qualità dell'aria delle nostre case e degli ambienti in cui viviamo e lavoriamo.

Una maggior attenzione che si traduce anche in attività di ricerca per sviluppare impianti di condizionamento dell'aria tecnologicamente avanzati che in futuro possano neutralizzare eventuali cariche virali per garantire aria salubre e pulita negli ambienti indoor. 

È uno dei temi toccati durante l'intervista a Filippo Busato, da pochi mesi alla guida di AICARR, l'Associazione italiana condizionamento dell'aria, riscaldamento e refrigerazione. 

Ingegnere, libero professionista e professore associato di fisica tecnica all'Università telematica Mercatorum, Busato resterà in carica fino al 2023.

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Il Decreto Rilancio, l'innovazione impiantistica e gli impegni futuri: l'intervista a Filippo Busato

Presidente Busato, su cosa punterà il suo programma?

«Nel corso della mia presidenza dedicheremo ancora più attenzione ai soci a cui riserveremo un ricco programma di webinar per la formazione, che è una delle punte di diamante dell’Associazione. Allo stesso tempo lavoreremo molto più intensamente con i delegati territoriali e la rivista divulgativa dell’Associazione acquisterà più valore perché diventerà scientifica e indicizzata, anche grazie al lavoro iniziato nel precedente mandato dalla professoressa D'Ambrosio. A livello internazionale proseguiremo il rapporto e il confronto costante con l’American Society of Heating, Refrigerating and Air-Conditioning Engineers (ASHRAE), da cui nel 1960 è nata AICARR, l’obiettivo è incrementare il confronto su temi che riguardano il futuro della climatizzazione e l’evoluzione tecnologica del settore favorendo le interazioni tra i soci americani e quelli italiani. Incrementeremo le relazioni con Assoclima così come con la Federazione europea delle aziende nazionali del condizionamento dell'aria e con l’Istituto internazionale della refrigerazione e del freddo di Parigi».

Guardando all’attualità, è soddisfatto del Decreto Rilancio? Ritiene ci siano gli strumenti utili per una vera riqualificazione energetica?

«Sono molto soddisfatto, ma vorrei fare una piccola postilla. Credo che abbia centrato perfettamente il punto, tuttavia fino a che non ci sarà un decreto di conversione in legge e relativi provvedimenti attuativi, sarà difficile capire se è uno strumento realmente accessibile. In ogni caso, ne apprezzo sia gli obiettivi sia, se così si più chiamare, «lo slogan». Quest’ultimo infatti, per quanto riguarda l'articolo 119 che è quello sulla riqualificazione energetica, pone al centro gli edifici esistenti con un bonus molto importante che virtualmente potrebbe veramente rappresentare una rivoluzione sul tema della ristrutturazione del parco immobiliare esistente. Il 70/80 per cento degli edifici che esisteranno nel 2050 sono quelli in cui viviamo e lavoriamo oggi. Il nostro parco edilizio ha bisogno di essere riammodernato e questo Decreto lancia un’opportunità che dovrà essere declinata nel modo più opportuno. Mi auguro fortemente che riesca in qualche modo a catalizzare e a far convergere gli interessi delle diverse parti. L’obiettivo è l’efficienza energetica e la progressiva decarbonizzazione del Paese, una vera riqualificazione degli immobili dovrebbe andare di pari passo con l’incremento delle rinnovabili, non bisogna fermarsi ai cappotti e all'isolamento degli involucri, ma occorre tener conto anche di altri aspetti. Ad esempio, pensiamo a quello che è successo negli ultimi mesi a causa della pandemia: gli edifici residenziali, così come quelli del terziario, dovranno essere più ventilati di quanto non lo siano stati fino ad ora». 

Esiste un problema di vetustà degli impianti?

«Sì, abbiamo un parco immobiliare che è costituito da edifici vetusti e impianti vecchi, ma questo, attenzione, non vuol dire necessariamente demolire e ricostruire come avviene in altre Nazioni. Il patrimonio edilizio del Paese rappresenta anche la nostra cultura, la tradizione, la storia, per questo bisogna conservare gli edifici, riqualificandoli, anche lato impianto».

In vista del Superbonus al 110% sarà fondamentale il ruolo dei professionisti esperti del settore?

«La cultura e la preparazione dei progettisti saranno fondamentali. La riqualificazione di un edificio non può essere declinata con un’unica soluzione «a pacchetto». L’Italia è un Paese estremamente variegato dal punto di vista bioclimatico, per questo le soluzioni per rendere più efficienti le nostre case dovranno essere declinate a seconda delle zone e in base alle specificità climatiche. Ad esempio, in alcune aree saranno favorite tecnologie di un certo tipo, in altre aree climatiche altre, penso a pompe di calore, sistemi ibridi, solare termico ecc».

Sotto il profilo dell’innovazione tecnologica degli impianti in che direzione ci stiamo muovendo? 

«In tema di riqualificazione, stanno acquisendo sempre più importanza le soluzioni ibride, quindi pompe di calore abbinate alle caldaie, si tratta di tecnologie molto efficienti che possono essere installate in edifici in cui qualche anno fa non era possibile farlo. Cresce anche l’uso del solare termico e del fotovoltaico, quest’ultimo, anche abbinato alla pompa di calore. Gli accumuli di energia termica, frigofera ed elettrica, entreranno sempre di più all’interno delle nostre case, sempre nell’ottica di una maggior sostenibilità ambientale e riduzione delle emissioni nocive».

In futuro? Tecnologie di impiantistica e soluzioni per la ventilazione Covid-ready

Con l’emergenza sanitaria è aumentata la sensibilità verso l’uso corretto e attento degli impianti di condizionamento dell'aria. Dove sta andando la ricerca?   

«Il Covid ha fatto emergere un tema che era già molto sentito, ossia quello della qualità dell'aria interna agli edifici. Appurato che il rischio zero non esiste, cioè non è possibile pensare a un edificio o a un impianto Covid-free o Covid-safe, potremmo però puntare a tecnologie di impiantistica e soluzioni per la ventilazione che siano Covid-ready».

Cosa significa Covid-ready?

«Cominciare a sviluppare già da ora tecnologie e impianti che trattino molto bene l'aria, che la filtrino, che usino un po' meno le funzioni di ricircolo tra ambienti e possibilmente tecnologie attive. Non mi aspetto che la soluzione arrivi domani, ma se si scoprisse che basta uno ionizzatore nel canale dell’aria o uno per ambienti per abbattere il virus, basterebbe installarli negli impianti e nei locali. Magari fra qualche tempo si arriverà a scoprire che è possibile proteggersi con i raggi UV, la microfiltrazione, la ionizzazione, l’ozonizzazione o i filtri elettrostatici. Si stanno studiando tante tecnologie». 

Guardando alla professione, oggi abbiamo albi unici, non esiste quindi una vera e propria soluzione per distinguere tecnici specialisti da generalisti. Soluzioni come quella del CERTING possono essere la strada corretta per fare selezione? 

«CERTING può essere un setaccio ma secondo me è migliorabile. Il fatto che la certificazione comporti l’iscrizione a una database online è assolutamente positivo, tuttavia ritengo che un vero e proprio esame in presenza sia imprescindibile per la qualifica di un professionista. Il test finale è previsto in qualsiasi corso per la maturazione di crediti professionali CFP per l’aggiornamento obbligatorio dei professionisti, quindi sarebbe opportuno anche per la certificazione delle competenze. Ad esempio, gli Esperti in gestione dell’energia (EGE), che sono figure professionali ampiamente qualificate a operare nel settore energia, oltre a un curriculum adeguato e a un certo numero di anni di documentata esperienza, devono anche sostenere due esami scritti e una prova orale, da ripetersi per il rinnovo ogni 5 anni». 

Verso l'Albo degli installatori?

Il mondo delle tecnologie, così come quello degli impianti, corre velocemente verso la digitalizzazione. Si dovrà andare verso un albo degli installatori ?

«Secondo me sì, le specializzazioni per gli installatori esistono già a livello di camera di commercio, e la loro qualificazione è fondamentale. AICARR sta lavorando intensamente sotto questo aspetto, infatti le attività dedicate alla formazione e alla certificazione riscontrano molto successo. In futuro si giocherà una grande partita sulla manutenzione degli impianti oltre che sull’installazione».

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