Geologi: “La maggior parte degli edifici dismessi non garantisce un’adeguata sicurezza sismica”

Emergenza scuola, geologo Angelone: “La maggior parte degli edifici dismessi non garantisce un’adeguata sicurezza sismica”

 

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Con una nota del 26 giugno scorso il Ministero dell’Istruzione ha emanato le linee guida per la ripresa delle lezioni per il prossimo anno scolastico, per un ritorno alla normalità e quindi alle lezioni in aula. A tal riguardo la Ministra Lucia Azzolina ha chiarito come fronteggiare la nuova necessità di distanziamento tra gli alunni, mediante il coinvolgimento degli enti locali che saranno chiamati a collaborare mettendo a disposizione edifici scolastici dismessi in seguito al dimensionamento della rete scolastica, o altre strutture in cui poter ospitare gli alunni, visto che le aule, nella maggior parte dei casi, risultano insufficienti a garantire le distanze minime richieste dall’emergenza sanitaria.

Sull’argomento interviene Domenico Angelone del Consiglio Nazionale dei Geologi, delegato del CNG nell’Osservatorio per l’Edilizia Scolastica previsto dall’art. 6 della Legge n.23 del 1996 (ripristinato dal MIUR nel 2015 dopo un lungo periodo di inattività), che pone l’attenzione sul problema dei rischi: “Certamente non bisogna dimenticare il grande sforzo fatto in questi anni dal Governo per la messa in sicurezza e miglioramento sismico di numerosi istituti scolastici versanti in condizioni al limite dell’agibilità – dichiara Angelone - oltre ai massicci interventi per la realizzazione di nuove strutture, anche grazie all’impegno di Inail, Cassa depositi e Prestiti, BEI, ma al contempo è doveroso ricordare come il numero di edifici da sistemare sia ancora molto elevato. Numerosi sono stati gli immobili – prosegue Angelone – che, a seguito dei nuovi assetti organizzativi delle singole province, sono stati dismessi e quindi non più segnalati come edifici meritevoli di attenzione dal punto di vista della sicurezza sismica, tant’è che per molti di questi non sono stati nemmeno eseguiti i dovuti studi di vulnerabilità”.

Un problema che va ben oltre il ripristino funzionale delle aule, almeno nei casi in cui gli edifici non rispondono ai requisiti minimi di sicurezza, lo stesso si può dire per quelle strutture che potrebbero subire delle riconversioni in aule scolastiche pur essendo in pieno esercizio per altri scopi. “Come per la gran parte degli edifici scolastici dismessi - prosegue il geologo – anche per altre strutture ad oggi impiegate in maniera diversa (biblioteche, cinema etc..) non si dispone dell’adeguata conoscenza del rischio a cui sono esposti (sicuramente per quelli costruiti negli anni ’60, ’70 o precedenti a tali periodi), mancando elementi fondamentali per la sua quantificazione: la conoscenza approfondita del fabbricato dal punto di vista strutturale, la conoscenza del sottosuolo, la conoscenza puntuale delle amplificazioni sismiche per cause geologiche, la presenza di cavità, etc…”. “È impensabile - conclude Angelone – che per settembre si possa procedere ad una messa in sicurezza degli edifici che dovranno subire un reintegro o una riconversione, ma è auspicabile che almeno gli studi di vulnerabilità vengano eseguiti in tempi brevissimi dagli stessi enti proprietari, al fine di poter scongiurare scenari che appartengono ad un passato da dimenticare”.

Consiglio Nazionale dei Geologi

 


Ma dove vanno a scuola i nostri figli ?

Condivido il grido di allarme dei Geologi. lo avevo scritto poco tempo fa in un mio editoriale "Malgrado le tante promesse sono ancora troppi gli edifici pubblici vulnerabili. Si pensi alle scuole. Il rapporto della Fondazione Agnelli evidenzia che oltre il 16% degli edifici scolastici ha evidenti problemi strutturali. D’altronde ci sono ancora 1492 edifici di cui non si sa neppure l'epoca di costruzione, e sono circa 16 mila quelli di cui non si sa l’anno, e l’età media di 52 anni (in Liguria 75 anni, in Piemonte 64). Stiamo parlando di 40mila edifici scolastici per circa 140 milioni di metri quadri di superficie edificata. Appare chiaro che con 800 milioni di finanziamento post COVID (come si è parlato in questi giorni, utilizzando risorse già stanziate e nuove risorse) si faccia davvero poco."

E in questi mesi si poteva dare una forte accelerazione al miglioramento sismico del Patrimonio Scolastico: l'emergenza COVID richiede che lo stato faccia partire da subito investimenti. Se si vuole quindi utilizzare l’edilizia, come giusto che sia, come uno dei motori per la ripartenza dell’economia avrebbe dovuto essere l’edilizia scolastica il primo soggetto da considerare. La proprietà è pubblica, non vi è tutta la burocrazia complicata che c’è per le infrastrutture, il grado di vetustà e di sicurezza e già stato ampiamente monitorato e classificato: un euro dedicato all'edilizia scolastica è già immediatamente spendibile, stiamo quindi parlando di finanziamenti per provvedimenti che potrebbero diventare subito cantieri, senza attendere le valutazioni di impatto ambientale, i pareri dei comuni, le conferenze stato regioni, … e tutto quello che c’è dietro all’avvio di una infrastruttura viaria.

Si sarebbero potuto partire con qualche sfida, per esempio la sostituzione di tutti gli edifici scolastici ante 1976: sono circa 23mila, è un investimento sul futuro. Il 60% di 140milioni di metri quadri sono circa 80milioni di metri quadri, in soldoni tra i 60 e gli 80 miliardi di euro. Un’iniezione nell’economia reale eccezionale.

Purtroppo abbiamo passato mesi a parlare di mascherine, orari di ingresso, plexiglass ... e ora è tardi. E a Settembre dovremo tornare a sperare che se arriva un terremoto questo non accada negli orari di scuola (ma neppure di notte, quando siamo in case altrettanto insicure).

Andrea Dari