Impermeabilizzazioni a base bituminosa: l’evoluzione tecnologica dalla preistoria ai giorni nostri

Sembra quasi inverosimile che l’uomo impiegò più un milione di anni per passare ad abitare da una caverna spoglia ad una caverna decorata, poi innescata la scintilla culturale ed artistica, grazie all’homo sapien sapiens, bastò un tempo relativamente breve (10-15.000 anni) per raggiungere la civiltà tecnologica ed informatica di oggi.

Negli ultimi due millenni, il confort e l’aspetto estetico dell’abitazione è diventato giustamente sempre di più importante per l’uomo moderno, fino agli ultimi decenni in cui soprattutto l’aspetto estetico sembra essersi purtroppo quasi sostituito, nelle priorità di un’abitazione, all’aspetto funzionale, rappresentato storicamente dal concetto stesso di rifugio/protezione.

broccolino_cenni-storici-impermeabilizzazioni-01.jpg

Nel progetto di un edificio conta più l’estetica o la funzione?

Non è raro per gli Addetti ai lavori d’impermeabilizzazione incontrare Progettisti che sono così concentrati sull’aspetto estetico dell’edificio, da essere disposti a far spendere cifre assurde per rivestimenti di pareti e pavimenti, ma che considerano la protezione dagli agenti atmosferici e di conseguenza la tenuta idraulica delle coperture, che è la funzionalità primaria di un edificio, quasi un fastidio e/o un assurdo impedimento alla propria egoistica creatività artistica, demandando ad altri la soluzione dei problemi da loro progettualmente creati, qualche volta d’impossibile soluzione.

Come dicevano i grandi Architetti ed Ingegneri della prima metà del Novecento “in un edificio la funzione deve prevalere sulla forma”.

Quindi è un’assurdità  quando i “Direttori Artistici”, esclusivamente per “loro ragioni pseudoestetiche” chiedono di eliminare, su una copertura, i risvolti verticali dell’impermeabilizzazione, di annullare le pendenze, di eliminare i salti di quota tra ambienti interni ed esterni, di cercare di recuperare, in tutti i modi, costi su opere importanti per la funzionalità dell’edificio, come le impermeabilizzazioni, solo perché queste restano perlopiù nascoste alla vista.

broccolino_cenni-storici-impermeabilizzazioni-02.jpg
Risvolto verticale impermeabile posto 50 mm, sotto la quota della pavimentazione finita

Responsabilità dei contenziosi riguardanti le impermeabilizzazioni

In Italia, il valore di un’opera d’impermeabilizzazione corrisponde a circa il 2-4% dell’intera opera, a seconda se l’opera è industriale o residenziale.

Circa il 15% delle coperture impermeabilizzate, nel corso di 10 anni, ha problemi infiltrativi, dovuti a progettazione ed applicazione.

Mediamente il 51% dei contenziosi in edilizia si riferisce alle impermeabilizzazioni e i responsabili di questi contenziosi, per il 54%, sono proprio i Progettisti.

broccolino_cenni-storici-impermeabilizzazioni_contenzioso-03.jpg
Contenzioso in edilizia: le impermeabilizzazioni corrispondono al 51%

broccolino_cenni-storici-impermeabilizzazioni_contenzioso-04.jpg
Responsabilità dei contenziosi riguardanti le impermeabilizzazioni: i Progettisti di sistemi impermeabili sono responsabili nel 54% dei casi

Per quanto riguarda i Progettisti i problemi impermeabilizzativi sono capitati anche con alcuni Mostri Sacri dell’architettura:

-       molti edifici di Le Corbusier presentarono fin da subito infiltrazioni d’acqua in copertura

-       la famosa “casa sulla cascata” veniva chiamata ironicamente dai Proprietari “la cascata che abbiamo in casa”, vista la quantità d’infiltrazioni presenti sulla sua copertura

-       la copertura della scuola del Bauhaus, fondata e costruita da Walter Gropius, ebbe immediatamente infiltrazioni in copertura e dovette essere rifatta l’impermeabilizzazione.

Viene da chiedersi se questo atteggiamento dei Progettisti riguardo le coperture e la protezione dall’acqua è un vanto o un vizio!

Impermeabilizzazioni: cenni storici e curiosità, con particolare riferimento ai prodotti bituminosi

A titolo di curiosità la parola “Mummia” deriva dal termine del latino medievale “mumia”, che è una corruzione della parola araba “mumiyyah” che significa “bitume”.

La parola trae origine dal colore nero che caratterizza la pelle delle mummie egizie private delle bende, in effetti il bitume fu uno dei componenti del rituale egizio di imbalsamazione.

Il termine arabo deriva dalla parola persiana “mumiya” significante anch'essa “bitume”, che è relazionata al termine, sempre persiano, “mum” che significa “cera” (gli storici greci riferiscono che i persiani talvolta mummificavano i loro re, ed i membri della nobiltà, nella cera).

Sempre a titolo di curiosità si ricorda che la prima ferrovia Egiziana (tra Alessandria – Cairo), completata nel 1856, ovviamente con locomotive a vapore (il famoso Nefertiti - Tut Express), funzionava molto spesso non a carbone, ma  “a mummie”, cioè sfruttava, bruciando, per scaldare l’acqua e generare vapore, proprio i corpi mummificati impregnati delle resine naturali, tra cui il bitume, di cui in Egitto vi era grande abbondanza e (come scriveva un cronista dell’epoca) “i fumi neri che riempivano l'aria erano infestati dai cugini di Cleopatra che bruciavano, fendendo il vento finché l'espresso giungeva finalmente ad Alessandria”.

Comunque, in quei tempi così lontani, il bitume era un materiale troppo raro e prezioso per essere usato normalmente come impermeabilizzante di coperture e quindi, a seconda delle dislocazioni geografiche, climatiche e culturali, l’argilla, lo sterco animale, malte particolari o il semplice fango (utilizzati spesso mescolati a fibre vegetali), essendo i prodotti più reperibili, furono i più utilizzati, sempre in alto spessore, per la realizzazione di coperture impermeabili sub-orizzontali.

CONTINUA LA LETTURA NEL PDF ALLEGATO


Il Magazine

Sfoglia l'ultimo numero della rivista Ingenio

Newsletter Ingeio

Seguici su