I Modelli Imprenditoriali e Organizzativi nel Settore della Costruzione, il Recovery Fund e il Super Bonus

Il governo italiano ha recentemente  varato una serie di provvedimenti e di investimenti legati ai lavori pubblici e all’edilizia privata che hanno suscitato, in parte approvazione, in parte perplessità, da parte dell’Offerta.

Tutto ciò accade, peraltro, sullo sfondo dei prestiti e dei sussidi attinenti a ESM e a RRF, nell’ambito comunitario europeo.

Esulando da questa riflessione una analisi approfondita dei disposti di legge precedentemente evocati, resta sullo sfondo, in maniera, invero, esplicita, l’intenzione governativa di riconfigurare, almeno parzialmente, il settore nei suoi caratteri strutturali, a partire dalla questione dimensionale e dai processi aggregativi della Domanda Pubblica e dell’Offerta Privata, grazie, ad esempio, alle «semplificazioni» nelle procedure competitive e agli «interventi trainanti» nelle incentivazioni fiscali e finanziarie.

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Una Politica Industriale per il governo dell’ambiente costruito digitalizzato e interconnesso

Lasciando alle rappresentanze il compito di pronunciarsi sulle misure in atto, resta, tuttavia, da interrogarsi sulla necessità di una politica industriale che permetta ai lodevoli intenti di tradursi in azioni comprese e condivise dalle parti in causa.

A questo proposito, con riferimento ai finanziamenti e agli investimenti di origine comunitaria, la  prima infrastruttura delle infrastrutture da promuovere potrebbe consistere, sulla scorta dell’esempio proveniente dal Regno Unito, in un National Digital Twin, una esplicitazione dei Data for the Public Good.

È chiaro, infatti, che solo un sistema di sistemi di informazione e di co-simulazione potrà permettere in futuro il governo dell’ambiente costruito digitalizzato e interconnesso.

Si tratta proprio di una di quelle misure strutturali, da inserire nel Piano Nazionale delle Riforme,  che potrebbero legittimare una strategia rivolta al cambiamento.

Accanto a questo tema vi è, conseguentemente, quello inerente alla gestione delle catene strategiche di fornitura che, dai diversi punti di vista (contrattuale, procedurale e tecnologico), conducono a una necessaria cooperazione e integrazione orizzontale e verticale (ibridazione?) tra i soggetti committenti, professionali e imprenditoriali.

Il contesto in cui tale tema potrebbe inverarsi è quello della piattaformizzazione del settore della costruzione e dell’immobiliare.

Anche in questo caso, secondo una ottica tipicamente «industriale», sono palesi i tratti di riforma strutturale della misura, indirizzata al riposizionamento degli attori lungo la catena del valore.

Tutto questo implica, ovviamente, una rivisitazione profonda e dinamica dei modelli organizzativi e imprenditoriali, facendo sì che le richieste nazionali non si traducano in meri elenchi di investimenti immobiliari e infrastrutturali puntuali.

È, però, necessario che i decisori politici avviino una narrazione chiara, sul breve e sul medio termine, che spieghi eloquentemente agli operatori della Domanda e dell’Offerta i benefici da conseguire e i prezzi da pagare per dare innesco alla transizione verso un ambiente costruito user-centric e data-centred.

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