Calcestruzzo depotenziato in una scuola: solo 50 anni per scoprirlo

A Mazara del Vallo è stata chiusa la scuola dell’infanzia e primaria "Giovanni Paolo II" che fa parte dell’Istituto comprensivo «Giuseppe Grassa».

Lo leggo sul Giornale di Sicilia, che riporta che a seguito di alcune analisi strutturali, presenterebbe una "modesta resistenza meccanica del calcestruzzo, certamente legata anche ad una insufficiente compattezza dello stesso" e pur «non riscontrandosi condizioni di pericolo grave ed imminente», il sindaco di Mazara del Vallo, Salvatore Quinci, ne ha disposto la chiusura. Il provvedimento è stato adottato, si sottolinea nell’ordinanza, per garantire «la tutela della pubblica incolumità con contestuale divieto di svolgere, in detto immobile, attività didattica e lavorativa».

Si tratta di un plesso con 14 aule, 10 attive che ospitava circa 170 alunni (dati del sito della scuola). Oltre al plesso di via Bonanno l’Istituto comprensivo Grassa dispone di altri due plessi: quello centrale di via Luigi Vaccara e quello di via Gualtiero.

 

Una scuola costruita negli anni '70

L'immobile è stato costruito negli anni '70, e ha brillantemente superato il RAV secondo il sistema nazionale di valutazione (in quanto il sistema non tiene conto della sicurezza strutturale della scuola).

I controlli sono stati eseguiti su richiesta del dirigente scolastico, che ha segnalato la necessità di verificare l’eventuale presenza di cemento depotenziato in alcune strutture. Il Comune ha quindi incaricato dei tecnici per accertare la qualità del calcestruzzo utilizzato per la realizzazione dell’immobile.

L'Ordinanza cita innanzitutto un problema evidente di carbonatazione dei copriferri:

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Ma i problemi non si fermano in superficie, perchè anche il calcestruzzo nel suo complesso ha problemi di resistenza.

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Ma negli anni settanta valeva già la Legge 5 novembre 1971, n. 1086. con le Norme per la disciplina delle opere di conglomerato cementizio armato, che all'articolo 3 prevede (ancora in vigore oggi):


Art. 3 - Responsabilità

Il progettista ha la responsabilità diretta della progettazione di tutte le strutture dell'opera comunque realizzate. Il direttore dei lavori e il costruttore, ciascuno per la parte di sua competenza, hanno la responsabilità della rispondenza dell'opera al progetto, della osservanza delle prescrizioni di esecuzione del progetto, della qualità dei materiali impiegati, nonché per quanto riguarda gli elementi prefabbricati, della posa in opera. 


Ma come purtroppo capita spesso in questi casi, tutti i documenti relativi a questa costruzione non si trovano, come riportato nell'Ordinanza del Sindaco:

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A questo punto cosa fare ? Il Sindaco ha ovviamente preso atto delle perizie e ha chiuso la scuola.

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Ricordiamo cosa dice l'art. 677 del Codice Penale:

Il proprietario di un edificio o di una costruzione che minacci rovina ovvero chi è per lui obbligato alla conservazione o alla vigilanza dell’edificio o della costruzione, il quale omette di provvedere ai lavori necessari per rimuovere il pericolo, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 154 a euro 929. La stessa sanzione si applica a chi, avendone l’obbligo, omette di rimuovere il pericolo cagionato dall’avvenuta rovina di un edificio o di una costruzione. Se dai fatti preveduti dalle disposizioni precedenti deriva pericolo per le persone, la pena è dell’arresto fino a sei mesi o dell’ammenda non inferiore a euro 309.

 


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SAIE In Calcestruzzo: l'evento nazionale dedicato al progettare e costruire in calcestruzzo


 

Una scuola con calcestruzzo depotenziato, per 50 anni in zona sismica

Quindi, sulla base delle poche informazioni disponibili possiamo rilevare che in una località in zona sismica 2, quindi una zona in cui secondo l'INGV Zona possono verificarsi forti terremoti, per circa cinquant'anni una media di 200 bambini/anno hanno frequentato le lezioni in una scuola non sicura, al punto che oggi viene chiusa.

Sostanzialmente ci sono voluti 50 anni, forse alla pressione mediatica fatta in questi ultimi anni su questi problemi, per scoprire che il calcestruzzo con cui era stata costruita la scuola circa cinquant'anni fa non aveva le caratteristiche di progetto, progetto che peraltro non considerava allora alcun requisito di antisismicità, progetto che peraltro è non rintracciabile, così come i documenti del Genio o altro documento tecnico. Viene da chiedersi in che stato siano gli altri due plessi dello stesso istituto.

Parlare dopo 50 anni dalla costruzione di calcestruzzo depotenziato fa quasi ridere. Depotenziato rispetto a cosa che non abbiamo neppure il progetto ... Potrebbe esserci un Progetto non idoneo, un getto inadeguato, aggiunte di acqua a un calcestruzzo altrimenti buono ... Di sicuro abbiamo una struttura non a norma.

Cosa ci insegna questa storia purtroppo non unica nel suo genere. Che gran parte dei complessi scolastici costruiti nel secolo scorso, dovrebbero essere soggetti a controlli e quasi sempre chiusi e sostituiti, perchè forse il maggior pericolo che uno studente corre in una scuola non è il COVID, ma la struttura che lo ospita. E forse ... ancora purtroppo ... la sua casa non è messa meglio.

Ecco perchè è necessario arrivare al quantomai antipatico e contrastato certificato di classificazione sismica degli edifici, almeno quelli costruiti in zona sismica I e II.

Ecco perchè lo Stato prima di finanziare la sostituzione di mobili e finestre, dovrebbe assicurarsi che quell'immobile sia degno di ricevere i soldi del contribuente.

 

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