Dal Distanziamento alla Ventilazione: Riapertura della Scuola e Risvolti Comportamentali

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Riapertura degli edifici scolastici, la situazione a livello internazionale

Le scuole, a partire da Marzo 2020, sono state temporaneamente chiuse in 194 Paesi, con alcune eccezioni, come la Svezia, con esiti controversi sulla efficacia delle diverse opzioni seguite.

La loro riapertura, parziale, è avvenuta, a livello continentale, in alcuni Paesi tra Aprile e Luglio 2020, mentre tra Agosto e Settembre 2020 se ne è avviata la versione quasi integrale, a cominciare dai Paesi Nordici, dai Paesi Scandinavi e dalla Germania, per finire con Francia, Italia, Regno Unito e Spagna.

D’altra parte, le modalità con cui le scuole sono state parzialmente riaperte nei mesi precedenti in Danimarca o in Norvegia evidenziano come affermazioni generiche sulla loro trasferibilità nel contesto nazionale debbano essere validate con estrema attenzione, stante le specificità territoriali e culturali, già palesi, ad esempio, per il caso cinese, senza contare le eterogeneità riscontrabili in Paesi, come gli Stati Uniti, ovvero la Germania medesima, in cui la disciplina è gestita statalmente e non federalmente.

In alcuni Paesi Extraeuropei, come la Corea del Sud, il Giappone o Israele, si sono già registrate numerose richiusure, così come, in Germania, subito dopo la riapertura in alcuni Bundesländer, si sono verificati numerosi casi di contagio, con molte sezioni quarantenate e alcuni insediamenti scolastici chiusi temporaneamente, nonostante che i focolai avessero origine principalmente in altri luoghi.

La classe politica europea si è professata sostenitrice della riapertura come priorità assoluta, utilizzando le categorie dell’etica, oltre che quantificando le perdite cognitive ed economiche connesse alla sospensione delle attività didattiche in presenza.

Ciò che si nota immediatamente è il fatto che la sospensione dell’attività scolastica abbia generato una condizione di scarsa efficacia dell’apprendimento, da alcuni quantificata attualmente e prospetticamente, sia a causa della disomogenea preparazione del corpo docente in materia di didattica a distanza e, ancor più di scuola digitale (in buona parte, invero, in presenza), sia in virtù della differente copertura di rete e disponibilità di dispositivi, che ha aumentato l’ineguaglianza sociale, tra strati della popolazione e tra realtà dei territori.

Accanto a questa constatazione, occorre osservare come, al momento del rientro, vale a dire della School in Operation, le misure di prevenzione della diffusione del contagio virale involontariamente ripristinino le condizioni tipiche del teacher centrism, cristallizzato nel programma e nell’aula, vale a dire di un modello pedagogico antiquato e contestato, soppiantato dalla centralità del discente.

In Italia, sono stati, peraltro, più che altrove, impegnati investimenti significativi per il reclutamento del personale e per l’adeguamento dei cespiti immobiliari, anche se la logica emergenziale che li ha contraddistinti ne richiederà a posteriori una verifica puntuale.

Occorre, tuttavia, domandarsi se l’approccio seguito sia stato quello ottimale, in quanto i provvedimenti adottati siano stati messi a punto e rivelati in successione, quasi estemporanea, senza che il metodo che li connetteva fosse esplicitato, certo sino a giungere a documenti tecnici apprezzabili, quali quello prodotto dall’INAIL sulla sanificazione degli ambienti scolastici oppure quello curato dall’ISS su Find Trace Test Isolation Support (FTTIS).

Per un ritorno a scuola «in piena sicurezza»: azioni e provvedimenti sufficienti ed efficaci?

Per queste ragioni, da un lato, è apprezzabile lo sforzo di enti locali e di dirigenze scolastiche di ovviare alla cronica carenza di spazio (e, in certa misura, di risorse umane), aggravata dallo stato precario di conservazione e di funzionamento di una porzione consistente del patrimonio immobiliare indisponibile strumentale della scuola pubblica statale, coadiuvato dalla generosa messa a disposizione di alcuni strumenti consulenziali parametrici, formulati da soggetti istituzionali o meno.

D’altra parte, la questione relativa al metro statico tra rime buccali, legata al banco mobile, due misure affatto discutibili in se stesse, ha offuscato il tema, probabilmente più rilevante, delle condizioni di ventilazione, associata alla adozione delle mascherine chirurgiche o comunitarie (ovvero FFP2 e FFP3), tanto più che le modalità di trasmissione più insidiose paiono essere quelle per aerosol anziché per droplet.

Come che sia, occorre non dimenticarsi che probabilmente il distanziamento minimale auspicabile avrebbe dovuto aggirarsi sui sei piedi (cm 182) in condizioni dinamiche.

Da un altro lato, però, bisogna interrogarsi non solo sulla tempestività delle azioni e dei provvedimenti messi in atto, ma anche sulla loro efficacia.

Essi, infatti, in primo luogo, anche altrove sono stati espressi con un certo rigore, per poi attenuarsi progressivamente, persino con intensità maggiore di quanto non sia accaduto in Italia.

In alcuni Paesi le misure sono state rimosse quasi completamente, come nei Paesi Bassi, mentre in altri, come in Austria, in Baviera, in Belgio, si sono adottate misure a più livelli, accompagnate talora da soluzioni miste, in presenza o in remoto.

Al contempo, purtuttavia, le misure stesse, per potersi dimostrare riduttrici del rischio di contagio, avrebbero , come detto, dovuto rivelarsi più esigenti in materia di distanziamento fisico, maggiormente puntuali in tema di ventilazione, più specifiche in argomento di flussi di utenti entro e al di fuori degli insediamenti scolastici, in grado di essere supportate da meccanismi di verifica comportamentale, pre- e post-occupativa.

In altre parole, se l’entità delle misure da adottare, inclusa, in molti casi, l’adozione generalizzata della mascherina chirurgica o comunitaria, fosse stata sin da subito dichiarata come tale, si sarebbe potuto ragionare di mitigazione del rischio.

Il fatto, oggettivo, che ciò avrebbe colliso con lo stato reale dello stock immobiliare, a partire dalla quantità e qualità (non solo) delle aule come superfici e disponibilità di impianti di estrazione meccanica dell’aria, ma anche di consistenza del corpo docente, tecnico e ausiliario, avrebbe intrinsecamente impedito di poter avviare la narrazione del ritorno a scuola «in piena sicurezza».

Dall’ostinazione, o forse dall’obbligo, di perseguire un certo tipo di strategia comunicativa sono poi discese le questioni, già accennate, dibattute e controverse del banco e della mascherina che, in realtà, avevano forse più a che fare colla gestione della conformità a un sistema di responsabilità che non alla mitigazione del rischio, delegando, oltre a tutto, gli input a entità che non possedevano per loro essenza una profonda conoscenza dell’universo, materiale e immateriale, della scuola.

D’altra parte, le numerose incognite relative, non tanto alla letalità del virus negli studenti dei diversi ordini e gradi, quanto alla loro carica virale e capacità di diffusione del contagio da parte dei giovani, in particolare dei più giovani, agli adulti, assieme alla eventualità che la natura territoriale dei vari tassi comunitari di infezione e di positività potesse rendere la riapertura un detonatore del contagio, rendono le misure intrinseche alla giornata scolastica relativamente influenti al cospetto del sistema di gestione scaglionata del trasporto pubblico locale, della capacità di Find Test Trace Isolate Support delle Aziende Socio-Sanitarie Territoriali, alla prontezza degli Uffici Scolastici Regionali di procedere alle chiusure dedicate di plessi interessati da focolai e da catene di contagio.

Certo, gli interventi trainanti per il recupero o per la sostituzione dei beni immobiliari, correlati a una concezione della didattica di prossimità e di collaborazione, appartengono alla sfera post-pandemica finanziabile da Next Generation EU, così come una dettagliata anagrafe dell’edilizia scolastica BIM-Based nelle sue intere articolazioni appartiene a prospettive di medio-lungo periodo.

Eppure, una maggiore tempestività di avvio delle azioni, a Marzo, avrebbe, da un canto, consentito di ingenerare una ricezione meno estemporanea dei provvedimenti emergenziali e, in special modo, avrebbe suggerito minore ottimismo rispetto a soluzioni che evitassero didattica integrata che probabilmente sussisteranno aprioristicamente per la scuola secondaria superiore, ma che, in determinate circostanze, si renderanno sfortunatamente necessarie in ogni caso.

Poiché ha prevalso l’icona del dirigente scolastico col metro in mano, talora fisico talora digitale, è palese che abbia poco senso recriminare e che le buone pratiche, o presunte tali, si rendano utilizzabili per un futuro in cui i vincoli, intrinseci ed estrinseci, siano di segno opposto all’attuale.

Il passaggio dall’adempimento per conformità, peraltro assai flessibile, alla mitigazione del rischio dipende ormai solo da local risk assessment e da modelli organizzativi, incentrati sul rischio generico imputabile alla SARS-CoV-2.

A prescindere dal ruolo effettivo delle discoteche, in Italia, ora chiuse, o dei Pub, nel Regno Unito, la sfida maggiore riguarda la capacità del Sistema Paese di agire su due linee contestuali, per quanto riguarda l’edilizia scolastica.

La prima riguarda la situazione disomogenea per cui solo alcune scuole pubbliche statali e paritarie saranno in grado di offrire i livelli adeguati di mitigazione del rischio, grazie a una sufficiente disponibilità di cultura logistica, di spazi funzionali, interni ed esterni, di dispositivi ventilanti, ma resteranno in balìa dei tassi comunitari di diffusione del contagio e della qualità del trasporto pubblico locale, oltreché della medicina territoriale.

La seconda concerne la capacità di questi insediamenti scolastici di rendere reversibile un setting legato forzatamente a modelli pedagogici desueti in funzione di una successiva ulteriore riqualificazione, attuabile con Next Generation EU.

Per la restante parte dei cespiti, in attesa dei programmi di investimento post-pandemici, vi sarebbe da confidare nella positiva evoluzione pandemica.

Ciò che pare, comunque, assai chiaro è che, accanto al sistema integrato che riguarda il trasporto pubblico locale e, soprattutto, il sistema di gestione di identificazione e di trattamento delle positività da parte delle Aziende Socio-Sanitarie Territoriali e degli Uffici Scolastici Regionali, il rispetto delle regole prefissate per le attività da svolgersi entro gli insediamenti scolastici, adeguate che siano o meno, dipende dai dispositivi comportamentali che sono utilizzabili da parte della dirigenza scolastica nei confronti del personale docente e non docente, oltreché dei nuclei familiari.

Il che avvalora le sperimentazioni proposte in alcune sedi e la rilevanza prospettica del gemello digitale comportamentale.

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