Compensi professionali e cessazione attività nel regime dei minimi: redditi diversi o redditi lavoro autonomo?

Agenzia delle Entrate: il compenso percepito dall'istante nel 2019 quando ormai, avendo chiuso la partiva IVA, non svolgeva più la sua attività professionale in maniera abituale, deve essere dichiarato come reddito diverso, indicandolo nel quadro RL, rigo RL15, del modello Redditi Persone fisiche 2020

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La risposta 299/2020 dell'Agenzia delle Entrate assume particolare rilevanza per i professionisti, visto che si 'parla' di modalità di indicazione in dichiarazione del compenso riscosso da un professionista dopo la cessazione dell'attività esercitata nel regime dei minimi.

Il caso

Il contribuente/professionista, attualmente residente all'estero, fa presente che:

  • a partire dalla fine del 2017 non risulta più titolare di partita IVA, in regime dei minimi;

  • al termine del 2019 gli sono stati liquidati alcuni crediti relativi ad un patrocinio esercitato a spese dello Stato, per i quali emise regolare fattura elettronica;

  • tali somme, che sono state liquidate dopo la cessazione dell'attività, sono riportate nella CU (anno 2019) come redditi di lavoro autonomo;

  • non risulta possibile inserire l'importo in questione nel quadro LM del Modello Redditi Persone fisiche 2020, in quanto non è più titolare di partita IVA, avendo cessato qualsiasi attività.

L'Istante, quindi, chiede chiarimenti in merito alla modalità di indicazione in dichiarazione dell'emolumento riscosso dopo la cessazione dell'attività.

Redditi diversi se non c'è abitualità

In primis si ricorda che i contribuenti che accedono ai regimi agevolati per l'imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità o al regime forfetario possono far concorrere alla determinazione del reddito anche ricavi ancora da incassare al momento della chiusura della partita IVA, imputando all'ultimo anno di attività anche le operazioni che non hanno avuto ancora manifestazione finanziaria.

Ma l'Istante, che dichiara di aver svolto la sua attività professionale fino a fine 2017 nel regime dei minimi, pur avendo fatturato il compenso in questione prima della chiusura della Partita IVA, non si è avvalso di tale facoltà.

La circostanza che il contribuente, al momento dell'incasso del compenso, non abbia partita IVA fa si che, nel caso in esame, non sia possibile riscontrare il requisito soggettivo dell'abitualità che è alla base delle attività di lavoro autonomo. Quindi il compenso percepito nel 2019 quando ormai, avendo chiuso la partiva IVA, non svolgeva più la sua attività professionale in maniera abituale, deve essere dichiarato come reddito diverso, ai sensi del comma 1, lettera l), dell'art.67 del testo unico delle imposte sui redditi approvato con dpr 917/1986, indicandolo nel quadro RL, rigo RL15, del modello Redditi Persone fisiche 2020.

LA RISPOSTA 299/2020 E' SCARICABILE IN FORMATO PDF


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