Parlando di Decreto Rilancio e di possibile conversione ecologica, non si può non ricordare Alex Langer

Ricordando la figura di Alex Langer a venticinque anni dalla morte.... 

E’ sempre un piacere scambiare due chiacchiere con Uwe Staffler. Appuntamento in un caffè di piazza Walther a Bolzano. Lui ora è il frontman del reparto Comunicazione dell’Agenzia CasaClima mentre negli anni ‘90 è stato l’assistente parlamentare di Alexander Langer, morto nell’estate del 1995, proprio venticinque anni fa.

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Il Decreto Rilancio è nato dal dolore umano causato dal Covid19 e dal limbo economico del lockdown. In effetti è una misura di politica economica di stampo keynesiano ma, in controluce, io voglio vederci anche una grande opportunità per un cambiamento del paradigma culturale italiano verso una società ecosostenibile, ad energia zero, decarbonizzata, che viva a braccetto con la natura e non la sfrutti come una serva. Noi, proprietari e progettisti, ci stiamo mettendo in cammino e per non sprecare questa occasione epocale abbiamo bisogno di una guida che ci indichi la meta e di una bussola che ci permetta di orientarci. Mi piacerebbe che la guida fosse Alex Langer e che CasaClima fosse la bussola. Tu li conosci bene, ti va di parlarne? Uwe, chi era Alex Langer?

Un intellettuale, raffinato e generoso. Ha portato l’idea dell’ambientalismo sulla scena politica italiana. Era nato nel 1946 a Vipiteno in Alto Adige/SudTyrol, dove visse in prima persona, lui bilingue, le tensioni tra la comunità italiana e quella tedesca. Quell’esperienza drammatica lo ha segnato nel profondo e lo ha portato a diventare, durante tutta la sua esperienza politica, un grande costruttore di ponti fra le genti d’Europa e un saltatore di muri, di quei muri che dividono ancora le città, le famiglie, i cuori e le menti. 

Ricordo che si era rifiutato di dichiarare la propria appartenenza etnica nel censimento del 1991, suscitando molto scalpore.

Sì, e questo gli causò molti problemi. La sua candidatura a sindaco di Bolzano nel 1995 gli venne respinta proprio per questo rifiuto.

Continua pure..

Negli anni universitari a Firenze conosce don Lorenzo Milani e ne traduce il libro Lettera ad una professoressa per l’editore tedesco. Negli anni 80 è uno dei fondatori della Federazione dei Verdi e ne diventa ben presto l’indiscusso leader morale, ma senza mai condividerne il Potere.

Ricordo il suo amore per il treno, per la seconda classe, per le persone semplici.

Pochi politici hanno seguito uno stile di vita personale così vicino alle proprie parole come Langer, che ha così guadagnato una straordinaria credibilità anche in ambienti conservatori e della destra moderata europea.

Nel 1989 si candida al Parlamento Europeo.
E viene eletto e diviene il primo presidente del gruppo dei Verdi. E’ l’anno della caduta del Muro di Berlino e del disfacimento dell’Europa comunista. Lavora per una politica estera di pace e compie missioni in molte parti del mondo. E soprattutto, da ambientalista, propone la conversione ecologica. 

Cosa intendeva per conversione ecologica?

Nel 1989 scriveva: Per conversione ecologica intendo la svolta oggi quanto mai necessaria ed urgente che occorre per prevenire il suicidio dell'umanità e per assicurare l'ulteriore abitabilità del nostro pianeta e la convivenza tra i suoi esseri viventi. Nel concetto di "conversione" è contenuta anche una nota di coinvolgimento personale, la necessità di un cambiamento personale ed esistenziale. 

Tre punti di riflessione

Vorrei offrire tre punti di riflessione, ben consapevole che si tratta di proposte che devono faticare a risalire l'impetuosa corrente delle presunte ovvietà economiche e politiche.

  1. Ogni decisione politica ed economica ed ogni sua implicazione (programmare, costruire, regolamentare, indirizzare, investire...) deve passare da un'ottica del breve ad una del lungo periodo; un elemento determinante di cui tener conto dovrà essere l'accurata e rigorosa valutazione dell'impatto ambientale, sociale e generazionale.
  2. Devono essere tenuti in conto tutti gli "interessati" (compreso gli ecosistemi ed i posteri) che devono poter partecipare, nella massima misura possibile, alle decisioni che li riguardano.
  3. Un ecosistema così interdipendente e così vulnerabile come quello in cui ora viviamo richiede anche processi decisionali massimamente interdipendenti ed autolimitati.
    Sinora il prezzo per le decisioni ed i provvedimenti del mondo industrializzato ed altamente "sviluppato" è stato fatto pagare essenzialmente ad altri, esclusi per giunta dagli stessi vantaggi che tali decisioni e provvedimenti potevano comportare. Il conto da pagare veniva (e viene) dunque intestato ai lontani: a chi è socialmente "lontano" (i poveri, gli strati deboli della società), a chi è geograficamente "lontano" (il "terzo mondo", i popoli impoveriti), ai "lontani" nel tempo (i posteri). Basti pensare alla questione dei rifiuti, al saccheggi delle materie prime, alla dissipazione dei beni naturali come le foreste tropicali o le riserve energetiche...

Ora è drasticamente tempo che il mondo industrializzato cominci a vivere a proprie spese ed a pagare i propri debiti, smettendola di consumare crediti usurpati presso la biosfera e presso i poveri. E' tempo, anche, che si compili e si osservi un realistico "bilancio ecologico", il cui pareggio sarà molto più doveroso ed urgente che non di quello finanziario o alla bilancia dei pagamenti con l'estero. L'insolvenza e l'inflazione ecologica hanno conseguenze ben più devastanti ed innescano dei "boomerang" più terribili di quella finanziaria e persino sociale.

Il Decreto Rilancio, se compreso a fondo ed utilizzato con intelligenza, potrebbe essere lo stimolo alla nostra conversione ecologica. Innanzitutto perché si parla di ristrutturazione di edifici esistenti e non di nuove costruzioni a deturpare ambiente e paesaggio. Poi perché si finanziano interventi per trasformare i nostri colabrodi energetici in case passive ad energia zero, che sigillano per sempre il contatore del gas, case ad alto comfort abitativo, calde d’inverno e fresche d’estate, case sicure e non trappole da terremoto, case che autoproducono l’energia elettrica di cui hanno bisogno. E tutto questo, che fino a vent’anni fa poteva sembrare un sogno o un miracolo, è stato reso possibile dalla ricerca tecnica appassionata svolta da istituti quali CasaClima, il Passivhaus Institut e l’Anit che hanno poi divulgato in corsi, riviste e convegni i principi tecnici e i percorsi progettuali che possono condurre a questi risultati un tempo impensabili. Uwe cos’è CasaClima?

CasaClima nasce nel 2002 da un’idea di Norbert Lantschner come ufficio della Provincia Autonoma di Bolzano. L’idea era di insegnare, stimolare e premiare la costruzione di case efficienti, amiche dell’uomo e dell’ambiente. E’ stata un’intuizione vincente. Ora è diventato un sistema, qualcuno dice addirittura una filosofia. Se dovessi definirla oggi direi che si tratta della via meglio percorribile verso la sostenibilità, dove un solido rigore scientifico incontra l’arte del possibile nella sua forma più compiuta. Questo è possibile solo puntando su esperienza e competenza.

Può essere la bussola per committenti e progettisti?

CasaClima è una certificazione che propone un “accompagnamento generoso” di un processo progettuale. Essendo un ente pubblico può permettersi il lusso di non condizionare il proprio supporto a dinamiche economiche. Valuta, verifica e suggerisce, nel caso, miglioramenti. Tutte le sue competenze sono condivise senza filtri con gli attori coinvolti. Potrei dire che CasaClima è una promessa di qualità e rispetto della natura quasi sempre mantenuta.

Spesso CasaClima usa lo slogan “less is more” (meno è meglio) che anche Langer utilizzava

Sì, Alex utilizzava spesso questa frase. Aveva avuto un’intuizione straordinaria, proporre per la conversione ecologica il motto “lentius, profundius, suavius” (più lento, più profondo, più dolce) in contrapposizione a quello olimpico “citius, altius, fortius” (più veloce, più alto, più forte) che secondo lui caratterizzava la società consumistica attuale: consumare meno per vivere meglio. 

Alex è morto nel 1995, CasaClima è nata nel 2002. Ci vedi qualche legame fra loro? 

Alex è morto suicida. Ha lasciato un biglietto che termina con questa frase “Non siate tristi, continuate in ciò che era giusto”. Ritrovo in Langer e CasaClima una credibilità simile e la continua ricerca del miglior compromesso possibile per risolvere un problema ma sempre partendo da valori alti, ben precisi: l’amore per il risultato concreto, il disprezzo dei risultati finti, in particolare se vestiti di verde. CasaClima è parte della conversione ecologica, credo che significhi amare se stessi e la natura, onorare la qualità del lavoro dei professionisti e della propria vita, rispettare il futuro del nostro pianeta e dei nostri bambini che dovranno abitarlo. 

E vorrei ricordare il legame profondo tra Langer e i Colloqui di Dobbiaco, ai margini dei quali alcune illuminate menti amiche di Alex hanno concepito l’idea di CasaClima pochi anni dopo la sua morte.

Grazie Uwe, si è fatto tardi... Spritz?