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BIM e Appalti pubblici: ecco le prime Linee Guida per Lombardia ed Emilia Romagna

L'intervista all'Ingegnere Cinzia Gatto che ha coordinato la stesura delle prime Linee Guida BIM interne al Provveditorato alle OO.PP Lombardia ed Emilia Romagna.

Un documento corposo dedicato all’uso del Building Information Modeling all’interno del Provveditorato. 

«Linee Guida per la gestione digitale dei processi di realizzazione delle opere di competenza del Provveditorato Interregionale alle OO.PP. Lombardia ed Emilia-Romagna» è il nome del documento messo a punto, nell’arco di sei mesi, dal gruppo di lavoro coordinato dall’Ingegnere Cinzia Gatto e reso operativo con decreto provveditoriale lo scorso giugno.

Secondo l’Ing. Gatto è un titolo quanto mai appropriato e volto a evidenziare la necessità che ormai non basta più solo aggiornare gli strumenti ma occorre cambiare il modo di pensare e fare le cose. I processi devono essere ottimizzati: «In poche parole bisogna massimizzare l’efficienza e minimizzare gli sprechi di tempo, denaro ed energie».

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Le Linee Guida BIM: la chiave di lettura 

Ing. Gatto, perché avete scelto di stilare delle Linee Guida BIM interne al Provveditorato?

«Il documento è il punto di arrivo di un lungo percorso durato dieci anni e ricco di cambiamenti per il Provveditorato, trasformazioni che hanno sempre puntato all’innovazione. Tuttavia rappresenta anche l’inizio di una nuova fase che riguarda il nostro lavoro e quindi un punto di passaggio. Durante questo percorso volto a ottimizzare le attività del Provveditorato, è nata l’esigenza di mettere un tassello e definire procedure vere e proprie che orientassero all’utilizzo del BIM. L’obiettivo è mettere a sistema molteplici saperi e condividere le informazioni tra individui, team e organizzazione, una scelta dettata dalla percezione, già a livelli apicali dell’ente, della necessità di cogliere l’opportunità unica di concretizzare la rivoluzione digitale in atto. Inoltre, quando parliamo di BIM, Stazioni Appaltanti e Opere Pubbliche il quadro normativo è fondamentale e l’articolo 3 del DM 560/2017 è il punto di riferimento in quanto indica gli adempimenti preliminari per le Stazioni Appaltanti».

Che cosa prevedono gli adempimenti decritti dall’Art.3? 

«L’articolo indica chiaramente che occorre stabilire un piano di formazione del personale e uno per l’acquisizione e manutenzione degli strumenti hardware e software. Infine, la redazione di un atto organizzativo vero e proprio. Queste Linee Guida rispondono pienamente a quanto richiesto alle Stazioni Appaltanti dal Legislastore e, ovviamente, fornisce risposte chiare a tutte le nostre necessità organizzative. Però il percorso intrapreso non termina qui, soprattutto nell’ottica della formazione continua».

È stata fondamentale l’esperienza acquisita dal Provveditorato attraverso i diversi progetti pilota in BIM portati avanti negli ultimi anni?

«L’esperienza acquisita, i percorsi di formazione e i progetti pilota hanno contribuito fortemente allo sviluppo di questo progetto e alla stesura delle Linee Guida. Essendo una Pubblica Amministrazione, è chiaro che si tratta di un processo iterativo e in evoluzione: attraverso nuove iniziative, esperienze e differenti progetti le Linee Guida possono essere implementate, migliorate e ottimizzate. D’altronde lo stesso Decreto di adozione chiarisce che si tratta di un documento dinamico e che deve essere aggiornato periodicamente».

I contenuti delle Linee Guida BIM del Provveditorato

Com’è strutturato il documento?

«Le Linee Guida si compongono di dodici capitoli, affiancati da una serie di allegati. Cuore pulsante del documento è il capitolo 2 che chiarisce gli obiettivi e le motivazioni che hanno portato alla sua stesura, in ottica di "iniziare con la fine in mente" che è tipica del BIM e del Project Management. Nel dettaglio viene descritto il quadro normativo su cui si basano le Linee Guida, dopo di ché si entra nel vivo del tema dapprima con la definizione delle figure che a livello organizzativo intervengono per gestire un processo digitale di utilizzazione di un’opera pubblica e poi con le indicazioni di come devono essere gestite le procedure digitali del Provveditorato. Entrando in dettaglio, il capitolo 5 spiega come affrontare una gara BIM, specificando anche i possibili criteri di valutazione delle offerte di Gestione Informativa (con criterio OEPV). Si analizza, inoltre, cosa significhi l’affidamento di lavori e di servizi, la differenza, all’interno del workflow informativo, tra criterio OEPV e minor prezzo e la necessità quindi di nuovi documenti, tra cui Capitolati Informativi, Relazione specialistica sulla modellazione informativa, MIDP e la necessità di aggiornamento dei documenti tradizionali, cui si lega il capitolo sugli Aspetti contrattuali. Abbiamo anche inserito una parte interamente dedicata alla gestione dell’ACDat: si completa con le istruzioni operative contenute nell’allegato, che declinano la tecnologia scelta dal Provveditorato nell’applicazione pratica. Gli ultimi capitoli sono dedicati al piano di formazione per il Provveditorato, al glossario e agli sviluppi futuri. A tutto questo abbiamo aggiunto dieci allegati contenenti diverse documentazioni, come ad esempio i capitolati informativi «tipo», sia per le procedure di progettazione sia per le gare di affidamento lavori, istruzioni operative, manuali e schede di definizione dei requisiti informativi».

Come’è stato accolto?

«Favorevolmente da parte di tutti. Le Linee Guida sono state presentate ai colleghi sia tecnici sia amministrativi: complessivamente 25 in Emilia Romagna e 20 in Lombardia. Il processo di cambiamento d’altronde coinvolge tutto il Provveditorato: gli uffici tecnici, le sezioni amministrative e la sezione gare e contratti».

Il documento potrebbe essere adottato da altri Provveditorati o secondo lei è necessario che si adottino Linee guida interne diversificate?

«Può essere una base per gli altri Provveditorati. Evidentemente come struttura e impostazione del lavoro, ogni Provveditorato dovrebbe redigere le proprie Linee Guida BIM: siamo tutte strutture periferiche dello stesso Ministero ma ognuno adotta processi propri che, per quanto simili, in fondo si differenziano. Sicuramente la nostra esperienza potrebbe essere un’utile base di partenza, le difficoltà da noi incontrate e le soluzioni prese, potrebbero agevolare il lavoro degli altri Provveditorati».

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